Pur convinti di vivere un periodo di grande effervescenza artistica intorno ai cosiddetti nuovi media, siamo ancora abituati a pensare la net art [1] ai margini dei grandi spazi espositivi.

Ultima tra le pratiche artistiche multimediali e spesso prolungamento di quella grande linea analitica da cui è passata buona parte della produzione artistica del secolo scorso, l’arte internet-based porta con sé l’ombra oscura della processualità e dell’immaterialità. Quest’ultima, soprattutto, sembra ancora trovare una certa resistenza in musei e centri espositivi tutt’ora fortemente “object-oriented”, nonostante le prime pioneristiche sperimentazioni curatoriali in direzione diversa risalgano addirittura agli anni ’80 (basti pensare alla ormai celebre mostra “Les Immateriaux” di Jean-François Lyotard al Centre Pompidou di Parigi nel 1985) [2].

Scivolosa, inafferrabile, incontrollabile, apparentemente in-curabile. Come si espone la net art? La questione è quantomai aperta e al centro di numerosi dibattiti [3], nel tentativo di sviluppare nuovi modelli fruitivi / espositivi / distributivi che cerchino di superare alcune criticità tecniche e concettuali che il medium Internet porta in superficie. Nel frattempo però la net art rimane una delle pratiche artistiche meno finanziate, supportate, esposte dai musei e dai centri di arte contemporanea a livello mondiale. Con qualche rara e preziosa eccezione. Una di queste è sicuramente il Jeu de Paume di Parigi, celebre istituto d’arte contemporanea nel cuore dei giardini delle Tuileries, a due passi da quel grande archivio delle opere-oggetto che è il Louvre.

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Con una vocazione dichiaratamente rivolta all’ “immagine contemporanea” in tutte le sue espressioni, dalla fotografia al cinema, il centro ha aperto dal 2007 un Espace Virtuel per la produzione, esposizione e diffusione di opere di net art. Con una cadenza tra le due e le tre mostre l’anno, sono state esposte online opere di artisti come Les Trucs, Agnès de Cayeux, Samuel Bianchini, Angelo Plessas e Andreas Angelidakis, Christophe Bruno. Quest’ultimo è adesso curatore della collettiva Identités Précaires – fino al 15 settembre 2011 – presentando una selezione di artisti e opere che hanno affrontato il tema dell’instabilità identitaria attraverso gli spazi virtuali: tra questi Eva e Franco Mattes, Heath Bunting, Les Liens Invisibles, Luther Blisset, The Yes Man.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Marta Ponsa, responsabile dei progetti artistici e culturali del Jeu de Paume, che si occupa in prima persona della programmazione dello spazio espositivo virtuale dal 2009. Sicuri che rappresenti una delle voci più interessanti da ascoltare sul rapporto che l’arte digitale può tessere con le istituzioni di arte contemporanea, le abbiamo posto alcune domande sulla storia e sull’attività dell’Espace Virtuel.

Giulia Simi: Prima di tutto, grazie di aver accettato la nostra intervista. Ti va di raccontarci come e quando è nata l’idea del vostro Espace Virtuel? Da quali esigenze, con quali scopi?

Marta Ponsa: L’idea di avere uno spazio virtuale per presentare progetti artistici è nata in modo piuttosto naturale, dato che la mission del Jeu de Paume è quella di presentare ogni genere di immagine. Siamo infatti circondati da un numero incredibile di immagini di differenti tipologie, che vengono mostrate ormai utilizzando supporti e dispositivi diversi. Dai supporti più tradizionali come la fotografia, il video o il cinema, fino ai nuovi media come le immagini digitali interattive o i progetti in Rete, l’idea è quella di offrire al nostro pubblico la stessa pluralità di immagini da cui sono circondati nella loro vita quotidiana. Esplorare i nuovi media e presentare progetti che riflettano su queste tematiche è uno dei nostri scopi principali come Istituzione.

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Giulia Simi: Come selezionate gli artisti e le opere esposte? C’è un collegamento con le esposizioni che avvengono nello spazio fisico?

Marta Ponsa: L’ Espace Virtuel è nato nel 2007. Durante i primi due anni, erano i curatori del Satellite Program a selezionare artisti e progetti per quello spazio. Il Satellite Program è pensato come un invito ai giovani curatori a proporre tre progetti espositivi per giovani artisti che vengono presentati negli spazi “fisici” interstiziali delle stanze del Jeu de Paume. Nella prima edizione, Fabienne Fulchéri decise di invitare due degli artisti esposti negli spazi fisici all’interno dello spazio virtuale (Ultralab e Detanico 1 Lain).

Per la seconda edizione, Maria Inés Rodriguez ha invitato altri artisti a presentare nuovi progetti (Christophe Bruno e Angelo Plessas in collaborazione con Angelidakis). Io ho cominciato ad occuparmi di questo programma dal 2009. Per la terza edizione ho deciso di selezionare artisti francesi perché mi rendevo conto che in Francia non esistevano spazi che presentassero la net art e che questi artisti erano quindi meno rappresentati degli altri.

E’ vero che la Rete non ha nazionalità né Stati (qualche volta sfortunatamente sì, in realtà, pensiamo ai firewall usati da alcuni paesi) ma ho pensato comunque che potesse essere un punto di partenza. Un’altra ragione della mia selezione è che volevo riflettere sulla Rete in sé e sul suo potere. E’ per questo che ho selezionato progetti che presentassero strategie artistiche per evidenziare come internet sia in grado oggi giorno di manipolare pezzi di informazione.

“All Over” di Samuel Bianchini è un esempio di come l’economia sta modellando immagini di informazioni che seguono scopi nascosti. “Alissa, discussion avec Miladus” di Agnès de Cayeaux ci ha dato l’opportunità di parlare con un “bot”, un robot che conversava con cibernauti intelligenti. Il controllo e la sorveglianza dei nostri movimenti era invece uno dei soggetti di “Les Trucs”, del collettivo Microtruc.

Questi progetti, assieme a quelli esposti in questo momento a cura di Christophe Bruno, non hanno in realtà un collegamento diretto con le esposizioni negli spazi fisici. Bisogna dire però che i programmi espositivi del Jeu de Paume hanno un naturale interesse verso la società contemporanea e le sue problematiche. Tutte le nostre attività, le selezioni cinematografiche e qualsiasi esposizione condividono questo tema. In tutti questi casi, comunque, il Jeu de Paume è anche produttore, il che significa che partecipiamo economicamente alla realizzazione delle opere supportando la net art.

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Giulia Simi: Esporre opere internet-based in uno spazio online sfugge ovviamente alla problematica della “traduzione”, che riguarda da vicino la cura dell’arte dei nuovi media, non solo quelli legati alla Rete. Spazi virtuali per opere virtuali: soluzione perfetta o tentativo di aggirare un annoso problema?

Marta Ponsa: Intendo la tua domanda sulla “traduzione” come una questione di trasposizione. Gli spazi virtuali sono nuove topografie, nuovi spazi da visitare, da prendere e utilizzare come spazi pubblici. Penso che questo spazio sia un’opportunità per atisti e curatori di mostrare progetti e condividere informazioni e discussioni. Perché no? Sfortunatamente lo spazio in Rete non è né universale né democratico, ma non lo sono neanche le istituzioni artistiche.

Giulia Simi: L’Espace Virtuel è gratuito e raggiungibile da ogni parte del mondo, inserendosi così nella tradizionale gratuità del medium Internet. Questo rappresenta in realtà, assieme all’immaterialità, una delle criticità più note nello sviluppo del mercato dei nuovi media. Pensi che questa pratica sia sostenibile a lungo? O siamo piuttoso in un periodo di assestamento prima che la net art sviluppi altri modelli specifici di fruizione e distribuzione, magari differenti da quelli tipici del sistema dell’arte contemporanea? Cosa pensi di questo?

Marta Ponsa: E’ una domanda molto difficile. E’ lo stesso problema infatti che hanno avuto altre personalità che utilizzano la Rete per mostrare e promuovere il loro lavoro (musica, video). Come possono gli artisti, i musicisti etc sopravvivere solo attraverso un’economia di scambio? Il Sistema Internet e gli artisti dovrebbero forse pensare a nuovi canali distributivi con specifici contenuti a pagamento? E questo attraverso le gallerie o i siti web? Oppure attraverso gli operatori telefonici? Il fatto è che la maggior parte dei net artisti vive di insegnamento, di design o di altri lavori per il momento. Forse non è così negativo.

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Giulia Simi: Identités Précaires è l’esposizione corrente curata dall’artista Christophe Bruno, che porta alla luce il tema controverso delle nuove codificazioni identitarie nell’era del tardo capitalismo e della “riproducibilità digitale”. E’ un’esposizione collettiva, dove l’Espace Virtuel funge da aggregatore, linkando poi ai siti internet degli artisti dove in realtà risiedono le opere. Quali sono i limiti e le difficoltà nello sviluppare una reale piattaforma espositiva online, capace di ospitare diverse opere che possano così essere navigate con un’unica interfaccia? Pensi che la ricerca di nuovi modelli di fruizione online, ovvero di nuove interfacce e pratiche di interazione, possa rappresentare uno degli sviluppi possibili della cura dell’arte in Rete?

Marta Ponsa: La mia risposta alla tua prima domanda è che nel progetto collettivo Identités Précaires abbiamo cercato di creare una piattaforma che visualizzasse un’esposizione di gruppo in grado di sottolineare però l’autonomia di ogni progetto. Ci siamo concentrati nel presentare il soggetto principale e le varie opere senza alcuna gerarchia. Il tema è portato avanti solo attraverso il criterio di selezione. Ogni opera è realizzata dagli artisti che Christophe segue e ammira da molto tempo. E’ riuscito così a mettere assieme età e nazionalità diverse intorno a un vasto soggetto, quello dell’Identità sul web. Inoltre non tutti i progetti sono concepiti come un opera “artistica”. Questo è un tema nuovo e interessante che apre la porta ad altre strade del curating che seguano modalità meno istituzionalizzate e classiche.

L’Espace Virtuel, come altri spazi espositivi online, può essere pensato come piattaforma per presentare progetti non obbligatoriamente provenienti dal mondo dell’arte ma che con questo condividano temi e preoccupazioni. Può essere uno spazio più flessibile per esporre una comunità di gesti espressivi che riflettono sulla nostra società contemporanea. Senza mai dimenticare i gesti artistici, ovviamente.

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Note:

[1] – Per comodità utilizzo in modo “non problematico” il termine net art, pur consapevole del lungo dibattito terminologico che caratterizza l’arte basata sul medium Internet. Cfr. a questo proposito V. Tanni in A. Balzola / A.M. Monteverdi (a cura di), Le arti multimediali digitali. Storia, tecniche, linguaggi, etiche ed estetiche delle arti del nuovo millennio, Garzanti, Milano, 2004 e M.Deseriis / G. Marano, Net. Art. L’arte delle connessioni, Shake Edizioni, Milano, 2008

[2] – Su questa esposizione è stata recentemente pubblicata una monografia. Francesca Gallo, Les immatériaux. Un percorso di Jean-François Lyotard nell’arte contemporanea, Aracne, Roma, 2008

[3] – Cfr. il recente testo di Christiane Paul (a cura di), New Media in the White Cube and Beyond, Paperback, 2008

http://www.jeudepaume.org/

http://espacevirtuel.jeudepaume.org/

http://espacevirtuel.jeudepaume.org/identites-precaires-630/

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