BYOB nel nostro caso non significa Bring your Own Beers, come potrebbe suggerire il noto acronimo inglese, anche se premetto che lo spirito dell’evento di cui sto per parlare è un pó quello della festa in casa di amici, in cui l’anfitrione mette la casa e gli invitati da bere.

Nel caso in questione BYOB significa Bring your own beamer, ovvero porta il tuo proiettore, ed è un nuovo formato di esposizione itinerante in cui uno spazio si trasforma per un giorno in una versione digitale di una quadreria ottocentesca e gli artisti locali sono invitati a proiettare tutto ció che possa rientrare nella definizione di immagine in movimento: da una video chiamata fatta con Skype, a una schermata di photoshop passando una performance con il Finder.

La ricetta è semplice, come l’idea che si nasconde dietro questo progetto, che nasce e cresce a vista d’occhio como uno spazio di libera espressione artistica. Creare un BYOB è facile: devi solo cercare uno spazio, invitare tutti gli artisti che vuoi, chiedere di portarsi un proiettore e lasciare che ognuno sperimenti le infinite possibilitá nascoste in questo formato di esposizione. È con questo freschezza tipica del DIY che nasce questo progetto, ideato da Rafaël Rozendaal meno di un anno fa e giá celebre in tutto il mondo, che sbarcherà addirittura il prossimo 2 di Giugno alla Biennale di Venezia, dopo essere passato per la Kunsthalle di Atene, l’Irish Museum of Contemporary art di Dublino, l’Hyde Park Center Art Center di Chicago.

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BYOB nasce da una necessitá globale di creare nuovi spazi di espressione per gli artisti che lavorano con il video o l’immagine in movimento piú in generale e coincide con la volontá di riproporre un modello open fuori dalla rete.

Si inserisce in una tendenza piú ampia, che accomuna la ricerca degli artisti del Post-Internet: quella cioè di esplorare le possibilitá per rompere la divisione esistente fino a poco tempo fa tra mondo reale e mondo virtuale, allo scopo di creare intersezioni divertenti e creative. Esiste una dualitá nel modo di lavorare di questa corrente artistica che rifletta la dualitá delle nostre vite, in cui la presenza nella rete è ogni giorno piú importante e constituisce una vita parallela a quella reale, BYOB si autodefinisce come una specie di spazio sospeso tra questi due mondi, un limbo tra la rete e la vita reale.

Rafaël Rozendaal, riconosciuto net artist olandese celebre per le sue opere interattive, in cui trasforma oggetti quotidiani, situazioni comuni, paesaggi, emozioni in applicazioni flash, ci racconta che quando viveva a Berlino, si rese conto di quanto fosse difficile fare una mostra collettiva e di quanto al contrario il processo potesse essere reso semplice pensando ai suoi amici e al fatto che tutti lavoravano con il video e avevano un proiettore in casa.

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La prima edizione del BYOB si tenne presso il Bureau Friederich Projectstudio di Berlino, e fu organizzata e curata da Rozendaal e Anne de Vries. Da subito Rafaël capí che il format poteva essere riproposto in stile open : “Mi resi conto di che si poteva rifare in spazi diversi, lasciando libera anche la parte curatoriale e la scelta dello spazio.” dice Rafaël.

BYOB dá spazio ad una generazione di artisti cresciuti dietro lo schermo, proponendosi come una struttura aperta e dinamica che non solo dà spazio a spontaneitá e sperimentazione, ma che apre una serie di questioni riguardo alla possibilitá di lasciare le formalitá e l’organizzazione della mostra direttamente in mano all’artista. Secondo il suo manifesto, un’ immagine in movimento non è mai un oggetto statico, e ancora meno quando si dà all’artista la possibilitá di muoversi nello spazio fisico e si permette alle immagini di uscire dallo schermo e invadere lo spazio.

L’artista si trova così davanti a una nuova situazione, invitato a sfruttare ogni parete della sala di proiezione e a cercare nuove possibilitá di interazione con il pubblico. La scelta dello spazio è fondamentale: è importante che sia un ambiente unico, per lasciare che le proiezioni si sovrappongano e mescolino, cosi da produrre un’ insieme complessivo che si trasformi in qualcosa di piú di una semplice somma dei video che lo compongono. È fondamentale lasciarle fluire nel tempo e nello spazio, per rispecchiare la natura della rete, la sua caoticitá, la sua morfologia in costante evoluzione.

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BYOB si propone in sintesi di rispecchiare, tanto nella forma quanto nel contenuto, il carattere libero e ogni volta distinto della rete, ricordandoci allo stesso tempo che siamo persone e nonostante ci sia possibile utilizzare la rete tanto per diffondere contenuti video quanto per fare il punto sulla situazione odierna della videoarte, cercare un generatore ed un proiettore rimane comunque un momento divertimento, tanto quanto portare le birre a una festa.

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