David Kiers, Gideon Kiers e Lucas Van Der Velden sono i Telcosystems, gruppo di ricerca audiovisiva di matrice Olandese, conosciuti e stimati a livello internazionale per il rigore estetico e concettuale dei loro progetti, siano essi live performance o installazioni ambientali. Da anni, si muovono sia a livello accademico (hanno studiato al Royal Conservatory del Royal Academy dell’Aia), che curatoriale (Lucas Van Der Velden è uno dei direttori del festival di arti audiovisive e multimediali Sonic Acts), che artistico sulle possibili estensioni, emotive e percettive, del rapporto suono-immagine in relazione allo spazio fisico circostante e al rapporto con il pubblico.

Con un metodo di lavoro prevalentemente incentrato sull’utilizzo di software e strumenti di produzione audiovisiva digitale, Telcosystems hanno saputo creare, nel corso di poco più di 5 anni di attività e con una produzione tutto sommato limitata rispetto ad altre esperienza artistiche in questo ambito, un immaginario e un percorso di ricerca che è andato spesso al di là della pura rappresentazione di suoni e immagini e della lora possibile compenentrazione in termini estetici, tecnici o percettivi.

Per Telcosystems infatti, elemento questo che a volta traspare con fatica nei loro lavori a meno di non comprenderne a fondo l’idea e il concept alla base, la tensione è sempre quella di ricercare una possibile rappresentazione audiovisiva di sistemi complessi partendo da elementi unitari semplici, sia in termini di suono che di visual.

Collocandosi in termini di ricerca tecnica e formale a cavallo tra il lavoro di Granular Synthesis (sulla percezione, il rapporto con lo spazio, il lavoro su sistemi elementari di suono e immagine) e quello di Alva Noto (la visualizzazione di sistemi complessi a partire da elementi infinitesimi tramite processi evolutivi, il dialogo emotivo con il pubblico, la tensione a sondare nuove possibilità procedurali legate al rapporto tra uomo e tecnologia), i Telcosystems hanno però sviluppato un discorso autonomo e maturo, arricchito se vogliamo, di alcuni elementi che oseremmo definire “fuori dal comune” nell’ambito dell’arte audiovisiva contemporanea.

Motivo che poi mi ha spinto a parlare con loro in questa prima intervista in colpevole ritardo, dopo ben 5 anni di storia della rivista.

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12_series è il loro penultimo progetto, guarda caso sviluppato da un centro come il Spatial Media Laboratories, in collaborazione con il Baltan Laboratories ed esposto nel 2009 presso la Wood Street Galleries di Pittsburgh, di cui è uscito recentemente un bellissimo libretto celebrativo con DVD arricchito dei testi di Arie Altena, Joost Rekveld e . Un centro, il Baltan, che infatti opera sul rapporto tra arte e scienza, o comunque sul crinale espressivo tra creatività umana e artificiale. E’ difatti su questo principio portante che si basa il lavoro 12_series, l’inegrazione possibile cioè tra l’espressione dell’uomo e quella programmata, ma in certi casi autonoma, delle macchine.

Esplorando da un lato i confini sensoriali della percezione umana, e seguendo dall’altro un percorso iniziato precedentemente con lavori come Mortal Electrics o Loudthings sulla capacità di auto-organizzazione di sistemi complessi di network di dati e processi algoritmici, con 12_series Telcosystems hanno introdotto l’utilizzo dei comportamenti generativi, mutuati in chiave binaria dalle teorie evoluzionistiche e dalla scienza biochimica nei suoi più tipici processi di imitazione, mutazione, ricombinazione di soggetti viventi.

Nel caso di 12_series i soggetti in questione sono per l’appunto 12 macchine, 12 Mini_Mac per la precisione accompaganti da 12 speaker, installati nello spazio quasi come un omaggio al 12 Tv Sets di Paikiana memoria, e che al maestro Coreano devono sicuramente un rimando al estetizzazione della tecnologia, alla sua capacità di modificarsi sotto influenza di un elemento esterno (in questo caso non un magnete quanto piuttosto il comportamento e l’influenza della macchina vicina) e alla relazione emotiva e sensoriale in grado di crearsi tra opera e pubblico.

Processi decisionali complessi attivati da ogni singola macchina in funzione del comportamento del sistema collettivo, per una nuova forma di produzione audiovisiva che, forse per la prima volta in quest’ambito sempre molto più vicino ai linguaggi del cinema, del video o del suono, introduce alcuni dei temi chiave dall’arte generativa e della software art: a dispetto di un DNA binario identico, la macchina è in grado di produrre autonomamente bellissimi orizzonti audiovisivi, che forse potrebbero costituire una nuova frontiera creativa di un universo produttivo che conosci oggi un momento sicuramente di stanca.

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Marco Mancuso: Innanzitutto penso che i lettori siano curiosi di sapere qualcosa in più sulla genesi del progetto 12_series, alla cui conclusione avete pubblicato un elegantissimo booklet e un dvd. Dunque, quando ha preso avvio il progetto e come avete cominciato a sviluppare le idee di 12_series, forse anche in relazione allo spazio della galleria?

Telcosystems: Abbiamo cominciato a sviluppare le prime idee del progetto 12_series nel 2006. In quel periodo stavamo lavorando ai sistemi di spazializzazione audio multicanale, ma sempre usando un unico canale video. Ritenevamo inotre interessante rendere anche la parte visiva più spaziale e multicanale. Un ulteriore punto di partenza era l’idea di avere una nuvola di macchine in grado di generare suoni e composizioni sulla base di semplici principi “evolutivi”.

Ognuna con la propria voce, o carattere, ma allo stesso tempo consapevole della macchina vicina e delle pulsioni della nuvola in generale. Niente di speciale, solo imitazione, mutazione e ricombinazione. Tra il 2007 e il 2008 abbiamo realizzato varie versioni di prova per studiare il funzionamento di tale sistema composizionale.

Ci ha preso parecchio tempo ma alla fine abbiamo escogitato un modello di lavoro rispondente ai nostri criteri; una serie abbastanza dinamica di generatori audiovisivi in grado di produrre risultati interessanti in un più lungo periodo di tempo, la giusta combinazione di istruzioni elementari per creare risultati complessi, il giusto equilibrio tra autonomia e controllo al fine di creare una libertà di scelta e, cosa più importante, un senso di armonia tra gli individui.

In quel periodo eravamo in contatto con Murray Horne, il curatore della Wood Street Galleriese lo spazio offertoci per la mostra era l’ideale per realizzare un orizzonte audiovisivo con altoparlanti e schermi.

Marco Mancuso:12_series si ispira ai principi evolutivi e agisce come un unico corpo vivo, che letteralmente respira e vive nell’oscurità e la cui esistenza è il risultato di un processo evolutivo delle 12 parti (sottocorpi) di cui è formato. Allo stesso tempo l’evoluzione di ogni parte è strettamente legata al risultato generativo della parte che lo affianca. Ho trovato delle somiglianze con un vostro progetto passato: Meta_Epics. Come in 12_series, il computer genera e compone in tempo reale dei modelli audiovisivi che si influenzano reciprocamente. Considerate quindi 12_series come il passo successivo in tale tipo di ricerca? E se sì, quali sono le differenze tra i due progetti?

Telcosystems: Effettivamente, con il progetto Meta_Epics avevamo esaminato i principi alla base dei processi generativi in relazione al feedback audiovisivo; in 12_series l’accento è invece posto sui principi evolutivi della composizione stessa. Se in Meta_Epics ci concentravamo su precise idee composizionali più ristrette all’interno di un sistema di una singola entità, con 12_series orientiamo tutti i nostri sforzi verso la creazione di un concetto composizionale generale in cui emerge il comportamento del gruppo, proveniente da un insieme limitato di regole, che funzionerebbero sia per un’entità multipla che per un sistema basato sul gruppo.

Per molti aspetti Meta_Epics è sicuramente il predecessore logico di 12_series, come a sua volta il nostro FFseries lo è stato di ME. In ME abbiamo creato un ambiente intriso di suono e un senso virtuale dello spazio visivo. In vari capitoli affrontiamo le relazioni composizionali tra questi due spazi. Con 12_series si assiste alla fusione di suono e immagine in un spazio orizzontale audiovisivo; una parete di suono e immagine.

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Marco Mancuso: La cosa che più mi ha colpito è una delle cose che ho letto proprio nel booklet riguardo gli stretti legami tra composizione e ritmo e la loro traduzione in codice al fine di generare suoni e immagini. In altre parole, le istruzioni del linguaggio macchina derivano dal ritmo e dalla composizione. Dunque, 12_series è interessante anche come applicazione audiovisiva di codici generativi, territori esplorati in genere più dai designer che dai compositori. Potrebbe spiegarmi meglio come avete lavorato su questo punto chiave?

Telcosystems: Per creare un’evoluzione audiovisiva abbiamo cercato, escogitato, un sistema simile al modo stesso in cui funzionano i linguaggi. Con alcuni mattoncini, come le lettere dell’alfabeto, è possibile creare un’ampia varietà di parole che possono essere utilizzate per la costruzione di frasi, ecc.. Per cui a livello composizionale abbiamo realizzato una serie di mattoni per creare una sorta di “linguaggio” rudimentale, che favorisce la nascita di “dialetti” distinguibili tramite i loro comportamenti ritmici.

Marco Mancuso: Ciò che è raro e oltremodo interessante, ma che a mio avviso non risulta molto chiaro ed evidente all’interno del booklet ad esempio, è la partecipazione al progetto del Baltan Laboratories. Interessato a progetti a confine tra arte e scienza, il Baltan Laboratories non si era mai interessato prima a questi progetti audiovisivi che implicano come elemento di base l’immersione fisica nello spazio.

Secondo voi cosa, in particolare, li ha interessati nel vostro progetto? Forse l’idea che l’arte audiovisiva mantenga il proprio potere compositivo, espressivo, narrativo, poetico traducendo il suomessaggio con tecniche scientifiche e non solo con il live media o le istallazioni video o con le istallazioni immersive interattive?

Telcosystems:Beh, nel caso del Baltan il discorso è molto semplice. Infatti siamo stati noi stessi a fondarlo, con la collaborazione del Muarer United Architects e Geert Mul, artista visivo, poiché volevamo realizzare questo genere di opere artistiche complesse su vasta scala. Non riusciamo ancora a capire come mai gli altri laboratori non siano interessati a questo tipo di lavori, ma piuttosto che “perdere” il nostro tempo per convincerli circa l’importanza e la genialità del progetto, abbiamo ritenuto più produttivo fondare e rendere possibile il Baltan.

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Marco Mancuso:In 12_series sembra esserci un forte dialogo tra gli opposti, un altro punto chiave della vostra ricerca estetica e tecnica: se da un lato utilizzate strutture, forme, suoni e modelli rudimentali, dall’altro ricercate una visualizzazione complessa, intrecciata e multi stratificata di questi elementi. Anche l’ istallazione è composta da 12 schermi al buio, che riempiono lo spazio e spingono il pubblico a sfidare sensi e sensazioni. Dunque, in che modo gestite questo tipo di dualismo, come lavorate con impulsi spaziali e fisici complessi, partendo dagli elementi base (elementi materiali, come ad esempio il suono e la luce) e quali sono inoltre i riferimenti al mondo dell’arte audiovisiva sperimentale del passato?

Telcosystems: Nel nostro lavoro, la complessità non rappresenta un punto di partenza bensì il risultato di un processo. Non è questione di opposti, semplicità o complessità, quanto di trovare un comportamento audiovisivo significativo fissando delle semplici regole, e avendo dei risultati a cavallo tra perfetta prevedibilità e rumore assoluto. Partendo da risorse limitate ed elementi rudimentali si è costretti a comporre e/o costruire la complessità al fine di creare il significato. Aiuta senz’altro pensare al nostro DNA, costituito solo da quattro basi, che posizionate semplicemente in un certo ordine rendono possibili moltissime cose…

Marco Mancuso: Estetica degli uomini/ estetica delle macchine: un altro binomio della storia delle arti sperimentali che mi ha sempre affascinato e che ha ricevuto una nuova spinta (nel senso di oggetto di dibattito) alcuni anni fà con lo sviluppo dell’arte e dei software generativi (elaborazione). Come percepite questo dialogo come Telcosystems? Vi siete mai considerati i creatori dei vostri sistemi audiovisivi, utilizzando macchine e codici come espressione della vostra creatività e della vostra estetica, oppure lasciate alle macchine una certa autonomia, come una piccola forma di intelligenza artificiale, permettendo loro la creazione di forme audiovisive seguendo un’estetica interna?

Telcosystems: Per noi si è sempre trattato di dialogo tra uomo e macchina. Entrambi capaci di prendere decisioni, di agire in maniera autonoma, ma sempre in rapporto tra loro. Il loro ruolo è determinato dal carattere del progetto. Durante le rappresentazioni dal vivo noi stessi abbiamo un’influenza più diretta sui processi generativi e sul loro esito, mentre nei lavori di istallazione spetta alle macchine determinare il risultato. Con 12_series abbiamo apportato un piccolo cambiamento includendo nel dialogo artificiale le macchine stesse, aggiungendo alle dinamiche composizionali uno strato extra.

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Marco Mancuso: Vorrei concludere parlando della possibile interazione emotiva tra pubblico e impianti, che ritengo sia un punto focale nella vostra ricerca e nei vostri progetti. Come hanno fatto nel passato i minimalisti (come non ricordare The Flickr di Tony Conrad), gli espressionisti astratti (come Mondrian o Le Witt) o ancora gli attuali sperimentatori audiovisivi (come Granular Synthesis), anche voi lavorate con modelli audiovisivi astratti, semplici e piccoli per creare un dialogo tra macchine ed esseri umani.

Con 12_series avete compiuto un ulteriore passo in questa direzione, utilizzando tecnologie “minime” offerte dal Mini_Macs. Però, a differenza di quanto fatto dai vostri “padri” in passato, il vostro approccio a questo dialogo non è mai troppo incisivo, né teso verso i limiti fisici, né connesso all’immersione audiovisiva totale. La vostra ricerca appare più mirata, aperta al feedback, e addirittura sensibile a una possibile comprensione da parte del pubblico stesso circa la storia audiovisiva della vostra opera d’arte. Cosa avete da dirmi di tutto ciò?

Telcosystems: Un modo di guardare a ciò che facciamo è da esploratori e pionieri. Ma invece di uscire alla ricerca di un territorio inesplorato, codifichiamo nuove terre selvagge, territori digitali inesplorati. Le nostre rappresentazioni, i film e le istallazioni possono essere viste come spedizioni audiovisive. Poiché il nostro lavoro non si basa sul noto, o sul riconoscibile, i cervelli degli ascoltatori e degli spettatori di fronte ai nostri lavori, funzionano come generatori di modelli e storie. Poiché però ogni cervello umano funziona in modo diverso, ognuno avrà una presa diversa sull’esperienza.


http://www.telcosystems.net/

http://www.baltanlaboratories.org/

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