L’Accademia di Belle Arti di Napoli è una delle più antiche e prestigiose d’Italia, fondata da Carlo di Borbone nel 1752 con l’intento di “educare” i giovani artisti e, fino a qualche decennio fa, l’unica accademia dell’Italia meridionale peninsulare.

L’Accademia costituisce, quindi, un luogo fondamentale per lo studio delle e sulle arti a Napoli e nel Mezzogiorno d’Italia, in cui non solo si sono formate intere generazioni di artisti, ma vi hanno lavorato famosi maestri e docenti stranieri, creando quel meltin-pot tipico di una grande metropoli del Mediterraneo. L’Accademia di Napoli oggi forma circa millecinquecento studenti e si pone l’obiettivo di formare i nuovi quadri della produzione artistica tout court: non solo, cioè, nell’ambito delle arti figurative, ma anche per quel che concerne la creatività applicata all’uso dei nuovi media, del graphic design, del restauro e della didattica dell’arte, ponendosi come luogo dove far convivere tecnologia e creatività.

All’interno di questo panorama il triennio di Nuove Tecnologie dell’Arte (NTA) ha l’obbiettivo di assicurare una formazione nell’ambito della ricerca artistica capace di proporre soluzioni innovative e originali nel campo delle nuove tecnologie della comunicazione, come sottolinea il Direttore dell’Accademia Giovanna Cassese: “Il corso ha un’importanza fondamentale, le nuove tecnologie hanno sempre trovato spazio in Accademia, è per questo che un corso dedicato merita il massimo sostegno. La questione fondamentale è una: vogliamo formare artisti che siano delle eccellenze in termini di ricerca ed innovazione, in ogni ambito, quindi anche sul versante della new media art.”

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Nell’ultimo anno ho avuto la fortuna di fare parte di quest’esperienza che, nel panorama della formazione pubblica, si pone come un’isola felice, un laboratorio piccola eccellenza del Mediterraneo, in cui le modalità di insegnamento sono partecipate e la condivisione è quotidiana così come la circolarità dell’informazione, la simultaneità, l’accesso.

Probabilmente l’unica realtà pubblica del Mezzogiorno che può mettere in campo un panorama di saperi in grado di rapportarsi ai diversi campi di programmazione, progettazione e attuazione degli interventi specifici delle nuove tecnologie, della progettazione e realizzazione di opere audiovisive e multimediali interattive, che esercita la sperimentazione artistica nei linguaggi tecnologici e multimediali specifici applicata ai settori delle arti visive digitali, multimediali, interattive e performative, del video così come del cinema e del web.

Sempre con le parole del Direttore Cassese: “Un progetto nato bene fin dall’inizio, con alla base un grande background di ricerca ed un grande ed appassionato lavoro di coordinamento: negli anni si è inoltre formata una squadra di docenti molto competenti e in grado di comunicare, coinvolgendo ed appassionando.

Per tutti questi motivi il Corso di Nuove Tecnologie dell’arte (NTA) è un progetto che ha ancora grandi prospettive di crescita.E’ un corso che ha prodotto già molto e continua a produrre, avendo avuto avuto già diversi premi e riconoscimenti, e questa è senza dubbio una marcia in più per tutta l’Accademia.”

Raccontiamo questa esperienza insieme a Franz Iandolo, docente di Tecniche dei Nuovi Media Integrati e coordinatore dell’ NTA, potendo tirare le somme alla fine dell’anno accademico ed alla luce del progetto Uomo 2.0 presentato a maggio negli spazi dell’Istituto Francese di Napoli, un esperimento in cui NTA si è messa a nudo, rivelatosi per molti aspetti peculiare, in cui non si sono esposte opere, ma sono stati messi in evidenza i processi ideativi, concettuali, dialettici.

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Pasquale Napolitano: Franz, come nasce il progetto di NTA, qual è stata la molla che vi ha spinto ad intraprendere quest’esperienza?

Franz Iandolo: È venuto del tutto naturale! Al di là delle opportunità nate nell’ambito del processo di evoluzione delle Accademie di Belle Arti ci è sembrato naturale trovare uno sbocco ad una sperimentazione che già era in atto in alcuni laboratori e in particolare in quello da cui provenivo io (Quarta Pittura con Nini Sgambati). Sempre di più e non da ora i confini tra le arti sono stati superati da esperienze che mettevano in relazione le categorie, si pensi a esperienze come quelle del Fluxus degli anni Sessanta con quella che loro chiamavano l’arte totale, un miscuglio tra musica, teatro, cinema, con happening e sperimentazioni con la tecnologia: artisti che hanno aperto una strada che noi stiamo ancora percorrendo.

E se l’arte è comunicazione, per noi diventa un imperativo studiare le nuove terre sconfinate che si sono aperte con il web e le nuove tecnologie della comunicazione. E proprio dalla materia che insegno, Tecniche dei Nuovi media Integrati, che noi partiamo: i media digitali integrati tra loro.

Pasquale Napolitano: Come definiresti una creatura peculiare come NTA? Come la spiegheresti a chi non la conosce?

Franz Iandolo: È un corso triennale (a cui seguirà un biennio) il cui perno centrale è il laboratorio in cui gira tutta la vita accademica dell’allievo e in cui si mettono in gioco tutte le esperienze che loro acquisiscono durante corsi: Progettazione multimediale, Digital video, Foto digitale, Computer graphic, Videoinstallazione, Sound design, Net art, Web design, ecc. sono le materie che poi nella pratica laboratoriale vengono “provate” insieme all’interno di sperimentazioni che culminano in produzioni che poi portiamo nel mondo esterno. La formazione è quella che per vocazione ha questa istituzione: formare artisti che, nel caso di NTA, abbiano una particolare attenzione all’uso di nuove tecnologie.

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Pasquale Napolitano: Come si è evoluto il progetto NTA in questi suoi primi tre anni di vita?

Franz Iandolo: Il percorso è stato difficile ma molto stimolante. Il Direttore Giovanna Cassese con vigore ha permesso lo sviluppo del laboratorio nonostante la situazione in cui versa la scuola pubblica e la mancanza di risorse non ci ha demoralizzati. Poi le conferme che abbiamo avuto dal nostro lavoro ci hanno permesso di acquisire tecnologie e materiali per le nostre sperimentazioni e, quel che più è importante, allievi “dediti” a questo tipo di attività. Siamo partiti infatti con un primo anno di 25 allievi e adesso con il triennio a regime abbiamo più di 200 allievi!

Nel 2008 le produzioni del nostro corso hanno portato a riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale con la partecipazione al Premio Nazionale delle Arti a Catania in cui il prodotto della nostra sperimentazione, Sin-tesi, ha portato alla vittoria del premio nella sezione delle Arti Tecnologiche ed un’altra nostra opera alla fine del 2008, Uomo Globale, è stata collocata al Museo Archeologico Virtuale di Ercolano (MAV).

In quell’ambito insieme al Dipartimento di Sociologia dell’università di Napoli e alla cattedra di Sociologia delle Culture Digitali del Prof. De Kerckhove abbiamo organizzato un convegno internazionale con le università di Nizza, Barcellona e Bilbao.

Nel 2010 abbiamo portato avanti una sperimentazione che ha visto impegnati gli studenti di ogni ordine e grado, culminata in un opera, Insert Scorie: sintesi di molte competenze (ed insegnamenti) che, presentata ed esposta nell’ambito della mostra finale del Premio Nazionale delle Arti, ci ha visto attribuire una menzione speciale per la particolare qualità di sperimentazione attuata.

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Pasquale Napolitano: Qual è la tipologia di artista che viene formata all’interno del triennio in NTA?

Franz Iandolo: Il corso è dotato di una forte caratterizzazione alla sperimentazione nel campo delle nuove tecnologie e, per vocazione, forma gli allievi ad una pratica artistica che usi la tecnologia come mezzo di comunicazione che, come nel caso di Io mi rifiuto – sperimentazione nata nell’ambito del corso di Net Art – studi anche i sistemi della comunicazione virale, dei social network e del web 2.0.

Pasquale Napolitano: Qual è l’output estetico che un allievo (o perché no un docente) dev’essere formato ad affrontare come proprio orizzonte tecnico ed estetico?

Franz Iandolo: Noi pensiamo di esserci su quell’orizzonte: nel campo della ricerca non ci sono limiti e l’orizzonte è vasto quanto il mondo. Io penso che sempre di più i saperi separati tra loro da una grande specializzazione debbano cominciare a dialogare e sono sicuro che un corso come il nostro possa proporsi come un laboratorio dove possano confluire studi di ingegneria, medicina, fisica, chimica e ovviamente materie umanistiche così come stiamo facendo con docenti di sociologia (vedi De Kerckhove).

Saperi che verranno verificati in un processo che possa tradurre la teoria in pratica. Negli Stati Uniti questo accade già ed è fondamentale per noi percorrere questa strada che apre scenari incredibili per una crescita collettiva e condivisa.

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Pasquale Napolitano: Tra i tanti progetti che avete affrontato, qual è quello che secondo te è stato il più importante?

Franz Iandolo: Certamente l’ultimo, Uomo 2.0, ma potrei dirti anche il primo: Sin-tesi, la tesi di alcuni diplomati, quello che ha dato il via al nostro primo viaggio virtuale in cui gli studenti, ipotizzata una navicella, sono partiti, come dei veri e propri “internauti” alla scoperta del web. Ma al di là di questo ogni anno siamo riusciti a progredire e rendere sempre più complessa la nostra produzione.

Il momento di svolta è sicuramente stato quando abbiamo approntato Uomo Globale: un dispositivo che abbiamo chiamato flux conveyor, che non fa altro che, appunto, convogliare flussi di dati provenienti dal web che appaiono sotto forma di immagini in un sistema di 33 monitor, ognuno dedicato ad una parte anatomica del corpo umano così da formare nella sua interezza un corpo fatto da migliaia di immagini differenti inserite in rete e catturate dal dispositivo.

La domanda che ci ponevamo era: come è oggi il nostro corpo, come è oggi rappresentabile vista la complessità delle nostre vite e dell’uso sempre più massiccio di protesi tecnologiche che ci potenziano – telefonini, schermi, bancomat, ma anche auto, aerei, robot (e penso anche alla microchirurgia a distanza), computer, laser ecc. – come era possibile descrivere tale complessità non semplicemente ascrivibile ad i confini fisici del nostro corpo? La risposta è la rete: ad esempio per il braccio ci sono 5 monitor, uno per l’articolazione della spalla, uno per il braccio, uno per l’articolazione del gomito, uno per l’avambraccio, uno per la mano.

I monitor sono collegati ad una serie di computers a loro volta collegati alla rete. I computers sono dotati di un semplice plug-in di firefox (cooliris) che come i più comuni motori di ricerca è istruito per cercare foto e video di quella parte anatomica richiesta, ad esempio la mano e, in tempo reale, le convoglia sul monitor dedicato. Il risultato è un immagine di un corpo fatto di migliaia di corpi differenti disseminati in rete.

Le mani del mondo scorrono sul monitor restituendo un’idea più complessa di quella parte anatomica. Insomma una caleidoscopica forma umana che si dipana sotto i nostri occhi.

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Pasquale Napolitano: Qual è la metodologia didattica che viene adottata all’interno del corso di NTA?

Franz Iandolo: Questa è la cosa più complessa a cui stiamo lavorando! Lentamente stiamo rodando un sistema con la pratica ed è per questo che tutti i professori, compreso te, si sono presi in carico con grande sacrificio (visto il dispendio di energie) del confronto costante tra di loro e con gli studenti per mettere a punto un modello. Di sicuro già c’è che il nostro LAB, che ha anche una sua fisicità (un grande open space), viene usato in maniera non canonica, a cominciare dagli orari: il LAB è aperto tutta la settimana per l’intera giornata e in esso convivono più professori, più sperimentazioni e tutti gli allievi che frequentano i corsi.

I prof. vengono anche in orari diversi da quelli che per dovere di contratto devono assolvere e così anche gli allievi, che qui trovano giovamento nel poter parlare contemporaneamente con più docenti ed uno spazio accolgiente dove poter leggere, fare uno spuntino o semplicemente fare due chiacchiere con i colleghi: permettiamo a tutti di lavorare a tutto se ne si ha voglia e di frequentare tutti i corsi laboratoriali indipendentemente dall’annualità. Insomma il nostro motto è accesso alle informazioni (e alla formazione) in maniera orizzontale, come il web ci insegna, e lavoro su di un territorio comune come assunzione delle responsabilità di ciascuno.

Ne è la prova l’ultimo nostro lavoro Uomo 2.0 in cui abbiamo presentato all’istituto francese di Napoli Le Grenoble sei laboratori i cui confini sono stati abbattuti dalla trasversalità delle singole componenti. Sei “flash lab”, [tenuti dallo stesso Iandolo oltre che da Massimo Vicinanza - docente di Foto digitale, Maurizio Chiantone - docente di Sound design, Salvatore Manzi - docente di Videoinstallazione, Adriana De Manes - docente di Progettazione multimediale e da chi scrive, in qualità di docente di Digital Video n.d.a.].

Micro laboratori che dislocati nella storica sede dell’istituto francese hanno una doppia funzione, una speculare all’altra, in cui da una parte si sovrintende al funzionamento dei “dispositivi” che descrivono l’ Uomo 2.0 e dall’altro provino con l’apporto dei visitatori ad arricchirlo di ulteriori punti di vista.

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È stato uno studio, quindi, dedicato alla progettazione e all’analisi di quegli aspetti che fanno dei nuovi media un accesso a spazi di elaborazione del sapere e non ad un semplice accesso alla trasmissione tecnologica delle informazioni. Come è nostro solito uno studio al cui centro è sempre l’uomo e la sua capacità di crescita e di evoluzione. Per i ragazzi che vi hanno partecipato è stata come una missione, inoltre siamo riusciti a dare agli occhi dei visitatori un’idea più complessa di quello che è il nostro lavoro di ricerca, fatto di tanti fronti di sperimentazione in perenne relazione, oltre che un’idea di gioia e vitalità nell’affrontare il processo artistico.

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