Si chiamano “Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche”, i vecchi apparecchi domestici e industriali televisivi, tubi catodici, che dopo averci tenuto analogicamente compagnia per tanti anni sentiamo ormai appartenere all’éra dei dinosauri. E che con l’avanzare del digitale terrestre andranno ad occupare sempre più spazio negli impianti accreditati allo smaltimento. Il collettivo KORF propone alla Spezia, al Centro di Arte Contemporanea in una bella mostra dal titolo Arte Avanzata, l’altra faccia del riciclaggio: la Tv non è (solo) spazzatura. Ce lo racconta uno dei protagonisti del collettivo, Manuel Bozzo.

Incontro Manuel Bozzo, aka ManUelBO, dopo un po’ di anni dall’ultima intervista sulla sua attività artistica (2003): è tornato ad abitare alla Spezia e a fare creazioni video, installazioni, minimal tv e laboratori di video-terapia in un Centro Diurno (La Gabbianella), dopo alcune significative esperienze all’estero, a Barcellona in particolar modo, dove ha vissuto per tre anni, scompaginando palinsesti e accrocchiando antenne e reti. Anche iIl collettivo KORF viene da lontano: nasce ufficialmente nel 1989 come gruppo musicale che usava anche scenografie fatte di proiezioni di diapositive e video.

Ne sono promotori Cristiano Guerri, Alfio Antognetti, TINGIS (Giuseppe Cirrito) e Stafano Daveti. Korf 2 riparte con le giornate del contemporaneo al Centro sociale RDA MAY DAY della Spezia nell’ottobre 2008, con l’inserimento proprio di ManUelBO per la parte video artistica-videodocumentativa, dove vengono notati dal critico d’arte spezzino Mara Borzone che li propone per il piano inferiore del CAMeC.

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Manuel Bozzovideo maker, performer e creatore di happening teletrasmessi, ha invececominciato a fare video con Canale 99: Come prepararsi all’urto di VascTv (1999) è presentato durante il primo Strit Festival di Napoli. Vasc Tv sperimenta le possibilità di “abbassare la televisione al livello della gente e per questo scende nei bassi, “o vasc” dei quartieri spagnoli. Doc Divago di Ch99 indaga sull’imminente catastrofe di fine millennio: “Ci sarà la fine del mondo? C’è già stata e non ce ne siamo accorti?”

E’ co-fondatore di Candida Tv – la Tv elettrodomestica nata a Roma nel 2000 dall’esperienza di OFFline TV come televisione comunitaria con lo slogan “Fai la tua Tv”. Candida Tv, uno dei network alternativi più vivaci, schierata come molte altre reti di mediattivismo contro le grosse corporation dell’etere, inizia a trasmettere il 18 dicembre 1999 su un’emittente televisiva del Lazio, dando il via a un ciclo di nove puntate ogni sabato sera. Manuel Bozzo è il mitico SuperVideo, l’eroe della comunicazione indipendente, l’anima “pop” dell’AntiG8.

Inquieto artista indipendente, condivide l’esperienza collettiva di Candida TV e la grande euforia militante delle telestreet, partecipando alla divertente Soapopia targata Candida, una performance che invita le persone a far parte di una narrazione collettiva attraverso l’uso stereotipato del linguaggio delle soap televisive (realizzato a Transmediale a Berlino 2004; a Barcellona, InMotion Festival 2004; a Roma, Fox-life 2005; a Marino, Dual Fest 2006,).

ManUelBO realizza a Barcellona dei video in strutture totali, frutto di laboratori con carcerati (VAS-Video Agèntes Secrètos) e oper’azioni artistiche di riciclaggio insieme a Lucia Egaña, tra cui desBASURAment, sorta di riorganizzazione artistica di oggetti considerati inutili e rifiutati, con il quale, in forma di live act, apre il Festival del cinema indipendente di Barcellona nel 2008.
Il metodo di riciclaggio di oggetti spazzatura con finalità artistiche viene applicato per la prima volta a Napoli: gli assemblaggi realizzati verranno messe all’asta come opere d’arte. Selezionato per la sedicesima edizione del festival Videominuto del Museo Pecci con Grazie 1000 (opera dedicata agli spettatori), ManUelBo ha vinto il Premio Chatwin 2008 con il documentario girato in Cile El repujado màs grande del mundo, storia di un progetto artistico con i detenuti del carcere di Colina1, ha partecipato a Manifesta 7 a Bolzano, Transmediale 2004 e lo scorso anno è strato selezionato per Emergenze, manifestazione d’arte nella provincia della Spezia a cura di Matteo Sara e Enrico Formica in luoghi non convenzionali.

Nell’edizione 2009 Emergenze era collocata in una ex fabbrica, la Vaccari, dove ManUelBO realizza delle videointerviste ad ex operi e operaie, riportandoli nella fabbrica chiusa da anni. Un lavoro basato sulla persona, indagandone i desideri, i pensieri, i sogni, i rapporti con gli altri. Ancora nel 2009, la presenza a KLANG, organizzato da BAU a Villa Paolina di Viareggio dove propone un’installazione con il frigo, contenente una “vomitata” di oggetti, video, buste dal titolo Cibo per la mente.

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L’esperienza video lo ha portato a prediligere il genere documentativo creativo. Il resto di ora è il titolo della video documentazione dell’installazione di Candida TV L’ombra delle frequenze per Manifesta 7, biennale europea di Arte contemporanea nei padiglioni riadattati dell’ex Allumix di Bolzano.

Ed è questa la sua impronta, il suo “segno” dentro la mostra collettiva Arte Avanzata (o arte con gli avanzi), del gruppo KORF con special guest proprio Candida TV: il visual doc omonimo di 40 minuti è infatti parte integrante delle opere in forma di gigantesca installazione.

Il processo artistico del collettivo KORF, entità multipla che raggruppa musicisti, grafici, artisti visivi, performer di notevole spessore (oltre a ManuelBO, Giuseppe Cirrito aka Tingis -, Emanuele Giannelli, Stefano Daveti con Mario PIXEL Pischedda) è subordinato infatti, alle azioni di recupero materiali (anche militari) dalle discariche o dai depositi, in cui tutto viene rigorosamente catalogato, imbustato, numerato, marchiato e quindi anche filmato. E il video di ManUelBO, entra quindi a fare parte della mostra come ulteriore segno del “trattamento” non più del rifiuto solido, ma della memoria.

Disorientamenti e metamorfopsie colpiscono il visitatore al primo ingresso alla mostra: ovunque chip, hardware, schede madre, pezzi di tecnologia obsoleta uniti ai materiali più diversi (catrame, gesso, pittura) come in un “supermercato impossibile”, e ancora giradischi, ventilatori, macchine da cucire assemblati a tv di qualunque dimensioni, magari incorniciate in vecchi copertoni e le cui immagini a loop sono proposte dentro WC, sedie, mentre interferenze, suoni e rumori sono diffusi nell’ambiente o si possono ascoltare da un vecchio telefono (l’installazione Ricostruendo il crono visore di Candida TV). Divertente l’invasione di piccoli dinosauri bianchi dentro un vecchio hardware.

Un crackaggio artigianale non informatico che va verso la definizione di una nuova sintassi d’arte che recupera e ricicla modalità vecchie (analogiche) mixandole magari a quelle nuove. Una pratica détournante che produce effetti immersivi e ipnotici insieme, uno stoccaggio simbolico che suona come una riappropriazione dal basso, creativa e sovversiva dei mezzi di comunicazione, dei canali di trasmissione, delle reti.

In questo versante gli artisti sembrano autodeterminarsi come i “costruttori” di un nuovo linguaggio fortemente ibridato e simbolico: l’intoccabile utensile televisivo, l’oggetto-feticcio sondato con il gioco collettivo, smitizzato della sua totemica presenza attraverso il gesto lud(d)ico della rottura e dell’assemblaggio, si rianima. Eliminato il superfluo – le immagini “figurine”- aggiunta la variabile della creatività, nella potatura della televisione l’unico flusso che rimane in moto è quello vitale dei cinque organi di senso.

Soppressi i canali rimangono accese le onde cerebrali messe in azione dal gioco. Creatività liberata contro l’immobilità della tv incassata nel mobile. Situazione non più retinica ma performativa.

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Impossibile non fare riferimento a Wolf Vostell che realizzava i TV Décoll/age con destrutturazione delle immagini televisive ed intervento critico e violento sul corpo televisivo, seppellito nel cemento, distrutto con un colpo di fucile, ingabbiato nel filo spinato e imbrattato di colore per denunciare la tv come oggetto aberrante e pericoloso; lo stesso Nam June Paik, con un gesto tipicamente avanguardia, espropriava della sua funzione primaria testimoniale il video, facendone uno strumento da sviscerare nelle sue profondità, manomettendone il segnale, distorcendo immagine e suono mettendoli in relazione tra loro e con lo spazio, per cogliere le potenzialità di nuova pittura/scultura elettronica e dichiarare la nascita di un’arte astratta basata sul tempo.

Volendo trovare altri richiami possiamo citare il Merzbau di Kurt Schwitters (1923-1924), la tecnica e il principio compositivo del collage e dell’assemblage dada e neodada (da Max Ernst e Jean Arp a Robert Rauschenberg) e i ready-made di Marcel Duchamp con il relativo concetto di rifunzionalizzazione estetica.

Ovunque un accumulo (o ricordando Duchamp dovremmo dire “allevamento”) di materiali usciti temporaneamente dal ciclo di produzione per essere fieramente reintegrati in vita in questa residenza temporanea rappresentata dal museo. E questa infatti è la storia di una memoria (Rom e RAM) perduta e ritrovata attraverso un tracciato che ha dell’archeologico, seguendo le impronte di una preistoria recentissima: tutto è un agglomerato di scarti e residui, tutto diventa irriconoscibile nella sua forma (e uso) originario.

“Ogni secolo ha le sue rovine – dice lo scrittore Daniele Del Giudice – le nostre sono rovine del presente, ruderi da subito: non hanno fatto in tempo ad accumulare tempo”. L’artista trasforma i pezzi ormai lontani dalla loro storia (una storia di consumo e produzione) in un inventario immaginario e gli ricostruisce intorno un senso. Così appare come un reliquiario d’oggi l’installazione/opera collettiva a parete fatta di oggetti ancora riconoscibili sotto vuoto, senza respiro, abbandonati, stesi tra proiezioni, smalti, plastiche, ordinati, catalogati, sigillati.

Tutti rigorosamente con marchio KORF. Memorabilia. Ovvero, il bottino. Fa da compendio il libretto-catalogo “CataKorf”, che elenca gli oggetti dandogli numero, nome, dimensione e collocazione, da leggere come quando si va ad un’asta d’arte o dal ferramenta.

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I titoli delle opere sono straordinari tanto quanto sono divertenti gli accostamenti dei materiali: “Colore nero con circuito verde”, “Circuiti e penicillina”, “Sedia elettrica con innaffiatoio”, “Vape box: scatola bianca con pastiglie Vape usate e motorino con elica”, “Torta di compleanno a scoppio ritardato”, “4 fantasmini avvolti in carta incerata marrone”. Totemica la presenza di 12 monitor tv (alcuni funzionanti, altri solo riflettenti grazie a uno specchio incorporato) che trasmettono con leggero sfasamento temporale, la documentazione dell’azione di recupero dalle discariche.

In questo caso ManUelBO incolonna televisori, restituisce l’effetto di una facciata a videowall ingannando sul contenuto, che alla fine altro non è che luce intermittente impazzita, mentre un videoproiettore sovrasta la struttura raddoppiando la documentazione che diventata così puro segno astratto, polivisuale e riflettente all’infinito nello spazio.La mostra Arte avanzata segue cronologicamente la grande personale dedicata allo straordinario artista spezzino Gianluca Lerici – Bad Trip.

Il CAMeC per alcuni mesi ha ospitato non solo la mostra di Korf ma anche proiezioni, incontri e dibattiti prendendo come spunto la tematica hacker della riappropriazione sociale e creativa delle tecnologie e argomenti collegati alla sostenibilità e all’ambiente, con lo scopo di agitare le acque dell’arte con la forza dell’attivismo e con l’intento di creare eventi e contesti sempre più partecipati.

Così si sono succeduti incontri su network antagonisti, sull’emergenza rifiuti in Campania (proiezione di Una montagna di balle, 2009, autoproduzione di InsùTV, telestreet dei movimenti campani, presentato a CinemaAmbiente di Torino), proiezioni di Candida Tv (a cui è dedicato anche uno spazio in mostra come omaggio ai suoi 10 anni di attività), proiezioni di Telegabbianella, progetto di telestreet di ManUelBO realizzato con alcuni disabili, e incontri con gli artisti KORF.

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Il finissage non poteva che prevedere una video/live performance tra analogico e digitale: Techno Ominide e la presentazione del nuovo CD di Tingis, Sine Tones. Gli artisti ci fanno sapere che la mostra è esportabile. Cioè, riciclabile……Si attendono proposte.


http://camec.spezianet.it/

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