Non si parla d’altro. Agli incontri sul futuro della musica (ma anche dell’editoria, del cinema, della tv e delle arti visive) ormai c’e un tema dominante: la ricerca dei modelli di business per la creatività nell’epoca della smaterializzazione digitale e della rete globale; quindi, la riflessione sulla necessaria svolta delle impostazioni teoriche e declinazioni pratiche in materia di diritto d’autore e di riproduzione.

Per questo Jonas Woost di Last fm e Dave Haynes di SoundCloud qualche settimana fa hanno invitato a discuterne Joi Ito (http://www.crunchbase.com/person/joi-ito), CEO di Creative Commons e, prima ancora, pioniere del web 2.0 e investitore di alcune delle imprese piu’ interessanti tra quelle piu’ innovative (tra cui Flickr, Rupture, Dopplr, Fon, e la stessa Last fm).

L’incontro era l’ennesimo della serie OpenMusicMediahttp://openmusicmedia.wordpress.com/ (eventi sulla musica digitale, aperti a tutti per discussioni e networking) e, come gli altri, è stato tanto informale (un bel pub e molte pinte) quanto interessante (oltre a Ito, c’erano adetti ai lavori, corporate e indie, artisti, appassionati, giornalisti… tutti ugualmente interessati alla compensione reciproca e alla elaborazione di strategie collaborative).

Per i geeks Joi Ito e’ un mito. Ma anche per i normali esseri viventi e’ ormai un personaggio importante dell’economia e del business. E’ a Londra per qualche giorno e tutti lo vogliono e tutti lo cercano. Le istituzioni lo incontrano, il Guardian gli dedica un intervista http://www.guardian.co.uk/technology/blog/2009/sep/23/joi-ito-interview-creative-commons. Lui pero’, tra un impegno e l’altro, continua ad andare agli incontri nei pub.

Evidentemente, CC è d’attualita, ed evidentemente è il momento della presa di coscienza collettiva: dopo 10 anni di negazione, tutte le industrie creative hanno ormai accettato la realtà e ammesso che la r-evolution è in atto, è irreversibile, e possibilmente va vissuta come una opportunità e non come una minaccia. Devono però ancora capire come procedere.

Dopo un lungo periodo in cui la possibilità di produzione e distribuzione e l’accesso ai contenuti creativi è stato limitato e reso sempre più costoso da una riproducibilità tecnica relativa, il XXI secolo ha portato con sè la smaterializzazione dei contenuti, la convergenza di tutti i canali/media su un unica rete planetaria ad accesso facilitato e costi limitati, la diffusione dei media sociali e la pratica della condivisione. Il pubblico può scegliere cosa, come, quando consumare cultura e intrattenimento, in quantità massima e a costi minimi; e fa delle proprie scelte un elemento fondante della propria identità, e della condivisione la pratica fondante della propria socialità.

Se nel mondo analogico, quello per il quale il copyright era stato creato, la maggior parte dei consumatori non era interessato a fare copie dei prodotti che comprava, nel mondo digitale l’atto stesso del consumo comporta una copia. Una interpretazione letterale delle leggi in questo contesto restringerebbe la maggior parte degli usi normali che si fa dei contenuti.

Perciò Ito ricorda ogni volta che può che “se nel passato solo alcune realta’ criminali si rendevano protagoniste di gravi illegalità, nel presente ognuno di noi ne compie ogni giorno, per esempio ogni volta che pubblica sul proprio profilo di Social Network un brano, una sequenza, una immagine. CC cerca di evitare che ciò accada fornendo una licenza che permette il riuso, senza necessità di consulenze legali e permessi per farlo”.

E aggiunge: “Sempre piu spesso quel che interessa agli artisti e’ che gli venga riconosciuta l’attribuzione dell’opera e la possibilita’ di concederne diritti per l’utilizzo non commerciale. A volte invece e’ una priorita’ vedere rispettata l’opera originale, o comunque poter approvare le rielaborazioni ideate da altri. Siamo nell’epoca della free economy, del remix e dei mashup, ma nella gran parte dei casi le iniziative e collaborazioni creative non sono ancora possibili, e non per questioni tecniche bensi’ legali ed economiche”.

Img courtesy by Meet the Media Guru / Milan


I signori di CC sanno bene che, seppure i supporti (dischi, dvd, libri, giornali…) non siano piu’ necessari e le copie invece inevitabili, gli autori hanno sempre il diritto di vedere riconosciuta la loro creativita’, e spesso la necessita’ economica di vedere ricompensato il loro lavoro. “CC non e’ contro la legge che regola il copyright, e’ per un aggiornamento della legge” – afferma Ito - “e alla base del diritto dovrebbe esserci la liberta’ di scelta, per chi produce e per chi consuma. E la consapevolezza che il sistema della comunicazione e dei media si e’ trasformato”.

In questo nuovo ecosistema, il punto non è negare la necessita’ di regole, bensì individuarne di accettabili e condivisibili da tutti gli interessati; per permettere una democratizzazione dei processi di creazione e fruizione, contemporaneamente ad uno sviluppo economicamente sostenibile, e rispettare l’obiettivo di contribuire tanto alla biodiversità culturale quanto alla professionalità dei creativi. “Promuovere una legalità sensata è il modo più efficace di combattere l’illegalita”, dice ancora Joi Ito.

E prosegue cosi’: “CC sta lavorando con le istituzioni che di diritti d’autore si occupano da sempre, riportando in alcune aree (Paesi Scandinavi) successi e collaborazioni, in altre (USA, UK, Germania) mille difficoltà e perfino divieti di proseguire ogni attività. Ma CC non è una lobby, è una charity, il cui unico fine è fornire alternative legali alle pratiche illegali”.

“Io non sono per spingere nessuno a decidere, è una perdita di tempo” – aggiunge ancora Ito – “Però, sono sicuro che il momento sta per arrivare. L’industria della musica deve reinventare se stessa e gli artisti saranno di nuovo al centro. E poiche’ gli artisti non sono interessati solo all’aspetto commerciale ma anche alla diffusione delle loro opere, e il pubblico è interessato alla scoperta più che al possesso, questo rapporto puo’ evolvere con incredibili vantaggi per entrambe le parti”.

NIN released their album “The Slip” through a Creative Commons license, allowing fans to remix and reuse all or part of the album non-commercially. This pic shows how many people downloaded it

Artisti celebri che hanno CC alla base del loro nuovo modo di fare marketing, che è un percorso attraverso cui costruiscono relazioni con i loro fan, sono i Radiohead e i Nine Inch Nails, e anche tutti quelli che compaiono su SoundCloud, nuova adorata piattaforma di condivisione di musica originale…

Seppure la strada sia ancora lunga, Joi Ito e’ un uomo preparato e deciso, dai modi eleganti e diplomatici. Il mondo della musica indipendente ha fiducia in lui e in CC, e sa che il momento e’ arrivato. Speriamo che anche il mondo della musica corporate e delle istituzioni lo capiscano. Ora.

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