Il tema dell’acqua in campo multimediale, elettronico e digitale è vastissimo, fin dai primordi dell’arte elettronica, dalle opere di autori noti come Bill Viola e Fabrizio Plessi, per citarne due soltanto, l’acqua è stata paragonata al flusso degli elettroni ed il video, per la sua natura liquida e mobile, è per antonomasia il mezzo più connesso e paragonato all’essenza di questo elemento.

Non è mio interesse aggiungere ad un elenco, fin troppo nutrito, l’ennesima analisi sulle metafore tra acqua e flusso visivo nella video arte. Penso sia più interessante individuare possibili esempi di come gli strumenti e le pratiche dell’arte stiano rielaborando un’urgenza, quella della privatizzazione delle risorse idriche: l’arte multimediale sta assorbendo, interpretando, denunciando a suo modo questo problema.

Acqua, quindi, non non come elemento consonante ed evocativo dell’opera, ma come tema dominante del lavoro artistico, come problematica e contenuto che vuole e deve innescare una riflessione sulla realtà e sulle politiche che mercanteggiano con i beni primari, con i poteri che intendono venderci ciò che è già nostro.

Un articolo che non ha certamente la pretesa di essere esaustivo, ma vuole anzi avviare una riflessione sull’argomento, incoraggiare nuove ricerche in campo digitale. Sono partita da Milano, dagli ambienti studenteschi e giovanili, per andare a vedere in che modo le opere degli artisti emergenti parlano di questi temi.

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Durante l’evento Posti di Vista – Green Block, che si è svolto alla Fabbrica del Vapore di Milano, dal 15 al 19 aprile 2010, la mostra di installazioni multimediali [in_equilibrio] organizzata da Aiace/Invideo in collaborazione con IED Arti Visive, ha ospitato tre installazioni legate al tema della sostenibilità ambientale, proposte da giovani autori, due delle quali avevano al centro il tema dell’acqua.

Wateryduo, ideata dagli studenti Francesco Bocchini. Alessandra Garavaldi, Francesco La Noce, Yuri Lucini, Matteo Simonetta, Simona Torretta e Luca Orrù, è un’installazione sonora interattiva, composta da una wateryharp (arpa acquatica) doppia, costituita da due colonne di sette fili d’acqua, di cui ogni filo costituisce una corda. Suonato dalle mani del visitatore, lo strumento produce note in pentatonica di Solb (Solb – Lab – Sib – Reb – Mib, ossia i tasti neri del pianoforte). “Sonorità che hanno caratteristiche di apertura, molto acquose e liquide, in modo da creare melodie piacevoli e celestiali anche per chi non sa nulla di musica”.

L’acqua si fonde in altre gocce e suoni brevi che confluiscono in un contenitore posto alla base dello strumento, luogo in cui l’acqua viene raccolta e riciclata tramite una pompa che la riporta verso l’alto a creare nuove corde d’acqua sonore.

Wateryduo, pensata per essere suonata in due, ci parla attraverso il suono del ciclo continuo dell’acqua, di come essa giunga a noi dall’atmosfera e di come possa essere utilizzata, raccolta, protetta e distribuita nei modi più svariati.

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“Non esiste risorsa per l’uomo più preziosa dell’acqua. Non c’è però risorsa che più dell’acqua sia usata in modo erroneo, maltrattata e peggio distribuita” raccontano gli autori nel concept dell’opera “Di certo avere a disposizione acqua da bere, conservare l’ecosistema sano e incontaminato e poter disporre di stabili rifornimenti di cibo sono alcune delle cose messe seriamente in pericolo ai giorni nostri, proprio come lo sono le nostre riserve di acqua, sottoposte ad uno stress sempre maggiore.

Il quadro potrebbe apparire desolante ma le opportunità per migliorarlo non sono poche. Molti hanno già ottenuto riconoscimenti per l’impegno messo nel risparmio dell’acqua; anche noi possiamo fare tanto per conservare questa risorsa importantissima, servendoci di alcuni approcci altamente tecnologici ma anche agendo in modo semplice e pratico, con strategie quotidiane volte alla salvaguardia di questo bene”.

Sink Pink, l’altra installazione presente ad [in_equilibrio] sullo stesso tema, è molto più esplicita nella denuncia del consumo incontrollato di questa risorsa. Ideata dagli studenti Daniele Becce, Francesco Di Biaso, Marco Monti, Oliviero Piccoli, Martin Rinaldi e Stefano Zanichelli, Sink Pink è un rubinetto “a specchio”: ogni volta che viene virtualmente utilizzato, rimanda la nostra immagine sempre più disidratata. La pelle del nostro viso, ripreso da una telecamera, appare percorsa da crepe come la terra arida del deserto, finché non chiudiamo il rubinetto e risparmiamo l’acqua, interrompendo quello scroscio che troppo spesso lasciamo scorrere inutilmente.

Da Milano a Roma, ho scoperto che, attraverso la piattaforma culturale EcoArt Project, gli organizzatori Fortunato Productions e Associazione Culturale Art For Promotion, in collaborazione con il main sponsor (proprio in questi giorni è nel mirino della privatizzazione) Gruppo Acea, il principale operatore nazionale nel settore idrico, stanno promuovendo il Concorso Pure Water Vision – Acea EcoArt Contest 2010. Gli artisti sono chiamati ad esprimersi sul tema del rapporto tra acqua, uomo e ambiente, e delle sue connessioni con lo sviluppo sostenibile del pianeta.

Focus del concorso è anche evidenziare aspetti poco noti del ciclo dell’acqua, innescare “una riflessione su cosa c’è dietro l’apparente semplicità dell’elemento acqua, su cosa accade prima e dopo la distribuzione della preziosa risorsa che scorre dai rubinetti delle nostre case, attraverso un viaggio tra sorgenti, acquedotti, rete fognaria e impianti di depurazione”.

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Infine, non poteva mancare uno sguardo oltre oceano, a New York, dove un progetto artistico e ambientale come Amphibious Architecture, la dice lunga sulle modalità di coinvolgimento di artisti e pubblico in una piattaforma installativa multimediale interattiva davvero interessante.

Amphibious Architecture – progettata dalla Environmental Health Clinic della New York University e dal Living Architecture Lab della Columbia Graduate School of Architecture, Planning and Preservation, commissionata nel 2009 per l’esposizione Toward the Sentient City dalla Architectural League di New York – è un’installazione galleggiante nelle acque di New York, un’interfaccia tra la vita sotto e sopra l’acqua.

Tubi galleggianti interattivi, installati nell’East River e Nel Bronx River, ospitano una serie di sensori sott’acqua e una fila di segnali luminosi sopra il livello dell’acqua. I sensori tengono monitorate la qualità dell’acqua, la presenza dei pesci e segnalano l’interesse degli uomini nei confronti dell’ecosistema del fiume. Le luci rispondono ai sensori e creano un segnale di risposta tra uomini, pesci ed il loro ambiente condiviso.

Grazie agli SMS i cittadini possono inviare messaggi di testo ai pesi, ricevere informazioni in tempo reale sullo stato del fiume e contribuire così a creare un interesse collettivo per l’ambiente. L’approccio di Amphibious Architecture è opposto al “do not disturb”, nel senso che questo progetto incoraggia la curiosità e il coinvolgimento delle persone.

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Gli ideatori sottolineano con queste parole la valenza interattiva e comunicativa dell’installazione: “Invece di trattare l’acqua come una superficie riflettente, che rispecchia noi stessi e la nostra architettura, il progetto stabilisce una doppia interfaccia tra i paesaggi della terra e dell’acqua. Nei due differenti quartieri di New York in cui è presente, l’installazione crea uno strato di luce dinamico e affascinante sulla superficie dei fiumi. Essa rende visibile l’invisibile, mappando una nuova ecologia di persone, vita marina, edifici e spazio pubblico, e diffondendo l’interesse pubblico e la discussione”.


http://www.simtheo.info

http://www.ecoartproject.org/acea/purewater.html

http://www.amphibiousarchitecture.net

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