Shantell Martin è un’ illustratrice e una Vj inglese che ha fuso tecnologia di ultima generazione e media tradizionali in un nuovo stile unico attraverso cui crea performance coinvolgenti basate sull’uso dei suoi disegni. Ha iniziato il suo percorso per illustratrice tradizionale, finoa a quando non ha scoperto che poteva disegnare con la sua tavoletta grafica e proiettare ciò che faceva durante concerti, happening e performance.

Si è presto affermata a livello mondiale per le sue performance video, in cui disegna dal vivo sulle persone usando proiezioni e pennaralli, Shantell sfrutta il pubblico come fonte d’ispirazione creando visual ogni volta inediti. Con un metodo semplicissimo è riuscita a portare I suoi visuale ovunque, sfondando I pregiudizi contro questa forma di performance.

Da qualche anno trasferitasi dal Giappone a New York, si è recentemente esibita al Moma, alla Music Hall di Williamsburg e al’Hidden Ora di Tokio, ed è stata invitata come nuovo talento alla conferenza annuale del PSFK, compagnia newyorkese che si occupa di new business.

Attraverso il suo tratto inconondibile Shantell crea mondo delicati in continua trasformazione, popolati da creature semi-umane ed animali. Dopo aver scalato le vette del vjing mondiale, decima per la nota rivista “Dj Mag”, Shantell ha espanso la concezione del disegno tradizionale unendo luce, improvvisazione e interazione del pubblico. Siete pronti per conoscerla?

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Silvia Bianchi: La tua carriera è iniziata come illustratrice, quando e come hai iniziato a lavorare proiettando I tuoi disegni?

Shantell: Il proiettore è solo uno strumento per far diventare più importante ciò che altrimenti nella realtà sarebbe piccolo e dettagliato. Ho iniziato ad usare questa tecnica in Giappone nel 2006, come modo per trasportare I miei disegni negli spazi fisici e renderne il pubblico partecipe, mostrandogli come l’illustrazione si evolve.

Silvia Bianchi: Hai trasformato l’uso della tavoletta grafica in un modo semplice per entrare in contatto con la gente, in un’epoca in cui tutto è molto post-prodotto. Pensi che l’esito del tuo lavoro derivi da una tendenza a riscoprire l’analogico? 

Shantell:Qualsiasi grande cambiamento compromette un ritorno istintivo verso il passato, non importa che riguardi la coscienza, la cultura o la tecnologia. Si faccio uso di tecnologia digitale, è una semplice penna quella che uso in modo non analogico. Ciò che faccio mi torna indietro come disegno fisico, e c’è qualcosa di primitivo che le persone riconoscono e che permette alla gente di raggiungere il messaggio ed entrarvi in contatto .

Silvia Bianchi: Qual’è il tuo background? Quali sono le tue origini e le principali influenze?

Shantell: Sono cresciuta nel sud di Londra, vivendo e giocando nelle strade. Non ho mai disegnato molto. Non ho preso il disegno sul serio fino all’età di 19 anni, quando ho inziato a studiare graphic design alla Saint Martins e mi sono specializzata in illustrazione. Le mie influenze sono immediate e spontanee: cosa succede nella mia vita, cosa si muove intorno a me, davanti a me. È difficile per me uscire e andare in cerca di influenze, tutto quello che mi succede è ciò che influenza il mio lavoro in questo momento. Un modo di renderle più rigogliose è viaggiare, esplorare, conoscere persone e osservare la natura.

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Silvia Bianchi: Ti sei spostata da Londra a New York passando per Tokio. Cosa hai imparato da questi posti riguardo alla cultura visiva nonchè dalle persone con cui hai lavorato?

Shantell:Ho vissuto in Giappone quasi cinque anni e vivere in un paese e in una cultura completamente diversa dalla mia mi ha dato la possibilità di scoprire chi sono e cosa volevo fare. Non dovevo fare niente di prestabilito, non c’erano stereotipi pronti per me. In Giappone, un posto con tanta tecnologia e strumentazione, trovai il modo di sperimentare e capire cosa volevo fare veramente. Oggi a New York, quel processo iniziato a Tokio, mi ha permesso di portare a termine quello su cui mi ero perfezionata. Questa città è una piattaforma che ti spinge a fare quello che vuoi fare o, al contrario, a scapparne.

Silvia Bianchi: Come è considerato il vjing in Giappone e come a New York?

Shantell: In Giappone è un fenomeno enorme. I vj sono sui flyer di tutti i club e sui programmi, i locali e le venues sono super attrezzate con tutto quello di cui hanno bisogno: grandi schermi, mixer, buoni proiettori. A New York è il contrario. I club o gli spazi normali non incoraggiano i visual. Il Giappone ha una cultura davvero visiva, quindi questo è prevedibile. Qui a New York invece, devi sempre chiamare per sapere anche solo se hanno un proiettore.

In Giappone anche nel posto più piccolo in assoluto hanno uno schermo e un proiettore. Non è che qui non ci sia interesse, ma devi essere preparato a portarti tutto. Questa è stata un’ esperienza davvero formativa per me e alla fine sono riuscita a fare visual in un sacco di posti in cui non mi sarebbe mai venuto in mente di poterlo fare.

Silvia Bianchi:Recentemente ti sei esibita al Moma, al Gershwin Hotel, al Collette Blanchard e hai tenuto una conferenza al PSFK. Come si comportano le istituzioni culturali e le gallerie nei confronti di un tipo di performance come la tua?

Shantell: Qui a New York devi essere pronta a cercare situazioni e scovare occasioni, a farti spazio insomma. Ma diciamo che in generale la cosa è bivalente, c’è interesse da tutte e due le parti.

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Silvia Bianchi: Hai trovato difficoltà nel mondo dell’arte contemporanea proponendoti con un mezzo piuttosto visionario come la sketch projection?

Shantell:L’unica difficoltà è stata che la gente vuole metterti in un contenitore. Quando la gente vede qualcosa di nuovo tende a ignorarla o a non incoraggiarla, poichè non possono catalogarla. Quello che faccio io è un ibrido: è una live performance che usa tecnologia ma anche disegno e in un contesto artistico tradizionale la gente a volte non sa proprio come reagire.

Silvia Bianchi: Lavori con moltissime tecniche differenti: tape art, illustrazione, pittura… Come prepari le performance e costruisci la relazione con le persone?

Shantell: Il bello di come lavoro è che è al cento per cento improvvisato. Io cerco gli strumenti che voglio usare, per esempio un parco, dello scotch e degli amici e vediamo che cosa succede! È una grande cosa. Se dai queste cose ai bambini li vedrai divertirsi, quindi perchè non fare lo stesso con gli adulti? Funziona, è la stessa cosa! Ed è esattamente lo stesso disegnando sulle persone. Lo spazo mi metterà al servizio di quello che abbiamo a disposizione. Ci si aspetta che gli adulti siano più rigidi e che debbano lavorare con le linee guida dei grandi, ma in realtà siamo contenti di divertirci spontaneamente come i bambini se ce ne viene data l’opportunità.


http://www.shantellmartin.com/

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