C’era una volta una pratica artistica periferica e poco considerata: la videoarte. Così potrebbe cominciare, probabilmente, qualsiasi discorso sulle pratiche artistiche legate allo sviluppo delle tecnologie. Come sappiamo, il mondo dell’arte condivide da sempre una lunga frontiera con il mondo dell’innovazione, ma oramai la pratica del videoarte – pur mantendendo caratteristiche innovative – si è allontanata da questa frontiera e si è posizionata tra le discipline artistiche attualmente più richieste, valorizzate e praticate.

Sarebbe interessante, in questo senso, visualizzare in un grafico l’ascesa della pratica della videoarte negli ultimi quarant’anni (1970/2010) in comparazione con altre discipline tradizionali come la pittura e la scultura. Immagino che un’informazione di questo tipo rileverebbe un evidente e crescente interesse nei confronti della videocamera ai danni del pennello.

Uno degli eventi più interessanti per analizzare l’auge della videoarte è senza alcun dubbio il Festival/Fiera LOOP di Barcellona. Arrivato ormai alla sua ottava edizione, svoltasi lo scorso maggio 2010, il LOOP spicca a livello internazionale non solo per la sua chiara e diretta scelta di puntare fortemente sul mondo della videoarte, ma soprattutto per le sue atipiche caratteristiche che lo hanno fatto diventare un appuntamento attraente per persone con necessità diverse e alla ricerca di proposte differenti.

L’internazionalità del Festival/Fiera LOOP si combina con l’intimità e la gestione accogliente a cui provvede l’organizzazione: le stanze dell’hotel “Catalonia Ramblas” – luogo in cui si svolge la Fiera – sono trasformate in spazi espositivi e ci allontanano dall’atmosfera di freddezza che spesso contraddistingue ed accompagna la compravendita d’opere d’arte.

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Per quanto riguarda il Festival invece, il coinvolgimento di negozi, biblioteche, istituzioni culturali, gallerie, università, scuole d’arte, librerie, ristoranti e bar della città di Barcellona che accolgono opere e spettatori in maniera spontanea e aperta – senza dover rivoluzionare le proprie attività quotidiane – apre le porte della videoarte alla cittadinanza e favorisce la sua diffusione ad un pubblico vario.

Tutto ciò contribuisce a trasformare il LOOP in una rete, locale e globale, di molteplici collaborazioni a favore della divulgazione della videoarte. I suoi tre direttori, Carlos Durán, Emilio Álvarez y Llucià Homs, sono riusciti a creare un evento realmente trasversale che senza troppe difficoltà, attraverso le numerose attività realizzate in moltissimi spazi, riesce ad interessare e a richiamare a sé tutte quelle personalità così distinte tra loro che girano intorno al mondo dell’arte contemporanea.
Grazie alla loro disponibilità – e alla gentile collaborazione del team LOOP – siamo riusciti a porgli alcune domande.

Herman Bashiron Mendolicchio: La celebrazione dell’ottava edizione di LOOP è una dimostrazione della sua continuità, una prova del suo solido background e del suo successo internazionale. Un evento che oramai primeggia nel panorama globale della video arte. Come siete arrivati fin qui?

Carlos Durán / Emilio Álvarez / Llucià Homs: Per noi è una gran soddisfazione vedere come LOOP si è consolidato in questi otto anni come un punto d’incontro internazionale per i professionisti e per tutti coloro che sono interessati alla videoarte. Tutti i nostri progressi si sono potuti realizzare grazie all’impegno e al coinvolgimento di numerosi partner e partecipanti. La principale risorsa di LOOP è il suo lavoro in rete, che consente la collaborazione tra il personale, le piattaforme e le istituzioni presenti qui in Spagna e in tutto il mondo.

LOOP mira a creare e rafforzare i legami tra i diversi agenti implicati, generando complicità. In questo modo LOOP diventa una piattaforma di piattaforme che richiama contemporaneamente artisti, curatori, collezionisti, gallerie, università, centri d’arte, teatri e un grande numero di persone e istituzioni diverse.
Un altro fattore da notare è il crescente interesse per la videoarte come espressione artistica, sia da parte del circuito museale e curatoriale, sia da parte del pubblico in generale, e LOOP è cresciuta di pari passo con questa tendenza. Ha creato il proprio pubblico e i cittadini sono sempre più coinvolti.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Le numerose opere di videoarte presentate durante il LOOP escono dai circuiti espositivi più classici e si diffondono nei luoghi più insoliti e disparati della città di Barcellona. Qual è il rapporto di LOOP con la città di Barcellona?

Carlos Durán / Emilio Álvarez / Llucià Homs: Oltre ad essere un evento che riunisce un festival e una fiera, il progetto LOOP è anche un progetto di città, in cui si connettono le reti locali alle reti internazionali. LOOP conta con il coinvolgimento dei principali musei, centri d’arte e gallerie della città, ma anche con la collaborazione di molti spazi “non artistici” come bar, ristoranti e altre strutture che avvicinano l’arte contemporanea a tutti gli spettatori. In concreto il programma “Off LOOP”, che viene presentato parallelamente al programma generale del Festival, diffonde la videoarte attraverso numerosi luoghi della città. Un progetto che offre ai cittadini la possibilità di godere del festival mentre si passeggia per le strade della città o navigando attraverso le proposte virtuali caricate su Internet.

Herman Bashiron Mendolicchio: Il doppio binario tra la Fiera, da un lato, e il Festival, dall’altro, indica la necessità e il desiderio di dare voce e visibilità a sensibilità diverse. Come combinate questi due aspetti di LOOP?

Carlos Durán / Emilio Álvarez / Llucià Homs: Fin dall’inizio, l’intenzione era quella di fare di LOOP una piattaforma che funzionasse come punto d’incontro dei principali protagonisti della videoarte: artisti o produttori, curatori, critici, collezionisti, gallerie e musei o centri d’arte. Il calendario e il programma della Fiera e del Festival si differenziano per il formato proprio di ognuno, ma si aiutano e lavorano reciprocamente, cercando sempre di creare nuovi spazi di visibilità e la possibilità di presentare nuove opere di video, sia di artisti consacrati che di artisti emergenti, sia nel contesto della fiera commerciale (con la finalità di attivare il mercato dell’arte) o nel contesto di un museo o spazio d’arte attraverso una mostra, una proiezione, una conferenza o un incontro.

Entrambi gli eventi sono interconnessi e si completano perfettamente, e la somma dei due riesce a dare un quadro ampio di tutto il mondo della videoarte in un periodo di tempo limitato (10 giorni di festival e tre giorni di fiera). Così, il curatore o il collezionista che visita la fiera, non solo viene per conoscere le ultime proposte in video delle gallerie o per informarsi sulle novità del mercato dell’arte, ma anche per godersi una mostra di taglio storico o più attuale, qualunque sia lo spazio espositivo, e creare nuovi contatti e collaborazioni con i colleghi.

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Herman Bashiron Mendolicchio:Una parte del Festival è dedicata ai programmi universitari internazionali. È molto interessante l’idea di avvicinare i giovani videoartisti ad eventi di carattere internazionale e promuovere la loro formazione e produzione. Come agisce il LOOP in questi casi e in questi settori di formazione?

Carlos Durán / Emilio Álvarez / Llucià Homs: Il settore universitario è un protagonista chiave nel circuito della creazione e della promozione della videoarte e, già da alcuni anni, il nostro Programma Internazionale delle Università è una scommessa forte all’interno della programmazione del Festival LOOP. Lo scopo di questo programma è quello di stabilire contatti con le università e i centri di formazione specialistica nel settore audiovisivo, sia nazionali che internazionali. Ad esempio, nell’edizione di quest’anno, hanno partecipato 36 centri di formazione (tra cui università, facoltà, scuole). LOOP stabilisce uno specifico tipo di collaborazione, secondo le esigenze e gli interessi di ciascuno, che è suddiviso nei seguenti livelli o aree:

1. Produzione e promozione: consiste in screenings o presentazioni di programmi video (selezionati dai professori) nel Media Lounge, all’interno dell’hotel della fiera LOOP, o presso i centri stessi.

2. Formazione: consiste nell’accogliere studenti, attraverso accordi di stage, per collaborare alla preparazione del festival.

3. Ricerca: attraverso incontri, giornate di studio e conferenze che si svolgono in diversi centri educativi di Barcellona. L’intenzione è di diversificare le forme di collaborazione al fine di soddisfare le esigenze di ogni scuola, che può, per esempio, privilegiare un seminario di vari giorni, una proiezione in albergo o un incontro specifico con un curatore o un artista. Cerchiamo di andare oltre l’ambito dell’hotel della fiera, e di promuovere relazioni reciproche: che l’Università possa mostrare i suoi video nel contesto del LOOP e, allo stesso tempo, che LOOP possa avvicinarsi agli spazi di formazione propri dell’Università. Ciò che cerchiamo è la partecipazione e il coinvolgimento di insegnanti e studenti.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Il compito di curare mostre, festival, fiere, eventi di videoarte è senza dubbio complesso perché richiede molto tempo per visionare le opere. Nel caso di LOOP, considerando le sue numerose proiezioni, come si procede alla selezione dei video? Quanti curatori sono coinvolti nella selezione e quali criteri si seguono?

Carlos Durán / Emilio Álvarez / Llucià Homs: LOOP è principalmente una piattaforma di piattaforme e non una squadra di curatori. Ci identifichiamo di più con la figura del gestore culturale che mette in relazione diversi agenti e collettivi, invitando a partecipare distinti centri o piattaforme rinomate che sviluppano e presentano le proprie proposte. LOOP collabora con specialisti riconosciuti nel campo della videoarte. Nel 2010, ad esempio, hanno collaborato un totale di quasi 100 curatori. Inoltre, nel caso del programma OFF LOOP, cerchiamo e rafforziamo la partecipazione di coloro che presentano progetti innovativi, giovani, differenti… Nel caso concreto della fiera, le gallerie partecipanti sono selezionate da un comitato internazionale, che attualmente è composto da due collezionisti (originari di Parigi e Boston, rispettivamente) e due galleristi (da Stati Uniti e Germania).

Herman Bashiron Mendolicchio: A livello commerciale: Qual è la situazione del collezionismo di videoarte?

Carlos Durán / Emilio Álvarez / Llucià Homs: Il collezionismo di videoarte nel settore privato è ancora scarso se confrontato con le arti più tradizionali, ma sta crescendo significativamente. La cosa importante è che i collezionisti “di sempre” hanno perso il timore di acquistare i video e si sono resi conto che è il futuro. E questo non ha nulla a che vedere con l’età del collezionista, ma con il suo spirito. Un’opera di videoarte ringiovanisce una grande collezione di pittura.

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Herman Bashiron Mendolicchio: Un’ultima domanda: Quali sono i confini della videoarte?

Carlos Durán / Emilio Álvarez / Llucià Homs: La videoarte è diventata uno dei mezzi di espressione contemporanei più versatili e dinamici del panorama culturale, grazie alla libertà e all’immediatezza creativa senza precedenti che offre agli artisti. Si tratta di una forma d’arte versatile, aperta, ibrida, che si consolida nell’incontro tra discipline (arti visive, cinema sperimentale, documentario, animazione, performance, videodanza, etc), e che nell’era delle nuove tecnologie visive si rinnova e si trasforma continuamente. È un mezzo che sta sempre forzando e mettendo in discussione i propri limiti. Nell’era della digitalizzazione e di Internet (Youtube, etc), la divulgazione e la circolazione delle opere di video è incontenibile; non si circoscrive più alla sola presentazione nel contesto del museo, ma supera tutti i limiti spaziali.


http://www.loop-barcelona.com/

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