Paul Prudence, real-time visual performer, lavora con sistemi procedurali esplorando struttura, potenzialità grafiche e generative dei sistemi audio-visivi. E’ impressionante nel suo lavoro, colto, intelligente, aperto, la capacità di stare in più mondi contemporaneamente, dal live-based media alla grafica d’arte, mantenendo sempre un’attenzione alla forma ed al rigore compositivo non da facile riscontrare all’interno del mare magnum della creatività digitale. E’ una di quelle figure ibride a cavallo tra arte e design che si stanno rivolgendo alla visualizzazione dei dati per interpretare all’incrocio tra arte e di algoritmi il diluvio di informazioni che ci circonda, spesso con risultati inaspettati.

Per fare qualche esempio, il suo Fast Fourier Radial consiste in una visualizzazione spettrografica dei suoni in tre dimensioni (originariamente per Hacktronic, Boston nel 2007), o ancora Rynth [n4] un lavoro di “musica visiva” in cui sono utilizzati suoni che generano trasformazioni, deformazioni e modulazioni di superficie, texture di geometrie primitive e superfici matematiche.

L’universo visivo di Rynth prende spunti dai regni di dispositivi giroscopici e congegni anti-gravità ed utilizza una varietà di tecniche per tradurre morfogeneticamente il suono direttamente nel materiale visivo – a partire da metodi di analisi del suono in tempo reale, dirigendo il mapping del suono tramite OSC e MIDI. Una varietà di suoni trovati e field recordings formano i materiali di base per la sintesi del sound design.

Ci troviamo di fronte ad un artista di grande curiosità ed in continua evoluzione, che dopo essere migrato da Flash al più potente e duttile VVVV, si sta ora concentrando sui sistemi generativi audio-sensibili che evocano spazi organici. Il suo interesse per i sistemi di feedback computazionali e visuali hanno portato a opere come Talysis – forme geometriche che tengono trasformarsi in nuove forme, senza soluzione di continuità. Per una visione completa dei suoi lavori (http://www.flickr.com/photos/transphormetic/sets/) vi consigliamo il suo bellissimo set su Flickr.

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 Paul Prudence non è solo noto per il le sue visualizzazioni e per le immagini in tempo reale, ma anche per il suo ottimo blog: Dataisnature, che si concentra sugli sviluppi attuali dell’arte audiovisiva e generativa, ma anche sulla ricerca scientifica e lavoro di ricostruzione storica, diventando un punto di riferimento online per la scena della visual software art.

Lo studio di questi contenuti e la pratica artistica di Paul sono due facce della stessa medaglia, perché abbiamo di fronte uno di quei rari artisti capaci di sentirsi parte di un continuum storco (come emergerà in maniera netta dalle sue risposte) e di un contesto culturale, di essere in sostanza, consapevolmente parte del proprio tempo.

La doppia figura di artista e saggista pone anche un’altro elemento di interesse: il cogliere, come già notato in altri ambiti artistici (penso alla riflessione di Angelo Trimarco, 2001) che l’opera d’arte contemporanea sia già in realtà critica d’arte, si ponga cioè in rapporto dialettico e referenziale non solo con i suoi spettatori ma col sistema degli oggetti e di artefatti presenti e passati, fungendone di volta in volta da completamento, commento, parodia; tutto questo, se possibile, è ancor più pregnante quando prendiamo in considerazione fasci di dati da visualizzare: infatti isolare i parametri quantitativi di un fenomeno, anche estremamente effimero, e processare questi dandone una risultante estetica che abbia delle caratteristiche patenti, è un operazione che è contemporaneamente di produzione e di commento, di uscita dall’ambito del latente.

Per conoscere meglio il suo universo, facciamo per Digicult un articolato confronto su tecniche, estetiche, derive e procedure del lavoro di uno dei più consapevoli esponenti del panorama della creatività digitale.

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Pasquale Napolitano: Comincerei con una domanda che è d’obbligo rispetto ad un artista che fa il tuo tipo di lavoro: qual’è il tuo approccio ai dati?

Paul Prudence: Nella sua forma grezza, i dati sono un flusso di numeri senza senso. Strategie e tecniche devono essere trovate per trasformare i dati in una visualizzazione significativa o una proposta estetica a seconda del loro utilizzo finale. Spesso la parte più difficile del processo di visualizzazione dei dati è l’approccio concettuale che sta alla base della trasformazione di numeri in oggetti visivi che hanno un certo grado di isomorfismo rispetto alle tipologie di dati originali. Quindi la cosa fondamentale è trovare un modo per generare un pattern leggibile da un insieme apparentemente casuale di numeri.

Gran parte del lavoro che faccio prevede l’analisi di dati in ingresso audio in tempo reale per creare esperienze audiovisive ‘sintetiche’. Dal momento che l’ingresso audio può cambiare notevolmente di volta in volta, per cui devo programmare moduli che siano abbastanza robusti per misurarsi con i diversi tipi di dati audio – e questo può essere una sfida.

Pasquale Napolitano: Passando in rassegna i tuoi lavori, è particolarmente interessante notare il tipo di estetica che riesci a delineare così profondamente, che mi sembra affondare in maniera solida negli universi iconografici della visualizzazione scientifica, astronomica, ed infine architettonica. Come nasce questa scelta?

Paul Prudence: Sono sempre stato attratto con forza dall’arte grafica: modelli naturali, strutture complesse, mappe, diagrammi, grafici ed sistemi visivi esoterici, sin da quando ero molto giovane. Alcuni tipi di forme geometriche sono letteralmente in sintonia con me. Suppongo che potrei essere definito un appassionato di disegno – cosa che si può vedere facilmente attraverso le opere d’arte e le idee che metto sul blog Dataisanture.com. Sono molto interessato alle interrelazioni tra l’output visivo di diversi tipi di procedure di calcolo così come dei processi naturalmente analogici.

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 Pasquale Napolitano: Ho trovato ugualmente interessante la tua capacità di trasportare queste cognizioni estetiche sia negli universi del live-media, sia in quelli istallativi, sia addirittura traslati su media classici come la stampa. Come fai combaciare l’aspetto istallativo e quello performativo? Ti approcci in maniera differente a diverse situazioni comunicative, o c’è una modalità di lavoro simile in tutti i tuoi lavori?

Paul Prudence: Beh ci sono processi che ho sviluppato che vengono applicati in modi diversi a seconda dell’output finale – sia relativamente alle opere più generative che a quelle che necessitano di un’interazione con il pubblico. Ho sviluppato una metodologia in cui uno sketch di un’istallazione potrebbe essere sempre ri-mediato attraverso la creazione di un artefatto grafico – si tratta solo di ridefinire l’assetto tecnico specifico in modo da soddisfare lo scopo finale. Un buon esempio di questo transfert si può trovare nel processo di video feedback all’interno del mio pezzo Talysis II (http://www.paulprudence.com/?p=140), che è stato originariamente concepito come un installazione per uno spettacolo.

In quest’ultima ha sviluppato il sistema di feedback per generare “Autotroph” (http://www.paulprudence.com/?p=138) – una serie di stampe per una mostra a New York.

Pasquale Napolitano: Abbini al tuo lavoro di artista una forte capacità di scrittura ed elaborazione teorica (www.paulprudence.com e dataisnature.com), manifestando la capacità di guardare al tuo lavoro da più punti di vista. Come concili questi due aspetti?

Paul Prudence: La maggior parte degli spettatori del mio lavoro, sono naturalmente connessi con un certo tipo di estetica: le geometrie, simmetrie, e la composizione. Ma insieme al piano estetico c’è sempre un livello concettuale che coloro che sono interessati riescono a leggere. Io uso paulprudence.com come output su cui condividere alcune delle “filosofie” che stanno dietro le opere, così come gli aspetti tecnici. La scrittura di atti di un processo di feedback in se stesso, contribuendo ad affinare le idee, sviluppare nuove idee e creare un contesto critico.

Passo molto tempo facendo ricerca in una vasta gamma di settori, dalla cibernetica, alle scienze della complessità, fino alla geomorfologia e psico-geografia. Queste idee non trovano necessariamente uno sbocco nel mio lavoro, non è necessario attuarle in modo scientifico, a volte solo in qualità di temi generali.

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Pasquale Napolitano: Categoria cruciale all’interno dell’arte generativa è quella della cosiddetta “trans-codifica”, quel processo cioè per il quale da un flusso di dati sia possibile estrapolare un output estetico, in questo procedimento c’è sempre un quoziente di arbitrarietà interpretativa. Come agisci su questa “zona grigia” in cui bisogna dare senso al lavoro delle macchie?

Paul Prudence: Sono assolutamente d’accordo con te che la parte della trasformazione dei dati in arte o in generale nell’ambito della visualizzazione dei dati sia una fase del processo molto importante. Esperimenti di visualizzazione dei dati possono ad esempio fallire perché non c’è nessun collegamento significativo tra i dati e la configurazione finale visiva. Una visualizzazione di dati ha invece esito positivo perché si rivela in essa una relazione nascosta tra i modelli dei dati e la rappresentazione visiva dei dati – ma è solo una delle tante interpretazioni possibili.

Pasquale Napolitano: Sempre relativamente alla domanda precedente, non c’è dubbio che portare un fascio di dati verso un output estetico “classico” come quello cartaceo, come spesso hai fatto – penso lavori come “Artware” – sia un processo di “ri-mediazione”. Come avviene questo passaggio dai bit alla carta?
Più in generale come scegli i dati da modulare?

Paul Prudence: La transizione dai bit alla carta è davvero un processo semplice a causa della attuale disponibilità di stampanti di qualità molto elevata digitale. Il software che uso, VVVV, è estremamente potente e versatile per l’output di una gamma di formati di stampa. Screen based works possono essere emesse a risoluzioni estremamente elevate per creare opere di grandi dimensioni, come quelle che sono state mostrati a Artware in Perù lo scorso anno.

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Pasquale Napolitano:In lavori come Bio Acoutic Phenomena, c’è un gusto per lo spazio inteso come serie di micro-tessiture sovrapposte davvero stupefacente. Questo a mio avviso denota, oltre che una indiscutibile capacità tecnica, anche una solida cultura visuale. Ci sono artisti o designer (anche non necessariamente di arte generativa) a cui ti ispiri nel tuo lavoro? Più in generale, sul lavoro di quali artisti ti sei formato?

Paul Prudence:L’ispirazione viene da molte forme d’arte e discipline diverse, dall’arte cinetica la’ Op-art attraverso l’architettura parametrica. Mi sono divertito e sono stato ispirato dal lavoro di Laszlo Moholy-Nagy – in particolare qualcosa come il suo pezzo Light-Space Modulator. I pionieri originali nel campo dell’arte computazionale sono un riferimento costante – personaggi del calibro di Mark Wilson e Ben Lapolsky. Tornando un po ‘più al lavoro dei primi sperimentatori visuali di musica – gente come Mary Ellen Bute, John Whitney, Oskar Fischinger e Norman Mclaren sono stati di grande ispirazione.

Pasquale Napolitano: Molto spesso lavori in team – hai fatto parte tra l’altro dello Schtum Collective – com’è per te lavorare in team? Questo bisogno di collaborazione nasce soltanto da una necessità tecnica o ha pure un valore in termini di progetto? Infine, tuoi lavori a più mani ti vedono più come un co-autore alla pari o un regista che detta agli altri i tempi ed i modi del lavoro?

Paul Prudence: All’interno dei progetti di collaborazione lavoro sempre su una specifica area – che è completamente sotto il mio controllo. In questo senso, anche se il progetto è co-autoriale ho il diritto di mantenere il dominio sull’aspetto visivo su cui ho lavorato, con la possibilità di sviluppare un collaborazione co-autoriale nell’ambito di un aspetto del progetto completamente sviluppato da me. Nella maggior parte dei progetti del Team di cui ho lavorato ho avuto la possibilità di lavorare senza un figura evidente di controllo, simile a quella del regista.

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Pasquale Napolitano:Classica domandi di chiusura: a cosa stai lavorando in questo momento? In quale direzione stai incanalando il tuo lavoro?

Paul Prudence: Proprio ora sto lavorando su una versione breve di 6 minuti di Bioacoustic Phenomena per una compilation DVD opere audio-visive sperimentali. Il pezzo è stato originariamente creato come un’istallazione/performance insieme al sound-artist Francisco Lopez dal titolo Hydroacustic Phenomena in collaborazione con Ambifonica/Optofonica LAB. Il dvd dovrebbe essere pubblicato entro l’estate. Attualmente sto anche discutendo con un coro sloveno col fine di produrre un live visual di accompagnamento per i loro concerti.

In questi giorni sto facendo anche molto sound design, composizioni per accompagnare le mie opere d’arte visiva. In questo momento mi trovo in India facendo un sacco di registrazioni sul campo, che spesso poi costituiscono la base delle mie composizioni audio.

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