Un strumento espositivo piuttosto familiare per gli artisti operanti nel campo delle arti mediali é rappresentato dal circuito dei festival internazionali di arte e tecnologia: uno scenario salutare, con eventi regolari come Transmediale (Germania), Ars Electronica (Austria), ISEA (località varie), O1SJ (USA), e arte.mov (Brasile), che espongono gli ultimi lavori di artisti provenienti da ogni parte del mondo. Questi eventi presentano artisti sia nuovi che affermati e propongono contesti e dibattiti per mezzo di conferenze e seminari di settore. Nonostante ciò, per molti di loro le possibilità di esporre al di fuori di tali contesti risultano limitate.

Il problema di come raggiungere il pubblico rimane un elemento costante per gli artisti mediali, specialmente quella fetta di pubblico che é estranea al circuito della media art. Il mondo dell’arte contemporanea é stato lento nell’abbracciare l’arte mediale, anche se ora c’é una tendenza a includerla maggiormente in gallerie e musei. Recentemente essa poi si é aperta un varco all’interno di importanti festival e biennali, come la Biennale di Venezia e la Biennale di Sydney.

Una via nuova e del tutto inattesa per esporre e discutere circa l’arte mediale é offerta da una crescente presenza di opere mediali all’interno dei festival internazionali di cinema. Benché questi festival siano per tradizione un forum per produttori di film, alcuni di questi si stanno rinnovando nel loro approccio al cinema, specie in rapporto ai nuovi media.

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 Alcuni festival, quali il noto Sundance Film Festival (che si svolge ogni anno in Gennaio), stanno trasformando il proprio modo di concepire il cinema, soprattutto in relazione ad un’epoca digitalizzata. Il programma New Frontier é una nuova frontiera, dedicata in particolare alla ricerca dei limiti dell’estetica tradizionale e le strutture narrative della cinematografia. Il Sundance (Park City, USA) é del tutto unico tra i festival cinematografici in quanto si propone di superare i limiti del filmmaking e il programma New Frontier ha lo scopo di occuparsi proprio della presentazione di artisti che lavorano con installazioni mediali, rappresentazioni multimediali ed esperienze transmediali.

New Frontier opera ormai da cinque anni ed é curato da Shari Frilot, che si esprime così in merito al programma: “Oggi l’ambiente dei media assume realtà tridimensionali nel tempo e nello spazio. Reti mobili, congegni elettronici, internet senza cavo e tecnologie di sorveglianza incrostano il nostro corpo, creando un elettroscheletro che modella la nostra vita moderna, con effetti sulla nostra etica e sulla nostra capacità decisionale. Mano a mano che questa evoluzione si intensifica, New Frontier al Sundance Festival cerca di capire come lo storytelling e l’espressione cinematica indipendente possano esistere in questo fronte di avanguardia, per spingere le varie platee a relazionarsi in modo da fortificare la loro umanità”.

L’edizione del New Frontier del 2011, che ha inaugurato lo scorso 21 Gennaio, proseguirà fino al 25 Marzo, accogliendo un mix eclettico di artisti e designer tra cui Blast Theory, Mark Boulos, The Bruce High Quality Foundation, Daniel Canogar, James Franco, Bill T. Jones & OpenEnded Group, Akio Kamisato, Avish Khebrehzadeh, Aaron Koblin, Lynn Hershman Leeson, Takehisa Mashimo, Miwa Matreyek, Chris Milk, Satoshi Shibata, Squidsoup, Deke Weaver e Lance Weiler.

New Frontier, che si svolgerà in un’unica sede, l’Old Miners Hospital, rappresenta fondamentalmente una mostra di opere installative che uniscono film, interattività, internet, mobilità, multimedialità e performance. Non si tratta di un’esibizione a carattere tematico, ma piuttosto di una mostra tesa a esplorare nuovi approcci di impegno e partecipazione, nonché metodi attraverso cui la narrativa e la trama di un racconto possono essere riconfigurate ricorrendo a una vasta gamma di tecnologie.

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 Per noi addetti al settore dell’arte mediale, questa ricerca o non-linearità attraverso approcci tecnologici é ormai un’abitudine radicata, anche se nel contesto di un festival cinematografico apre nuove strade offrendo spunti di riflessione circa la natura del cinema e il modo in cui “l’immaginazione cinematica” ci ha contagiato come un genere dominante negli ultimi 50 anni. É un progetto a carattere sperimentale che si propone di riconsiderare l’assetto cinematico come un legame bilaterale tra l”auteur” e il pubblico, alla ricerca di un coinvolgimento maggiormente multi-dimensionale.

Focalizzandosi invece più sull’immagine in movimento in tutte le sue forme, l’Adelaide Film Festival, nell’Australia del sud, é un altro evento che sovverte i parametri di un festival cinematografico covenzionale . Forte del fatto di essere un festival pittosto giovane (nato nel 2003), la direttrice Katrina Sedgwick ha intrapreso un progetto teso a creare intersezioni e occasioni di dialogo tra il cinema, le arti visuali e i media digitali.

In modo simile al Sundance, il festival del cinema di Adelaide collabora con i curatori per allestire un programma volto a presentare gli artisti mediali, che lavorano prevalentemente con le immagini in movimento, in un contesto prevalentemente interattivo e digitale. Benché il film di per sé sia ora uno strumento per lo più digitale, l’inserimento di opere d’arte mediali affiancate alla tradizionale produzione di film induce a riflettere su come l’immagine in movimento potrebbe coinvolgere le platee in altri modi, rispetto al semplice sedersi in una sala buia e guardare fisso uno schermo.

Un elemento propulsore per il festival di Adelaide é “animare i molteplici schermi nelle nostre vite”. Questo conferma decisamente che l’esperienza cinematica non é più circoscritta al concetto di “grande-schermo”, ma che ora il suo raggio d’azione coinvolge più schermi, grandi e piccoli. E, in qualità di spettatori, possiamo scegliere di impegnarci nei confronti del cinema ricorrendo a dispositivi online o mobili in qualunque momento e in qualunque luogo.

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 Il l’Adelaide Film Festival 2011, in programma tra il 24 Febbraio e il 6 Marzo, include una pietra miliare significativa, un progetto chiamato Stop(the)Gap, importante mostra di lavori di immagini in movimento create da new media artists Indigeni provenienti dall’Australia, dal Canada, dagli Stati Uniti e dalla Nuova Zelanda. Con una serie di mostre, film screenings, proiezioni e dibattiti, Stop(the)Gap vuole capire in quale modo gli artisti indigeni usano i media “per sfidare preconcetti globali circa l’espressione contemporanea internazionale Indigena”.

Un’altra attività dell’Adelaide Film Festival é quella di supporto allo sviluppo e produzione di lavori creativi multimediali. Nel 2011 metterà in scena un laboratorio di residenza di 5 giorni, chiamato The Hive (L’Alveare), che raduna esperti di film, teatro, nuovi media e arti visive, allo scopo di determinare l’intersezione tra queste forme e quali nuove “conversazioni” possono sorgere da queste cross-fertilizzazioni. The Hive viene supportato da Wendy Levy, di base a San Francisco, antico sostenitore delle interfacce per i nuovi media e i film, nonché direttore del Creative Programming alla Bay Area Video Coalition (che gestisce un regolare laboratorio per team creativi al fine di realizzare progetti documentari multi-piattaforma).

Questi laboratori di residenza sono stati vitali per lo sviluppo del settore dei nuovi media negli ultimi 10-15 anni e organizzazioni come Banff New Media Institute in Canada, l’Australian Network for Art and Technology in Australia e lo stesso Eyebeam a New York hanno dato un contributo determinante allo sviluppo di una nuova pratica nelle arti mediali. E ora anche il mondo del cinema é sul punto di avere un influsso su come le nuove arti mediali possano svilupparsi nel prossimo decennio. É un’opportunità, non solo per gli esperti, di ripensare il modo di relazionarsi con lo schermo e con il pubblico, ma anche per le istituzioni e le organizzazioni di considerare in modo diverso i concetti di collaborazione e partnership.

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 Uno dei risultati più importanti di questa nuova alleanza tra new media e film non é solo l’esplorazione continua delle nuove tecnologie, ma anche un’indagine su come questo approccio interdisciplinare consenta un’analisi critica circa i rapporti sociali, la società, la politica e la vita contemporanea. I festival di cinema portano nuovo pubblico verso la pratica artistica con i nuovi media e la crescente collaborazione fra i mondi dei new media e del cinema può solo trarre beneficio da un rapporto più ricco con il pubblico disposto a partecipare, indagare ed essere parte di questo dialogo multi-dimensionale.


http://www.sundance.org/festival/film-events/new-frontier/

http://www.adelaidefilmfestival.org/

http://www.bavc.org/

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