Qualche anno fa Lev Manovich, noto teorico dei nuovi media, introduceva il concetto di Information Aesthetics, riferendosi alle forme di visualizzazione dell’informazione emergenti e basate su modalità creative e alternative di rappresentazione. Sulla base di questo concetto, dati qualitativi e quantitativi sono diventati oggetto del desiderio da parte di artisti e designer che hanno iniziato a sperimentare nuove tecniche e modalità per generare forme e software bellissimi.

Oggi l’infoestetica potrebbe essere considerata una vera e propria disciplina, ma soprattutto un contesto di ricerca teorico e progettuale molto fertile in cui sono affrontati temi chiave per la “società dell’informazione” come, per esempio, il sovraccarico d’informazioni, i processi di decision making , la visione periferica, le interfacce del futuro e le tecnologie di elaborazione di dati in tempo reale.

Tra coloro che stanno contribuendo a questo ambito, introducendo nuovi elementi concettuali e sperimentazioni tecnologiche, c’è Aaron Koblin, artista californiano specializzato in visualizzazione di dati attraverso progetti artistici. Dopo aver conseguito un master in media art presso l’UCLA, ha approfondito l’ambito della visualizzazione artistica di dati in tempo reale, esponendo i suoi lavori presso numerosi festival internazionali come Ars Electronica, SIGGRAPH e Transmediale, nonchè presso il MOMA di New York.

Fan dei linguaggi di programmazione open source e di Processing, Aaron Koblin ha iniziato a lavorare sul risultato estetico della visualizzazione di dati attraverso processi generativi in tempo reale (Flight patterns – 2005 e NYTE – 2008), poi a sperimentare con sistemi di visualizzazione basati su laser e scanner 3D (House of Cards – 2008) e su processi di crowdsourcing attraverso il web (Ten Thousand Cents – 2008 e The Sheep Market – 2008). Di seguito, documento l’intervista che ho sottoposto ad Aaron Koblin per comprendere le linee di sviluppo del suo approccio artistico.

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Serena Cangiano: Iniziamo dal progetto Bycicle built for 2.000, premiato durante l’edizione del Festival Transmediale 2010. Il software web permette di ascoltare la canzone Daisy Bell ottenuta dall’assemblaggio di 2.000 voci registrate dalla rete. Potresti raccontarci il concetto alla base di questo progetto artistico che sembra presentare nuovi elementi rispetto alla tua ricerca nell’ambito della visualizzazione di dati?

Aaron Koblin: Penso che l’aspetto unico del progetto Bycicle built for 2.000 sia rappresentato dall’uso in un contesto artistico del software Mechanical Turk, il servizio web di Amazon che permette a sviluppatori software di coordinare a distanza esseri umani per svolgere compiti che un computer non è ancora in grado di svolgere. Il software alla base di Mechanical turk offre differenti tipi di crowdsourcing attraverso i quali le persone partecipano ad un progetto senza avere conoscenza del contesto generale di ciò che contribuiscono a realizzare. Il concetto interessante alla base di questo software è che le persone non lavorano insieme per costruire qualcosa a partire dalla loro singola conoscenza, ma individualmente fanno parte di un processo che, attraverso un computer, genera qualcosa.

L’idea è molto connessa, quindi, a ciò che s’intende per intelligenza artificiale. Io e Daniel Massey abbiamo realizzato il progetto Bycicle built for 2.000 eseguendo una granular synthesis audio di voci umane registrate da internet attraverso Mechanical turk: abbiamo chiesto soprattutto a giovani utenti di registrare dei suoni o parti di testi di canzoni e, in seguito, abbiamo assemblato questo materiale in un’enorme registrazione audio corale processata attraverso sintesi granulare.

Serena Cangiano: Analizzando i tuoi lavori mi sembra che gli aspetti sperimentali della tua ricerca siano molto focalizzati sulla dimostrazione di ciò che la tecnologia può fare, del tipo di immagini che essa riesce a generare, delle sequenze e dei processi che ci permette di visualizzare in tempo reale. E’ possibile parlare di sperimentazione basata sull’estetica del coding, della pura ricerca basata sulla manipolazione di codice e sullo sviluppo di software complessi? Quali idee e motivazioni guidano la realizzazione dei tuoi progetti?

Aaron Koblin: Il mio approccio è differente per ogni progetto: la motivazione principale che ho è “seguire la mia curiosità”, ma a volte la mia curiosità può riguardare cose diverse, dalla sfida tecnologica ad un livello più concettuale, come, per esempio, a quale implicazione culturale è connesso il sistema che intendo realizzare. In generale, pero’, sono interessato a costruire, innovare e creare: l’idea di raggiungere un alto livello tecnologico sperimentando attraverso il codice può diventare in seguito anche l’esplorazione di cosa vuol dire quel sistema da un punto di vista più ampio. Inizio principalmente da una sperimentazione di tipo tecnico: sono interessato alla progettazione di sistemi che offrono visualizzazioni realizzate attraverso software emergenti, sia astratte sia simulazioni. Penso, pero’, che durante il processo di progettazione inizio a ragionare su altri tipi di domande e forme di dialogo più coinvolgenti.

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Serena Cangiano: Ho letto sulla tua pagina della community Processing.org che un ambito al quale ti stai interessando è quello della visualizzazione di dati attraverso sistemi che non sono basati su schermi e proiezioni video…

Aaron Koblin: Si, ma, in realtà, non sono molto interessato ai lavori non basati su schermo. Ho speso molto tempo facendo esperimenti con software “fisici”: a volte, è stato davvero frustrante perché quando lavori con l’elettronica le cose spesso “impazziscono” velocemente. Sono molto interessato, invece, a tutte le potenzialità offerte da tecnologie quali i display multitouch, l’ipad e altri dispositivi mobili. Sono, in particolare, entusiasta di Processing: con esso è possibile sviluppare progetti d’interfaccia interessanti per la generazione di nuovi dispositivi portatili: penso che i dispositivi portatili permettano infatti di sperimentare non solo nell’ambito dell’augumented reality, ma anche nella progettazione di interfacce utente migliorate che vanno oltre quelle esistenti.

Stiamo iniziando solo ora a vedere come queste tecnologie possano influenzare, per esempio, il nostro modo di esplorare l’ambiente che ci circonda, permettendoci di trovare in modo automatico quello che stiamo cercando. Questi dispositivi possono offrire un modo veramente interessante di presentare le informazioni in modo “aumentato” nella nostra vita quotidiana.

Serena Cangiano: Ritieni quindi, che sia necessario lavorare su nuovi modi di visualizzare le informazioni? Di trovare nuove soluzioni piu adeguate ai nuovi strumenti a disposizione? Di riflettere sulle modalità formali e funzionali future di presentare i dati?

Aaron Koblin: Viviamo in un tempo in cui c’è un’abbondanza di informazioni che sono strettamente connesse alla nostra vita quotidiana: l’esposizione a queste informazioni, ai dati, è in un certo senso inevitabile. Il modo in cui ora prendiamo delle decisioni dipende da come i dati sono presentati e introdotti nella nostra vita. Dovremmo riflettere maggiormente in termini culturali sulle interfacce e migliorarle perché i dati sono il riflesso della nostra vita, sono un bene oscuro con un preciso valore scientifico. E’ per questo che mi interessano molto gli aspetti estetici della visualizzazione dei dati.

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Serena Cangiano: Per concludere, sei coinvolto anche nel progetto Chrome Experiments e lavori come Tecnology Director presso il Google Creative Lab. Cosa sono esattamente questi progetti? E di cosa ti occupi presso il Google Creative Lab?

Aaron Koblin: Chrome Experiments è un sito web che rappresenta una sorta di vetrina di progetti che riflettono sul browser web come medium, delle vere e proprie sperimentazioni che offrono un diverso tipo di esperienza rispetto a quella alla quale siamo normalmente abituati a vivere usando un web browser. I progetti sono molto focalizzati sull’uso di standard web aperti: se si utilizzano linguaggi e tecnologie come Html 5 e Javascript e altre che sono supportate da browser open source, si possono realizzare molte cose che vanno oltre ciò che si può creare con il tradizionale linguaggio Html.

Chrome Experiments è un luogo per artisti, hacker e pensatori che pubblicano ogni tipo di sperimentazione. Alcuni di essi riflettono su cosa sia concettualmente un browser web: se pensi che molte persone oggi non sanno cosa sia un browser, rappresenta una grande sfida far riflettere gli utenti del web su cosa siano l’open source e gli standard web. Per quanto riguarda la mia attività in Google: io lavoro per il Creative Lab dove il mio compito è condividere con il mondo le cose interessanti di Google. E’ una sorta di lavoro da sogno in cui si sperimenta con la tecnologia, si fanno cose divertenti e si condivide conoscenza con gli altri.


http://www.aaronkoblin.com/

http://www.thesheepmarket.com/

http://www.tenthousandcents.com/

http://www.chromeexperiments.com/

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