Il giornalismo e l’editoria stanno morendo? Stiamo assistendo al loro inesorabile declino? Per quanto possano sembrare vere queste dichiarazioni al giorno d’oggi, lo sono solo in parte.

Che il mondo del giornalismo e dell’editoria stiano attraversando un periodo di crisi è un dato di fatto. Ma probabilmente le responsabilità di tale situazione vanno attribuite ad un modello di business inadeguato, poco attento al cambiamento che ha caratterizzato negli ultimi anni la società e quindi i consumatori. In questo Internet ha giocato indubbiamente un ruolo decisivo, proponendo un’offerta basata sulla long tail, capace di soddisfare le esigenze più settoriali e di nicchia. Abbiamo assistito alla nascita di utenti multitasking, che non preferiscono un medium ad un altro, ma piuttosto li utilizzano simultaneamente per soddisfare al meglio le loro esigenze.

La soluzione al declino del settore del giornalismo e dell’editoria sta quindi nella ricerca di nuovi modelli, capaci di soddisfare da un lato i bisogni dei “nuovi” consumatori, esigenti e volubili, dall’altra quelli degli operatori del settore, i giornalisti in particolar modo, che si trovano in una situazione stagnante. Ancora una volta Internet gioca un ruolo decisivo, non più antagonista ai media tradizionali, come è stato considerato inizialmente, ma come possibile risolutore dell’attuale crisi. Le probabili alternative giungono dagli USA e sfruttano le dinamiche di partecipazione dal basso e di condivisione tipiche del web.

I nuovi modelli emergenti quali l’iperlocalismo, il no-profit o il crowdfunding si presentano come possibili strade per il futuro del giornalismo.

Spot.us è tra i progetti che hanno riscosso maggiore successo. La piattaforma web è stata realizzata in California da David Cohn con un finanziamento di 340.000 dollari della Knight Foundation, ente statunitense e con un obiettivo ben preciso: “Our mission is to support investigative and local journalism…One of our guidelined philosophy is that journalism is a process not a product (…)The other guideline is that journalism should be participatory.”

Spot.us fa leva su tre elementi, il giornalismo partecipativo, il crowdfunding e il local journalism.
Giornalismo partecipativo e crowdfunding si combinano nel progetto attraverso un processo democratico e di condivisione: gli utenti si confrontano e decidono un argomento da assegnare ad un giornalista freelance, stimano il costo dell’inchiesta e la finanziano attraverso dei micro pagamenti, di 20 dollari in media e non superiori al 20% del costo del singolo articolo; questo, per evitare ogni forma di pressione da parte di gruppi esterni. L’altro elemento fondamentale su cui si basa il progetto è il giornalismo locale: solo in quest’anno Spot.us ha infatti raccolto 45 mila dollari nella sola area di San Francisco portando a termine 40 inchieste legate al territorio.

Indice del successo di questo modello alternativo di giornalismo è stata l’inchiesta sul “vortice di rifiuti dell’Oceano Pacifico”, condotta per il New York Times, dalla giornalista freelance, Lindsey Hoshaw. La giornalista ha potuto concludere l’inchiesta grazie ai finanziamenti dei donatori di Spot.us, circa un centinaio, tra cui anche il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales.

Il crowdfunding journalism sta prendendo piede anche in Europa che da sempre guarda agli Stati Uniti con estrema attenzione, per apprendere percorsi alternativi e riprodurli in chiave contestuale secondo il paradigma think global and act local.

Antonio Rossano al Working Capital di Napoli, lo scorso mese, ha presentato Pulitzer, un progetto che si basa sul crowdfunded reporting e sul general crowdfunding. Pulitzer, a differenza di Spot.us non è un progetto no-profit. Esso si presenta come una struttura di servizio e in quanto tale è finalizzata alla produzione di reddito che trarrà dall’applicazione di una aliquota sui fondi raccolti per affrontare i costi di gestione e garantire sempre il raggiungimento dei suoi obiettivi e dei soggetti finanziati attraverso la piattaforma. Pulitzer nasce con un obiettivo ben preciso come spiega Antonio Rossano: “divenire una piattaforma di riferimento e di sostegno per i giovani giornalisti che, non avendo ancora un nome affermato ed una propria “vendibilità” sul mercato dell’ informazione, possano attraverso essa finanziare le proprie attività giornalistiche.”

Pulitzer e Spot.us si presentano come possibili strade alternative percorribili dal giornalismo per risollevare le proprie sorti. È difficile al momento stabilire quali modelli si riveleranno più efficaci per il giornalismo: ciò che invece sembra essere abbastanza chiaro è il momento di cambiamento che questo settore sta affrontando, un cambiamento in chiave innovativa, sintomo di una variazione nella percezione di questa professione intesa non più come elitaria ma democratica e partecipativa.


http://www.spot.us/

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