Inizia con questo articolo un excursus sull‘arte digitale in Finlandia, il secondo paese al mondo situato più a Nord, confinante con la Norvegia, con la Svezia e con la Russia, e la cui superficie sta per un quarto della sua estensione al di sopra del Circolo Polare Artico.

Recentemente è la meta preferita di molti artisti e docenti anche italiani per le ideali condizioni di studio, di residenza e di produzione artistica, e in generale la mobilità Erasmus di studenti e docenti di Accademie e Università verso questo Paese Europeo sta aumentando sempre di più negli ultimi anni. La Finlandia è ricercata anche per le molte strutture specializzate in media arts come CARTES -Center of Art and Technology Espoo (che organizza anche un Festival di arte elettronica finlandese, Cartes flux) e in Information Technology come la Tampere University of Technology, l’università finlandese con il più alto numero di exchange students e ricercatori di nazionalità straniera, oltre alla Aalto University, la Kuvataideakatemia, l’Università di Arte e Design di Helsinki e il Jyvaskyla Polytechnic.

Senza con questo dimenticare uno dei festival più interessanti del panorama Europeo performativo, l‘International Theatre Festival Baltic Circle. Chissà se arriveremo mai al modello finlandese di Università pubblica a capitale statale, dove gli studenti non devono pagare le tasse, hanno sussidi e dove si investe riccamente in ricerca….

E’ possibile avere una panoramica della videoarte e della media art che viene realizzata in Finlandia consultando il date base on line ideato dall’associazione no profit AV-arkki nel 1989 per distribuire e dare visibilità ad oltre 170 artisti finlandesi. Si può vedere anche il sito di m-cult, network di associazioni per la valorizzazione della media art finlandese.

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Lo spunto per questi articoli sulla scena digitale finalndese è il convegno a cui ho partecipato come relatrice – The embodiment of authority presso la Sibelius Academy di Helsinki, struttura di alta formazione musicale. Al convegno, che è durato tre giorni, sono stati affrontati gli aspetti multisfaccettati di una nuova creatività musicale anche tecnologica: i temi chiave erano stati anticipati da alcuni emeriti professori legati sia all’etnografia musicale sia alla performance propriamente detta, quali Della Pollock dell’Università del North Carolina, il prof. Nicholas Cook del’Università di Cambridge e Allen Weiss dell’Università di New York.

Il punto di partenza era la cosiddetta “teoria della performance”, un ambito di studi prettamente angloamericano: la performance nell’accezione data dagli studi antropologici, etnografici e sociologici di Victor Turner e Richard Schechner, viene classificata non solo quale genere artistico, ma anche e soprattutto come momento di interazione personale e sociale; questo implica un’analisi della performance intesa come rete di relazioni complesse, socio-culturali e socio-comunicative. I conferenzieri erano cinquantatre, provenienti da tutto il mondo, anche se la maggiore rappresentanza era, oltre che dalla Finlandia, dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra.

I relatori che parlavano degli aspetti intermediali della performance provenivano dal Canada e dagli Stati Uniti. Io e Gaia Varon, musicologa milanese giornalista Rai (realizza le dirette radiofoniche del Teatro alla Scala di Milano) eravamo le uniche italiane. Le conferenze vertevano sugli aspetti epistemologici relativi alla performance, sulle strategie di interazione e sul concetto di “Shifting and shared authority” (ossia, un principio di autorità che nella pratica della creatività performativa diventato sempre più mobile e condiviso), sia presso l’Auditorium dell’Accademia Sibelius che presso altre sale di musica cittadine, nonché sessioni parallele in tre aule diverse che riguardavano focus e analisi di case study; nelle sessioni previste venivano inserite conferenze con dimostrazioni di lavori artistici. In questa sessione era previsto il mio intervento che riguardava un esempio di performance interattiva (Racconti del mandala).

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Nei giorni finlandesi sono andata al Museo d’Arte contemporanea KIASMA, inaugurato nel 1998, un’architettura singolare di cinque piani nel cuore di Helsinki diretto da una donna, Pirkko Siitari; all’interno viene dato ampio spazio di esposizione a giovani artisti finlandesi, e molte sono le sale dedicate ai nuovi linguaggi, videoarte e arte interattiva.

E’ in corso al primo piano la mostra Cream (con opere di Damien Hirst),tra scultura, fotografia digitale, videoarte, e al secondo piano la mostra Common things su arte contemporanea finlandese e svedese. Nel programma della mostra è previsto un fitto calendario di attività e di eventi, workshop con artisti, seminari di estetica, convegni internazionali (a Ottobre ne è cominciato uno su Intersection: intimacy and spectacle), ma anche serate di puro intrattenimento. All’interno del museo c’è una sala teatrale, una mediateca, un ristorante e una caffetteria. E’ anche sede del PixelacheFestival of Electronic Arts & Subcultures.

Nella mostra Common things, di grande valore è la serie fotografica digitale di Jari Silomaki, racconti urbani di alienazione, nonchè le foto pitture di Anna Ekmans ispirate a Caravaggio; poi ancora Hologram Walls di Carl Knif, una videodanza commissionata dal Festival di Helsinki e Tableaux vivants, video performance di Eeva-Mari Haikala. Infine, una videoinstallazione composta da nove brevi video disposti in un unico spazio dall’ironico titolo I love my job di Tellervo Kalleinen e Oliver Kochta-Kalleinen; nove storie vere e paradossali di persone tra la Finlandia e la Svezia che hanno deciso di chiudere in modo definitivo con un lavoro distruttivo che avevano dovuto accettare per ragioni di sopravvivenza.

La narrazione è ricca di humour, anche se dietro si nasconde una dura critica a un sistema lavorativo e sociale che evidentemente ha anche qualche pecca, qualche incrinatura! Il cuoco del prestigioso ristorante 5 stelle, l’attrice del teatro, la badante, l’operaio.

Al Kiasma Theater è stato infine presentato in queste settimane l’ultimo lavoro del gruppo di teatro visuale WHS di Ville Walo e Kalle Hakkarainen, che usa tecnologie con sensori e videoproiezioni.

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Durante il mio soggiorno ho conosciuto una giovane media artist francese che vive e lavora a Helsinki, Marianne Decoster-Taivalkoski ; dopo gli studi in cinema, si è specializzata in Nuovi Media al MA- Medialab dell’Università di Arte e Design di Helsinki dove attualmente insegna Sound and Media. Ha partecipato ad Ars Electronica e Interferenze-Naturalis Electronica edizione 2006. Mi ha mostrato il suo primo lavoro di interactive sound system dal titolo Aquatic (2003).

In questo lavoro sono evidenti i richiami a David Rokeby (di cui Digimag si è occupato recentemente nel saggio critico – http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1884 – scritto da Claudia Maina sul numero 58 dello scorso Ottobre 2010) e alla serie dei suoi Very Nervous System (1983-1995); come è noto, l’opera di Rokeby, una delle più chiarificatrici della relazione tra spettatore e sistema informatico, è costituita da un dispositivo che collega una telecamera che registra i movimenti, un computer, un sintetizzatore e un sound system nel quale lo spettatore è invitato a improvvisare dei movimenti che il sistema trasforma in suoni in un ciclo continuo di stimoli e di risposte.

Anche Aquaticspinge l’utente a giocare con il sistema e a trovare un proprio equilibrio armonico, attraverso il coordinamento dei propri movimenti che generano suoni e musica in tempo reale. I movimenti associati al nuotare e all’immergersi catturati da una webcam nascosta, generano dunque, sonorità marine preregistrate: risacche, sciabordii, gorgoglii. Marianne Decoster ha usato il software VNS di David Rokeby per la cattura del movimento tramite un sensore ottico-video e Max Msp per regolare l’interazione tra i movimenti del corpo ed i suoni associati.

Così Marianne spiega le ragioni del suo lavoro: “Ho cominciato a lavorare sin da subito alla creazione di esperienze multisensoriali in ambienti sonori interattivi. Sono installazioni, spazi vuoti ma sensibili e reattivi al movimento del visitatore. L’ambiente interattivo è progettato in tempo reale dallo stesso visitatore e ogni volta è differente. Io cerco una corrispondenza tra il valore espressivo dei movimenti e la qualità fisica e semantica degli eventi sonori. Il ruolo più importante lo affido all’immaginazione del visitatore, per giocare con sensazioni sinestetiche e immagini sonore, e per costruire un senso di immersione in un ambiente sonoro immaginario”.

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E ancora: “Lavoro con i suoni per usare un’estetica poetica che attinga relazioni dai vari campi di percezione. Il mio scopo è stimolare i visitatori/ascoltatori a produrre immagini mentali. Attraverso questa estetica e attraverso la struttura dell’interazione sono invitati ad adottare un’attitudine ludica e creativa. Mi piace lavorare con un approccio sperimentale, testando cioè direzioni differenti del mio lavoro, facendo evolvere progetti per molti anni. Il feedback che mi arriva dai partecipanti alle installazioni per esempio, e l’osservare il loro comportamento, mi aiuta a fare delle scelte nuove e a prendere delle decisioni circa l’interazione e il modo di progettare la forma interattiva sonora. Sto attualmente esplorando gli aspetti performativi di questa installazione.

Quando ho cominciato a sviluppare il concept di Aquatic l’ho immaginato applicato a un contesto urbano, in un ambiente, cioè, con un movimento di persone di diverse provenienze: ho pensato a un terminal del Porto di Helsinki. I diversi eventi sonori che compongono l’ambiente di Aquatic si riferiscono semanticamente ai movimenti prodotti in diversi contesti acquatici: acque calme, anche che scorrono – il fluttuare delle onde- e infine il mare in tempesta. Tutti questi eventi sonori però non appaiono contemporaneamente. Aquatic è uno spazio vuoto pronto da essere riempito, attraversato o esplorato. Parlando di strutture spaziali di Aquatic preferisco parlare di spazio sensibile, che è l’area coperta dai sensori e spazio avvolgente che è tutta l’area fisica che circonda i partecipanti e che è parte dell’installazione”.

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