All’inizio del 2009 è stato presentato per la prima volta sugli schermi d’eccezione del IFFF – International Film Festival Rotterdam, il film #37, nuova creazione sperimentale dell’autore olandese Joost Rekveld (1970, Terneuzen, Paesi Bassi), che ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica grazie all’intensità poetica e alla bellezza visiva che ne contraddistinguono natura e firma autoriale.

Quest’opera, lungi dall’essere un semplice cortometraggio per il piacere visivo e percettivo, è una produzione di sperimentazione e ricerca che nasce da un approccio scientifico e filosofico alla natura e alla tecnologia. La grande esperienza Joost Rekveld deriva oltre che dalla sua perenne ricerca personale, alla base di tutta la sua produzione, dai film sperimentali alle installazioni luminose, anche dalla grande conoscenza nell’ambito del cinema sperimentale e dell’audiovisivo acquisita grazie alle collaborazioni come curatore per l‘Impakt Festival di Utrecht, il De Balie, più antico cinema di Amsterdam, il DEAF Festival di Rotterdam, il Belgian Filmmseum di Brussels, l‘Independent Film Show di Napoli, solo per citarne alcune.

I primi film sperimentali di Rekveld risalgono ai primi anni Novanta, e tutti avranno, ad esclusione di pochi casi, un titolo legato ad una successione numerica. Fin dal nome dell’opera è ben chiaro il riferimento alla matematica, all’algoritmo, alla scienza. A partire dal 16mm IFS-film, prodotto dal 1991 al 1994, Rekveld sviluppa un progetto computerbased che, attraverso la sperimentazione di forme di disturbo dei pixel, interroga il mondo dell’animazione che cerca la purezza di forme geometriche, occultandone l’originaria natura. #3, film ancora in 16 mm del 1994, anticipa gli sviluppi che avrà l’opera di Rekveld negli anni a venire fino alle ultime produzioni di oggi. È un film di pura luce, in cui le immagini derivano dalla registrazione del movimento di una sottilissima fonte luminosa con una lunghissima esposizione, che permette di lasciare tracce sull’emulsione. La scienza incontra la poesia visiva e la musica, nell’opera di Rekveld raggiunge punte di sublime realizzazione. La pellicola 36mm del 1999, #11, Marey Moiré, è una spettacolare dichiarazione di amore per la discontinuità del medium cinematografico. Con quest’opera di colore e movimento totali Rekvled vince il Grand Prix per l’animazione non narrativa all’Holland Animation Festival di Utrecht nel 2000, ed arriva nello stesso anno, probabilmente come primo film olandese ad essere proiettato, al Sundance Festival.

Making of #11 – Photo by Hein van Liempd

Dal 2008 Joost Rekveld è il direttore dell’ArtScience Interfaculty del Royal Conservatory e dela Royal Academy dell’Aia. La ricerca di Rekvel, oggetto dell’intervista che segue, procede verso linee di indagine nel campo dell’ottica, della meccanica e della robotica, verso un’estetica atea, sgombra da tentativi di spettacolarità e di conquista.

Silvia Scaravaggi: Visual music for the eye. che cosa significa questa definizione nella tua attività? Quando hai iniziato e in che modo si è sviluppata la tua ricerca come artista?

Joost Rekveld: Ho iniziato a fare film dopo aver visto un paio di pellicole sperimentali che mi impressionarono molto. Iniziai a leggere e a informarmi circa i film sperimentali e la musica dei colori, e scoprii che l’unico modo per vedere questi lavori sarebbe stato organizzare degli screenings. Per un paio di anni (dal 1990 al 1993 ndr.) sono stato uno dei curatori dell’Impakt Festiva di Utrecht, che ancora esiste, e per la prima edizione a cui collaborai, invitai Elfriede Fischinger e Bill Moritz per mostrare una panoramica sulla storia di film astratto. I film che ebbero il maggior impatto su di me sono sicuramente quelli di James Whitney. Egli iniziò a girare con il fratello John, e questi primi film sono realmente ispirati dai principi sottesi alla musica seriale. Gli ultimi invece vanno ben oltre quella diretta ispirazione e la sua produzione si trasforma in altro.

Quando ho iniziato a produrre film stavo studiando musica elettronica e computer music, così ho avviato la composizione cinematografica in un modo molto simile a quello utilizzato da un compositore di musica elettronica. Con il passare degli anni mi sono mosso verso qualcosa di differente: mi sono sempre più interessato alla nostra relazione con le macchine e alle idee che si relazionano alla luce. Continuo a chiamare i miei lavori “visual music” perché è una tradizione che sento prossima, ma non passo più le giornate a lavorare sulla traslazione della musica in immagini o su così simili…

Silvia Scaravaggi: Vorrei affrontare anche il tema dello spazio: puoi spiegarmi qualcosa sugli aspetti spaziali della luce e in che modo devi relazionarti ad essi nei tuoi film sperimentali e nelle installazioni di luce?

Joost Rekveld: Quando ho iniziato a filmare, ho scoperto di essere interessato alla vicinanza delle macchine che usavo, in questo senso: ho iniziato a pensare come poter realizzare autonomamente immagini astratte, non avendo soldi per strumenti “graziosi”. Perciò fu importante per me capire che prendere porzioni di pellicola e modificarle o iniziare a programmare un computer a livello di macchina, produceva in effetti svariate tipologie di risultati che significavano un uso efficiente ed elegante della tecnologia.

#37 – Photo courtesy by J. Rekveld

Per questo motivo ho iniziato a pensare ai principi alla base di questi strumenti, innanzitutto all’idea che possiamo dominarli tagliuzzandoli in piccoli bit; il primo movimento fu catturato in una serie di still frames, in seguito in una serie di scan-lines, ed infine in pixels o bits.

Negli ultimi film ho iniziato ad interessarmi alla storia della prospettiva e dell’ottica, in particolar modo alle idee rinascimentali e medievali sulla propagazione della luce ed in che modo esse siano correlate ai concetti di spazio. Spesso questi lavori sono ispirati da tecniche ed esperimenti antiquati.

Ho realizzato un film, #23.2, Book of Mirrors, in cui tutte le immagini sono prodotte dalle onde d’interferenza della luce direttamente sull’emulsione della pellicola. Questo intervento fu ispirato dal lavoro di Francesco Grimaldi, scienziato del diciassettesimo secolo, che scoprì il fenomeno della diffrazione della luce. Non ho usato ottiche tradizionali, ma ho costruito una mia macchina in cui la luce si diffrange e penetra attraverso piccoli buchi e aperture.

Nel momento in cui riflettevo sulla propagazione della luce nello spazio, divenne per me logico produrre installazioni luminose, in cui il pubblico potesse essere nella luce. Ho collaborato anche a numerose produzioni teatrali, per cui ho disegnato l’illuminazione, le proiezioni, o alcune installazioni.

Un mio sogno è poter costruire una piccola colonia di robot autonomi e luminosi. Grazie al lavoro con il teatro sto cercando su sviluppare questa idea. Il prossimo progetto sarà per la compagnia di danza Emio Greco | PC, per cui sto ideando un’architettura robotica luminosa.

#5 – Photo courtesy by J. Rekveld

Silvia Scaravaggi: Parlami del tuo ultimo film #37. Com’è costruito e attorno a quali concetti l’hai ideato? Dove potremo vederlo nei prossimi mesi?

Joost Rekveld: La premiere di #37 è stata lo scorso febbraio all’International Film Festival di Rotterdam, attualmente sta girando in vari festival e serate in Europa e negli Stati Uniti. Il lavoro è iIn qualche modo la continuazione della mia ricerca su ciò che accade quando la luce passa attraverso la materia, ma questa volta l’idea del film è stata anche ispirazione per sviluppare un mio software personale. Avevo visto delle immagini create dai cristallografi, che simulavano ciò che accade quando onde di raggi-x passano attraverso un cristallo. Ottieni queste meravigliose gamme di interferenze, e per questo mi sono interessato ad esse, quando ho trovato i quasicristalli: tipi particolari di cristalli che hanno simmetrie non regolari se visti nel dettaglio, ma apparentemente regolari se visti nell’insieme.

Per realizzare il film ho prodotto una simulazione al computer di molecole che cercano di formare un cristallo, ma ho mutato le leggi fisiche del loro universo; il film per me parla di questi modelli di auto-organizzazione e dell’idea che le strutture cristalline siano in qualche modo a metà tra il minerale e l’organico. Questa è una vecchia idea: già alcuni studiosi greci pensavano che le pietre si riproducessero sessualmente, e si è sempre notato che alcuni cristalli sembrano crescere, poiché hanno delle venature. Ora l’idea assume una nuova rilevanza se pensiamo alla vita artificiale o alla nanotecnologia.

Silvia Scaravaggi: Simmetria, bellezza, esperienza sensuale: che importanza hanno nel tuo lavoro questi concetti, se ne hanno, e perché?

Joost Rekveld: Penso di essere un uomo dai gusti antichi perché desidero fare film belli, ma ritengo anche che la bellezza non sia qualcosa di statico. Voglio trovare la bellezza, o meglio l’umanità, nei principi tecnici che fanno parte della nostra cultura e di cui ci circondiamo. La bellezza è tradizionalmente associata alla simmetria, e l’esperienza sensuale è spesso associata con la ripetizione e la trance, ma queste cose non mi interessano. Non voglio che le persone che vedono le mie opere si perdano in una qualche esperienza più “elevata”. Sono un ateo radicale e penso che questo vada di pari passo con una mia preferenza per l’asimmetria e la non-ripetitività.

#3 – Photo courtesy by J. Rekveld

Silvia Scaravaggi: Attualmente stai lavorando su #47, il tuo prossimo film; come sta crescendo?

Joost Rekveld: E’ un processo lento: sto cercando di lavorare su molti elementi che hanno a che fare con reti di pixel che possono evolversi. Sono ancora nella fase esplorativa, leggendo molto e progettando quello che voglio fare. Voglio provare a realizzare un film o una installazione in cui le immagini in movimento sono il risultato di un’evoluzione simulata. Certamente non sono il primo a farlo, molti artisti lavorano su questa idea. Ma non voglio usare il concetto di evoluzione come uno dei possibili modi per creare immagini complesse. Al contempo non voglio realizzare un’opera che cerca di mostrare come l’evoluzione possa generare tutte queste cose incredibili.

Voglio realizzare un programma che produce film bellissimi in cui sia possibile seguire un processo di crescita. Voglio mostrare come il mondo possa crescere fuori dalle costrizioni di un sistema.


http://www.lumen.nu/rekveld/wp/index.php

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