In principio era la bomboletta, la bomboletta era il writing. Ma poi venne la luce. Niente di più facile che creare un gioco di parole quando i soggetti dell’operazione ludico-linguistica sono: il writing (alla lettera: scrittura) e un writer di nome Verbo (aka Mitja Bombardieri).

Nei primi anni di attività ogni writer si sottopone ad un lungo tirocinio che, necessariamente in strada, passa attraverso l’assimilazione di principi basilari come velocità, precisione e stile. Generare uno stile personale è la conditio sine qua non, non solo per esigenze di riconoscibilità, quanto per la possibilità di esprimere un proprio immaginario, spesso frutto di un’amalgama eterogenea (mass media, comics, tradizione, etc.)

Verbo, superato il training iniziale, conduce una ricerca pittorica orientata all’interrogazione del writing, delle sue caratteristiche basilari e degli elementi d’innovazione stilistica sviluppati nel tempo. Il suo alfabeto è influenzato dai riflessi metallici dei robot che popolano l’universo manga e anime, le sue lettere sono protette da un’armatura cromatico-chiaroscurale inviolabile.

Il contagio con la cultura videografica e digitale è prima di tutto esperienziale, biografico, si potrebbe azzardare. Anche se l’ambiente del vjing, del live media entra presto a far parte del curriculum di Verbo. Forse è anche per questo che il pensiero di coniugare le conoscenze tecnico-pratiche maturatenella post-produzione video con i graffiti, prende forma.

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Il suo progetto Plotterflux, si può definire come una realizzazione concreta della deriva mediale del writing. Nata dalla contaminazione con gli “altri” linguaggi del visivo – fotografico,cinematografico, audiovisivo in genere – la performance consente alla crew dei Bergamasterz (Verbo, Font, Hemo, Loathin e Alfa) di esibirsi in un live media che fonde su di un’unica superficie la materialità del colore con l’immaterialità della proiezione. Per quanto rigurada i contenuti la parola d’ordine è free style: libere associazioni di idee, indiscriminate sovrapposizioni di concetti, improvvise accelerazioni linguistiche e brusche frenate sintattiche.

Le Video Incursioni, che portano il progetto Plotterflux a esprime liberamente ler proprie tag luminose in spazi pubblici, rappresentano quindi la summa di un percorso che è iniziato in strada e non può far altro che ritornare in strada. L’utilizzo della luce in luogo del colore (proiettori al posto delle bombolette), consente di apparire e scomparire ancora più velocemente senza lasciare traccia, almeno sui muri.

La pre-produzione (elaborazione digitale, Software engineering) si sposa alla la post-produzione (live mix video), ingaggiando una guerriglia di simboli, icone e segni che alberga temporaneamente in disparati contesti urbani.
La parola d’ordine è free style: libere associazioni di idee, indiscriminate sovrapposizioni di concetti, improvvise accelerazioni linguistiche e brusche frenate sintattiche

In tutto ciò, valorizzando l’utilizzo di una tecnologia ibrida come il mapping, ideale per facciate architettoniche e presenze scultoree, che a partire dalla scansione degli elementi fisici compone delle narrazioni dinamiche capaci di attivare le superfici toccate dalle proiezioni.

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Claudio Musso: Il writing ha portato una “ventata di freschezza” nel panorama artistico in cui è nato e si è sviluppato. Esperienze di connubio tra tecnologia e manualità, come Plotterflux, su quali traiettorie spingono?

Verbo: Plotterflux è una performance sperimentale sinestetica figlia di anni di esperienze tecniche in campi espressivi come i liveset audio/video e il writing puro. La percorrenza della luce narra, e l’ombra del writer segna e sottolinea la risulatante pittorica. Questa performance è possibile solo grazie alla rapidità del gesto tecnico del writer da un lato, dall’altro il FLxER, software per live video che sviluppo da anni con Gianluca Del Gobbo e il FLxER team, che permette di poter impaginare gli elementi video con estrema facilità.

Quindi Plotterflux punta ad esaltare l’abilità pittorica, il segno del writing, applicato a uno spazio temporale limitato, come avviene spesso quando il writer agisce in situazioni illegali, andando ad esaltare l’abilità performativa del writer stesso che per sua natura è ‘costretto’ all’action painting. D’altro canto è stato un buon metodo per poter esprimere altre idee fuori dal campo stretto del writing, soprattutto grazie al mutevole e ‘gassoso’ elemento video.

Claudio Musso: Nel tuo percorso pittorico, l’evoluzione stilistica ti ha portato da incamerare immaginari come quelli degli anime a decostruire in modo esplosivo l’elemento grafico di una singola lettera. In tutti e due i casi, è indiscutibile l’influenza della cultura cinematografica e la ricerca di un dinamismo cinematico.

Verbo: Oltre a ritenere fondamentale il cibo visivo con cui ognuno di noi è cresciuto, per cui è sostanziale la sua influenza nella mia risposta pittorica, le ricerche segniche delle mie lettere fanno anche parte di uno schema evolutivo tipico del writing, legato al “dinamismo delle lettere”, ai “Loop” e alle “armature”. Giocando proprio con questi tre modi di fare writing, ho deciso di trasformare definitivamente le forme in vere e proprie armature biomeccaniche che proteggono l’anima della lettera all’interno, celebrando la fiction della “battaglia delle lettere” nel mito dell’impresa del writer… in modo simile a quella di un eroe di un qualsiasi manga…

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 Claudio Musso: Un discorso a parte, poi, meritano le Videoincursioni. In questo caso, fatti salvi alcuni elementi cari all’arte di strada, la luce (del proiettore) sostituisce il colore (della bomboletta), ma non è tutto…

Verbo: Le Videoincursioni rappresentano innanzitutto la necessità di tornare alla strada dopo un mio lungo periodo chiuso nei luoghi dell’elettronica e dei visuals. Tornare ad avere le soddisfazioni invasive del writer, usando però le potenzialità di un fascio di luce video nella città. Apparire e scomparire, e quindi sedurre: arrivare a produrre concetti dedicati al contesto in luoghi difficilmente raggiungiblili con la pittura ad esempio, come quando ho proiettato sul grattacielo Pirelli e sul Castello Sforzesco a Milano o sul Colosseo a Roma…

Claudio Musso:Il mapping video, che si applichi all’architettura, alla installazione o agli oggetti, ha la capacità di animare superfici fisse, immobili, fornendole di una mutevolezza cromatica e dinamica. Cosa accade in questo tipo di operazioni?

Verbo: Il mapping è una tecnica video adatta alle architetture e ne stiamo facendo largo uso per diversi lavori anche commerciali con il gruppo di Project-On.it. Io ultimamente la sto sperimentando sulle mie istallazioni, sui miei pezzi per giocare un pò con luci, ombre e colori in maniera dinamica e interattiva, sempre nell’ottica “scenografica” all’interno di questo film sul writing che sto “girando”.

Claudio Musso: Un’ultima curiosità: so che hai lavorato ad un progetto di “corporate graffiti”, utilizzando assiomi imprescindibili della disciplina (scelta di un nome, studio di una tag, sviluppo di uno stile personale, etc.) all’interno di una banca. Come è andata? E cosa hai ricavato da questa esperienza?

Verbo: Ultimamente sto lavorando su segno e contrasto oltre che sul medium, e questo lavoro è quindi stato ottimo. La banca voleva un opera di street art e per realizzarla ho avuto tra le mani direttamente 60 dirigenti che si sono prestati come medium, eseguendo una mia idea performativa inserita nei loro programmi di incentivi. L’ho sottotitolato “corporate graffiti” perchè ho lavorato inanzitutto sull’identità, mascherandoli tutti e omologandoli, così che anonimi sono stati liberi di esprimersi rispetto alle loro convenzioni sociali, tanto che in pochissimo tempo e armati di marker, rulli e pennelli hanno letteralmente devastato 7 piani di scale all’interno della banca.

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Il caos che si è creato è stato poi il supporto perfetto che serviva per contrastare il mio segno pittorico e il lettering che vi ho dipinto (tutto il mio afabeto). Quest’esperienza è stata utile, per chiunque vi ha preso parte, per capire il valore dell’identità e la forza che nasce dal contrasto, dal confronto e quindi dal dialogo, proprio all’interno di una struttura che, per sua natura, tende a omologare gli individui. Tutta l’opera è quindi in totale contrasto con gli interni della banca, uffici e ambienti austeri, dove ho voluto riprodurre la vitalità tipica della strada, dove mille segni ne narrano il vissuto, dove ogni giorno l’ordine danza col disordine in quanto elementi imprescindibili.


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