Nello scenario mediale contemporaneo sempre più informazioni vengono prodotte, gestite e scambiate attraverso i canali digitali, con la conseguente produzione di enormi quantità di dati che finiscono per affastellarsi e stratificarsi nell’enorme contenitore che è il web. Individuare delle tracce, dei contorni che permettano di mettere in luce – a cavallo tra arte e scienza – trend, connessioni o configurazioni in questo marasma digitale è oggi uno dei primi obiettivi dell’Information Visualization, e quella di Manuel Lima – interaction designer, architetto e ricercatore – è una delle voci più autorevoli dell’attuale panorama di ricerca sul tema. Membro della Royal Society of Arts, è stato nominato dalla rivista Creativity “tra le 50 menti più influenti e creative del 2009″.

Attualmente ricopre l’incarico di User Experience Senior Designer presso Microsoft Bing. Da qualche anno a questa parte il nome di Lima ha acquisito sempre più notorietà negli ambienti della data-art e della new media art, anche grazie al fatto di essere il fondatore di VisualComplexity.com sito-contenitore di riferimento nell’ambito della visualizzazione di dati complessi, uno degli obiettivi del progetto, sviluppato al suo secondo anno del programma MFA alla Parsons School of Design di New York, è quello di offrire uno strumento di analisi critica dei differenti metodi di visualizzazione in differenti settori disciplinari e di ricerca come reti sociali, biologia, economia, scienze umane etc… Un progetto che si è negli anni imposto come stato dell’arte sull’argomento.

Sua caratteristica principale è quella di esplorare con approccio analitico differenti metodi di visualizzazione, comparando discipline diverse e fornendo una prospettiva “evolutiva” in termini di tecniche ed estetiche. “Alcuni progetti sono statici, come grafiche, diagrammi, mappe concettuali e visualizzazioni di network, altri altamente interattivi, algoritmi molto complessi, altri sono semplicemente disegnati a mano o utilizzando software di disegno”, ma come sostiene lo stesso Lima, tutti i progetti hanno una caratteristica in comune: “il tutto è sempre più della somma delle sue parti”.

numero64_ Manuel Lima 02

Da questo progetto colossale Manuel Lima ha tratto, recentemente, un interessante volume dal titolo “Visual Complexity – Mapping Patterns of Information” (http://www.visualcomplexity.com/vc/book/), in cui procede con la consueta ottica comparativa partendo dalle esperienze del sito per distenderle in ottica sia diacronica che sincronica. Il tentativo di mettere un punto fermo con questa pubblicazione ci da lo spunto per affrontare il suo lavoro ed il suo pensiero con quel taglio analitico che gli è proprio.

Pasquale Napolitano: Dopo anni di studi, esperimenti e applicazioni l’Informazioni Visualizazion, e tutte le sue filiazioni, sembrano ancora non avere uno status scientifico definito, tanto che Lev Manovich ha intitolato uno dei suoi ultimi articoli pubblicati “Che cosa è la Visualizzazione?”. Ci puoi dire qual è il tuo punto di vista sulla questione?

Manuel Lima: Negli ultimi 25 anni il termine “visualizzazione” è diventato molto popolare, attraverso la frammentazione in una profusione di sottocampi, portando una varietà di etichette specializzate come information visualization, data visualization, visualizzazione scientifica, software di visualizzazione, visualizzazione geografica, knowledge visualizzation, visualizzazione di flusso, e perfino musica di visualizzazione. Molte di queste aree sono emerse in una terra di mezzo rispetto a categorie come Information Design, Information graphic e comunicazione visiva. La distinzione queste categorie è particolarmente sottile, e in alcuni casi quasi inesistente. Questa pletora di etichette è certamente indicativa dell’affermarsi di una nuova pratica, ma che sta ancora lottando per definire se stessa.

Sebbene esistano numerose definizioni, sono ancora incline a una delle più popolari, elaborata da Stuart, Mackinlay e Shneiderman nelle loro libro – una pietra miliare – “Readings in Information visualization: Using Vision to Think (1999): “use of computer-supported, interactive, visual representations of abstract data to amplify cognition”.

numero64_ Manuel Lima 03

Pasquale Napolitano: Oggi la maggior parte dei rapporti web-based sono imperniati su interazioni e scambi comunicativi supportati da testi, immagini e altri materiali audiovisivi che finiscono per stratificarsi e formare un grande database. L’analisi di tali dati può aiutare nella comprensione delle dinamiche e delle interazioni del mondo sociale online. Proprio in questi nuovi ambienti sociali online dove lo scambio comunicativo lineare non è più centrale, come può l’Information Visualization supportare la leggibilità del sociale?

Manuel Lima: Le scienze sociali sono solo uno dei molti settori in cui la visualizzazione gioca un ruolo importante nel decifrare comportamenti e forme. Non è una fortunata coincidenza che alla recente esplosione della visualizzazione delle informazioni è seguita l’ascesa drammatica delle reti sociali online. Ci sono diverse ragioni che spiegano questo progresso parallelo:

Complex Social Groups: molte comunità online, al giorno d’oggi, raggiungono numeri sorprendenti nell’ordine di milioni di utenti, costituendo un territorio di ricerca incredibile per le scienze sociali. E’ ampiamente detto che se Facebook fosse una nazione, con più di 360 milioni di utenti, risulterebbe la terza nazione più popolosa al mondo, subito dietro la Cina e l’India. Ciò crea naturalmente una sfida. Il livello di complessità di molti servizi on-line sociali come Facebook, LinkedIn e Twitter, in termini di visualizzazione di informazioni è stata spinta in avanti nel tentativo di trovare soluzioni diverse per visualizzare e analizzare queste strutture enormemente complicate.

Shared Content: i membri di queste comunità online non sono solo strettamente collegati fra loro, molti sono anche impegnati in azioni di collaborazione per la creazione e lo scambio di contenuti, opportunamente denominata user-generated content. In questo modo, molti modelli interessanti sono venuti alla luce in maniera spontanea da queste esperienze condivise. Mentre guardiamo lo scambio di informazioni attraverso una lente di visualizzazione, emergono varie intuizioni: capire come gli esseri umani categorizzano le informazioni, attraverso l’analisi dei servizi di social bookmarking come del.icio.us, oppure cogliere le connessioni nascoste tra i generi musicali, esplorando i servizi come Last.fm.

Tools: oltre alla sua natura sociale, molti servizi online offrono una profusione di strumenti che permettono di monitorare e mappare tutte le attività quotidiane che si possano immaginare. Dal tracciato delle miglia percorse all’eseguire e tracciare la geo-coordinate delle vostre foto, o anche tracciare le vostre attività sessuali, molti nuovi strumenti continuano a spingere i confini di metodi alternativi di auto-tracking, in grado di visualizzare i comportamenti più intimi e personali. Questo fenomeno in aumento continuerà a spingere la domanda di innovative metodologie di rappresentazione, che a sua volta favorisce l’avanzamento dell’information visualizzation.

numero64_ Manuel Lima 04

Pasquale Napolitano: Come hanno sottolineato alcuni teorici, come Castells e Nyiro, le nuove tecnologie di comunicazione, con la loro velocità e asincronia, stanno producendo un annullamento dello spazio e una compressione del tempo. Le tradizionali coordinate spazio/tempo non sembrano trovare un posto nelle nuove forme di rappresentazione dei dati; queste sembrano essere sostituite da nuovi concetti quali flusso, o evoluzione. Pensi che questo spostamento dell’asse nelle forme di rappresentazione stia anche influenzando la reale percezione del senso del tempo e del luogo?

Manuel Lima: Noi tendiamo a cercare i modelli in tutto il mondo. Questa funzionalità è incorporata nel nostro meccanismo percettivo e ha salvato i nostri antenati durante eventi critici nel corso dei millenni: dall’identificare un oggetto in movimento in una prateria o un volto minaccioso in una folla. Ma abbiamo anche cercato modelli di dati, informazioni, fatti e storie come un metodo fondamentale per assimilare la conoscenza. Il modo in cui molte di queste mappe e alfabeti sono visualizzate, possono certamente influenzare la nostra percezione della realtà. Quindi è divertente notare come le metafore di rappresentazione spostano il nostro senso di tempo e luogo.

Pasquale Napolitano: Come si può notare dando uno sguardo ai progetti su Visualcomplexity.com, sempre più visualizzazioni costruite su basi di dati che condividono la stessa matrice genetica, condividono anche alcuni tratti, come l’uso delle stesse forme geometriche (arco, cerchio, ecc) o le stesse distribuzioni spaziali. Pensi che si possa parlare di una sorta di standardizzazione? Siamo cioè di fronte alla nascita di una grammatica comune nella data-visualization?

Manuel Lima: Sì, assolutamente. E’ quasi incredibile l’assortimento dei soggetti ritratti e la varietà delle tecniche visive impiegate. Spesso generati da algoritmi di computer e arricchiti da funzioni interattive, la maggior parte dei progetti mostra un’ampia tavolozza di elementi visivi, che considerano le variazioni di colore, testo, immagini, dimensioni, forma, contrasto, trasparenza, posizione, orientamento, il layout e la configurazione. Nonostante questa ricca diversità grafica, molti progetti tendono a seguire le tendenze evidenti e principi comuni, che a loro volta rappresentano una sorta di tassonomia emergente.

Questa tassonomia embrionale e in continua evoluzione, fornisce un ritratto dello stato attuale della pratica e rivela i blocchetti di costruzione iniziale nonchè la formazione di un nuovo linguaggio visivo. Questo alfabeto non è del tutto nuovo, nel senso che molte delle sue lettere sono ricorrenti metafore visive usate per secoli. Ma alcuni stanno combinando e ricombinando metafore vecchie in nuovi modi originali. Queste grammatiche emergenti di visualizzazione della rete saranno presenti in un capitolo dedicato nel mio libro.

numero64_ Manuel Lima 05

Pasquale Napolitano: Spesso, alcuni progetti sono realizzati con l’obiettivo di ridurre la complessità, ma, in realtà, presentano i dati in modo confuso e illeggibile. Nonostante ciò, riescono comunque a catturare l’attenzione grazie alla presenza di un elevato quoziente estetico. E’ il caso ad esempio di Ebb and Flow of Movies pubblicato da Byron Lee e Amanda Cox sul “New York Times”. Quale pensi sia il confine, se per te esiste, tra data-art e data-visualization?

Manuel Lima: C’è sicuramente un confine, ma alcuni lo vedono in modo più visibile rispetto ad altri. Come ho affermato nel mio manifesto sulla visualizzazione nel 2009, “Information Visualization and Information”, l’arte e l’informazione possono e devono convivere, imparando gli uni dagli altri ed ibridandosi vicendevolmente su metodi e tecniche. In realtà, questa separazione è vantaggiosa per entrambe le aree, dal momento che le libera da preoccupazioni e aspirazioni inadeguate. L’information art può davvero spingere i limiti creativi dei dati, nel processo di generazione di nuove tecniche e algoritmi, ma anche infiammare l’opinione pubblica – una delle grandi qualità dell’arte.

D’altra parte, l‘information visualization può maturare come uno strumento analitico, fornendo una fonte affidabile e critica della visione di molte sfide future ancora da affrontare. Abbiamo osservato un analogo processo di simbiosi tra arte e cartografia per molti secoli. Diversi autori hanno scritto su questo argomento e David Woodward, nel suo “Art & Cartography”, pubblicato nel 1987, descrive in dettaglio come numerosi artisti siano stati influenzati dalla cartografia, come le mappe siano state appese su una parete come vere opere d’arte.

Ma è anche importante sottolineare che questo divario non si traduce in una scissione estetica. L’arte non è l’unica agenzia a cui è delegata la rappresentazione della bellezza e non dovremmo pensare alla visualizzazione delle informazioni come un campo puramente pragmatico, del tutto privo di eleganza e fascino. Come David Staley ha affermato nel suo Computers, Visualization, and History” (2002): “Sopra ogni altra cosa, la visualizzazione è bella quando è utile. Una visualizzazione è bella quando elegantemente e in modo adeguato porta lo spettatore a pensare le informazioni organizzate nel display visivo.

Una visualizzazione è bella quando permette allo spettatore di avere una visione e comprensione nelle informazioni, soprattutto quando tali informazioni non sono state comprese in qualche altra forma, come ad esempio la prosa scritta. Una visualizzazione è bella quando l’informazione è pensata disponendo i modelli e le strutture in modo tale che risultino sensibili.”

numero64_ Manuel Lima 06

Pasquale Napolitano: Recentemente, i cultural studies e le scienze umane sono sempre più contaminati dall’uso di tecnologie digitali. Quale pensi sia il futuro e quale il ruolo che l’Information Visualization potrà ricoprire sotto il grande ombrello delle Digital Humanities?

Manuel Lima: Beh, il suo ruolo sarà centrale. È possibile avere un assaggio di questa grande influenza nel lavoro sviluppato da Lev Manovich e il suo gruppo nel settore dei Cultural Analytics presso il Software Studies Initiative dell’Università di California, San Diego (UCSD). In una mostra intitolata Mapping Time (5 ottobre – 12 dicembre 2010), Manovich e il suo team esponevano una serie di progetti riguardanti l’analisi e la visualizzazione di grandi insiemi di dati culturali. Questa mostra ha espresso un avvincente punto di vista sul ruolo della visualizzazione come strumento di analisi culturale, uno strumento per la scoperta e la comprensione nel mare enorme di dati in circolazione.

Mostrava come la visualizzazione possa raccontare storie familiari, adottando sempre una nuova prospettiva invisibile, esplorando un vasto panorama della nostra cultura attraverso diverse scale temporali, in cui predomina il tutto sulla parte individuale. Rendeva evidente come essa possa mettere in evidenza dati culturali di vario tipo, legandoli insieme in un patchwork con discussioni non convenzionali legate all’intuizione. E mentre molti di questi patchwork hanno fornito punti di vista alternativi in territori familiari, hanno anche creato un nuovo oggetto culturale, in grado di decodificare la complessità intrinseca della nostra società contemporanea.

Pasquale Napolitano: Alcune testate editoriali, come la “BBC” e il “New York Times”, stanno mostrando un forte interesse nei confronti del data-visualization. Che idea ti sei fatto rispetto a quello che viene chiamato data-journalism?

Manuel Lima: I media tradizionali sono stati una forza motrice importantissima per la recente esplosione di interesse nei confronti della visualizzazione di informazioni. Quotidiani come il “New York Times”, riviste come “Wired”, e canali televisivi come “CNN” e “BBC”, hanno contribuito all’assortimento di nuovi metodi per la visualizzazione di informazioni, agevolando una presa di coscienza verso la disciplina.

E ‘attraverso molte di queste iniziative originali che il grande pubblico è riuscito a cogliere la vasta portata di questo campo di studi, ben oltre i familiari grafici a torta o a barre. Durante la copertura mediatica delle presidenziali degli Stati Uniti 2008, gli utenti sono stati bombardati, ed ammaliati, con moltidi questi nuovi approcci, dalla tele-presenza della CNN
[articles.cnn.com/2008-04-16/tech/db.telepresence_1_telepresence-videoconferencing-productivity?_s=PM:TECH] e l’interazione con display di grandi dimensioni, al numero copioso di grafici interattivi generati dal “New York Times”.

Molti giornalisti sono continuamente alla ricerca di soluzioni avanzate per esplorare e filtrare la quantità sovrabbondante di dati a loro disposizione, contribuendo in modo determinante allo sviluppo del data visualization. Tanto quanto le persone diventeranno sempre più consapevoli e interessate a molti di questi punti di vista non convenzionali, maggiore sarà la domanda da parte dei cittadini di metodi più trasparenti di rappresentanzione.

numero64_ Manuel Lima 07

Pasquale Napolitano: Pensi che l’Information Visualization sarà l’interfaccia per il web del futuro?

Manuel Lima: La visualizzazione sarà sempre un elemento importante in qualsiasi ambiente di comunicazione. Delineare l’interfaccia web del futuro? Questo significa probabilmente porsi in una prospettiva inverosimile, che non considera la natura specifica del web.

Pasquale Napolitano: Grazie per le tutte le risposte così dettagliate. Per concludere, ci informi su cosa stai attualmente lavorando o su che progetto lavorerai nell’immediato futuro?


Manuel Lima:
Sono attualmente immerso nel mio ruolo a tempo pieno a Microsoft Bing, e molto eccitato all’idea di iniziare il mio secondo libro, anche se è ancora troppo presto per parlarne…

http://www.visualcomplexity.com/vc/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn