Che la cultura e l’arte contemporanea siano ormai in grado di comunicare a un pubblico che eccede la nicchia di addetti ai lavori è sempre più evidente. Che in questo i nuovi media rappresentino un grande facilitatore è difficile da ignorare. Infine, che i vernissage di mostre, eventi, festival tematici siano sempre più frequentati è un dato di fatto. Ma quando questo accade nei piccoli centri, spesso accusati di non essere in grado di assorbire proposte e pratiche dell’arte elettronica e digitale, significa che la ”coda lunga” ha ormai generato un effetto benefico impossibile da ignorare.

Alla sua quarta edizione, LookAt Festival, manifestazione dedicata alla video arte e alla musica elettronica, era ospitata quest’anno nei suggestivi spazi della Fondazione Ragghianti di Lucca. Curata da Elena Marcheschi e sotto la direzione artistica di Fabio Bertini, l’edizione appena conclusa, dal titolo ImmaginAzioni, esplorava, con un allestimento aperto alla scelta del fruitore, la doppia anima dei nuovi media, quella contemplativa e quella interattiva, ospitando le visioni e le sperimentazioni di artisti noti e meno noti, la cui poetica scivola tra media differenti nella costruzione di potenti e coinvolgenti immaginari.

Ponendole su un piano condiviso e aperto al dialogo, le due dimensioni, quella del gesto e quella dello sguardo, si offrivano allo spettatore/attore in un’ottica “ecologica”, nel tentativo in particolare di recuperare il valore contemporaneo dell’atto contemplativo, a volte a rischio estinzione di fronte all’appeal che l’immersione simulata e partecipativa delle tecnologie digitali è in grado di offrire.

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Con nove videoinstallazioni dislocate nelle due aree – Immagina / Azioni – gli spazi della fondazione Ragghianti sono stati invasi, nella giornata inaugurale dello scorso 15 maggio, da un pubblico eterogeneo di giovani e meno giovani, specialisti e semplici curiosi.

E se assistere alla performance del noto video artista Giacomo Verde sembrava un privilegio per soli puntualissimi (la sottoscritta, in ritardo di appena 3 minuti, ha conquistato la sua postazione sgomitando elegantemente in mezzo a una folla inaspettata), le code per partecipare alle installazioni interattive hanno costretto l’organizzazione a rimandare di un’ora la chiusura della mostra. Possiamo ancora dire che la cultura contemporanea sia un gioco autoreferenziale senza pubblico? Possiamo ancora giustificare che venga spesso ignorata o relegata nelle pagine finali dell’agenda pubblica?

Di questo e della linea curatoriale del festival abbiamo parlato con la curatrice Elena Marcheschi.

Giulia Simi: LookAt Festival è giunto ormai alla sua quarta edizione, per la prima volta ospitato nei prestigiosi spazi della Fondazione Ragghianti di Lucca e per il secondo anno curato da te. Ti va di raccontarci la nascita e lo sviluppo di questo progetto, soprattutto in relazione al territorio che lo ospita?

Elena Marcheschi: LookAt Festival è nato nel 2007 da un’idea di Fabio Bertini il quale, dopo aver lavorato all’allestimento della mostra Arte del Video. Viaggio dell’uomo immobile, presentata nel 2004 alla Fondazione Ragghianti e curata da Vittorio Fagone, ha pensato di dare vita al progetto di un festival annuale dedicato esclusivamente alla presentazione di videoinstallazioni.

Dopo aver visto le opere di artisti quali Bill Viola, Studio Azzurro, Fabrizio Plessi e molti altri e rilevando la difficoltà per l’arte contemporanea di emergere nella città di Lucca, da sempre più indirizzata alla promozione di altre forme di arte, l’idea iniziale era stata appunto quella di dare uno spazio di visibilità alle videoinstallazioni realizzate da artisti del territorio, collocandole nella ex Manifattura Tabacchi, un “contenitore” da anni abbandonato, ma nel quale ancora risuonano le energie e il dinamismo del passato.

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Se dunque la nascita di LookAt Festival è fortemente radicata al territorio lucchese, negli anni i suoi orizzonti si sono ampliati.

Nel 2008, la seconda edizione ha visto la partecipazione di una selezione di giovani artisti locali affiancata da una “delegazione” di artisti spagnoli, per un totale di tredici videoinstallazioni. È a partire da questa edizione che il festival ha acquisito la forma “videoart and music” e, oltre alla mostra di videoinstallazioni, l’organizzazione ha iniziato a proporre eventi legati alle forme più avanzate di musica elettronica, riuscendo a convogliare diversi tipi di pubblico nello spazio della Manifattura.

Nel 2009 Fabio Bertini mi ha contattata per affidarmi la cura della mostra. È nata così Luci(di) corpi dove abbiamo presentato otto videoinstallazioni realizzate da otto artisti italiani, non più scelti dal contesto lucchese, ma attivi a livello italiano e internazionale. L’esposizione, avente per tema la questione del corpo e realizzata ancora alla ex Manifattura Tabacchi, sebbene in un’area diversa rispetto alle precedenti edizioni, ha avuto un notevole riscontro di pubblico e un ottimo feedback da parte degli addetti ai lavori.

ImmaginAzioni, la mostra da me curata quest’anno, entra con LookAt Festival per la prima volta negli spazi espositivi della Fondazione Ragghianti. Questa occasione è stata per noi un piacere e al contempo un onore che abbiamo vissuto come segno di riconoscimento al nostro lavoro da parte di una istituzione che negli anni precedenti aveva sostenuto l’iniziativa. E, in fondo, ci sembra anche che questo passo rappresenti una sorta di “chiusura del cerchio”, considerando che è proprio da questo luogo che è partita l’idea ispiratrice del festival

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Giulia Simi: Il titolo di questa edizione è ImmaginAzioni, ovvero come le videoinstallazioni siano in grado di costruire immaginari contemplativi e/o interattivi. Nella mostra gli spazi espositivi restituiscono questa alternativa dando la possibilità allo spettatore di scegliere quale dei due percorsi, Immagina / Azioni, compiere per primo. Perché questa scelta? Pensi che ci sia in qualche modo l’esigenza, e forse l’urgenza, di recuperare e ricodificare la dimensione contemplativa legata all’arte elettronica e digitale, ormai sempre più identificata con l’interattività?

Elena Marcheschi: La scelta del titolo e, di conseguenza, del doppio percorso Immagina / Azioni è nata dall’esigenza di proporre una vetrina che riesca a comprendere la complessità del panorama attuale della ricerca artistica audiovisiva elettronica, rispecchiando da un lato la tendenza verso una sperimentazione creativa che si avvale dell’uso di tecnologie sempre più avanzate (vedi il videofonino nell’installazione di Marco Pucci, la realtà virtuale nell’ambiente interattivo di DN@), dall’altro riconfermando la dimensione forse più antica e contemplativa della pratica videoinstallativa, che si lega a forme artistiche più tradizionali come la pittura, la scultura, la fotografia ecc.

L’idea è dunque quella di guidare lo spettatore attraverso percorsi e suggestioni che ne sollecitino tutti i sensi e, in qualche modo, far rivivere l’esperienza spettatoriale del tempo passato arricchendola con una fruizione più legata alle trasformazioni e innovazioni del contemporaneo. I due percorsi sono dunque complementari e necessari e servono a tracciare una mappa orientativa di due modalità diverse di intendere le potenzialità espressive dei mezzi audiovisivi elettronici.

Giulia Simi: Nove sono gli artisti selezionati per questa edizione del festival: Mario Canali, Dn@, Theo Eshetu, Giulia Gerace e Tiziana Bertoncini, Marcantonio Lunardi, Lorenzo Pizzanelli e Fariba Ferdosi, Marco Pucci, Sara Rossi, Giacomo Verde. Una selezione che unisce esponenti ormai affermati e di livello internazionale, ad altri più giovani, in grado però di proporre visioni di assoluto interesse. Ti va di motivarci le tue scelte?

Elena Marcheschi: mi piace pensare a ImmaginAzioni come a un crocevia di esperienze, dove le tecnologie più avanzate incontrano quelle più tradizionali, dove esperienze di visione diverse, di spettatori antichi e “contemporanei”, vengono proposte nello stesso spazio e, infine, dove artisti noti e affermati “aprono la pista” a sperimentatori più giovani. Mi piace l’idea del mix e della coesistenza di percorsi, la rottura delle gerarchie piuttosto che una concezione piramidale dell’arte. In questo abbiamo lavorato affinché il Festival si evolvesse e “maturasse” negli anni.

Nato come vetrina per giovani artisti, per questa edizione mi è sembrato doveroso fare un passo in avanti. Considerato anche il valore di uno spazio espositivo come quello della Fondazione Ragghianti, la scelta più naturale mi è parsa quella di dare vita all’incontro tra professionalità artistiche consolidate e altre in via di affermazione, con sguardo curatoriale attento alla creazione di un’armonia qualitativa e contenutistica dell’insieme delle opere in mostra.

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Giulia Simi: Un’ultima domanda è d’obbligo e riguarda la situazione del contemporaneo in Italia. Nel testo introduttivo al catalogo della mostra, Fabio Bertini, ideatore e direttore del festival, esprime una posizione di netta denuncia verso le istituzioni pubbliche, ogni anno sempre più avare nel riconoscere l’importanza, anche strategica, del sostegno alla cultura contemporanea. Questo costringe chi si occupa a vario livello di cultura, in particolare legata ai media elettronici e digitali, a farsi carico di lavoro volontario, in un’ottica di resistenza che mal si coniuga con uno sguardo progettuale di ampio respiro.

Eppure LookAt Festival è in grado di attrarre un pubblico numeroso e non certo elitario, dialogando in modo costruttivo non solo con “gli addetti ai lavori”. Cosa pensi di questa situazione e quale può essere secondo te la “ricetta” per uscire da un immobilismo che penalizza non solo il settore dell’arte contemporanea, ma dell’intera cultura del nostro paese?

Elena Marcheschi: La denuncia che Fabio Bertini avanza nei confronti delle istituzioni, sempre meno interessate a supportare dal punto di vista economico questo tipo di operazioni, è vera. Si tratta di una situazione tragicamente riscontrabile dal micro al macro, che interessa i piccoli ma anche i grandi centri italiani.

Quest’anno LookAt Festival ha avuto la fortuna di avere il supporto economico della Provincia di Lucca e della Fondazione Ragghianti. Il Comune, per contro, ha azzerato i fondi che avrebbero potuto incrementare il budget di un’operazione che ha dei costi elevati. Per farla breve, le risorse economiche delle quali riusciremo a disporre ammontano a un quarto di quello che sarebbe necessario non solo per coprire tutte le spese di produzione e allestimento della mostra, ma anche per permettere una migliore e più organizzata e responsabile gestione dei tanti contributi lavorativi necessari.

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Finché le istituzioni non si renderanno conto dell’impatto che queste manifestazioni hanno sul territorio (all’inaugurazione del Festival, sabato 15 maggio, erano presenti oltre 400 persone, mentre la domenica abbiamo avuto 180 visitatori) e che l’arte contemporanea può essere una risorsa importante sulla quale investire, capace di portare un “ritorno” in termini di presenze interessate e visitatori qualificati, non credo che la situazione migliorerà. Io non so qual è la “ricetta” giusta per risolvere questa situazione.

Certo è che finché le istituzioni come la Regione Toscana continueranno ad affidare l’intero budget dedicato alla cultura a pochi eventi, che non sempre garantiscono effettiva qualità di opere e allestimenti, la sopravvivenza di altri eventi culturali, seppur ormai apprezzati e consolidati e riconosciuti da un pubblico non formato da soli “addetti ai lavori”, verrà seriamente messa in discussione.


http://www.lookatfestival.it/

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