Dopo 3 anni dalla precedente release Semeion su Hefty, il duo vesuviano Retina.it formato da Lino Monaco e Nicola Buono, insieme sin dagli inizi degli anni ’90, torna con il nuovo album Randomicon, su FlatMate / Störung Records.

Frutto della grande ricerca sui synth modulari, la maggior parte dei quali costruiti da Nicola Buono, Randomicon è concepito come un omaggio al random che ha determinato le origini dell’universo, un momento di insight seminale da cui si genera il caos. Caos sonoro che i Retina.it sono in grado di disciplinare attraverso una logica timbrica e combinatoria che negli anni è diventata il loro tratto distintivo.

Il cd, sviluppato da AP_AA designers, è stampato in un’edizione limitata di 500 copie, ognuna delle quali in copertina avrà un anagramma differente che è risultato delle lettere estrapolate dai titoli dei brani ed il nome Retina.it. Di questo articolato e stimolante progetto musicale, con una sguardo al passato ed un’altro nel futuro, discutiamo con Lino e Nicola: dopo qualche anno dal primo incontro con Digicult, cogliamo l’occasione per fare il punto sulla loro produzione attuale, dopo anni di attività a livello nazionale e internazionale.

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Pasquale Napoletano: Siete una realtà internazionale con le radici pervicacemente salde nel territorio vesuviano, anche in un momento in cui viverci non è sicuramente semplice. A mio avviso è proprio questo radicamento viscerale che vi ha consentito di superare indenni la moda culturale del “Naples power” degli anni addietro e che si è rivelata drammaticamente effimera. Voi invece, fuori dai sensazionalismi, ci siete sempre stati. Cosa significa per voi vivere e creare in un territorio come questo?

Retina.it: Cos’e’ il “Naples power”? Ci trovi impreparati sull’argomento. Cerchiamo di guardare oltre le nostre mura perimetrali fortemente motivati nel cercare qualcosa di diverso. Siamo ostinati e testardi, a volte forse un po’ troppo. Filtriamo la quotidianità cercando di prendere solo quello che ci stimola in un territorio martoriato come il nostro, dove l’energia è tangibile ed estremamente forte.

Pasquale Napoletano: Nel vostro nuovo disco Randomicon, mi sembra che emerga una vena elettronica particolarmente dark, qualcosa che nel vostro suono c’è sempre stato ma che ora sgorga scevro da condizionamenti. Cosa c’è alla base di questo suono?

Retina.it: Una vita passata ad ascoltare musica in accordi minori. Il condizionamento negativo che questa società cerca di scavalcare inesorabilmente. Tanta rabbia per la cecità delle istituzioni che continuano nella realizzazione di un disegno fatto di sudditanza e clientelismo.

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Pasquale Napoletano: L’elettronica, intesa come genere, ha probabilmente esaurito da tempo la sua componente pionieristica per diventare linguaggio, un modo per comunicare in modo talvolta anche molto diretto e viscerale. Cosa significa suonare elettronica, oggi?

Retina.it: Suonare elettronica oggi è come suonare il rock negli anni Settanta. Revival a parte, ogni epoca e’ stata caratterizzata da un suono. In passato, in ogni casa era facile trovare uno strumento musical , anche se non veniva suonato. Oggi trovi almeno un computer e con la facilità di accesso all’informazione, e’ fatta. Ogni ragazzo armato di tanta curiosità riesce a capire il modo per poter utilizzare il mezzo per un processo creativo come la musica.

Pasquale Napoletano: Paralndo sempre del nuovo disco, come nasce Randomicon, un tributo, come si legge dalle note di copertina, al concetto di random? E, aspetto davvero importante nel vostro universo espressivo, come sarà dal vivo?

Retina.it: Esiste un modulo synth analogico della Buchla che si chiama Source of Uncertainty. Gli dai un input lui ti restituisce output diversi da quello originale e tutto rigorosamente in modo casuale. Nicola ha ricostruito un progetto simile ma più piccolo: in pratica questo piccolo strumento rispecchia in totalità quello che noi siamo. Come l’esplosione di una supernova che genera mondi nuovi, così nel nostro piccolo cerchiamo di esplodere per creare piccoli microcosmi fatti di suono, il tutto rigorosamente in modo randomico.

Per la presentazione del live, ovviamente abbiamo dei punti fermi da cui partire, ma ti assicuriamo che di volta in volta, anche se i pezzi hanno una loro riconoscibilità e caratterizzazione, prendono forme e sfumature diverse. Il tutto dipende dai molti fattori che caratterizzano un qualsiasi evento live, a partire dall’impianto di diffusione sino ad arrivare all’audience.

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Pasquale Napoletano: Mi è sempre interessato il vostro lavorare sui processi, arrivare cioè ad un suono solido e strutturato attraverso procedure non convenzionali. Avete sperimentato processi nuovi anche stavolta? E, a tal proposito, il rapporto con l’etichetta FlatMate e la produzione di Alex Gamez hanno influenzato il vostro modo di lavorare?

Retina.it: Talvolta i processi nuovi si hanno con l’ingresso nel set up di strumenti nuovi su cui iniziare ad investigare, hardware o software che siano. Da qualche anno, precisamente dopo il viaggio a Chicago negli studi di John Hughes della Hefty, dove abbiamo realizzato un album ancora inedito al quale siamo particolarmente legati, ci siamo ritrovati di fronte ad un synth modulare di proporzioni inaspettate.

Dal “buchla” al “sinth” , da “doepfer” al “wiard”, passando per un “tb 303″ rigorosamente modificato “Devil fish”, ad un “fenix” costruito in pochi esemplari, tutti perfettamente “patchabili” tra loro. E’ nata in noi la voglia di intraprendere un viaggio, molto dispendioso, nel mondo della sintesi analogica modulare. Con le dovute proporzioni, stiamo tuttora customizzando un “synth” modulare, in parte comprando moduli della Doepefer, Cweijman, Harvestman ed in parte costruendoli. Nicola, che e’ la mente ed il braccio dietro questo lavoro, ha già ultimato una sessantina di moduli, cloni di Moog, Arp, Paia, alcuni dei quali sono già stati largamente testati nella stesura di Randomicon. Attualmente e’ alle prese con un VCO “ASM” e un VCF “EMS” .

Tutto sommato, questa new entry ripercorre quasi lo stesso tragitto che eravamo soliti fare nel costruire suoni. Da sempre abbiamo utilizzato lo studio come se fosse un unico solo synth modulare. Passavamo i suoni nei vari Korg , Yamaha, Doepfer, che sono provvisti di un ingresso audio per usarli come filtri. Di lì si passava per multieffetti e modulatori. Dunque, potremmo definire questo un processo analogo a quello della costruzione di un suono su di un sistema modulare.

Per quanto invece riguarda il nostro rapporto con Flatmat, è tutto molto easy. Conosciamo Alex Gamez personalmente ed e’ una persona tranquillissima. È anche grazie lui che siamo entrati in contatto con lo studio di designers Ap-AA, i quali hanno sviluppato il concept della copertina del nostro album, che come ben saprai e’ differente per tutte le 500 copie.

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Pasquale Napoletano: Unite sempre ai brani un solido corollario video performativo in grado di stabilire col suono un rapporto inestricabile, tanto che non si riesce a percepire il suono separato dalle immagini e viceversa. E’ successo lo stesso anche per questo lavoro?

Retina.it: Nelle nostre prime performance dal vivo, usavamo le diapositive. Non semplici diapositive, bensì piccoli microcosmi nei quali mettevamo oli, colori, polveri etc. Con il calore della lampada, i liquidi iniziavano a muoversi creando immagini talvolta caleidoscopiche e dal sapore un po’ hippy. In seguito, abbiamo lavorato con amici vj che ci aiutavano nel live. Recentemente, un po’ stanchi di queste collaborazioni sporadiche, abbiamo deciso di sperimentare autonomamente anche questo lato della performance dal vivo. Eravamo però indecisi su quale software usare.

Abbiamo chiesto a Claudio Sinatti qualche consiglio, e lui ci suggerì di usare Quartz Composer, un software modulare che usa un linguaggio di programmazione visuale simile a Max/Msp e facilmente gestibile tramite applicazioni audio come i vari software Ableton e Logic. Ovviamente siamo alle prime armi e i risultati non sempre ci soddisfano, stiamo ancora studiando e contiamo prima o poi di seguire un buon workshop, anche se attualmente non ne sentiamo l’urgenza grazie alle ottime community online, tra cui Kineme, che si occupano ampiamente di questo software.

Pasquale Napoletano: Guardando alla vostra carriera in un’ottica più generale e pensando all’attenzione che avete mostrato per maestri del passato come Shaeffer e Gesualdo nei lavori presentati a Flussi 2009 e Sentieri Barocchi, insieme al Conservatorio di Avellino tra 2009 e 1010, quali sono gli artisti sui quali vi siete formati? E, più recentemente, ci sono stati artisti, ovviamente non necessariamente legati al mondo dell’elettronica, che vi hanno colpito in maniera particolare?

Retina.it: Tanti, tantissimi. Proviamo a dare delle coordinate: da Spk a Nitzer Ebb, passando per Autechre, arrivando ad oggi con Anbb. Tutto ciò che ci sta di mezzo rappresenta il nostro background musicale. Sviluppando un interesse nuovo per i video, abbiamo scoperto un po’ di artisti interessanti ed innovativi: Candas Sisman che con il suo video Flux ci ha praticamente ispirato nella realizzazione del video di Randomicon, Quayola con il suo lavoro presentato ad Earthquake di Avellino nel Dicembre 2010. Sul versante musicale, ci e’ piaciuto molto Senking, ma anche Scorn e i nostri amici Matter di cui siamo fan da sempre. Senza in questo dimenticare le ristampe di classici album new wave: Sound from the lion mouth e Half machine lip mores, rigorosamente in vinile.

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Pasquale Napoletano: Anche se con i suoni più enigmatici è molto facile, ascoltando i vostri dischi o i vostri live-set, voi oscillate ogni tanto nei tempi della danza. Per farla breve, una domanda Cartesiana: dance-hall si o dance-hall no?

Retina.it: Oscillare sulle XYZ non e’ un male anzi. Diciamo sì alle danze, ma con moderazione.


http://www.retinait.com/

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