Se uno degli artisti di nuova generazione guardasse il quadro di Marchel Duchamp, Nudo che scende le scale, n.2 (1912), direbbe: “Ferma, ecco un primo esemplare di glitch art!” Quando Duchamp ha dipinto questo quadro ha lasciato sulla tela le tracce di una persona che scende le scale. Si potrebbe cogliere un effetto visivo simile quando si ha una scheda grafica danneggiata che lascia traccia dell’oggetto in movimento sullo schermo.

Per Duchamp era un modo per catturare il movimento e la velocità della persona che scende, alla stessa maniera di Eadweard Muybridge che aveva scattato precedentemente una serie di fotografie di animali e persone in movimento (come il famoso esempio una donna nuda che scende le scale). Il movimento futurista, con la sua passione per la nuova tecnologia, ha continuato a esplorare l’estetica della velocità nei suoi quadri di macchine, locomotive e aeroplani veloci. Da allora la tecnologia non ha più smesso di affascinare gli artisti, ma c’è sempre il risvolto della medaglia.

La tecnologia non è perfetta neanche nelle illusioni futuriste più avanzate. In una famosa scena del film Matrix, Neo, il protagonista, fa esperienza di ciò che egli descrive come déjà vu: vede passare un gatto due volte di seguito. Trinity spiega a Neo di cosa si tratta. “Un déjà vu è un errore nella Matrice. Succede quando cambiano qualcosa”. Un errore di sistema nel computer crea infatti degli imprevisti e in noi comuni utenti, un cattivo funzionamento o un errore del software o dell’hardware crenoa frustrazione e rabbia: per una nuova generazione di artisti questi difetti di funzionamento, errori, anomalie sono però una fonte di espressione artistica.

I glitch sono errori di sistema che potrebbero essere descritti come porte segrete di accesso come quando in Matrix, Neo guarda al di là dell’interfaccia, scopre che è costituta da 0 e 1 e capisce che può essere manipolata e modificata. Allo stesso modo, gli artisti della glitch art stanno cercando di manipolare il sistema o di trovare i suoi punti deboli per spingersi al di là dell’interfaccia perfetta.

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Iman Moradi, professore presso l’ Università di Huddersfield, è uno dei maggiori esponenti della Glitch Art e ha scritto uno dei primi libri sull’argomento: Glitch: Designing Imperfection (2009). Gli abbiamo fatto tutte le domande possibili sui punti chiave della Glitch Art.

Mathias Jansson: A quando risale la Glitch Art?

Iman Moradi: È una domanda complessa cercare di datare la nascita della Glitch Art, o anche fornire una definizione esaustiva di essa. Credo che l’arte sia diventata “Glitch” quando un artista ha definito “imprevisto” il risultato di un una traduzione sbagliata, o anche la provocazione di un medium che ha prodotto risultati imprevisti. Per me risale a quando ho scoperto le opere di Ant Scott (Beflix)nell’estate del 2001. Secondo me Scott ha legittimato ciò che io pensavo fosse qualcosa di fantastico con cui iniziare, e l’ha definito Glitch Art. In sostanza, ha cercato e creato esempi di errori visivi sul suo blog.

Erano molto divertenti e avevano un qualcosa di ironico ed emozionante. Ho iniziato a scoprirla di persona in ambito accademico quando tra il 2003 e il 2004 ho avuto l’occasione di entrare in contatto proprio con Ant Scott. Credo che l’Oslo Glitch Symposium nel 2002  sia stato il primo appuntamento formale in cui si è discusso di Glitch Art.

Mathias Jansson: Nella sua tesi “Glitch Aesthetics” del 2004 ha suddiviso la Glitch Art in puro glitch e glitch impuro. Qual è la differenza tra queste due categorie?

Iman Moradi: Ho ricevuto qualche critica, forse legittima, per aver fatto questa classificazione. Ho stabilito che i glitch scoperti in modo naturale sono qualcosa di più puro. Quelli finti, che si verificano ad esempio se si disegna un glitch, o se si progetta qualcosa che gli somigli, o si crea un effetto glitch usando un plugin, sono invece i glitch impuri. Talvolta le classificazioni ci aiutano a comprendere meglio, o ci risparmiano commenti inutili. Una delle questioni e dei commenti che mi ha sempre annoiato è: “non è un glitch se viene provocato”.

Poiché io stesso sono un visual designer e un visual producer, mi piace poter controllare tutti gli aspetti di ciò che produco e, a parte le sorprese visive piacevoli e inaspettate, voglio sapere esattamente come ottenere un certo effetto. La maggior parte dei glitch utilizzati in ambito artistico sono glitch impuri, sono rappresentazioni di glitch usati in ambito artistico o in altri ambiti di progettazione soltanto per le loro qualità visive.

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Mathias Jansson: Perché a così tanti artisti glitch interessa lavorare con vecchi software e hardware?

Iman Moradi: La vecchia tecnologia è più suscettibile ai glitch mentre per quanto riguarda l’elettronica di consuo la tendenza è quella verso il non-glitch assoluto. Si va dunque sempre più verso una maggiore fedeltà e chiarezza del segnale per eliminare tutti i glitch. Niente di più noioso. Perciò penso che, per quanto distanti, la vecchia tecnologia e i glitch vadano di pari passo. Ci sono persone come Jeff Donaldson, anche noto come Notendo, che modificano gli hardware proprio con lo scopo di creare glitch visivi da utilizzare in contesti performativi. Inoltre credo che il glitch sia inevitabilmente legato a un senso di nostalgia e desiderio per un passato in cui le cose erano imperfette! C’è molto interesse per le cose imperfette; ciò umanizza la tecnologia e in qualche modo la rende più umana e imperfetta, proprio come noi.

Mathias Jansson: C’è un tipo particolare di Glitch Art che ha a che fare con i glitch dei videogiochi?

Iman Moradi: No, che io sappia. Forse dovrebbe esserci. Se si trattasse solo di errori presi dai videogiochi e individuati dai giocatori stessi, la definireste arte o in altro modo? In realtà mi infastidisce il livello di saturazione del mercato dei videogiochi in relazione ai glitch, quando questi ultimi vengono cercati attraverso i “mi piace” di Youtube.

Per quanto riguarda il rapporto tra la Glitch art e gli errori, ci sono senza dubbio elementi dell’estetica glitch che si rifanno al glitching che alcuni videogiochi mostravano attraverso driver di visualizzazione corrotti e simili. Il progetto QQQ di Nullpointer (Tom Betts), è stato il primo che ho visto in cui è stato usato un particolare effetto glitch in un gioco modificato che mi è piaciuto moltissimo.

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Mathias Jansson: Nella sua tesi sull’Estetica Glitch ha messo a confronto la Glitch Art e i quadri di modernisti quali Juan Gris, Gerhard Richter, ecc. Si potrebbe affermare che cubismo, costruttivismo, ecc… sono il risultato di errori o sbagli durante il processo di pittura?

Iman Moradi: Non parlerei di errori. All’inizio cercavo di trovare analogie e parallelismi tra qualità visive, linearità, frammentazione e forse complessità e certamente aspetti di stile e composizione. Intendo dire che il nostro giudizio sulle forme visive e talvolta anche su quelle concettuali, deriva dalla nostra disposizione ad accettarle e dal nostro giudizio su stili e correnti già stabiliti.

Mathias Jansson: Cosa pensa del rapporto tra Glitch Art e arte contemporanea? Ricopre un ruolo importante nel panorama dell’arte dei nuovi media?

Iman Moradi: Basta pensare agli sforzi di Jon Satrom, Evan Meaney, Jon Cates, Rosa Menkman, Nick Briz e altri organizzatori e presentatori del Gli.tc/h Event (simposio, conferenza, festival, su noise & new media) per capire che il glitch è qui per restare ed è ben inserito nel contesto artistico dell’arte dei nuovi media. Il libro Glitch: Designing Imperfection, che è stato scritto a più mani ed è stato pubblicato dalla MBP di New York nel 2009, mostra inoltre che il glitch è arrivato a un livello di riconoscimento che va oltre l’entusiasmo o il semplice hobby. È fortemente radicato nell’ambiente universitario, nella cultura popolare e nell’arte contemporanea.

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Uno degli artisti che lavora con la Glitch Art è Max Capacity che attualmente vive a Santa Cruz, California. I lavori di Max Capacity sono disponibili su Flickr. Sta lavorando principalmente con vecchi computer classici come NES, Atari, C64 e ZX Spectrum. Perciò gli abbiamo chiesto perchè, come artista, trova così affascinante lavorare con i glitch e il circuit bending.

Mathias Jansson: Quando ti sei reso conto che avrebbe potuto utilizzare i glitch nei videogiochi come espressione artistica e estetica?

Max Capacity: All’inizio di quest’anno mi sono semplicemente accorto che le persone sono interessate ai glitch tanto quanto lo sono io. Ero su Flickr e ho caricato dei glitch che avevo trovato. Poi ho scoperto che su Flickr erano già stati creati diversi gruppi sui glitch e tantissimi post sulla glitch art. Non ne avevo la minima idea. Era un po’ che mi occupavo di queste cose a casa, in garage o in camera da letto, ma non pensavo che importassero davvero a qualcuno.

Mathias Jansson: Cosa cerchi mentre crei la sua Glitch Art?

Max Capacity: Mi piacciono molto i glitch degli hardware. Ricordo che quando ero più giovane cercavo di vedere porno amatoriali sulla TV via cavo. Ricordo anche che mi sentivo frustrato quando la cassetta del mio NES si bloccava per un errore e perdevo la partita. Ora non mi interessa più così tanto, riesco ad apprezzarne semplicemente la bellezza. Credo che la Glitch Art sia intrisa di una sorta di nichilismo e di entropia e che ciò sia importante al giorno d’oggi. La distruzione può essere bella a suo modo.

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Mathias Jansson: C’è una categoria particolare di videogiochi o programmi che trovi più interessante utilizzare?

Max Capacity: Oggi sono capace di rendere difettoso qualsiasi gioc,o ma torno sempre al NES. Mi piacerebbe entrare in qualche videogioco arcade e modificarlo un po’. Ma il NES è così accessibile. Oltre alla possibilità di avere a disposizione un vecchio hardware NES, ci sono su Internet molte altre informazioni tecniche sugli hardware fatti in casa e sugli emulatori. Sono indubbiamente un sostenitore dei videogiochi NES collegati al franchising dei film o alle porte dei videogiochi arcade.

Mathias Jansson: Il teorico del glitch Iman Moradi distingue tra due categorie di glitch: i glitch puri (“come risultato di un malfunzionamento o di un errore”) e i glitch impuri (“cioè produrre e creare l’ambiente necessario per provocare un glitch e anticiparne la comparsa). Cosa pensi di queste categorie?

Max Capacity: All’inizio tutti i miei glitch erano casuali e ho pensato che valesse la pena catturarli. Ma presto mi sono stancato di aspettare che si verificassero e ho iniziato a crearli io stesso. Penso mi risulti facile perchè la maggior parte delle cose che uso è già per metà guasta. E non ho molta cura dei miei dispositivi elettronici. Perciò per me la differenza tra un cavo che è stato inserito accidentalmente nel posto sbagliato e uno inserito di proposito nel posto sbagliato è piuttosto accademica. I glitch casuali sono un’ottima base di partenza per i miei esperimenti. Ciò che c’è di buono è che prima provavo a far funzionare le cose e per me era frustrante che non funzionassero, ora cerco di trovare nuovi modi per far rompere le cose. Soddisfa il mio desiderio di distruzione e allo stesso tempo la mia creatività.

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Mathias Jansson: Come ti relazioni all’albito della Glitch Art all’interno del panorama dell’arte contemporanea?

Max Capacity: In realtà non vivo la Glitch Art nel mondo se non attraverso quello che vedo su Flickr o Tumblr. Sto principalmente a casa e gioco con i miei dispositivi elettronici e i computer. Come stavo dicendo poco fa, non sapevo neanche che qualcun’ altro oltre a me amasse così tanto la Glitch Art. Penso che essa rientri nel ventaglio delle avanguardie. Probabilmente come il cubismo e altri movimenti storici. Cerco di non pensarci troppo. Adoro guardare tutta la glitch art su Internet, mi entusiasma. Prendo spesso ispirazione dalla video art degli anni Settanta-Ottanta. Ma penso che siano stati essenzialmente la pornografia amatoriale e le cassette del Nintendo danneggiate a farmi iniziare.


http://flavors.me/maxcapacity

http://www.flickr.com/photos/max-capacity/

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