Ad un passo dalla controriforma della “legge bavaglio”, agitati dai timori dei nostri governanti che gridano al pericolo di un flusso di informazioni fuori controllo, di una sovraesposizione eccessiva di intimità e dettagli, non potevano perdere occasione di ritornare sulla questione dell’Open Data. Ma cosa c’entra l’Open Data con il “problema” delle intercettazioni, delle “cimici”, del pubblico e del privato?

La definizione di Open Data, come la filosofia e quel preciso modus operandi nato intorno a questo termine, è abbastanza recente e le questioni che si tira dietro sono piuttosto controverse. Ma potremmo essere tutti d’accordo su un punto. E cioè che Open Data significa una sola cosa: democrazia.

Nato internamente al dibattito trasversale sulla battaglia per il libero accesso alle informazioni e alla condivisione di alcune risorse, l’Open Data può essere assimilato ad altri movimenti come l’Open Source, l’Open Access e l’Open Governement ed è chiaro che si tratta di un fenomeno legato allo sviluppo della cultura e la filosofia di Internet.

Secondo il pensiero e l’etica propria che caratterizza e ha fondato il mondo cibernautico, il problema, in certi ambiti, è l’anacronismo della persistenza di modelli basati sul concetto di proprietà relativamente all’informazione.

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In particolare, il movimento Open Data chiede il libero accesso alle informazioni relative alla gestione della “cosa pubblica”, denunciando un atteggiamento dello Stato eccessivamente arroccato su posizioni di controllo che ci segnalano come esso si comporti da proprietario piuttosto che da semplice gestore dei dati pubblici.

Secondo i teorici e gli esponenti più autorevoli di questo movimento, i dati da rendere accessibili e di pubblico domino dovrebbero riguardare tutto ciò che può garantire la trasparenza rispetto alle scelte e in merito alle politiche dei nostri governanti: dati economici, relativi alla giustizia, all’educazione, al clima e all’ambiente, alla salute, ai trasporti, i dati geografici etc.

La parola d’ordine insomma è trasparenza, e aggiungiamo noi, tutto ciò che può portarci a valutare la serietà di chi ci amministra. Il confine tra pubblico e privato certo è da ben definire, ma la deontologia della politica deve essere chiara. E in merito a questo non aggiungeremo altro.

Il biennio 2009/ 2010 è stato un anno importare relativamente alla questione Open Data. Ad aprire la strada a provvedimenti sostanziali in questa direzione, sono stati gli Stati Uniti con il data.gov di Barack Obama, sito web creato con l’obiettivo principale di raccogliere in un unico portale tutte le informazioni rese disponili dagli enti statunitensi in formato aperto.

Ha seguito questo virtuoso esempio la Gran Bretagna, con l’istituzione del progetto Data.gov.uk, per la cui realizzazione un contributo fondamentale è stato fornito da Tim Berners Lee.

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Uno dei padri fondatore del World Wide Web, Tim Berners Lee sarà una figura chiave per la corretta applicazione di questo progetto in merito alla ricerca delle soluzioni tecnologiche più idonee alla libera circolazione e l’utilizzo dei dati. Lo studioso, a proposito di ciò, ha coniato il termine Linked Data, definendo con questo la necessità dell’interoperabilità delle informazioni disponibili.

Ancora una volta le indicazioni di percorso più essenziali sono arrivate da un esponente della cultura digitale. Berners Lee oltre ad aver lavorato sugli aspetti tecnici della questione, ha sottolineato l’urgenza di istituire un’etica, una educazione, e una cultura della condivisione. Questione questa dibattutissima nel mondo della digitalcult, fin dai suoi esordi.

E’ sufficiente in questo sens ricordare la battaglia portata avanti da Roger Malina per la diffusione dei suoi Open Observatories (Osservatori Aperti), in particolare in ambito scientifico, di cui abbiamo parlato nel Digimag 53 dell’Aprile scorso (http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1749)

Da anni sono molti gli artisti, che avendo compreso le potenzialità delle tecnologie digitali si battono per la causa dell’informazione libera e l’accessibilità dei dati e delle risorse, mostrando delle tecnologie il lato buono e tutti i possibili utilizzi all’insegna di un’etica e una corretta deontologia.

Interessante a questo proposito è il contributo dei Climate artists che lavorano proprio al reperimento, e l’esposizione in chiave creativa, dei dati relativi all’ambiente. Anche nell’ambito della Net Art molti sono gli artisti sensibili a questi temi, da Antoni Muntadas fino ai 01001011101010.org solo per citarne un paio, per non parlare dell’Hacker art che ha la libera circolazione dell’informazione e dei saperi come una delle voci fondamentali all’interno del suo statuto.

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Tornando ai climate artist, è importante segnalare, a titolo di esempio, l’opera di Andrea Polli che lavora sull’ambiente urbano per rendere visibili i microclimi locali. Nel suo lavoro intitolato Heat and Heartbeat of the City (central park climate change in sound), l’artista traduce in suoni i dati di aumento della temperatura ambientale monitorati al Central Park di New York per sottolineare, attraverso anche una serie di interviste, i possibili esiti drammatici che questo aumento della temperatura potrà avere nel corso degli anni a venire. E ancora, l’artista argentino Andrea Juan, rileva il livello del metano nell’Oceano Antartico, mettendolo in relazione con lo scioglimento dei ghiacciai, attraverso una serie di performance ed un’esposizione creativa dei dati registrati.

La logica che lega queste esperienze considera le nuove tecnologie, la loro accessibilità, la facilità del loro utilizzo una grande risorsa per agevolare la libera circolazione dell’informazione e la sua inter-operabilità, ovvero il suo riutilizzo da parte di chi ne accede.

Apertura e condivisione è l’anima dell’Open Data, ma ancora lunga è la strada da percorrere perché questa particolare “sensibilità” sia da tutti coltivata e compresa.


http://www.data.gov/

http://data.gov.uk/

http://www.youtube.com/watch?v=ga1aSJXCFe0

http://www.leoalmanac.org/index.php/lea/entry/an_open_observatory_manifesto/

http://www.andreapolli.com/

http://www.andreajuan.net/

A close step far from the counter-reformation of the “gag law”, stirred by the fear of our politicians who are frightened of losing control on the information flow or of a excessive overexposure of privacy and details, we caught the opportunity to go back on the matter of Open Data. But what has Open data got to do with the “problem” of interceptions and “bugs” of public and private world?

The definition of Open Data, as well as the philosophy and the precise modus operandi born around this term, is quite recent and the topics linked to it are quite controversial. However we could all agree on one point: Open Data has only a meaning. It means democracy.

It was created within the transversal debate on the fight for free access to information and the sharing of some resources. Therefore Open Data can be assimilated to other movements such as Open Source, Open Access and Open Government, and it is clear that it represents a phenomenon linked to the development of the Internet culture and philosophy.

According to the thought and the own ethics characterizing and founding the cybernautic world, the problem in some fields is the anachronism of the persistence of models based on the property concept as regards information.

Particularly, the Open Data movement asks a free access to information regarding the managing of the “res publica” (public thing), denouncing a behavior by the State excessively secured on control positions. They show us how the Government behaves more like an owner than a simple manager of public data.

According to theorists and the more authoritative representatives of this movement, the data to be made accessible and of public domain should include all such information that can assure transparency as regards choices and policies of our governors: economical data, information about justice, education, climate and environment, health, means of transport, geography etc.

The key password is therefore “transparency” and – we would like to add – all such words that can lead us to evaluate the seriousness of those who govern us. The border between public and private must be clearly defined, but the politics deontology must be clear as well. And as regards this topic we won’t add anything more.

The biennium 2009/ 2010 has really been an important with regard to the topic Open Data. What opened the door to substantial measures in this direction were the USA with Barack Obama’s data.gov a website aiming above all at collecting in a single portal all information freely available from USA institutions.

Great Britain followed this virtuous example by launching the project Data.gov.uk, which was created thanks to Tim Berners Lee’s essential contribution.

As one of the founding fathers of World Wide Web, Tim Berners Lee will play a key role for the correct application of this project as regards the research of more suitable technological solutions for free access and use of data. Tim Berners Lee invented for the occasion the word “Linked Data” in order to define the need of inter-operability of available information.

Once more, the most important indications of the path came from a representative of digital culture. Berners Lee has not only worked on the technical aspects of the matter, but has also underlined the urgency of creating an ethics, an education and a culture of sharing. This is a very debated topic in the world of digitalcult, since its beginning.

It is enough in this sense remembering the battle fought by Roger Malina for the distribution of his Open Observatories, above all in the scientific sector, which we talked about in Digimag 53 of last April(http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1764)

For years, many artists who understood the potential of digital technologies fight for the cause of free information and access to data and resources, by showing the good side of technologies and all their possible uses within a framework of ethics and correct deontology.

From this point of view Climate Artists’ contribution was very precious. They work exactly at the finding and creative displacing of environmental data. Also within the framework of Net Art, many sensitive artists – from Antoni Muntadas to the 01001011101010.org to mention only some of them – as well as the Hacker, which has a free circulation of information and knowhow like one of the essential voices within its statute.

Going back to climate artist, it is worth to mention – as an example – the Andrea Polli’s work of art. He works on the urban environment with the aim of showing the local microclimates. In his work titled “Heat and Heartbeat of the City (central park climate change in sound)”, the artist translates into sounds the data regarding the increase of environmental temperature in the Central Park of New York, in order to underline, also through a series of interviews, the possible dramatic results that this increase of temperature could have in the future. Another example is the Argentine artist Andrea Juan who records the methane level in the Atlantic Ocean, by putting it in relation to the glacier melting, through a series of performances and a creative exhibition of recorded data.

The logic linking these experiences consider new technologies, their accessibility, the easiness of their use as a great resource to help a free circulation of information and its inter-operability, i.e. its use by all people who access to it.

Opening and sharing: this is Open Data’s soul. However the way to travel is still long so that everybody can cultivate and understand this particular “sensitivity”.

http://www.data.gov/

http://data.gov.uk/

http://www.youtube.com/watch?v=ga1aSJXCFe0

http://www.leoalmanac.org/index.php/lea/entry/an_open_observatory_manifesto/

http://www.andreapolli.com/

http://www.andreajuan.net/

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