Yao Dajuin, di base a Hangzhou dove insegna presso la rinomata China Academy of Art (CAA), è un artista e studioso piuttosto anomalo all’interno dello scenario cinese dei media, a causa essenzialmente del suo approccio intellettuale e storico al materiale culturale contemporaneo.

Il suo nome è in genere seguito da una lista apparentemente infinita di titoli e ruoli professionali: sound artist (e fondatore dell’autorevole China Sound Unit, recentemente sostituita dalla Hangzhou Sound Unit), DJ (con la sua Fpre Taste Radio, ma non solo), musicista (oggi a capo della già influente Post-Concrete Records), storico d’arte (con una laurea presso la University of California di Berkeley), poeta (interessato in particolare alla poesia concreta nell’ambito dei new media), tipografo (e pioniere dell’utilizzo del Cinese verticale), curatore (di un ampio spettro di mostre sul suono e sui media in Cina) e infine pedagogo.

È quest’ultimo epiteto a destare la mia curiosità. Come una sorta di wild card inserita in quella che un tempo era un’istituzione piuttosto conservatrice che offriva un dottorato in calligrafia, Yao Dajuin ha già lasciato il segno non solo con la propria opera, ma anche attraverso un piccolo gruppo di artisti emergenti sotto il suo tutorato.

Dato che quest’anno lavorerà presso l’innovativa School of Intermedia Art, nata nell’autunno del 2010, ho cercato di capire che cosa dobbiamo aspettarci negli anni a venire. Seguono le sue personali riflessioni sulla Cina, sul suono e sui media, nonchè sui possibili nessi educazionali di tali fenomeni.

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Robin Peckham: Per iniziare, potresti dirci qualcosa sul cambiamento filosofico, se c’è, dietro questo passaggio dal Dipartimento di New Media Art alla School of Intermedia Art e come questo ha influenzato il tuo metodo pedagogico? La fusione di diversi dipartimenti cambia il programma delle discipline e gli interessi degli studenti che andrai ad istruire?

Yao Dajuin: La grande novità è che la China Academy of Art vuole davvero rafforzare l’attenzione strutturale verso l’arte contemporanea, superando la tradizionale divisione tra pittura tradizionale, pittura a olio, stampa, scultura e New Media Art. Il risultato è la nuova School of Intermedia Art (SIMA). È infatti una fusione dei tre vecchi dipartimenti: New Media Art, Arte multimediale e Curatorship. La sezione Curatorship ha guadagnato importanza perchè è qui che ha studiato Gao Shiming, l’Amministratore Delegato della SIMA, e questo spiega perchè la ristrutturazione mette al primo posto gli studi teorici culturali e curatoriali.

I maggiori interessi della SIMA comprendono adesso l’arte come social media, i social media come arte, l’integrazione tra teoria critica/culturale e creazione artistica, nonchè le integrazioni pratiche tra curatela e creazione artistica. I nostri studenti del vecchio dipartimento di New Media Art, prima dell’ammissione, si sono dovuti esercitare in disegno e pittura.

Ora, con l’ammissione nella nuova scuola di studenti laureati in Curatorship, che sono competenti in lettura, scrittura, dibattiti e lingue straniere e hanno anche le basi di studi culturali, abbiamo un buon mix di talenti che coprono sia l’ambito teorico che pratico. Insieme possiamo rendere molto di più in classe.

Al momento non insegno solo sound art e musica computazionale: ho creato un corso in social media art, programmazione artistica algoritmica e sviluppo delle applicazioni per iPhone. Insegno anche presso l’Istituto di Arte Contemporanea e Scienze politiche, che corrisponderebbero ai vecchi dipartimenti di Curatorship e il motore teoretico della SIMA. E presto darò anche un seminario sulla teoria mediatica per studenti laureati.

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Robin Peckham: Ora sei professore dell’Open Media Lab, il che comporta lavorare con la social media art, l’interazione audiovisiva, i mondi virtuali e la creazione di immagini digitali. Come si inserisce il tuo lavoro all’interno di questo programma? Ti è stato chiesto di cambiare i tuoi corsi in termini di contenuto? Potresti spiegarci come contribuirai a questi obiettivi e come vi dividerete i compiti tu e gli altri membri del dipartimento?

Yao Dajuin:Open Media Lab (OML) è il principale ampliamento alla struttura esistente. Effettivamente il Lab non si occupa soltanto di quanto si legge nei comunicati stampa. Noi vediamo nel Lab una nuova “apertura”, un nuovo sbocco nella cornice rigida della vecchia struttura, che si focalizzava più che altro su arte interattiva, sulla installation art e la video art: in altre parole, in formati artistici orientati allo spazio galleristico e all’ecologia della stessa. OML non ha confini prestabiliti in termini di formati; qualsiasi cosa ci risulti nuova e interessante, la esploriamo.

Questo è un concetto cardine che condivido con Shen Ligong, direttore dell’OML. Anche se lavoriamo spesso con le gallerie, in realtà non vogliamo essere confinati in quell’ecosistema. Per esempio, lavoriamo anche con eventi e mostre live: ma anche in questo caso, la location dell’evento live non deve necessariamente essere la galleria o il museo, ma anche il mondo di Twitter, o Second Life. Attualmente l’Open Media Lab si sta concentrando sulla social media art, sulle applicazioni per dispositivi portatili (iPhone/iPad), su Second Life, realtà virtuale, internet art, arte algoritmica, live performance e così via. Ma siamo davvero aperti a ogni possibilità.

Lavoro assieme a Sdhen Ligong, che è una straordinaria artista di Second Life ed esperta di informatica. Assieme cerchiamo nuove aree su cui lavorare. Proprio dopo la fondazione del Lab abbiamo ideato un corso chiamato Social Media Art Live, che è stato il primo vero tentativo in Cina di lavorare con i social media come piattaforma artistica. In sei settimane, cominciando da zero, abbiamo organizzato una mostra con più di dodici opere, ognuna delle quali era volta ad esplorare una dimensione o un aspetto diverso dei social media. Sembra molto promettente e mette in luce il potenziale dell’OML.

Ho anche formato una iPad/iPhone band, chiamata Soul Lemon, per un programma di performance live presso il Rockbund Art Museum di Shangai. L’idea che sta dietro questo progetto si differenzia rispetto ad altre esperienze simili, in quanto usiamo esclusivamente applicazioni non-musicali e non-sonore.

Ci siamo concentrati su dispositivi portatili che tutti hanno e che tutti usano non come strumenti musicali, ma “in quanto tali”, come “oggetti in dotazione”, dispositivi di comunicazione. Inoltre, abbiamo coinvolto il pubblico dopo la prima metà della performance, permettendogli di entrare in scena, con un chiaro riferimento al concetto di UGC (User Generated Content). Soul Lemon non è che un esperimento che gioca con i concetti a me cari di “Noise 2.0” e “Performance 2.0”.

Ho anche lavorato assieme a Gao Shiming, amministratore delegato della SIMA, i cui interessi si concentrano sui social media e teoria culturale, oltre ad avere la tendenza a seguire ogni evento non solo a livello locale, ma internazionale. Abbiamo in mente diversi progetti in varie direzioni e non smettiamo mai di guardarci intorno.

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Robin Peckham: Guardando lo scenario dei media e della media art in Cina, in particolare a Hangzhou e Shangai, sarebbe impossibile non notare l’influenza del tuo pensiero critico, sia per quanto riguarda i tuoi studenti, sia per coloro che seguono il tuo impegno su blog, libri e conferenze. Credi che il tuo contributo a livello internazionale possa offrire qualcosa che manca sulla scena locale? Fino a che punto il tuo background a Taiwan e negli USA influenza la tua pratica artistica e il tuo insegnamento in Cina?

Yao Dajuin: In verità, questo non ha niente a che vedere con il mio insegnamento, che è iniziato da pochi anni. In Cina sono conosciuto più che altro per i miei scritti e per la promozione di new music e world music (tra il 1996 e il 2000, gestivo l’unico sito web cinese di new music e world music), il mio programma alla radio (1979-1982; 2000-2004; il primo programma radio a Taiwan e in Cina), entrambe abbastanza cospicue in termini di quantità di contenuto, senza dimenticare gli eventi internazionali di sound art e new media, tra cui Sounding Beijing 2003 e Streaming Objects (le performance di quattro sere all’edizione del 2008 dello Shangai eArts Festival) che ho avuto la possibilità di curare.

Mi rendo conto di parteggiare per una sorta di spirito libero anni ’70, uno stato d’animo internazionale, ma soprattutto, a mio modo di vedere, diacronico. Questo paese è così spesso ossessionato da se stesso, dall’hic et nunc, e io cerco sempre di ricordare alla gente non solo che c’è un mondo fuori, ma che c’era un mondo anche prima della generazione dei nostri genitori.

Mi sento fortunato per essere cresciuto a Taiwan, perchè mi permette di non dover pensare che il mio paese e la mia cultura abbiano solo 62 anni, che è di fatto la forma mentis cinese. Quei 2500 anni di eredità culturale sono ancora più importanti per me, in ambito artistico. Respiro, vivo in un database culturale: testuale, acustico, visivo, estetico e filosofico.

Non mi interessa una lettura all’antica dei vecchi materiali. La cosa più elettrizzante per me è connettere la vecchia estetica con il presente e con l’attuale creazione artistica e vederne l’effetto, non solo nelle mie opere, ma anche nei miei scritti teorici. Queste cose possono rivivere e affiorare nei nostri lavori e nella nostra vita, se lo vogliamo.

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Robin Peckham: La tua ricerca e i tuoi interessi creativi abbracciano un territorio molto vasto, dalla critica e storia della sound art fino alla tipografia verticale cinese, l’esumazione di musica poco nota e, ne sono certo, tanto altro ancora. Quali sono i temi che al momento ti coinvolgono maggiormente e come li inserisci nel tuo lavoro alla School of Intermedia Art? Vedi un campo artistico e accademico in cambiamento nell’area Hangzhou-Shanga ora che l’Expo è finito?

Yao Dajuin: Continuo ad avere progetti e interessi che vanno in diverse direzioni e vedo molte possibilità di integrazione in progetti e corsi per la SIMA, dato che il sistema è adesso davvero flessibile. Un esempio: mentre stavo preparando la pubblicazione di un mio libro di saggi sulla critica musicale e la cultura dell’ascolto, a Gao Shiming è venuta un’idea. Affidarmi, per questo semestre, un seminario di laurea presso l’Istituto di Arte Contemporanea e Scienze Politiche su un autorevole libro di Jacques Attali, Noise: The Political Economy of Music.

Poi mi venne in mente che poteva essere l’opportunità perfetta per me per testare uno dei saggi del mio libro: la mia nuova teoria di un “Noise 2.0” e altri saggi sull’economia musicale in quest’era di pirateria collettiva. Ha funzionato alla perfezione, gli studenti di questo istituto (che sono in realtà studenti del vecchio dipartimento di Curatorship) sono particolarmente perspicaci e brillanti e sono una risorsa per gli attuali studi culturali.

La mia maggiore preoccupazione è sempre stata quella di un’identità culturale tecnologica-mediatica che possa tenersi in piedi da sola, soprattutto in quest’era di “rapine” e “furti” (shanzai in cinese), in cui un “Ars Electronica uber alles” prevale mentalmente nelle scuole della Cina continentale, a Hong Kong e a Taiwan.

È curioso che citi l’area artistica di Shangai-Hangzhou. Proprio di recente, un paio di direttori del principale spazio artistico di Shangai hanno espresso a Open Media Lab le loro preoccupazioni per non riuscire più ad attirare l’attenzione del pubblico sulle mostre tradizionali basate sulle installazioni. Ci hanno chiesto idee che impiegassero social media e qualsiasi altra cosa di cui ci occupiamo come piattaforma, e quindi adesso stiamo lavorando insieme su vari progetti. Credo che questa sia una vicenda piuttosto emblematica.

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Robin Peckham: In che modo, a tuo parere, la nuova organizzazione della School of Intermedia Art influenzerà l’arte emergente in Cina nei prossimi anni e nei prossimi decenni? Che cambiamenti ci possiamo aspettare nella mentalità? In che modo la scuola cambierà non solo la produzione artistica, ma anche gli ambiti della curatela, dell’interpretazione e della messa in mostra dell’arte? Sarai in qualche modo coinvolto nella programmazione delle mostre al Center of Intermedia Art International di Shangai?

Yao Dajuin: Credo che la SIMA sarà un centro importante nei prossimi anni, in quanto noi amiamo davvero sperimentare ad livello macro-strutturale, unendo risorse diverse e vedendo che cosa ne emerge. Collaborazione è la parola chiave qui. Il prefisso “Inter” non è solo uno slogan. E non si tratta solo di mettere insieme diversi media, ma anche di rompere con la vecchia visione del mondo. Gao Shiming ha una visione chiaramente transnazionale, transmediale e interdisciplinare, è altamente efficiente e non ha paura di sperimentare.

Inoltre, uno degli obiettivi della scuola è la forte integrazione dell’ambito curatoriale con la creazione artistica: il nostro obiettivo è avere studenti, curatori e studenti di media art che lavorano insieme sin dall’avvio di un progetto. Teoria e pratica devono andare mano nella mano; per esempio, abbiamo dato seminari di critica a livello universitario su mostre realizzate da gruppi di studenti non ancora laureati.

Sì, al Center of Intermedia Art International di Shangai mi occuperò della programmazione di live sound e di performance audiovisive, il che credo possa rivelarsi di grande ispirazione, più in generale, per la new media art installation-based. Anche nel precedente Dipartimento di New Media Art, negli ultimi anni, ci stavamo muovendo sempre più verso le performance live, spesso piuttosto fisiche. Quindi ora, forte dell’importanza attribuita dal nostro collega Qiu Zhijie agli eventi live, credo che questa sarà una delle aree in cui potremo giocare un ruolo importante.

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Robin Peckham: In conclusione, ci sono mostre o altri progetti su cui stai lavorando adesso e che potremmo presentare?

Yao Dajuin: Terrò un corso sullo sviluppo delle applicazioni per iPhone in primavera e voglio assolutamente dare una spinta a questo nuovo modo di vedere la creatività artistica, combinando software design, user experience design e tecnica di programmazione. È qui che tutto (social media, arte, tecnologia, programmazione, uso concreto nella vita di tutti i giorni e puro divertimento) sta convergendo adesso. Voglio davvero spingere qualcuno dei nostri talenti verso questa direzione alternativa (alternativa solo dal punto di vista del vecchio sistema scolastico, non per quanto riguarda la vita reale) e vedere l’entusiasmo di studenti e colleghi nella programmazione di applicazioni per iPhone e desktop.

Inoltre, ho appena fondato la Hangzhou Sound Unit, che è un progetto di collaborazione proprio tra la mia Post-Concrete Records e l’Open Media Lab. Lanceremo una serie di performance audiovisive live, forum, workshop, distribuzione di CD/DVD ed eventi correlati.

Ho poi avviato collaborazioni con organizzazioni europee e scandinave. Per esempio, sto lavorando per portare in Cina artisti audiovisivi d’avanguardia, tra cui gli artisti che ruotano attorno alla Raster-Noton, per eventi live su vasta scala. Ma sto anche cercando di lavorare per far esibire gli artisti nazionali all’estero. Questa sarà la continuazione di ciò che abbiamo fatto per anni: promuovere new music e new sound art in Cina e promuovere a livello mondiale gli artisti cinesi.

Dal punto di vista personale, la calligrafia algoritmica è una parte molto presonale della mia arte e nel 2011 voglio realizzare più opere in quest’ambito. Ho lavorato a fondo sulla Chinese Character Art, l’arte che prende le mosse dai caratteri cinesi (che è in parte un’estensione del movimento internazionale di Poesia Concreta di decine di anni fa) e che esplora la ricchezza tripartita dei contenuti incarnati nel sistema di scrittura cinese: il suono, la vista e la semantica.

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Ho realizzato quindi una serie di lavori che esplorano i suoni e i significati dei caratteri cinesi (per esempio gli album Dream Reverberations del 1997 e Cinnabar Red Drizzle del 1999 e una serie di performance dal vivo) e dal 2009 ho iniziato ad esporre una nuova serie di lavori visivi algoritmici, come IdeoRhythm (in mostra nel 2009 alla Beijing Typography Exhibition e poi negli USA).

Al momento sto infine sperimentando le possibilità aperte dalla piattaforma iPad, che offre una vicinanza emotiva e fisica e un’interazione tra utente/spettatore e computer senza precedenti, tipografata dalla scrittura a ideaogrammi Cinese. C’è davvero tantissimo lavoro per me in questo campo.


http:// www.dajuin.com

http://eng.caa.edu.cn/

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