Nell’era digitale disponiamo di numerosi strumenti tecnologici che ci consentono di immagazzinare ogni informazione sul nostro conto e di soddisfare la nostra più grande ambizione come esseri umani: una memoria perfetta o quasi. Da ciò consegue un vero e proprio capovolgimento dei meccanismi della memoria e dell’oblio: nell’era analogica dimenticare era un processo biologico e semplice, mentre memorizzare era dispendioso e faticoso; nella società digitale il ricordo è di default mentre l’atto del dimenticare è di gran lunga più difficile.

Quali sono le ripercussioni su noi esseri umani e sulla nostra società del capovolgimento tra memoria e oblio? L’abilità di conservare tutti i dati su noi stessi può nuocere alle nostre vite e in che modo? Infine, quali sono le strade da percorrere come possibili soluzioni? Sono questi gli argomenti che Viktor Mayer Schönberger, Direttore dell’Information and Innovation Policy Research Centre della National University of Singapore, organismo nato con lo scopo di esplorare e comprendere il ruolo dell’informazione nei mercati e nella società, in special modo per quello che concerne la nostra capacità di innovazione, tratta nel suo ultimo libro Delete – The Virtue of Forgetting in the Digital Age (Princeton University Press, 2009).

Sono tematiche di grande interesse per la nostra società in quanto strettamente collegate al problema privacy e che spingono nella direzione di un uso più responsabile di Internet e dei numerosi strumenti digitali che fanno ormai parte del nostro quotidiano.

Nell’intervista che il professore Mayer-Schönberger mi ha gentilmente rilasciato, abbiamo ripercorso i punti salienti del suo libro, approfondendoli in maniera dettagliata.

Simona Fiore: La mia prima domanda riguarda il titolo del libro: perché l’oblio è considerato una virtù nell’era digitale?

Viktor Mayer Schönberger: Per millenni dimenticare è stata una qualità umana fondamentale. Da sempre ad essa sono state attribuite funzioni importanti: ci consente di mettere da parte eventi del passato che non sono più importanti per ciò che siamo nel presente; ci consente di generalizzare e astrarre, vedere la foresta piuttosto che solo gli alberi; e come esseri umani ci dà la possibilità di cambiare ed evolvere. Tra l’altro dimenticare è facile per noi in quanto è costruito nei nostri cervelli, è biologico e semplicemente accade. Sfortunatamente nell’era digitale abbiamo a disposizione strumenti digitali che catturano e rendono accessibile per sempre l’informazione e ad un costo molto basso. In sostanza, sebbene gli esseri umani dimentichino ancora, gli strumenti digitali che usiamo quotidianamente non dimenticano più. Il nostro passato resta fissato grazie al potere di Google Search.

Simona Fiore: All’inizio del suo libro lei parla del caso AJ, una donna di 41 anni della California, che non ha il dono biologico di dimenticare. Può raccontarmi la storia e perché una memoria quasi perfetta causa tanti problemi a questa persona?

Viktor Mayer Schönberger: AJ è una persona che ha difficoltà a dimenticare. Infatti può ricordare ciò che è accaduto nella sua vita in modo abbastanza preciso, ogni giorno di 20, 30 anni fa: quando si è alzata, cosa ha visto in tv, chi le ha telefonato ecc… Invece di essere felice per questa sua abilità di ricordare in maniera quasi perfetta, AJ ne soffre molto. Tutte le decisioni sbagliate prese nel passato sono sempre presenti, al punto da limitare la sua abilità di agire nel presente. Spesso le sembra di vedere solo alberi e non la foresta.

Simona Fiore: Perché ricordare è di default e dimenticare è diventato molto più dispendioso nell’era digitale?

Viktor Mayer Schönberger: Dipende dall’evoluzione tecnologica: la digitalizzazione ha reso possibile usare tool e gadget standard per conservare una grande quantità di informazioni: immagini, foto, video, suono, testo e dati. Fattori quali i costi dello storage sempre più bassi, i software potenti che permettono di conservare l’informazione in modo semplice e Internet, inteso come un’infrastruttura accessibile a livello mondiale, fanno sì che oggi sia molto più facile catturare e mantenere disponibile l’informazione digitale. Allo stesso modo, dimenticare è dispendioso: l’atto del dimenticare, cancellare, eliminare si basa su decisioni consapevoli, mentre lo storage è di default, accade automaticamente.

Simona Fiore: Nel capitolo IV del suo libro parla dell’impatto che la memoria digitale ha sul “potere” e sul “tempo”, influenzandoli notevolmente. In che modo accade ciò?

Viktor Mayer Schönberger: Potere: l’informazione spesso si traduce in potere. Se altri hanno l’abilità di conservare ed accedere alle informazioni su di noi che noi stessi abbiamo da tempo dimenticato, il loro potere aumenta. Già qualcuno ha suggerito che Internet dà origine ad un dibattito sulla sua qualità panottica: innanzitutto dobbiamo supporre che ciò che diciamo e facciamo su Internet è guardato dal mondo intero e qualcuno potrebbe offendersi. Attraverso lo storage digitale completo ci troviamo in un panottico temporale in cui non solo dobbiamo supporre che tutte le nostre azioni e conversazioni online siano costantemente guardate dal resto del mondo, ma che saranno conservate per sempre. E in futuro saremo ritenuti responsabili di tutte le nostre azioni passate e presenti. Questo può spingere molte persone all’auto-censura, ad irrigidire ed impoverire il dibattito pubblico.

Tempo: abbiamo un modo biologico per gestire il tempo, cioè dimentichiamo ciò che non è più importante. Quindi come umani noi riusciamo in maniera naturale e deliberatamente a trascurare alcuni eventi del passato perché essi non sono più importanti per il nostro presente, per quello che siamo noi oggi. Con la memoria digitale completa abbiamo disimparato questa importante capacità di dimenticare e così quando prendiamo decisioni siamo sovraccaricati dei fatti del passato. Possiamo finire come AJ, o il giovane Funes nel breve racconto di Borges: catturati in una rete di dettagli, incapaci di agire in tempo, generalizzare, astrarre e vedere la foresta e non solo gli alberi.

Simona Fiore: Uno dei problemi causati dalla memoria digitale è la mancanza del controllo sull’informazione. Questo tema è strettamente collegato al diritto alla privacy come lei indica nel capito V: in che modo il diritto alla privacy dell’informazione potrebbe essere una risposta a questo problema e quali sono secondo lei i pro e i contro?

Viktor Mayer Schönberger: Il diritto alla privacy dell’informazione può essere utile per proteggerci dalla sfida “potere” di cui ho parlato sopra, ma non dalla sfida “tempo”. Inoltre il diritto alla privacy dell’informazione richiede leggi nonché la volontà da parte degli individui di finire in tribunale per rafforzare i propri diritti. Sfortunatamente pochissime persone hanno voglia di farlo ed il risultato è una privacy dell’informazione forte in teoria e debole in pratica.

Simona Fiore: La sfida principale dell’era digitale è la persistenza dell’informazione, grazie al web 2.0 che ci dà l’opportunità di condividere e conservare l’informazione in maniera permanente: secondo lei quale potrebbe essere la soluzione a questo problema?

Viktor Mayer Schönberger: Penso che abbiamo bisogno di imparare di nuovo a dimenticare, a liberarci dell’informazione che non è più importante e a creare opportunità per le persone e per la società per evolversi, cambiare e crescere nel tempo piuttosto che essere ostacolati da un passato sempre presente.

Ci sono molteplici strade per reintrodurre l’atto del dimenticare. Una soluzione potrebbero essere le date di scadenza per le informazioni: siamo liberi di stabilire e cambiare la data di scadenza a nostro piacimento, ma una volta che essa viene raggiunta, l’informazione è cancellata dai nostri hard disk e storage device in maniera definitiva. Immettere una data di scadenza per tutte le informazioni che immagazziniamo, ci aiuterebbe a capire e ad apprezzare la maggior parte delle informazioni legate ad un tempo e ad uno spazio specifici, ad un contesto e non più senza tempo come abbiamo fatto finora. La data di scadenza ci aiuta a fare quel collegamento temporale, e ci dà l’opportunità di scegliere, che è ciò di cui abbiamo bisogno. Il cambiamento è di default: dal ricordo all’oblio. Ciò significa che siamo liberi di ricordare ciò che vogliamo sui nostri archivi digitali, ma farlo ci richiederà uno sforzo minore: abbiamo bisogno di stabilire una data di scadenza definitiva, se dimenticare è di default.

Un’altra possibilità è avere qualcosa come il “digital rusting” (‘arruginimento’ digitale). Con questo termine intendo quei meccanismi che rendono un po’ più impegnativo conservare le informazioni più vecchie che sono meno importanti oggi. Per esempio se noi dovessimo aspettare 10 secondi piuttosto che 0.1 secondi per recuperare email di 5 anni fa, non inciamperemmo più accidentalmente in questi pezzi di informazione vecchi e irrilevanti. E’ l’equivalente digitale delle scatole di scarpe di fotografie riposte in soffitta: sono ancora lì, ma recuperarle non è facile.

Simona Fiore: Lei ha affermato nel libro che: “This trend…transfers power from the surveilled to the surveyors, as information experts have eloquently pointed out”: può spiegarmi questo concetto?

Viktor Mayer Schönberger: Certo. Se l’informazione è potere, quelli che hanno informazioni su di noi hanno anche potere. Finora questo potere era molto effimero, svaniva velocemente perché trattenere e conservare l’informazione era dispendioso. Oggi molte istituzioni e organizzazioni, inclusi i governi, possono immagazzinare tutte le informazioni che hanno su di noi per anni e decenni, combinandole e sapendo di noi ciò che noi stessi abbiamo da tempo dimenticato. In questo modo il potere cambia.

Simona Fiore: Lei ha scritto anche: “But more so than atoms, information bits are malleable – as I mentioned, they can easily be changed, and thus history altered. What happens when people realize that past can no longer be trusted?” Secondo le, quali sono le conseguenze se noi iniziamo a fidarci solo della memoria digitale?

Viktor Mayer Schönberger: Se iniziamo a fidarci della memoria digitale di più della nostra memoria biologica, se noi diamo in outsource l’azione del ricordare, la nostra memoria incomincerà a dipendere dall’autenticità e accessibilità dei nostri archivi digitali – Google Index, Flickr e il nostro account su Facebook. Noi siamo convinti che l’informazione digitale sia autentica, ma in realtà può essere cambiata più facilmente e con risultati migliori rispetto all’informazione analogica. In definitiva dal momento in cui diamo in outsource la nostra memoria, diamo automaticamente potere a quelli che controllano gli archivi digitali.

Simona Fiore: Qual è la differenza principale tra la distorsione dell’informazione recuperata dalla memoria digitale e quella data dagli altri media?

Viktor Mayer Schönberger: Due differenze principali: primo, la distorsione e falsificazione dei media analogici sono più semplici da scoprire per gli esperti in quanto normalmente lasciano qualche traccia. Falsificare l’informazione digitale è invece semplice e non lascia traccia. Secondo, nel mondo analogico molte fonti avevano un’informazione indipendente. Oggi concentriamo e centralizziamo l’immagazzinamento dell’informazione digitale, specialmente attraverso internet. Se Google fa cadere qualcosa dal suo index, per due persone su tre quell’informazione è scomparsa. Se tutti usiamo Flickr per condividere foto, Flickr ha molto potere – il potere si sta concentrando in un unico luogo, rendendo quindi le falsificazioni più facili e i risultati più completi.

Simona Fiore: In che modo la società può rendere le persone più critiche e consapevoli della tecnologia e del web? L’istruzione è quindi la parola chiave?

Viktor Mayer Schönberger: L’istruzione è la soluzione più importante. Come preciso all’interno del libro, rappresenta il punto fondamentale di ogni strategia che ha come scopo quello di renderci critici e consapevoli come individui e società. Le date di scadenza non sono nient’altro che uno strumento per istruire la massa. Esse ci ricordano costantemente che l’informazione non è senza tempo, che noi possiamo scegliere e che senza l’opportunità di poter scegliere gli altri possono avere il potere dell’informazione su di noi.

Simona Fiore: Secondo lei nel futuro riusciremo a trovare il giusto equilibrio tra oblio e memoria?

Viktor Mayer Schönberger: Sono un eterno ottimista. Quindi si, spero di sì. Ma abbiamo bisogno di apprezzare l’importanza di dimenticare ed urge un dibattito nella nostra società sul bisogno di dimenticare e ricordare; un dibattito che per essere efficace deve avere luogo proprio ora e non quando sarà troppo tardi. Questo è il motivo per il quale ho scritto Delete.


http://www.vmsweb.net/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn