Autunno a New York. Non è l’incipit per un racconto fatto di situazioni romantiche impresse su celluloide o per rêveries vintage. Magari è anche questo, New York è sempre tutto e il suo contrario. Ma un autunno a Manhattan può essere un’instancabile e sempre sbalorditiva passeggiata artistica, che nel mio caso ha avuto la fortuna di avvenire proprio durante i giorni in cui si è svolto un evento eccezionale per noi amanti delle arti digitali ed elettroniche: la Biennale Performa 09, rassegna multidisciplinare e trasversale, che anche quest’anno si è svolta in più locations contemporaneamente, dedicata alle performing arts, in tutte le loro declinazioni.

Per questa edizione, tenutasi dal 1 al 22 Novembre 2009, l’idea è stata quella di volgere lo sguardo indietro, verso le origini dell’arte performativa e multimediale contemporanea. Questo curioso ed emozionante flash back artistico ed estetico avviene non a caso in concomitanza con il centenario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo.

Così, all’insegna di un excursus storico e teorico, per l’edizione 2009 si  è ripercorsa a ritroso la storia dell’arte contemporanea, con numerose iniziative, concerti e mostre; un pò per interesse personale, un pò per l’eccezionalità di questi momenti performativi, ho voluto soffermarmi su due eventi che omaggiano la nascita di ciò che sono oggi due correnti artistiche tra le più importanti nel digitale: la musica elettronica e la videoarte.

45 Years of Performance Video: Vito Acconci

Al PS1 Contemporary Art Center, uno degli spazi artistici più stimolanti di New York, Performa 09 ha organizzato 100 Years (Version #2, PS1, nov 09), una mostra che ha presentato i momenti più importanti e decisivi della storia della Performance Art. Sono stati presentate oltre 200 opere fra cui installazioni, film, documenti audio-visivi che hanno illustrato i lavori più esemplari della storia della performance art di cui New York rappresenta la capitale indiscussa.

Una collettiva che ha anche avuto il pregio di fornire numerose informazioni di tipo documentaristico, esplicitamente concepita per essere una sorta di archivio della storia della performance art, caratterizzata non solo da documenti originali ma anche da testi riproducibili, foto, film e materiali audio totalmente accessibili al pubblico. Il tutto ideato come un progetto di traveling research in forma di rassegna espositiva, con numerose connessioni ovviamente anche con la scena artistica locale.
100 Years
è stata curata da Klaus Biesenbachm, chief curatorial advisor di PS1 e del MOMA, e da RoseLee Goldbergm curatrice e direttrice di Performa.

All’interno di 100 Years, l’EAI (Electronic Arts Intermix) ha presentato la mostra 45 Years of Performance Video: punto nodale, nonchè origine di tutta la videoarte contemporanea, ossia l’incontro avvenuto nella seconda metà del secolo scorso fra performance live (l’happening) e il mezzo espressivo del video. Da questo connubio e sintesi è scaturita un’unità artistica che ha trasceso l’apparente polarità tra oggetto (performance) e strumento (video): la nascita della videoarte con i suoi successivi sviluppi, ha infatti avuto uogo proprio quando la live performance ha cominciato ad essere registrata e trasmessa attraverso immagini filmiche. Quando cioè il video è diventato il format di esercizi concettuali basati sull’azione del corpo.

45 Years of Performance Video: Dan Graham

Le molteplici strategie creative di alcuni dei più grandi esponenti e precursori della videoarte sono state presentate in questa esposzione: da Marina Abramivich a Matthew Barney, ma anche Guido Van der Werve e Dan Graham. Diversi monitor sono stati posti in successione, a mostrare, in un percorso circolare che si sviluppa storicamente, le diverse registrazioni dei vari artisti. In alcuni casi è anche possibile ascoltare la parte audio grazie a delle cuffie. In questo modo naturalmente si arriva al 2009 a partire dai primi esempi di happening filmato degli anni 60.

Il secondo evento su cui vorrei soffermarmi e’ stato un concerto che si e’ tenuto al Town Hall di Manhattan: Music for 16 noise intoners. Tutto nasce in occasione della ricostruzione della macchina intonarumori di Marinetti, commissionata da Performa 09 a Luciano Chessa: il conseguente concerto è stato prodotto e presentato da Performa in collaborazione con SFMOMA e EMPAC. Curatori sono stati lo stesso Luciano Chessa e Esa Nickle

Durante il concerto sono stati eseguiti non solo brani orginali di autori storici (Russolo, Buzzi) ma anche contribuiti di autori contemporanei e attivi su altri versanti come Mike Patton, Blixa Bagerld, Elliott Sharp e inoltre lo stesso Chessa.

Le famose macchine intonarumori sono state disposte sul palco una accanto all’altra, come tanti piccoli edifici squadrati in fila, seguendo un’archiettura orchestrale. Quello che però producono è l’idea stessa di suono, in una concezione nuova e dalla prospettiva ribaltata, in cui si approccia il suono stessa nella sua essenza rumoristica, di fenomeno che si produce nel silenzio. Il rumore, quello che esce da quelle macchine e che penetra le nostre orecchie e la nostra coscienza a livello di fenomeno puramente acustico, è quello stesso che noi sentiamo nel mondo, al di fuori di una sala da concerto. Paradosso e nuova presa di coscienza acustica allo stesso tempo.

Image courtesy by Performa 09: Luigi Russolo – Intonarumori

Già Russolo nel 1913 nella sua Arte del Rumore, che precede la realizzazione delle macchine intonarumori, dichiarava la fine del silenzio. Il Novecento con l’invenzione di nuove macchine, l’indutralizzazione e le prime forme di urbanismo teconologico, ha dischiuso un mondo esterno e una realtà quotidiana in cui il suono e il silenzio possono ormai essere filtrati da una struttura e un pensiero musicale. Tornare al Futurismo in questo caso, come Performa 09 ha scelto di fare, significa scegliere di soffermarsi sulla nascita del Rumore e sul suo rapporto non solo col silenzio ma con la musica stessa.
Performa 09 ha quindi deciso di commissionare a Chessa la ricostruzione di questi strumenti e da ciò è nata anche l’idea di dedicare parte della Biennale al Futurismo e all’arte performativa per eccellenza: la musica.


http://www.performa-arts.org/

http://www.ps1.org/

http://www.eai.org/eai/index.htm

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