All’ultima Biennale di Orange County abbiamo assistito con piacere alla selezione che Sarah Bancroft, curatore dell’OCMA (Orange County Museum of Art), ha fatto di alcuni artisti riconducibili alla scena artistica della Southern California, strettamente collegata agli studenti e al programma di Visual Arts della U.C.S.D (University of California San Diego).

La presente intervista é dedicata a Nina Waisman, parte di questo gruppo di San Diego, che ha per lungo tempo prodotto il proprio lavoro a cavallo tra vari media, ma che più di recente ha lavorato essenzialmente con attrezzature interattive e sonore. Il suo ultimo progeto Between Bodies, in mostra presso il museo OCMA fino al 13 Marzo prossimo, era stato esposto in precedenza presso il Centro Cultural Tijuana, nella Baja California, allo show inaugurale del nuovo spazio espositivo El Cubo nel 2009, e fu inoltre presentato con successo all’Electronic Language International Festival (FILE), a San Paolo in Brasile, nello stesso anno.

Nina Waisman lavora con forme di controllo e comunicazione guidate dalla tecnologia, esplorandone l’impatto sulla superficie, il tempo e la logica corporea. Le sue installazioni interattive pongono delle domande sul cosiddetto “pensiero incorporato”, focalizzandosi su possibili tematiche correlate come ad esempio il confine Stati Uniti / Messico, la sorveglianza, la nanotecnologia, ecc…

Da danzatrice si è trasformata in new media artist, interessata in particolar modo al ruolo critico che i modelli di pensiero basati sul movimento giocano nel dare forma ai nostri pensieri (i neurologi e gli scienziati cognitivi lo chiamano “pensiero fisico”, come impalacatura possibile di tutta la logica umana). Il lavoro della Waisman richiede esperienze: come può la nostra gestualità, inficiata dalle nuove tecnologie, controllare le nostre relazioni con tutti i corpi e i sistemi a cui ci connettiamo tramite le tecnologie stesse?

numero62_ Between Bodies 02

La produzione artistica della Waisman spazia quindi dalle installazioni scultoree-sonore interattive alla creazione di oggetti e alle performance. Produce lavori da sola e collaborazioni, come parte del Particle Group e del collettivo CUBO, tra gli altri. Le sue installazioni sono spesso posizionate in spazi pubblici e luoghi di passaggio, laddove le attività quotidiane divengono medium chiave per la realizzazione dell’opera. Queste locations possono includere la l’atrio della House of World Cultures a Berlino, l’ingresso del CECUT a Tijuana, l’entrata del Museum of Image and Sound a São Paulo in Brasile, la Grand Hall of Science lobby alla UCLA, e l’atro della CALIT2 presso la UCSD.

La Waisman ha realizzato anche lavori per locations artistiche più tradizionali, come la California Biennial presso l’Orange County Museum of Art di cui abbiamo già accennato, il San Diego Museum of Art, la Stephan Stoyanov Gallery a New York, la galleria FIESP/SESI a São Paulo, il LACE, il Telic e la galleria g727 a Los Angeles. Altre mostre in arrivo includono inoltre la Stephan Stoyanov Gallery e alcuni progetti online per Triple Canopy e Version.

Nina Waisman possiede infine un BA, magna cum laude alla Harvard University, un BFA in Arte all’Art Center College of Design e un MFA in Visual Arts presso la UCSD. La sua formazione come ballerina classica si è inoltre arricchita di tutta la ricerca condotta negli anni sulle tecnologie incorporabili.

Between Bodies, il lavoro di cui parliamo nell’intervista che segue, è un’installazione sonora che collega i gesti dei visitatori a un’ampio spettro di flussi energetici sonori e corporei in circolazione attraverso la città di Tijuana in Messico, rendendo così viscerali le connessioni che i visitatori creano con le varie tipologie umane al lavoro in città.

Un elaborato sistema di sensori, incoraggia i visitatori a muoversi verso i lati dello spazio espositivo, allontandanosi quindi dalla coreografia imposta dall’architettura del palazzo. Una persona può quindi “suonare” le differenti sezioni dell’opera: se vari visitatori si relazionano all’opera contemporaneamente, tutti insieme potranno creare una ri-composizione della struttura ritmica e sonora della città.

numero62_ Between Bodies 03

Per un’idea più precisa di come Between Bodies funziona, vi riportiamo ai seguenti video: l’nstallazione a Tijuana
(http://www.ninawaisman.net/cecut/index.html), quella a San Paolo (http://www.ninawaisman.net/file/index.html) e quella all’Orange County (http://www.ninawaisman.net/californiaBiennial/index.html) di cui parleremo nel corso dell’intervista.

Felipe Zuniga: Incominciamo parlando di come descriverebbe la sua pratica artistica, la sua ricerca…

Nina Waisman: Negli ultimi anni ho fatto per lo più installazioni sonore interattive. Ma faccio anche video, lavori in 2D e 3D, e anche qualche performance. Attraverso queste discipline, la mia pratica segue il mio interesse nell’indagare come pensiamo con il corpo. Sono affascinata da come le idee e la logica vengano plasmate dalla struttura e dai limiti del corpo, e da come la logica culturale interagisca con quelli, addestrandoci a percepire in modi che sono in sincronia con i desideri della nostra cultura.

Come danzatrice, sono stata stimolata dai gesture-sensors durante i miei studi pre- laurea all’Art Center. I dati registrati da questi sensori possono essere facilmente trasformati in informazione. L’informazione gestuale può essere usata per variare suono, video, o qualunque altro flusso di dati. É mio interesse sottolineare questo lavoro in una produzione di pensiero cross-modale, come lo spostamento della percezione attraverso le ramificazioni del sistema sensoriale (quello percettivo e quello uditivo, per esempio) potrebbe influenzare la logica costruita su questo info-morphing cerebrale.

Sotto questa luce, il compiere un nuovo gesto potrebbe generare nuove forme di pensiero nella mente? Quali tipi di operazioni fisiche e sociali vengono trasformati in gesti tecnici mondani (e neppure tanto mondani)? Una parte del mio lavoro indaga su questi interrogativi, nel loro divenire costruzioni politicizzate, industrie nanotecnologiche, sorveglianza istituzionalizzata, etc. Un’altra parte si concentra più sull’impatto fenomenologico dei media e della tecnologia sulla costruzione dell’essere, del luogo, del tempo e della logica.

Quanto alla ricerca, filisofi quali John Dewey, Bergson, Deleuze, George Lakoff e Mark Johnson hanno svolto uno straordinario lavoro, dischiudendo le via per la quale corpi e culture fisiologici interagiscono gli uni con gli altri. Così come del resto hanno fatto teorici culturali quali Brian Massumi, Chris Schilling e Marcel Mauss, solo per citarne alcuni. Leggo quindi questi scrittori, come pure studi di scienzati neurologici e cognitivi sul pensiero corporeo; c’è tanto lavoro in corso in quest’ambito!

numero62_ Between Bodies 04

Felipe Zuniga: Come descriverebbe il suo ultimo lavoro Between Bodies?

Nina Waisman: L’installazione originale presso il museo CECUT a Tijuana venne situata all’ingresso, fatto a forma di imbuto, dell’edificio. Lasciata alle spalle una veduta favolosa della città, ricca di colori e di suoni, si scendeva nell’edificio attraverso una hall lunga e stretta, poco illuminata, costruita in cemento e marmo, con un soffitto che raggiunge un’altezza impossibile. Venti metri più avanti si raggiungeva l’atrio principale, pieno di luce solare.

É un pò come scendere in una tomba imponente, le cui camere più basse possono essere raggiunte solo dopo che uno è stato adeguatamente purificato (attraverso il tempo, l’oscurità e il silenzio) degli effetti della città.

Between Bodies ha cercato di fare emergere questa logica architteturalmente esclusivista, offrendo parte di ciò che vi era nascosto: le viscere dell’ infrastruttura che la collega alla città (il filo oscillante), i piaceri caotici, acustici di Tijuana. Una derivazione potenziale, a portata di coloro che hanno deviato dalla conduttura rettilinea rappresentata dall’imbuto.

Molti dei suoni emessi all’ingresso di Between Bodies sono apparentemente iconici: il martellìo, il rastrellare, il limare. D’altra parte è difficile focalizzare nella propria mente un generico suono astratto; la qualità di un suono particolare può infatti evocare un’ampia varietà di attività diverse.

Il mio interesse si concentra proprio su questa condizione ancora sfocata di riconoscimento, nella quale il corpo percepisce uno stimolo, attivando quindi delle risposte multiple (e rispecchiando forse stimoli neurali multipli), mentre la mente cerca di giungere a una comprensione
(localizzando il suono ed etichettandolo) ma senza riuscirvi completamente.

A contraddistinguere questo tipo di percezione è la qualità anomica, che sfugge a qualsiasi tentativo di categorizzazione: una connessione amorfa che prelude l’individuazione implicita nell’atto di denominare gli oggetti.

numero62_ Between Bodies 05

Volevo che fossero questi suoni, apparentemente privi di spazialità, ad aprire l’opera. Questo, allo scopo di creare un comune denominatore di esperienze corporee e sonore che sarebbe stato ascoltato non solo nella città di Tijuana, ma in qualunque parte del mondo. Suoni di gesti corporali con cui potenzialmente si confrontano molti visitatori. L’idea era quella di dar vita a un dialogo corporale tra i visitatori e gli abitanti di Tijuana, un dialogo che prescindesse dall’effettiva conoscenza della città e che potrebbe rivelare la città stessa e le sue esperienze comuni ai visitatori che non si sono mai avventurati oltre la classica corsa in taxi fra il confine e il museo.

Ma vi sono effetti impercettibili, delimitati spazialmente, che gli abitanti di Tijuana hanno modo di osservare nella prima sezione sonora. Ulteriori field recordings di suoni locali vengono lanciati da alcuni sensori come: uccelli locali, specifici guidatori di taxi, musica, etc. Tali suoni, etichettati geograficamente, aumentano di numero man mano che si procede nella struttura. Molti abitanti mi hanno riferito un riconoscimento immediato della loro città: per loro, l’opera diventava un’esperienza di movimento all’interno del museo, entrando in contatto con i corpi sonori incontrati nella loro città e associando una storia personale con molti di quei corpi.

Muoversi attraverso l’opera, consentiva loro di intervenire in prima persona sulla propria esperienza sonora della città. Essi potevano infatti decidere se e quando sentire un suono, scegliere la velocità o l’intensità tonale a cui sentirlo, e con quali altri suoni (a loro discrezione) combinarlo (tratti dalla selezione disponibile dei suoni urbani). Il ruolo (naturale) del corpo sensibile come fosse un Theremin, sintonizzandosi con la città, è stato potenziato a livello tecnologico, aumentando così la capacità del visitatore di foggiare una ri-mappatura concretamente vissuta della città.

numero62_ Between Bodies 06

Felipe Zuniga: Definirebbe Between Bodies un’opera site-specific? Se sì, cosa accade ogni volta che si deve riconfigurare e rilocalizzare l’installazione?

Nina Waisman: Certamente la location, sia a livello architettonico che culturale, modifica ogni volta l’installazione e il processo di rilevazione. Potete vedere le immagini di ciascuno delle location dove è stata installata l’opera sul mio sito (http://www.ninawaisman.net)

Ho già accennato che l’opera situata a Tijuana era destinata a contrastare la rimozione architettonica della città. Quella prima installazione a Tijuana ha avuto luogo all’inizio delle guerre di droga, durante l’epoca in cui i media locali e americani saturavano i loro spettatori/lettori con sanguinolenti reportage di crimini connessi alla droga.

Di conseguenza il turismo calò del 10% rispetto alla media e, allo stesso modo, alcuni residenti di Tijuana si barricavano in casa per la paura, uscivano di meno, scrutando con attenzione le strade e guardandosi l’un l’altro in modo circospetto. Alcuni hanno parlato di una perdita del senso di comunità. Eppure la violenza e la paura erano ancora lontane da quanto i media propinavano alla gente, da ciò che facevano credere ai telespettatori.

Durante la registrazione dei suoni di Tijuana, rimasi colpita dall’infinito numero di persone che lavoravano (e giocavano) sulle strade ancora molto animate della città. Il pezzo ha assemblato suoni chiave, tratti dal 99% della vita quotidiana, di quella vita che i media non avevano mai fatto vedere (suoni derivanti dal lavoro, dai giochi, l’attività, il servizio comunitario).

Il mio desiderio era quello di dare nuovamente risalto alle energie ibride che contraddistinguono la vita di tutti i giorni, a dispetto dell’insistenza maniacale dei media sul crimine (per consultare l’elenco dei suoni: http://www.ninawaisman.net/californiaBiennal/betweenBodiesPartialSoundList.pdf e i video dell’opera sulla pagina web: http://vimeo.com/17721107).

numero62_ Between Bodies 07

A San Paolo in Brasile, mi era stato offerto invece uno spazio piuttosto diverso: una galleria lunga e stretta, con le pareti di vetro che correva all’esterno di un edificio molto conosciuto in città. Il vetro enfatizzava gli aspetti performativi del pezzo: chiunque si muovesse al suo interno era chiaramente esposto alle 3.300 persone che potevano fermarsi sotto la galleria. Le persone che guardavano dal basso non potevano sentire i suoni, ma soltanto vedere alcune delle strane movenze derivanti dall’interazione del pubblico con i sensori.

Peter Dalsgaard e Lone Koefoed Hansen hanno descritto accuratamente queste interazioni performative stratificate: “Stai mettendo in moto un sistema interattivo ed eseguendo delle azioni per altre persone, il tutto mentre stai anche dirigendo la performance. Cosa ancor più importante, proprio perché sei regista e insieme attore, sei anche un implicito spettatore delle tue stesse azioni, dal momento che le tue azioni saranno quelle che gli altri sperimenteranno a loro volta. La sovrapposizione dei ruoli di regista-attore-spettatore risultava abbastanza evidente in questo tipo di location, cosa che, se si inizia a guardare bene, si riscontra nelle interazioni sociali di tutti i giorni.

Il pezzo in Brasile è stato ri-titolato Between Bodies/Tijuana, così quelli che leggevano il simbolo sul muro capivano da dove provenisse il suono. Ma, dal momento che la stragrande maggioranza degli spettatori non era mai stata in questa città, il senso di spazialità non veniva coperto da ricordi di Tijuana. Piuttosto, sentivo le persone confrontare i suoni di San Paolo con quelli di Tijuana, individuandone delle similarità; il che li portava a esplorare il pezzo perché intuitivamente avevano capito, in un certo senso, la vita di Tijuana.

numero62_ Between Bodies 08

Felipe Zuniga: Potrebbe raccontarci cosa è accaduto quando l’opera è stata presentata alla Biennale di Orange County?

Nina Waisman: Orange County comprende alcune tra le comunità più prosperose, conservatrici e anti-immigrati degli Stati Uniti. Tuttavia, oltre il 30% degli abitanti di Orange County é di origine latina. Il ritratto che i mass media suggeriscono di Tijuana, delinea le relazioni fra questa e Orange County su uno sfondo di paura. Eppure, alcuni abitanti di Orange County sono cresciuti frequentando Tijuana come luogo di affari, turismo o avventure a base di alcool. Molti abitanti di Orange County e/o i loro dipendenti, hanno la famiglia che vive a Tijuana.

Molta elettronica a basso costo di cui si beneficia Orange County, è fabbricata da persone che guadagnano 10 dollari al giorno nelle maquiladoras di Tijuana; le famiglie che vi lavorano non possono permettersi di mangiare decentemente, né tantomeno di affittare una casa con un tetto. Alcune società statunitensi e internazionali che producono questi apparecchi elettronici a Tijuana, scaricano sotto-prodotti nell’ambiente, avvelenando l’acqua, il terreno e gli stessi abitanti. Le tecnologie che propiziano ordini per via telematica per le merci prodotte a Tijuana, nascondono ancor di più i legami tra le persone di Orange County e gli abitanti di Tijuana, soddisfando i loro desideri.

Così, ad Orange County, ho incluso un simbolo murale che indicizzava la fonte dei suoni, molti di quali collegati direttamente alla complessa natura dei rapporti USA- Messico. Ho anche aggiunto una parte di suono “di collegamento” verso la fine: suoni di flussi attraverso il confine, la superstrada 1-5, il vento, gli uccelli, i rumori dei passi, le sirene, gli elicotteri. Oggetti cioè che collegano entrambi i lati.

numero62_ Between Bodies 09

Felipe Zuniga: Potrebbe descriverci la variazione formale apportata all’opera, presso l’Orange County Museum?

Nina Waisman: Benché vi fossero sempre stati gruppi di sensori che emettevano suoni interconnessi (io li chiamo “disegni”), il fatto che il pezzo fosse stato installato precedentemente in lunghi spazi simili a corridoi, rendeva tali “disegni” delle sorte di fermate lungo un percorso lineare. Per contro, all’Orange County Museum of Art mi era stato offerto un ampio spazio galleristico, una stanza classica (19m x 38m), in cui condensare il pezzo. In tale spazio ho pressoché trasformato questi “disegni sensoriali” in tipiche opere d’arte, facendoli assomigliare a sculture mobili o spazi mini-architettonici.

Le tracce vennero collocate nello spazio in modo tale da creare un flusso sinuoso, distinto dal movimento in senso antiorario che viene tradizionalmente seguito lungo le pareti della galleria. In tal modo, i visitatori si muovono tra queste sezioni mini-architettoniche dell’opera: “lavoro”, “attenzione”, “bambini”, “confine permeabile”, a seconda della scelta. Sono forse più liberi, potendo così dar vita alle loro storie, alle loro mappature sonore e giungendo alla conoscenza piena dei suoni e dell’opera.

Felipe Zuniga: Qual’é il ruolo (o i ruoli) che ricopre il pubblico nell’opera, i diversi livelli di coinvolgimento e le implicazioni scaturite dall’interazione incrociata tra psicologia, fisicità e socialità?

Nina Waisman: In generale, come scrive Mark Hansen, il pezzo gioca col potenziale tecnologico “per offrirci la possibilità di vivere l’interezza del nostro corpo”. L’esperienza che offre Between Bodies fa sì che i gesti corporali dei visitatori si intersechino con quelli degli abitanti di Tijuana, collegando il tempo gestuale, vissuto, di un corpo nel museo con quello dei corpi esterni a Tijuana.

Considero l’opera anche come una sorta di esperimento, un’esplorazione dell’impatto neurologico della gestualità e del suono; effetti che, a questi livelli, se si verificano é probabile che avvengano sotto il controllo di una sorta di radar conscio. Per esempio, i neurologi hanno scoperto che ascoltare i suoni di un altro corpo che compie un’azione, può condurci a sperimentare il medesimo atto nel cervello e nei muscoli.

Non mettiamo quindi in atto dei gesti, ma si innestano comunque alcuni gruppi nervosi atti a produrre l’azione, e i muscoli sono istruiti ad agire. I neurologi collegano questo sistema riflettente a un bisogno di sopravvivenza delle capacità empatiche; quando in sostanza, ti sento fare qualcosa, provo la tua stessa condizione e riesco a percepire visceralmente come potremmo interagire.

numero62_ Between Bodies 10

Rodolfo Llinas (titolare della cattedra di Neuroscienze presso la New York University) spiega che le nostre abilità gestuali apprese – quali camminare, scrivere a macchina, etc – rivestono una parte importante nelle nostre aree cerebrali, persino quando non ci muoviamo. Non tutte intervengono simultaneamente, ma alcune di esse si attivano in un certo momento, in modo casuale. La ricerca di Llinas mostra come la sovrapposizione di questi nastri gestuali sia la fonte del pensiero creativo! Affiorano quindi nuove logiche dall’interferenza tra ricordi ripetuti delle nostre azioni motorie. Un nuovo gesto tecnico non é quindi cosa da poco.

Quindi, riassumendo, il sentire dei suoni di corpi registrati che compiono delle azioni fa sì gli ascoltatori giungano a riprodurre, come uno specchio, i gesti sentiti. Tali gesti riflessi, sovrapposti con un qualsiasi nastro gestuale, agiscono nel cervello di un ascoltatore, dando vita a nuove logiche inter-relazionate. Oltre a questo meccanismo gestuale a catena, i visitatori delle mie installazioni attivano nuovi gesti controllati tecnologicamente per manipolare suoni gestuali sentiti nello spazio. Questo medium, creatore di logiche e gestualmente miscelato, é degno di grande considerazione, dato il nostro crescente utilizzo di dispositivi computerizzati fisici, sistemi di sorveglianza e suoni mediati.

Il mio lavoro richiede quindi una certa esperienza: in che modo i gesti, modulati da una tecnologia, possono foggiare la logica dei nostri rapporti con i corpi e i sistemi a cui ci colleghiamo quando ci muoviamo con quella tecnologia?

Alcuni mi hanno raccontato di aver abbandonato l’installazione con un nuovo modo di vedere e concepire i loro rapporti (o quelli tra Stati Uniti) con Tijuana, e questo é meraviglioso. Come è ovvio, ho anche visto capovolgersi le consuetudini gestuali nello spazio. Alcuni adulti si muovevano e scorazzavano proprio come dei bambini, mentre alcuni bambini euforici diventavano quieti e attenti. Naturalmente, vi sono anche state persone che circolavano semplicemente per la struttura in modo disinteressato: questo genere di opere non é per tutti.

numero62_ Between Bodies 11

Felipe Zuniga: Su che cosa sta lavorando ora?

Nina Waisman: Ho appena concluso un nuovo lavoro interattivo (Impediment) con il collettivo CUBO, che è stato inaugurato (http://www.ninawaisman.net/impediment/impedimentPierreHiResEmbed.html) al Collective Show di Los Angeles lo scorso 20 di Gennaio. Io, Jennifer Donovan, Gabriela Torres Olivares e Flora Wiegmann abbiamo collaboato cercando di esplorare i rapporti tra le logiche corporali e quelle politico-culturali generate dal confine USA / Messico. Ci chiediamo in che modo queste logiche si svolgano a livello corporale, per coloro che attraversano il confine e per quelli che non lo attraversano o che non possono.


http://www.ninawaisman.net/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn