Il Transmediale Award 2011 ha visto come vincitore il progettoIntelligent bacteria – Saccharomyces cerevisiae del gruppo HONF – The House Of Natural Fiber.

Il gruppo HONF lavora a Giacarta, in Indonesia, dal 1999 come un laboratorio di new media art. Fin dall’inizio questo laboratorio si è focalizzato sull’analisi critica e sociale dei nuovi media, sviluppando numerosi progetti di arte multimediale e workshop. L’idea di base è quella di comunicare attraverso i media senza avere limiti di idee, trascurando se i risultati appartengano ad un ambito artistico o meno. Il collettivo fondato da Venzha, designer d’interni, è cresciuto con la partecipazione di Irene Agrivina, designer di moda, Istasius, graphic designer, e Tommy Surya, VJ.

Questo nucleo principale collabora in un’ottica di condivisione e ricerca non orientata al profitto personale, ma al miglioramento delle proprie condizioni di vita e dell’ambiente che li circonda. Per questo motivo, attraverso il Focus Education Program, organizza corsi e laboratori di formazione con l’aiuto di persone che provengono da ambienti diversi: web design, biotecnologie, media interattivi, musica elettronica, grafica, medicina, ingegneria, fisica, informatica, ingegneria civile e così via, formando una comunità informale, volta alla costruzione di un’espressione creativa collaborativa e sociale.

Il progetto Intelligent batceria è stato realizzato in collaborazione con un gruppo di ricercatori del dipartimento di microbiologia dell’Università di Gajah Mada per esplorare il campo delle biotecnologie.

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In Indonesia, negli ultimi mesi, si sono verificati numerosissimi casi di decessi per bevande alcoliche autoprodotte. L’aumento della mortalità ha coinciso con la decisione dello stato di aumentare le tasse sugli alcolici. La nuova tassazione ha provocato un rincaro dei prezzi nella vendita al dettaglio dai primi di aprile 2010, rendendo inaccessibile alla popolazione l’acquisto di bevande alcoliche locali, i cui prezzi sono addirittura triplicati. Sono aumentate, così, le autoproduzioni che, secondo una recente ricerca, risultano ricche di sostanze velenose come il metanolo. La velenosità di queste bevande è data da un processo di fermentazione tramite batteri contaminato da condizioni non igieniche.

La causa principale, però, è da ricercare nello scarso livello di formazione della fascia medio-bassa della società. Per questo motivo l‘HONF ha collaborato con i ricercatori della UGM di Giacarta per formare questa parte di popolazione su tecnologie di fermentazione corrette e sicure, ricercando metodi di comunicazione innovativi.
Il progetto si è sviluppato in una serie di workshop, tenuti sia in Indonesia che a Berlino, in cui si fornivano a chiunque le basi per produrre delle bevande alcoliche non nocive. Nella mostra del festival era allestita un’istallazione in cui le ampolle che contenevano le bevande erano collegate a sensori e microfoni che producevano suoni dati dal processo di fermentazione.

Inoltre il gruppo si è esibito in una performance dal vivo in cui i diversi suoni venivano remixati creando una ambiente sonoro che fosse espressione dell’attività batterica in corso. L’intera operazione aveva l’obiettivo di avvicinare la gente comune ai problemi inerenti alla tecnologia biologica, per questo è facile paragonarlo al lavoro che svolgono da anni i Critical Art Ensemble nel campo delle biotecnologie. In questo caso, però, non vi era l’intento di destare scalpore mediatico per avviare processi di consapevolezza, quanto piuttosto la volontà di passare delle competenze specifiche a larga parte della popolazione, facendo emergere come tali conoscenze non siano patrimonio di pochi, ma alla portata di tutti. Inoltre, in questo lavoro era possibile rivedere delle modalità estetiche tipiche di larga parte della produzione di arte biotech rivolte alla trasformazione dei segnali biologici in segnali digitali ma in questo caso l’elaborazione era utilizzata con uno scopo comunicativo e divulgativo.

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Non stupisce, così, che il progetto dell’HONF sia stato selezionato come opera vincitrice del festival berlinese che quest’anno ha scelto una tematica davvero ardua da interpretare sia nell’uso delle tecnologie che nelle pratiche quotidiane: Response: Ability.

Questo scarto tra culture digitali e responsabilità personale attiva è stato forse la chiave interpretativa attraverso la quale sono state scelte anche le altre due menzioni d’onore.

La prima è andata a Seppukoo dei Les Liens Invisibiles (che avevamo intervistato in merito, lo scorso Marco 2010 sul numero 52 di Digimag – http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1733), un servizio online per commettere il proprio suicidio su Facebook, cioè disabilitare il proprio account inviando ai propri amici un ultimo messaggio e invitandoli a utilizzare il medesimo servizio. Un lavoro che riflette su cosa è reale e cosa è virtuale, utilizzando i meccanismi tipici del marketing virale. Attraverso l’azione attiva degli utenti si avvia un processo di riflessione su quali siano le caratteristiche proprie del social network commerciale più utilizzato del mondo.

La seconda è andata a MACHT GESCHENKE: DAS KAPITAL – Kritik der politischen Ökonomie, di Christin Lahr Un lavoro che ha visto l’autrice impegnata per mesi a donare l’intero testo de Il Capitale di Karl Marx attraverso bonifici di un centesimo al Ministero delle finanze tedesco, sfruttando lo spazio riservato alla causale del pagamento. Nel corso del tempo l’intero libro sarà trascritto attraverso l’online banking sul conto centrale dello Stato tedesco presso la Banca federale. Il trasferimento di 15.709 centesimi e di 1.709.696.500 caratteri sarà completato in quarantatre anni. Il lavoro è incentrato prevalentemente sul concetto di dono come strumento di sovvertimento dell’attuale modello economico e la proposta di un impegno sociale diverso.

Normalmente le banche offrono gratuitamente servizi per essere più competitive sul mercato e spesso tra questi servizi sono compresi i bonifici online. L’ammontare minimo per ogni bonifico è di un centesimo che potrebbe essere il costo sia di centottanta caratteri come di un milione. Tuttavia la circolazione immateriale di denaro connessa con rigide burocrazie permette di utilizzare il gesto del dare come strumento per ingolfare la macchina finanziaria ma anche come metafora di modello diverso di collaborazione e scambio culturale.

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Sebbene infine la mostra possa essere sembrata un po’ disorganica o sviluppata con una logica a volte non troppo chiara (vi rimandiamo al report del festival da parte di Emanuele Andreoli) e sebbene gli spazi espositivi della Haus der Kulturen der Welt abbiano pesato sulla presentazione di alcune opere come Wikipedia art, Sependipitor e Seppukoo, si può dire in generale che ci sia stata un’interessante variazione di tendenza nel festival, non più caratterizzato solo ad una tensione avanguardistica ma più concentrato su un’analisi del presente e sulla produzione condivisa di alternative possibili.

Forse un inizio verso un’idea di festival come laboratorio di produzione creativa….


http://www.natural-fiber.com/

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