IMAL é un’associazione creata nel 1999. Dal 2007 l’IMAL (Interactive Media Art Laboratory) ha inaugurato il suo nuovo Centro per le culture e le tecnologie digitali; uno spazio di 600 mq situato in un ex-capannone industriale nel pieno centro di Bruxelles, ora luogo d’incontro tra sperimentazioni artistiche, scientifiche e industriali. Uno spazio insomma, dedicato alla ricerca e alle pratiche culturali digitali e dei nuovi media.

IMAL è fondamentalmente un laboratorio di ricerca, sperimentazione e produzione per artisti; un centro di formazione che tiene workshop e stages; uno spazio per mostre, concerti, performance e conferenze sotto il denominatore comune dell’interdisciplinarietà e dell’interazione tra pubblico, artisti e ricercatori.

Proprio in questo periodo, dal 4 Giugno al 20 Agosto 2010, è in corso PLAYLIST: playing games, music, art una mostra sulla reinvenzione degli oggetti e dei media digitali obsoleti. L’evento presenta opere di artisti della scena “chiptune” e di quella delle arti digitali, che si sono riappropriati di vecchi PC e consoles per estrarne un nuovo contenuto visivo e sonoro (http://www.imal.org/playlist).

Ho incontrato personalmente il direttore dell’IMAL, Yves Bernard e la sua collaboratrice Marie-Laure Delaby per una piacevole chiacchierata sulla storia e le attività centro da loro guidato, nonché sul panorama delle arti digitali oggi e sulla loro produzione e diffusione a Bruxelles e in Europa.

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Silvia Bertolotti: Com’è nata l’idea di un centro dedicato alle arti digitali come l’IMAL e qual’è stata la sua storia?

 Yves Bernard: L’associazione è nata 10 anni fa. Provenendo dal campo della ricerca, l’idea era di creare una sorta di laboratorio per artisti che lavorassero sulle nuove tecnologie e sui nuovi media. Negli anni ’90 venne dunque creato un media lab per artisti nazionali e internazionali, ma solo nel 2000 si è svolto il primo importante progetto che coinvolgeva Finlandia, Francia e Belgio in occasione dell’Expo di Bruxelles. Dal 2007 abbiamo poi avuto questa sede stabile, uno spazio di 600 mq che ci ha aiutato a consolidare l’identità dell’IMAL e a costruire un rapporto più stabile con il pubblico. L’idea è comunque la stessa, ossia quella di rappresentare un centro che sia laboratorio e luogo di produzione, che inoltre ospiti ateliers, workshop ed eventi per il pubblico.

Silvia Bertolotti: Qual è la vostra visione, come ossevatorio privilegiato, della situazione attuale delle arti digitali in Belgio e in Europa in generale?

In Europa si trovano sempre e solo o laboratori o centri espositivi. E’ difficile e raro trovare i due aspetti insieme. Al contrario, questa sarebbe la combinazione vincente, ed è ciò che ci proponiamo di fare all’IMAL. A livello Europeo, ci sono istituzioni e centri artistici in Spagna (Laboral, Hangar), Francia (GMEA, Cie Incidents Mémorables, Art Sensitif), Finlandia (m-cult), Olanda (V2, Mediamatic) e Germania con cui anche collaboriamo.In Belgio per lo più abbiamo dei laboratori. Bisogna altresì considerare che Bruxelles in questo senso ha una posizione strategica all’interno dell’Europa, e’ una sorta di luogo privilegiato che permette l’incontro e di conseguenza il dialogo fra artisti, creativi e pubblico. E questo è sicuramente un vantaggio di cui il nostro centro tiene conto e che cerca di sviluppare.

Silvia Bertolotti: Chi sono i partners più aperti all’emergere delle arti digitali: istituzioni, imprese o centri di ricerca? Con chi collaborate principalmente?

Yves Bernard: Attualmente stringiamo collaborazioni con i soggetti più diversi: dai centri artistici Europei, ai centri di ricerca universitari (in particolare Francesi e Belgi), alle piccole imprese operanti nel settore tecnologico, che peraltro sono fortemente stimolate dal dialogo con artisti e creativi.

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Silvia Bertolotti: Che posto date alla ricerca e alla scienza/tecnologia? In generale qual’è il ruolo della ricerca nel settore delle arti digitali in questo momento? Ho visto che nella vostra programmazione trovano, infatti, anche spazio incontri tematici sul rapporto Arte e Scienza.

Yves Bernard: La tecnologia è sicuramente parte del nostro tempo e della nostra quotidianità. Bisogna però che essa scopra e incontri il bisogno della sperimentazione socio-culturale. Per questo è necessario un dialogo e uno scambio con il mondo artistico e le pratiche creative. Ed è proprio in questo senso che cerchiamo di agire come centro: permettendo alle due sfere di incontrarsi, dialogare e arricchirsi reciprocamente. Riteniamo di assoluta importanza il dare all’innovazione tecnologica e alla ricerca una dimensione sociale e culturale. In questo senso l’IMAL cerca di rappresentare un punto di contatto tra arte e scienza.

Silvia Bertolotti: Quel’e’attualmente, se esiste, la formula vincente per i centri d’arte digitale: laboratori, festival o performances? In quale direzione lavorate?

Yves Bernard: Non penso ci sia una formula vincente, ma sicuramente esiste una combinazione di successo, come la storia e il presente dell’IMAL dimostra: ossia l’unione dell’aspetto espositivo con quello di laboratorio. Sostanzialmente l’attività di promozione e diffusione insieme a quella di sperimentazione e produzione. Ma soprattutto ritengo che fondamentale sia lavorare sempre a tutti i livelli, a 360 gradi. Sperimentare, produrre ed educare sono direzioni che si devono intersecare in ogni momento. E’ l’incontro, infatti, che permette la scoperta e questo sempre su piani diversi: vale sia per i differenti linguaggi artistici che per gli artisti stessi, come pure per le possibilità creative che si vengono a generare in tale luogo di “emergenze”.

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Silvia Bertolotti: Qual’è il ruolo dell’iterazione-partecipazione con il pubblico? Quali sono in questo senso i progetti in programmazione?

Yves Bernard: Gli ateliers permettono il coinvolgimento del pubblico. Abbiamo infatti sempre avuto un enorme successo durante i workshops organizzati. Ad essi partecipano non solo artisti, ma “gente creativa” in senso ampio. Ognuno però ha la possibilità di performare live e incontrarsi di persona, fisicamente e face to face. Quest’ultima è una dimensione spesso lamentata dai creativi stessi, che purtroppo si viene a perdere al giorno d’oggi e che va di pari passo con lo sviluppo delle tecnologie. Ma noi poniamo ancora l’accento sull’importanza dello scambio diretto e dell’incontro fra persone, non solo a livello sociale ma anche artistico: spesso accade, infatti, che in questo modo si verifichi anche la scoperta di nuove ‘vocazioni’ da parte di persone che si confrontano con linguaggi e artisti diversi.

Silvia Bertolotti: Qual’è il target e la tipologia di artisti con cui lavorate?

 Yves Bernard: Come centro d’arte che privilegia la diffusione, abbiamo presentato artisti di fama internazionale come Jodi, Maurice Chevalier oppure collettive come “HOLY FIRE” che vedeva la presenza di nomi internazionali. Più che mostre su singoli autori, preferiamo comunque organizzare collettive, come per esempio quella attuale:

“PLAYLIST”. In qualità invece di laboratorio ci concentriamo soprattutto sulla scoperta di artisti sconosciuti che hanno la possibilità di produrre le loro opere attraverso di noi.

Silvia Bertolotti: E’ più difficile, per un centro come il vostro, l’attività di “produzione” o quella di “diffusione” artistica?

Yves Bernard: Entrambe sono due parole chiave, in generale, ma soprattutto per l’IMAL. Noi ci concentriamo su ognuna di esse. La produzione, nel momento in cui diamo la possibilità agli artisti di lavorare alle loro opere, è senza dubbio è la parte di più diretta e facile. La diffusione invece, essendo un’attività più diluita nel tempo e quindi più lunga e impegnativa, rimane sicuramente la parte più faticosa.

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Silvia Bertolotti:Quali sono i progetti futuri dell’IMAL e quali le novità in questo senso?

Yves Bernard: I progetti principali e di più ampio respiro su cui ci stiamo concentrando sono principalmente:

- la costruzione di una Mediateca, che nasce dall’intento di conservare e preservare le opere d’arte digitali. In questo senso abbiamo già fatto un primo passo creando un nostro archivio su youtube (http://www.youtube.com/user/imagicy). Ma l’idea sarebbe di costituire poi una vera e propria mediateca in senso fisico e virtuale, che risponda al timore di una disintegrazione e sparizione dell’opera digitale, per assicurarne al contrario la perennità.

- la creazione di un Media Lab, che sia una sorta di residenza artistica per artisti nazionali e internazionali. Questo anche perché Bruxelles sta diventando sempre più il luogo in cui artisti europei e non, hanno deciso di stabilirsi. Quindi vorremmo intervenire nella costituzione di un punto d’incontro e dialogo, fra le arti e i loro autori.


http://www.imal.org

http://www.youtube.com/user/imagicy

http://www.imal.org/playlist

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