Dall’1 al 3 luglio il cuore della Brianza ha aperto le porte al Kernel Festival (http://www.kernelfestival.net/), evento senza precedenti in Italia concepito seguendo le impronte di esempi monumentali quali Ars Electronica Festival (Linz) e Sonar (Barcellona), con l’obiettivo di istituire una piattaforma di promozione e sperimentazione di nuovi linguaggi artistici legati alle potenzialità offerte dalle tecnologie.

È stata la città di Desio (MB) e in particolare il raffinato complesso architettonico settecentesco di Villa Tittoni Traversi, a tenere a battesimo la prima edizione della kermesse, che grazie a una programmazione vastissima, diversificata in quattro ambiti: Interactive & Digital Art, Audiovisual Mapping, Electronic Sound & Music, Temporary Architecture, si appresta a diventare la nuova mecca per tutti gli estimatori dell’arte elettronica.

La peculiarità del Festival deriva da un interessante binomio: una line-up che include i nomi appartenenti alla frangia espressiva più significativa tra i manipolatori digitali, ormai riconosciuti a livello internazionale e da una serie di nuove leve di artisti – selezionati attraverso open calls, da una commissione di esperti tra più di 250 proposte provenienti da 39 paesi diversi – che hanno iniettato all’evento la giusta dose di irrequietezza creativa tipica del sentire contemporaneo.

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Tra artisti più importanti di questa prima edizione del Kernel, Dj Spooky that Subliminal Kid, all’anagrafe Paul D. Miller, classe 1970, due lauree, una in Letteratura Francese l’altra in Filosofia, ha dimostrato con il suo eccletismo, la versatilità di un ambito artistico in continua evoluzione e di cui il festival è stato specchio anche tramite le call internazionali per i lavori esposti.

Artista dalla sensibilità poliedrica declinata in un corpus di opere i cui formati spaziano tra diversi media, Dj Spooky coniuga la sua idea di creatività con l’assoluta mancanza di qualsiasi limitazione o tentativo di categorizzazione. Ha fatto del pensiero “rizomatico” il suo dogma e della metafora delle reti che si estendono ad altre reti la forza motrice della sua arte e della sua musica. Le tecniche come il remix, il collage, il cut-up vero e proprio modus operandi del musicita americano, sono per Spooky prima di tutto armi di “stimolazione di massa”. Per Miller, infatti, la musica ancora prima di essere arte è informazione, traiettoria di pensiero.

Quasi imbarazzante tracciare in sintesi una biografia artistica dalla caratura talmente elevata come quella di Dj Spooky, ma ci proviamo: ha collaborato con una grande varietà di musicisti e compositori come Iannis Xenakis, Ryuichi Sakamoto, Butch Morris, Kool Keith aka Doctor Octagon, Pierre Boulez, Steve Reich, Yoko Ono e Thurston Moore dei Sonic Youth. Le sue opere sono state esposte alla Whitney Biennial (New York), alla Biennale di Architettura nonchè quella di Arte (Venezia), all’Andy Warhol Museum, (Pittsburgh), alla Vienna Kunsthalle, al Ludwig Museum (Colonia).

I suoi saggi sono apparsi su “Ctheory”, “The Source”, “Artforum” e “The Village Voice”, i suoi libri The Rhythm of Science (2004, in cui teorizzava le possibili connessioni tra l’arte del mixing, del djing e del sampling, tipici fenomeni della cultura hip-hop, e la complessità della società contemporanea e i suoi flussi dinamici di suoni che possono essere utlizzati dagli artisti come fonte di informazioni) e Sound Unbound (2008, raccolta di saggi di personaggi della musica e della cultura contemporanea come Brian Eno, Steve Reich, Cory Doctorow, Pierre Boulez, Hans Ulrich Obrist, Jaron Lanier, Moby, tra gli altri) sono stati pubblicati dalla prestigiosa Mit Press.

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Spooky arriva al Kernel Festival per la serata inaugurale, catalizzando l’attenzione del pubblico festivaliero con un energetico dj set: sessanta minuti di sferzate ritmiche e proiezioni psichedeliche, per poi doppiare la sua presenza sabato 2 luglio partecipando a SYNC Interaction between Music and Video, tavola rotonda attorno a cui si siedono anche i catalani Telenoika e Marco Mancuso (direttore di Digicult) in veste di moderatore.

La roundtable è l’occasione per fare il punto della situazione su una delle tematiche più scottanti sollevate dall’avanzamento tecnologico e in particolare dall’avvento del digitale: il legame tra immagine e suono. Il risultato del dibattito ha prodotto un quadro ricco di sfumature in cui emerge che la relazione tra le due componenti non conosce mai rapporti di subordinazione ma si delinea piuttosto come un continuo “ping pong proccess”.

In questa cornice Dj Spooky ha parlato degli ultimi progetti che ha firmato a partire dalla sua scaricatissima application per I-Phone a The Book of Ice, libro in uscita il prossimo 13 di Luglio (http://www.amazon.com/Book-Ice-Paul-D-Miller/dp/1935613146), che aggiunge un nuovo tassello sotto la voce collaborazioni, questo progetto coinvolge infatti importanti ecologisti e scienziati.

La nuova pubblicazionerappresenta un ulteriore step del suo nuovo progetto Terra Nova: Sinfonia Antarctica, lavoro monumentale la cui creazione si dispiega in un lasso di tempo molto lungo, in cui l’artista ha anche vissuto in Antartide per captare le variazioni acustiche date dallo scioglimento del ghiaccio, al termine del quale prende vita una performance multimediale su larga scala, autentico ritratto acustico di uno scenario in continuo cambiamento in cui lo spettatore fa esperienza diretta del continente antartico attraverso la ricostruzione digitale di immagine e suono. Il lavoro mira a riportare nell’immaginario contemporaneo l’Antartide come esempio di territorio libero, infatti l’area compresa tra il 90° e il 150° di latitudine ovest del continente costituisce l’unico lembo di terra esistente al mondo non governato da nessuno Stato.

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Questo nuovo progetto (che si compone di 3 sezioni: una storica, una scientifica e l’altra di fantasi) è quindi un esempio concreto della inclinazione dell’artista a riciclare, rimaneggiare e rimontare materiale preesistente e dimostra, attraverso un percorso iconografico fatto di fotografie, immagini video, rimanipolazioni digitali e materiale d’archivio come l’Antartide possa essere una terra completamente libera dal resto del mondo.

Nonostante un’agenda così fitta di impegni Dj Spooky ha trovato il tempo di rispondere alle mie domande davanti a un bicchiere di vino e a una cena rigorosamente italiana.

Alessandra Coretti: Vorrei cominciare chiedendoti una riflessione generale rispetto al tema della tavola rotonda cosa pensi delle interazioni che si instaurano tra suono e video nelle performance multimediali? Dal tuo punto di vista possono essere considerati come un unico flusso di informazioni? Qual è il principio secondo cui questi elementi si intrecciano nei tuoi lavori?

Dj Spooky: Io concepisco il suono come qualcosa di totalmente aperto che non ha limiti, a meno che non sia tu ad applicarglielo. Mi piace pensare al suono essenzialmente come un pattern non c’è motivo di chiedermi cosa posso aggiungere o sottrarre ad esso. Credo che sia una concezione totalmente superata quella di considerare l’immagine e il suono come due entità distinte, dal mio punto di vista sono due facce della stessa medaglia, naturalmente considero il loro legame come fluido. Principio cardine dei miei lavori è il montaggio, credo che lì sia possibile trovare la vera arte oggi.

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Alessandra Coretti: Sono molto incuriosita dal progetto Antarctica da cui poi si sviluppa il tuo più recente The Book of Ice . Come nasce questo ambizioso lavoro e il tuo interesse per l’Antartide?

Dj Spooky: Il progetto Antarctica mira a riportare l’Antartide nell’immaginario contemporaneo ricostruendolo attraverso il connubio di tecnologie digitali e composizione musicale classica, frutto di una sperimentazione legata ai rumori prodotti dallo scioglimento del ghiaccio. Per questo lavoro ho trascorso alcune settimane in Antartide dove ho raccolto le sonorità e le immagine delle distese dei ghiacciai utilizzando uno studio di registrazione portatile e telecamere ad alta definizione.

Ho consultato poi filmati d’archivio, mappe storiche, diari di viaggio provenienti da paesi diversi come Germania, Inghilterra, Russia e Norvegia, ognuno di questi presentava una differente strategia di progettazione grafica per l’esplorazione del continente, ho campionato parte di questo materiale, sia antico che recente e quello che è emerso è esattamente ciò che è un continente in continuo mutamento. The Book of Ice costituisce lo sviluppo su formato differente del progetto Antarctica, è per me questo un modo per riflettere sulle modalità compositve e come queste ci influenzino.

Nel libro ciò che intendo indagare è il rapporto uomo-natura. Hanno sviluppato con me questo lavoro Brian Greene della Columbia University e Ross A. Virginia, direttore degli studi artistici alla Dartmouth University, uno dei massimi conoscitori dell’Antartide. Ho scelto l’Antartide e non un altro luogo, in quanto tra il 90° e il 150° di latitudine ovest del continente vi è l’unica lingua di terra sul pianeta su cui nessuno Stato abbia ancora rivendicato la propria sovranità; è secondo una cosa su cui riflettere.

Alessandra Coretti: Potresti parlarmi della tua tendenza a “invadere” artisticamente campi e discipline in qualche modo molto lontani dalla tua formazione di base: penso ad esempio ad Antarctica in cui l’arte si fonde con la scienza o alla tua esperienza in teatro collaborando con Robert Wilson?

Dj Spooky: Nell’era digitale tutto è collegato, il funzionamento del network ce lo insegna. La connessione di cavi e fibre ottiche è il paradigma della mia creatività, il dj una metafora per riflettere sul collage, il remix un punto di vista. Mi ispiro a Shep Fairey, Peter Greenaway e Francis Ford Coppola, in quanto loro portano l’idea del djing in quello che fanno. Quindi sì scienza, teatro, film, materiale d’archivio tutto per me fa parte della stessa tavolozza.

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Alessandra Coretti: Parlami ancora più nel dettaglio del progetto Antarctica, come hai lavorato in quelle condizioni, quali tecnologie avevi a disposizione e quale lo scopo artistico che ti sei prefisso…

Dj Spooky: Per Antarctica ho costruito uno studio portabile che mi consentisse di muomermi agilmente in Antartide, al fine di studiare i cambiamenti climatici del luogo e l’impatto dell’uomo su di esso. Dopo aver immortalato il paesaggio ho utilizzato le immagini ricavate come “materiale da laboratorio” in studio, ho analizzato la struttura interna del ghiaccio e come essa cambiava a seconda delle temperature a cui era sottoposta. Con l’aiuto di due scienziati è stata ricavata una vera e propria formula matematica da cui è nata la composizione musicale dell’opera.

L’idea era di avere un’analisi statistica precisa rispetto allo scioglimento del ghiaccio, una sua descrizione matematica e riportare questo tipo di informazione nella musica. Credo che ci sia una relazione profonda tra matematica e musica. La matematica potrebbe essere lo strumento più appropriato per descrivere il fenomeno acustico.

Alessandra Coretti: tu sei un dj, un musicista, uno scrittore, esplori l’arte da tanti punti di vista, cosa significa per te essere artista oggi?

Dj Spooky: Per me essere artista significa disegnare la visione del mondo attingendo materiale dal mio backgroud, siamo infatti un archivio vivente, tutto è frutto di ciò che ci attraversa. Funzioniamo come un circuito di input e output come una sorta di “cloud computing”.

Alessandra Coretti: in quale direzione si sta evolvendo la tua sperimentazione oggi? Hai nuovi progetti in cantiere?

Dj Spooky: Il mio nuovo lavoro si intitola Vanuatu, nome dell’arcipelago situato nell’oceano Pacifico, luogo in cui sono stato invitato per avviare una collaborazione con gli artisti locali e formare un gruppo. Da quest’anno la Vanuatu Pacific Foundation ha cominciato la costruzione del Tanna Center for the Arts, posto in cui il collettivo di artisti funzionerà come modello di cultura solidale, il centro che includerà anche laboratori digitali, sarà orientato alla formazione della gente del posto.

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Durante la tavola rotonda al Kernel Festival, Marco Mancuso ha infine avuto modo di rivolgere alcune domande a Paul, in seguito ai temi trattati nel corso della sua presentazione e più in generale di alcuni elementi importanti della sua ricerca audiovisiva, in particolar modo il suo rapporto con l’idea di musica come informazione che può essere quindi considerata nel suo rapporto con la matematica e la scienza più in generale, nonchè delle potenzialità connesse all’uso delle nuove interfacce grafiche per smart devices

Marco Mancuso: Nel corso della tua presentazione, hai più volte fatto riferimento alla matematica e la sua relazione profonda con la musica: come credi che più in generale essa incida sul modo di fare arte oggi (cosiderando l’applicazione della matematica a livello software e di programmazione) e quale importanza potrebbe ricoprire per gli artisti di domani?

Dj Spooky: È una domanda complessa. L’idea dell’estetica dell’informazione, la percezione che noi abbiamo di essa modella la realtà che ci circonda. Per me come artista tutto è importante la grafica, il design, la musica. Quello che adesso mi affascina maggiormente è l’effetto dell’immaginazione, penso ad esempio a Kandinsky e al suo modo di interpretare matematicamente la percezione dei colori. Nei miei live c’è suono, video, ma nulla è statico, definito. Tutto è dinamico, aperto può essere rimaneggiato percettivamente e diventare altro.

È il rapporto percettivo che l’opera instaura con lo spettatore che può essere calcolato empiricamente. Credo che per gli artisti di domani sia importante avere a disposizione strumenti che vadano a stimolare la creatività, di conseguenza è importante considerare il grado di penetrazione delle tecnologie e il fatto che l’accesso a esse dovrebbe essere più democratico e meno oneroso.

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Marco Mancuso: Infine, quali sono le ripercussioni dell’uso delle nuovissime tecnologie touch per smart device (Ipad e Iphone principalmente) in termini di creazione, composizione e gestione delle tracce musicali?

Dj Spooky: Inizialmente quella del Dj non era considerata musica e non era considerata arte, vi era grande scetticismo da parte dei musicisti di formazione classica che non approvavano il fatto che si potesse comporre musica da software e che quindi tutto diventasse più accessibile. In realtà è solo una questione di processi e l’avanzamento tecnologico permette di cambiare le logiche dei processi compositivi e ampliare le modalità compositive.


http://www.djspooky.com

http://djspooky.com/antarctica

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