1. Introduzione

I sensori biometrici, disponibili a buon mercato grazie alle piattaforme di prototipazione do-it-yourself (DIY) come Arduino, permettono un passaggio dalle interfacce visuali alle interfacce propriocettive, lontano dal tocco di un dito e verso una forma di percezione più interna e incorporata. Un possibile effetto di questo passaggio è l’allontanamento dalla metodologia di controllo-comando, base storica della cibernetica, e l’avvicinamento ad una forma di modulazione e collaborazione affine all’intersoggettività. In questo studio, considereremo scritti recenti sull’interfaccia, attinenti al passaggio dall’esterno all’interno, o dall’aptico all’organico, esamineremo le nostre percezioni creandole e usandole, ed esploreremo alcune delle implicazioni di questo passaggio.

Come esempio illustrativo, esamineremo il nostro lavoro technésexual, una performance in cui eseguiamo atti erotici simultaneamente in uno spazio fisico e virtuale, usando i sensori del battito cardiaco e della temperatura per amplificare e modulare il suono del nostro battito per due pubblici. Questa performance indaga su come le relazioni tra persone, e tra persone e tecnologia, cambiano negli ambienti di Realtà Mixata. Technésexual usa il corpo come uno strumento musicale per produrre il suono con il linguaggio di programmazione Puredata, per collegare lo spazio di performance fisico e l’ambiente virtuale, tridimensionale, e multiutente di Second Life. Inoltre, i suoni dei nostri battiti cardiaci sono inviati a Second Life ed emanati dai nostri avatar i quali eseguono, anch’essi, atti erotici. Questa performance include quella che noi chiamiamo “interfaccia organica”, o un’interfaccia fisica che reagisce agli organi di qualcuno. Il tocco erotico diventa un modo per attivare il corpo e modificare il suo stato interno.

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2. Considerando l’Interfaccialità

La maggior parte degli scritti recenti sull’interfaccia riguardano gli sviluppi nella progettazione di interfacce consentiti dalle nuove tecnologie. Nel libro Materializing New Media, Anna Munster scrive che la focalizzazione sul viso, che rappresenta una razionalità strumentale, ha rinforzato la separazione mente/corpo che attualmente dà forma alla maggior parte dei progetti di interfacce. Afferma che sono necessari artisti new media per espandere la progettazione dell’interfaccia incorporando più parti del corpo umano, così da permettere una maggiore espressività, ma anche un maggiore potenziale per l’esperienza di trasformazione.

La Munster usa esempi come il Very Nervous System di Rokeby, un’interfaccia audio controllata dal movimento, e Omose di Char Davies, un’interfaccia di realtà virtuale controllata dal respiro [Munster 2006]. Evidenzia anche il movimento verso un’interfaccia invisibile, in cui quest’ultima diventa uno spazio indefinito per la percezione. La Munster sostiene che “abbiamo bisogno di una riconsiderazione radicale dell’interfaccia nei modi di realizzare le nostre relazioni con la macchina come punto di contatto di superficie e di scomparsa dello spazio di differenza tra uomini e computer”. [Munster 2006] L’interfaccia organica in technésexual dimostra questa “scomparsa” internalizzando l’interfaccia.

Uno dei nostri scopi principali con technésexual, era di muoversi oltre la focalizzazione sul visivo nelle applicazioni di realtà mixata e aumentata. Il recente saggio di Alexander Galloway, The Unworkable Interface, considera la tendenza verso l’invisibilità delle interfacce. Lo scritto di Galloway ha esaminato il passaggio da una società disciplinare come descritta da Michel Foucault ad una società di controllo come descritta da Gilles Deleuze. Il movimento verso una società di controllo è proprio l’internalizzazione e la rappresentazione del potere. Galloway scrive che “finestre, porte, gate dell’aeroporto, e altre soglie”, esempi di tipi di interfacce, che controllano l’accesso agli spazi, “sono gli strumenti trasparenti che riescono maggiormente in ciò che fanno meno: per ogni momento di immersione virtuosistica e connettività.. la soglia diventa una tacca più invisibile” [Galloway 2009].

Esaminando l’esempio dell’interfaccia complessa di World of Warcraft, egli ritiene che immaginare un’interfaccia come qualcosa di trasparente significa esemplificarla esageratamente e ignorare che esiste un aspetto interno dell’interfaccia in sè, una relazione interna, un’”intrafaccia”. L’analisi di Galloway è importante per il nostro modo di pensare le interfacce organiche, essendo il nostro obiettivo non quello di creare un modo totalmente trasparente di interagire con i mondi virtuali, ma al contrario di aprirsi a nuovi potenziali per la comprensione e la percezione del corpo. Invece di abbandonare la tradizione dell’arte della performance che usa il corpo come mezzo, muovendosi verso corpi virtuali, cerchiamo di allargare questa tradizione trovando ricche interfacce tra corpi fisici e virtuali. La nozione di “intrafaccia” sottolinea la forte relazione implicita nella forma di un’”interfaccia”, sottintendendo la possibilità di immaginare strutture più liberatorie.

La componente visiva delle percezioni virtuali è stata sovrasviluppata a danno di molti altri nostri sensi, sia esterocettivi, interocettivi e propriocettivi. Se consideriamo le varie dimensioni della nostra percezione dello stato interno dei nostri corpi, includendo non solo il bilanciamento e il posizionamento dei muscoli, ma anche i recettori di stiramento, possiamo iniziare aprendo una nuova vasta possibilità per la progettazione di interfacce.

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3. Esperimenti precedenti con interfacce fisiche

Inizialmente, l’idea di utilizzare i monitoraggi della frequenza cardiaca è venuta da una conversazione pubblica tra Stelarc e Cárdenas, in cui Stelarc aveva affermato che “gli avatar non hanno organi”. [Cárdenas 2009] Abbiamo trovato che questa affermazione fosse problematica, poiché implica una netta separazione tra il corpo fisico e il corpo avatar. In un certo senso, la nostra idea iniziale per technésexual era di creare “avatar con organi”.

Il nostro interesse nell’utilizzare l’elettronica DIY è emerso dal nostro precedente lavoro, utilizzando tecnologie diverse per la rilevazione posizionale, tra cui un Nintendo Wii e il motion capture. In sextrument di Mehrmand, una performance live in cui lei si masturbava per un’ora, con un controller del Nintendo Wii, ha esplorato questo concetto di interfaccia incorporata. Il sensore di accelerazione nel Wii-mote misurava la velocità e l’intensità del movimento della sua mano, che inviava messaggi a MaxMSP, alterando il suono della sua voce. Dietro ad una porta, invitava gli spettatori a sbirciare attraverso uno spioncino, evocando ansia e stati di desiderio. Lei ad esempio, ha trovato l’interfaccia Wii-mote problematica poichè era ingombrante.

In Becoming Dragon Cárdenas ha vissuto ininterrottamente per 365 ore in Second Life indossando un display montato sulla testa e indicatori che venivano monitorati da un sistema di motion capture Vicon, mappando i suoi movimenti su di un avatar a forma di drago in Second Life. Il sistema Vicon è stato spesso fonte di frustrazione, in quanto il software era proprietario e inaffidabile. Il motion capture predisponeva gli spettatori ad aspettarsi un rapporto one-to-one tra il suo corpo e il suo avatar, che era però piuttosto limitato. Da queste esperienze, abbiamo deciso di concentrarci sull’uso di componenti elettronici accessibili a basso costo, unendo interessi comuni nella performance, nel corpo e nel desiderio.

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4. La creazione di interfacce organiche: Sperimentazione incorporata e sorpresa

Nella sua prima esibizione analogica, technésexual è stato eseguito presso Hemispheric Institute for Performance and Politics a Bogotà, in Colombia. Persino questa versione low-tech della performance ci ha introdotto a un nuovo livello di intimità l’uno nei confronti degli altri e una nuova conoscenza reciproca dei corpi altrui. Abbiamo attaccato un sensore piezoelettrico, che faceva da microfono a contatto, ad uno stetoscopio. Sperimentando il piezo, abbiamo potuto sentire reciprocamente per la prima volta battiti cardiaci. Ci siamo resi conto che molti potrebbero trascorrere la loro vita senza sentire il suono del loro battito cardiaco, o i battiti dei loro amanti, un tipo di conoscenza questo, detenuto dai medici.

Performance successive sono state eseguite con un monitor della frequenza cardiaca Polar utilizzando un elettrocardiogramma, che funzionava attraverso il contatto umido della pelle vicino al cuore. Il sensore rileva l’impulso elettrico che genera un battito cardiaco e invia questi dati in modalità wireless a un modulo di ricezione polare. Abbiamo saldato un circuito a ponte in modo che questo modulo potesse comunicare con i nostri Freeduino e Arduino utilizzando l’interfaccia I2C. Il codice Arduino, in un linguaggio basato su C, deve avviare la comunicazione e, periodicamente, richiedre un array di dati. Un elemento di questo array è un numero che rappresenta i battiti correnti al minuto. Il successivo componente della nostra interfaccia di monitoraggio del cuore è una connessione USB ai nostri computer.

Il nostro Arduino manda la frequenza cardiaca corrente alla porta seriale USB dei nostri computer, e una patch nel linguaggio di programmazione PureData ascolta la porta seriale. Questa operazione viene eseguita utilizzando l’oggetto comPort in PureData-extended, e inviando la frequenza cardiaca a un loop sampler che effettua una registrazione del battito del nostro cuore alla frequenza corrente. Infine, l’uscita audio dal PureData viene convogliata attraverso una Presonus Firebox nell’ingresso microfono di Second Life utilizzando la chat vocale da ciascuno dei nostri avatar, permettendo all’audio di essere spazialmente localizzato in Second Life come se provenisse dai nostri avatar e provocando la pulsazione dell’indicatore dell’intensità vocale sopra le loro teste con una luce verde.

Una recente performance di technésexual tenutasi al Nevada Museum of Art, includeva un sensore di temperatura touch based. Utilizzando un thermisistor (transistor a calore), siamo in grado di rilevare quando un performer tocca il corpo dell’altro. Questi dati vengono utilizzati per modulare la tonalità della frequenza cardiaca, controllando il suono per mezzo del tocco sensuale. In questo modo i nostri corpi diventano strumenti, paragonabili al modo in cui la cornamusa emette un drone, un suono continuo di aria che passa attraverso le canne, pur avendo un chanter che può controllare il pitch (di solito di due ottave superiori al suono del drone) per eseguire una melodia . [Baines 1979]. In technésexual una persona può sentire ininterrottamente i nostri battiti cardiaci alla frequenza corrente (il drone), oltre a sentire quello stesso sample modulato in una tonalità più elevata usando dei sensori di temperatura (il chanter), creando un nuovo tipo di interfaccia per fare musica. Il suono delle cornamuse si sente fino a quando il musicista gonfia il mantice, allo stesso modo in cui il nostro battito cardiaco viene suonato finché siamo collegati.

Le nostre aspettative iniziali sono state messe alla prova dalla sperimentazione con i dispositivi. Abbiamo notato che le nostre frequenze cardiache durante l’esecuzione erano notevolmente superiori che stando a riposo, e sorprendentemente, quando cominciamo a baciarci, i nostri battiti cardiaci scendono. In un primo momento, abbiamo scritto la patch PureData affinché funzionasse correttamente con la nostra frequenza cardiaca a riposo, come osservato nei nostri studi, 65-70 per Cárdenas e 75-80 per Mehrmand. Eppure, quando ci siamo esibiti con i dispositivi alla mostra annuale GLAMFA, abbiamo notato che le nostre frequenze cardiache di partenza erano tra 105-115 causando evidenti problemi di audio.

Dopo di che abbiamo riscritto la patch per contenere il battito cardiaco più alto scalando la lunghezza della riproduzione affinché si adattasse alla frequenza corrente. Eppure, in quanto la durata del pezzo va dai 15 ai 30 minuti, abbiamo scoperto minimi cambiamenti nelle nostre frequenze cardiache, che salivano o scendevano in momenti particolari, come quando le nostre parti del corpo venivano toccate o quando pezzi particolari di abbigliamento venivano tolti. Finiamo la performance nudi e l’amplificazione degli stati dei nostri organi interni aggiunge più profondità al nostro grado di esposizione, svelando ciò che non può essere visto.

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5. Contatto erotico

Eseguendo technèsexual ci siamo resi conto che le interfacce organiche possono arrichire d’intimità le performance, non soltanto aumentandola ma creando anche molte altre forme di essa. Volevamo continuare le nostre pratiche sull’arte delle performance durature e delle performance relazionali, acquisendo le dinamiche delle nostre relazioni intime. Ispirati dal lavoro di alcuni artisti tra cui Marina Abramovic, Ulay, Shu Lea Cheang e Lygia Clark, abbaimo creato degli strumenti che ci hanno permesso sia di essere simultaneamente in una realtà mista sia di produrre del suono con le azioni reciproche dei nostri corpi. Con il contatto erotico, con il bacio, attiviamo direttamente i nostri organi utilizzando la nostra stessa pelle come un’interfaccia che si basa sul contatto reciproco.

Attraverso questo processo abbiamo raggiunto una conoscenza diversa dei nostri stati d’intimità, quelli di un benessere e di una distensione più profonda, che vanno ben oltre in nostro modo originario di intendere l’eccitazione. Il pubblico è anche invitato a una forma d’intimità ancora più profonda, con nuovi strati di connessione che si crea tra l’osservatore e il performer, poiché la parte interna del corpo dell’artista si inserisce nell’esperienza multi sensoriale del pubblico.

Alcune persone del pubblico ci hanno descritto la performance come molto intensa, dal momento sono stati guidati in uno stato ipnotico e hanno anche sudato. Possiamo anche considerare questa attività di creazione di interfacce erotiche, poichè il loro uso richiede una conoscenza intima del corpo di qualcuno, un’attenzione intima per la condizione del corpo e una maggiore intimità tra gli artisti, la tecnologia e il pubblico.

Attraverso le interfacce organiche apriamo lo spazio liminale della performance, facendo sì che i corpi degli spettatori e degli artisti siano permeabili e mescolati tra loro, stimolando così una possibile fuga dai classici rapporti tra soggetto-oggetto, artista-pubblico o controllore-controllato.

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6. Architettura somatica intersoggettiva

Un altro esempio di interfacce interiorizzate è stato proposto da Ricardo Dominguez, il quale ha scritto che il capitalismo si sta spostando da un capitalismo multinazionale verso un “capitalismo particellare o guidato da nano-tecnologie.” [Dominguez 2010]. Egli suggerisce che questo spostamento sia accompagnato da un movimento che va dall’interfaccia verso l’introiezione, la cosiddetta introiezione dell’interfaccia. In questo nuovo scenario, l’architettura somatica diventa parte del sistema di produzione.

Dominguez è parte di un progetto collaborativo chiamato Particle Group che svolge delle ricerche su questo spostamento; sul sito del Particle Group, Dominguez scrive “il suo seno sinistro stava ora svendendo quasi tutte le 10 particelle di paclitaxel, nel momento in cui il ciclo materiale del mercato aveva registrato un alto valore di scambio. Quanto piccolo può essere il tutto?…Il suo seno sinistro stava appassendo dopo ogni transizione delle sue trans_patent – il cancro era stato metastatico fino a quel momento.” [Dominguez 2006]

Queste fantasie implicano un futuro possibile per le interfacce organiche, in cui gli organi delle persone sono il sito di produzione e le nano-industrie all’interno dei nostri corpi innescano un volere diverso dal nostro, turbando le nozioni sull’autonomia corporea. Forse le interfacce organiche create dagli artisti possono incoraggiare il pensiero critico riguardo le loro implicazioni e permettere che il loro avvenire si sviluppi diversamente.

Un’altra possibilità per le interfacce, fuori da un controllo incoraggiante, è data dalle interfacce intersoggettive discusse da alcune teoriche tra cui Sherry Turkle [Harrell 2009].

Una delle nostre principali ispiratrici per quanto riguarda la riflessione sul valore delle interfacce intersoggettive è Donna Haraway, la quale scrive “i partner non hanno la priorità sui loro reciproci compagni: è tutto qui, è la naturale conseguenza dello stare bene insieme.” [Haraway 2008] Il concetto di “stare bene insieme” fa risuonare il nostro interesse nell’esplorare l’esperienza intersoggettiva del nostro rapporto intimo usando tecnologie di realtà mista.

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Mentre riflettiamo sul futuro delle interfacce e dei nanorobot che vengono innestati e diventano un tutt’uno con i nostri corpi, possiamo imparare molto da quei valori femministi che adopera Donna Haraway: la cooperazione, la responsabilità verso qualcuno e le attenzioni da rivolgere. La Haraway sostiene che “il toccare ramifica e dà forma alla responsabilità verso qualcuno…il contatto, la cura, l’attenzione, il pensare qualcuno e lo stare bene insieme, tutto ciò ci rende responsabili dei modi imprevedibili per i quali i mondi prendono forma.” [Haraway 2008]

Tuttavia, questa tipo di contatto deve essere considerato in tutta la sua complessità, rielaborando i precedenti concetti di “scoparsa della diversità” di Munster e “esterno dentro l’interno” di Galloway, secondo un mescolarsi intersoggettivo senza distinzioni o identità nette.

Haraday conferma tutto ciò quando prende in considerazione l’interfaccia: “Le tecnologie sono organi, partner, in quello che Merleau-Ponty ha definito “l’avvolgersi della carne.” Mi piace il termine avvolgere più di interfaccia, per suggerire la danza di incontri che creano il mondo…L’avvolgersi della carne è una rappresentazione materiale. Il termine mi fa vedere le superfici di cellule estremamente ingrandite da un microscopio elettronico a scansione. In queste immagini conosciamo con un contatto ottico/aptico le alte montagne e le valli, gli organuli intrecciati e visitiamo batteri e interdigitazioni multiformi di superfici che noi non immagineremmo mai come interfacce levigate”.

Con technésexual, abbiamo cercato di scoprire una linea di continuità tra i nostri momenti più intimi e le parti più interne dei nostri corpi, fuori verso al pubblico e dentro la realtà diffusa in rete dell’ambiente multi-utente di Second Life, rendendo il tutto indistino e amalgamato. Quest’ interfaccia, o avvolgimento, ha inizio con il contatto erotico della nostra pelle e viaggia attraverso un intreccio di organi, biologici e tecnologici, per produrre suoni in molteplici realtà. Ciò che viene richiesto per poterla usare è avere il senso del corpo di qualcuno, un’abilità nell’ascoltare le sensazioni propriocettive e una propensione a impegnarsi nell’intimità. La nostra speranza è quella di incoraggiare lo sviluppo di interfacce future che si lascino dietro l’aspettativa del controllo e che si spostino verso una simbiosi intersoggettiva e adatta ai due partner.

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7. Riferimenti

Baines A. 1979. Bagpipes. Oxford.

Cárdenas M. 2009. Becoming Dragon, 3 Minute Documentation. Accessed on January 2, 2010. http://vimeo.com/3874238

Dominguez R. 2006. Trans_patent: 5, 439,686. Particles of Interest, Tales of the Matter Market. Accessed on January 2, 2010. http://bang.calit2.net/pitmm/?p=33

Dominguez R. 2010. VR Timeline. Accessed on January 2, 2010. http://www.thing.net/~rdom/VRtime.html

Galloway A. “The Unworkable Interface.” New Literary History 39.4 (2009): 931-955. Project MUSE. 18 Nov. 2009 http://muse.jhu.edu/.

Haraway DJ. 2008. When species meet. Minneapolis: University of Minnesota Press.

Harrell D. 2009. Toward a Theory of Phantasmal Media: An Imaginative Cognition- and Computation-Based Approach to Digital Media. Ctheory.net. Acecssed on January 2, 2010. http://www.ctheory.net/articles.aspx?id=610#_ednref32

Munster A. 2006. Materializing new media : Embodiment in information aesthetics. 1st ed. Dartmouth, N.H.: Dartmouth College Press : Published by University Press of New England.

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