Si è appena conclusa la settima edizione del festival Cimatics 2009 di Bruxelles, dopo una dieci giorni intensa di avvenimenti che hanno coinvolto tutta la città.

Il meccanismo di questo festival nato come evento focalizzato su vjing e cultura audiovisiva ed elettronica, sembra oramai essersi stabilizzato sul modello dell’ “evento diffuso” (così come era successo per l’edizione passata, si veda il report su Digimag 40 di Dicembre 2008-Gennaio 2009 dal titolo “Cimatics 2008, non solo vjing”http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1325), che ha coinvolto cioè la maggior parte delle realtà che a Bruxelles si muovono nell’ambito dei nuovi media.

Dal 20 al 29 novembre, una serie di screenings, performances, conferenze, incontri, workshop e serate musicali hanno animato il Museo d’Arte Moderna Bozar, il Beursschouwburg (che da sola aveva ospitato l’edizione del 2007), il centro Imal, lo spazio per concerti e performances Les Brigittines, il medialab MediaRuimte (gestito da LAB[au]), lo spazio sociale Recyclart, il club più famoso della città Fuse ed addirittura l’Atomium, la costruzione che maggiormente segna il landscape cittadino.

La scelta di fondare l’edizione 09 proprio sull’interazione tra diverse entità produttive e di ricerca della città è diventata una marca costitutiva del festival guidato da Bram Crevits e Nicolas Wierinck, a tal punto che il suo sottotitolo è strategicamente stato cambiato in “Citywide international festival for advanced creativity”. Sparisce il vjing, spariscono l’audiovideo dal vivo e ci troviamo così di fronte alla volontà di scattare un’istantanea sulle ricerche più sperimentali della contemporaneità.

Beursschouwburg Art Center – Flu Power Flu installation by Stefano Cagol

Tant’è, ci ha confermato Bram Crevits, che la prossima edizione avrà nel suo sottotitolo proprio questa dicitura, “contemporaneità”. Un segno interessante a mio parere sul fatto che forse nel 2009 focalizzarsi sui nuovi media non ha più molto senso. E’ illuminante a questo proposito ricordare che appena concluso Cimatics, dal 1 dicembre al 3 dicembre la comunità si è ritrovata ad Eindhoven per incontrarsi nell’appena nato Baltan Lab e discutere sul futuro del Media Lab. Segno che le istanze di ricerca giocosa, sperimentazione ed autoaffermazione di queste realtà sono arrivate al punto di doversi fermare e chiedere qual’è il loro senso oggi, qual’è il loro scopo, qual’è la loro relazione con l’arte, quali le strategie economiche per sopravvivere e quali le possibilità di trovare forme di collaborazione e condivisione delle ricerche per evitare il rischio di chiusura ed involuzione su sé stessi.

Negli anni Cimatics si è trasformato in un’organizzazione che non solo gestisce il festival, ma si propone anche come producer. Cimatics è quindi diventata una “platform” nel tentativo non solo di raccogliere e mette in display l’arte legata alle sperimentazioni audiovisive, ma soprattutto di seguirne le fasi produttive (dal finanziamento alla promozione).

Gli ultimi progetti di Ryoichi Kurokawa e dei fratelli Debackere rientrano in questa nuova progettualità. L’installazione Vector proprio di Boris e Bresch Debackere, noti internazionalmente con la precedente performance di live cinema Rotor, è stata mostrata in anteprima nella sua fase di elaborazione ad apertura del festival. L’ultimo concerto audiovisivo Rheo di Kurokawa è stato invece presentatato in anteprima al Bozar, in una serata che ha visto anche la partecipazione di Ulf Langheinrich e del suo ultimo lavoro Land, performance audiovisiva in 3D.

Le performances si sono susseguite nella stessa serata avendo forse come comune denominatore la riproduzione di estesi paesaggi naturali e non. Per l’artista giapponese (di stanza da un anno a Bruxelles come studente del corso post-master Transmedia), l’incontro con questo landscape (naturale e metropolitano) è puramente estetico: un set up su tre schermi posizionati in verticale mostra sequenze audiovisive dalle quali gli elementi affiorano lentamente da una renderizzazione che le ha rese forme astratte. Rheo è un lavoro molto accattivante, tant’è che il termine che si sente più spesso dopo la performance (applauditissima da un pubblico di addetti ai lavori e non) è “bellissimo”. Certo le sequenze di cascate, catene montuose a perdita d’occhio, mari profondi, spazi urbani verticali e cementificati, sono uno spettacolo godibile. Rimane comunque il dubbio che non ci sia molta liveness in questo lavoro che sembra essere organizzato come la proiezione di tre video precedentemente elaborati e renderizzati accompagnata da un suono sul quale l’artista opera dal vivo.

Ulf Langheinrich – Land

Lo stesso discorso si può forse fare per Ulf Langheinrich: ci si chiede dove sia finito l’elemento live della performance. Lo spettacolo di Land è comunque un godibile (anche se forse troppo lungo), in cui la natura ci si palesa davanti come elemento oscuro e minaccioso, che si autogenera in trasformazioni che la rendono ora un oceano profondo ora un cielo da Star Trek, che all’improvviso si estende sopra le teste degli spettatori grazie al potere del 3D. Un trip audiovisivo condito da luci stroboscopiche e bassi profondi.

Le performance audiovisive sono forse state l’elemento di forza di Cimatics 09. Nella chiesa sconsacrata delle Brigittines, oggi restaurata come spazio culturale polivalente, due serate consecutive legate all’audiovisivo performato hanno presentato tra gli altri i lavori di Telcosystems, Herman Kolgen e di Ogino Knauss. Mortal Electric del trio olandese Telcosystems (gli animatori del festival Sonic Acts di Amsterdam e del sopra citato Baltan Medialab di Eindhoven, Lucas van der Velden, Gideon Kiers and David Kiers) era già stato presentato quest’anno a Berlino durante Transmediale. Si tratta di una performance densa, che sembra portarti all’interno delle viscere di una macchina per viverne il funzionamento. Il suono è forse l’elemento più intenso di questo lavoro: rende lo spazio tangibile, l’aria quasi densa di onde sonore che ti circondano, ti fanno vibrare e attaccano l’apparato auditivo. Un lavoro durante il quale non ci si chiede se si sta assistendo a un video mandato in play o a una performance generativa: si tratta di pura esperienza fisica.

Il tanto atteso video di Herman Kolgen (che dopo quasi un decennio di attività con l’altra metà del duo Skolz_Kolgen, ora si dedica alla pubblicità ed al video in HD), Inject coprodotto da Arcadi che sono anche i producer del festival Nemo di Parigi e dal Canada Arts Council), è risultato troppo lungo, troppo videoclip, troppo HD, troppo pretenzioso. La quasi tridimensionalità dell’immagine ad alta definizione (che fa sembrare tangibili le bolle di ossigeno che escono dall’apparato respiratorio di un essere umano vagamente orientale, gettato ad affogare in un container pieno d’acqua, un trucco visivo che dopo Bill Viola è diventato la prassi dei video pubblicitari – si veda quello della pasta Barilla) non ha aggiunto nulla a questo lavoro, sul quale oltre a un interrogarmi ricorrentemente su quando ne avrei visto la fine, ho cercato invano di riscontrare una qualche possibile traccia di liveness.

Herman Kolgen – Inject

Molto Forte il lavoro degli Italiani Ogino Knauss, che sono stati invitati da Cimatics a lavorare in residency a Bruxelles per disvelare e narrare in una sinfonia audiovisiva i segni di una città in trasformazione. The geographer. Cité administrative è il risultato di questo lavoro di flaneurs e collezionisti di segni nascosti, perfettamente in sintonia con la ricerca portata avanti oramai da più di un decennio dal trio.

Treni e stazioni, segni sulle pareti scrostate dei muri, pattern geometrici e quasi astratti degli edifici amministrativi ipermoderni ora in abbandono sono il primo output della ricerca sul territorio urbano della capitale europea di Ogino Knauss: la città in perenne trasformazione, il cui centro amministrativo (che coinvolge anche gli edifici lussureggianti e futuristici delle istituzioni Ue) sta lentamente divorando i quartieri residenziali e sta nello stesso tempo cadendo a pezzi. La performance è interamente fondata sulla costruzione collettiva e geninuamente dal vivo di un’esperienza audiovisiva nel quale si è risucchiati a scoprire l’interno degli edifici in via di smantellamento dei quali all’inizio vediamo solo le superfici lucide e cromate. Le migliaia di immagini raccolte durante la residency vengono messe in sequenza ed assimilate al suono prodotto dal vivo, mentre una voce parla di attese, spazi in disfacimento, identità della città.

Accanto alle performances audiovisive, Cimatics ha messo in networking anche eventi di carattere teorico che si sono svolti durante la settimana del festival. La due giorni di Video Vortex, creatura di Geert Lovink che ha portato da Amsterdam i suoi studenti ad ascoltare un nutrito gruppo di specialisti di video e networking, ha aperto il festival all’Atomium (l’ogetto di design urbano più eccezionale e sottovalutato della modernità). Una conferenza intitolata The city of sounds (tra i relatori anche Lorenzo Tripodi, membro di Ogino Knauss e il musicista e curatore Carl Michael Van Hauswolff) ha invece fatto interagire la già citata Transmedia insieme al centro per l’arte Imal.

Lo stesso Imal ha approfittato di Cimatics per esporre Chapter 1 – The Discovery, un lavoro dell’artista spagnolo Felix Luque Sánchez, prodotto dal medialab LABoral Centro de Arte y Creación Industrial di Gijon, che parteciperà anche al prossimo Transmediale. L’installazione è un omaggio alla fantascienza classica: un poliedro nero i cui spigoli si illuminano ed emettono suoni, quasi fosse un corpo estraneo al pianeta Terra arrivato da un altra galassia ed in attesa di comunicare con le forme umane che gli si avvicinano. Secondo le intenzioni, Chapter 1 – The Discovery dovrebbe essere un lavoro interattivo, che reagisce cioè alla presenza ed ai movimenti di chi ci si avvicina. Nella realtà l’interazione è alquanto confusa e non riesce interamente a palesarsi: per provarla bisogna leggere attentamente il testo di presentazione fornito all’ingresso del black box che la ospita.

Mika Vaino Exhibition – MediaRuimte

Il laboratorio e spazio espositivo MediaRuimte guidato dal collettivo LAB[au] ha invece partecipato al festival proponendo l’installazione 2 * 540 kHz del musicista Finlandese Mika Vainio. Il lavoro è il risultato della residency di Vainio, uno dei due componenti dei quasi-ex PanSonic (in corso in questa fine 2009 il loro tour di addio), presso il MediaRuimte, che ha contribuito come producer alla realizzazione dell’opera.

L’idea di invitare Vainio a produrre ed esporre è legata alla totale mancanza di documentazione sulla produzione artistica del musicista, che negli anni ha realizzato decine di progetti installativi senza però conservarne la memoria. 2 * 540 kHz è presentata al MediaRuimte insieme al lancio di un libro monografico sull’artista realizzato dalla label tedesca Raster-Noton e coprodotto dagli stessi LAB[au].

Il libro (con testi a cura di Carl Michael Van Hauswolff e di Daniela Cascella), dal titolo Time Examined, è installato sotto forma di microfilm all’interno della galleria, per essere così esplorato dai visitatori. La scelta di rendere fruibili gli estratti visivi della pubblicazione sotto questa forma deriva dalla volontà di accompagnare coerentemente l’installazione, che si presenta come un concerto per radio antiche sapientemente installate nella galleria: il tocco retrò del microfilm ben si accompagna al carattere puramente analogico delle radio antiche ed alla loro qualità sonora calda, imperfetta e low definition. 2 * 540 kHz riprende ed amplia un progetto precedente di Vainio che operava sul sintonizzatore di una radio: qui due composizioni di diverse lunghezze vengono riprodotte a loop da due sezioni di radio.

Ogni composizione è trasmessa da due piccoli trasmettitori piazzati nel centro dell’installazione: ciascuno dei trasmettitori è settato su una frequenza diversa e si dà come una piccola radio autonoma. Le due serie di radio, installate come due ali a destra e sinistra dei due trasmettitori, sono sintonizzate sulle due frequenze: la composizione viene così diffusa nell’ambiente dalle radio.

Secondo quanto affermano gli organizzatori nelle comunicazioni ufficiali, Cimatics 2010 non avrà luogo. La piattaforma si prende due anni di pausa e c’è da chiedersi come si evolveranno nel frattempo le cose a Bruxelles. La grigia capitale europea, città fino ad oggi totalmente sottostimata se paragonata a Londra o Parigi per il mercato dell’arte, Berlino o Amsterdam/Rotterdam per la scena d’avanguardia, Madrid e Barcellona per qualità della vita e gli investimenti nel settore culturale, sembra che stia diventando un polo di raccolta di artisti e producers, attratti dalle mille organizzazioni e proposte culturali che la città offre.

Complici di questa evoluzione uno stato sociale che sostiene le politiche di sviluppo culturale locale: è soprattutto grazie a questo che spazi come MediaRuimte e Imal, Recyclart e Okno (ma anche festival come Cimatics) possono sopravvivere ed acquisire di anno in anno una dimensione internazionale.


http://www.cimatics.com/festival2009/

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