Giornalista americano di 27 anni, David Cohn ha cominciato la sua professione come freelance scrivendo, fra l’altro, per Wired, Seed Magazine, Columbia Journalism Review. Come redattore al newassignment.net si è occupato di un progetto che focalizzava l’attenzione sul citizen journalism. Per Buzzmachine.com organizza il primo Networked Journalism Summit che aveva come obiettivo quello di mettere insieme le best practices e i professionisti del giornalismo online. Ha lavorato inoltre per Broowaha, network esteso di citizen journalism e attualmente lavora a Oakland, nella zona di San Francisco.

Il background professionale di David ha sicuramente giocato un ruolo determinante nell’ideazione e realizzazione di Spot.us, il progetto di crowdfunding journalism a sostegno del giornalismo locale e investigativo, lanciato nel 2008. La piattaforma web si è affermata e sviluppata lo scorso anno con notevole successo, grazie anche al finanziamento di 340.000 dollari dell’ente statunitense Knight Foundation. Spot.us consente ai giornalisti freelance di presentare una propria proposta al pubblico e quest’ultimo, se interessato, può finanziarla, donando fino al 20% del costo intero dell’articolo.

Il progetto suscita notevole interesse perché rappresenta una delle strade percorribili dal giornalismo del futuro. Coniuga infatti giornalismo professionista e informazione locale: rivaluta la figura professionale del giornalista, sottolineando la responsabilità che contraddistingue il suo lavoro, sia verso i contenuti che produce sia verso il pubblico, e dà valore alle notizie ritenute poco appetibili dai media tradizionali. La comunicazione one way ed elitaria, tipica del giornalismo tradizionale viene in questo modo ribaltata perché il giornalista, attraverso la piattaforma web, ha la possibilità di “presentare il proprio “pitch” al mondo intero coinvolgendo direttamente il pubblico.”

Alla base di Spot.us c’è il concetto in cui David crede fermamente, per il quale il giornalismo è un processo e non un prodotto, caratterizzato da una natura fortemente partecipativa. È di questo che ho parlato con lui nell’intervista che segue, della nascita di Spot.us e del futuro del giornalismo.

Simona Fiore: Spot.us è un progetto basato sul fenomeno del crowdfunding journalism: puoi spiegarmi meglio di cosa si tratta e in particolare parlarmi del tuo progetto?

David Cohn: Spot.us sta cercando di porsi come pioniere in quella che io definisco una community di funding reporting,: essa consiste nel distribuire il possibile costo dell’assunzione di un reporter tra molte persone, in un vero e proprio network di persone. Ci sono già molti progetti di giornalismo online che funzionano distribuendo il carico di lavoro per la crezione di un articolo o di report giornalistico, come ad esempio il citizen journalism o il distributing reporting o il crowdsourcing. Con Spot.us parliamo invece di crowdfunding: non distribuiamo quindi il lavoro, che rimane gestito da poche persone, ma cerchiamo piuttosto di distribuire il carico finanziario.

Simona Fiore: Da dov’è nata l’idea di creare un progetto per sostenere il giornalismo locale ed investigativo?

David Cohn: Quest’idea è venuta fuori in due circostanze ben precise: innanzitutto anche io sono un reporter freelance e il sistema in cui opero da anni mi è sembrato sempre alquanto antiquato: la prassi è sempre stata quella di presentare la propria proposta ad una persona, ad un direttore, attraverso una comunicazione one to one. In questo modo è chiaro che non posso presentare la mia proposta a molti editori contemporaneamente, al mondo o al pubblico. Questa condizione è sicuramente una limitazione e Spot.us è nato proprio con l’idea di avere una piattaforma che permettesse ai giornalisti freelance di poter inviare la propria proposta al mondo intero. L’altra circostanza si è verificata quando ho lavorato come assistente di ricerca per Jack Howell, che sosteneva il neonato fenomeno del crowdsourcing. E’ in quel periodo che ho iniziato le mie ricerche sul crowdfunding.

Simona Fiore: Quali sono gli argomenti e le storie a cui in genere sono interessate le persone e per le quali sono disposte a pagare?

David Cohn: Penso tutte. Voglio dire, ognuno di noi è appassionato a qualcosa, come ad esempio tu potresti avere la passione per il go-kart; qualunque sia la tua passione, è ciò di cui vuoi vedere scrivere o parlare. Ho visto persone proporre argomenti in modo sbagliato, e in questi casi non importa se si sta parlando di qualcosa a cui la gente è interessata o meno: molto dipende molto da come si propone un’idea.

Un esempio di un’idea sbagliata è stato ad esempio la proposta di un articolo sull’impatto psicologico di una persona sospesa dal lavoro: in quel caso la reporter che aveva presentato questa proposta aveva intenzione di parlare con gli esperti e gli psicologici di questa tematica. Quando il pubblico si è confrontato con la proposta, la cosa si è risolta in questo modo: “So cosa stanno per dire gli psicologi e gli esperti e non è interessante e davvero non ha valore per me. Quindi perché dovrei sostenere quest’inchiesta?” Le persone pagheranno e contribuiranno a tutto ciò in cui credono; ma come si può essere sicuri di proporre la cosa giusta?

Simona Fiore: Durante lo scorso anno quante storie sono state pubblicate?

David Cohn: Sono state pubblicate all’incirca quaranta o quarantuno storie. Non si tratta propriamente di storie, sono più che altro dei progetti, in quanto alcuni progetti consistono di trenta-quaranta storie. Uno dei nostri progetti riguardava il municipio di San Francisco e il progetto racchiudeva ad esempio trenta storie.

Simona Fiore: Hai affermato che: “Il giornalismo non è un prodotto ma un processo e che il giornalismo è partecipativo” Cosa intendivi dire?

David Cohn: I quotidiani sono un prodotto e ciò di cui dovremmo preoccuparci non è salvare il giornale ma il giornalismo; ossia l’idea è che il giornalismo sopravviverà ai giornali. Alcuni giornali sono un prodotto specifico, sono una cosa, ma il giornalismo è un processo caratterizzato da una serie di step che hanno come obiettivo il fare informazione. Credo che questa sia la giusta definizione per il giornalismo. Penso inoltre che il nuovo giornalismo dovrebbe essere partecipativo, ovvero il pubblico dovrebbe essere coinvolto in quanto il giornalismo non è un muro recintato.

Simona Fiore: Quale sarà secondo te la relazione tra il giornalismo tradizionale e il crowdfunding journalism?

David Cohn: Penso che sono due processi che lavoreranno bene insieme, o meglio sono destinati a lavorare insieme. Non credo che l’uno sostituirà l’altro e non so che tipo di relazione ci sarà tra di loro in futuro e in che modo si svilupperà, ma sono convinto che ci sarà.

Simona Fiore: Pensi che un progetto come Spot.us possa rappresentare il giornalismo del futuro?

David Cohn: È una delle strade, non l’unica in assoluto. Non rappresenta la grazia salvifica e non ha intenzione di sostituire il mondo delle news. Ma è sicuramente parte del futuro del giornalismo.

Simona Fiore: In che modo il crowdfunding journalism può aiutare la comunità locale di giornalisti?

David Cohn:Può aiutare a finanziare il loro lavoro. Questo è il punto cruciale! E penso che li costringerà anche a ad essere maggiormente responsabili nei confronti del pubblico; devono lavorare di più, devono tener conto dei contenuti giornalistici che producono, per raggiungere un risultato migliore.


http://www.spot.us/

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