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Buon Compleanno, Art Futura

ArtFutura ha compiuto 20 anni (un’età molto rispettabile per un festival sull’argomento) e li ha celebrati nell’edificio IMAGINA di Barcellona. Per chi pensava di sentire la mancanza del tradizionale Mercat de le Flors (per quanto effettivamente fosse uno spazio decisamente più adeguato), in realtà si è rivelato curioso seguire questo festival nel famoso @22, il distretto dell’innovazione, oggetto di tante controversie, ancora sventrato da lavori interminabili ma già vestito di un’impronta futuristica.

Peccato le proiezioni calcistiche di golTV a getto continuo su maxischermo all’entrata, che non creavano esattamente l’atmosfera di un evento culturale. E peccato anche per i numerosi e incessanti disguidi audio e video e per l’incoerenza dell’illuminazione, cose che nell’ambito di un festival sulle tecnologie del futuro dovrebbero apparire ben più che digerite.

A parte questo, ArtFutura, come in ogni edizione, ha dato ampio spazio ad alcuni portavoce degli ambiti più disparati della cultura tecnologica, da quella pop a quella più colta, da quella più orientata alla scienza a quella più tesa verso una dimensione artistica, da quella più commerciale a quella più concettuale, da quella più collettiva a quella più individualista, da quella più pratica e realista a quella più utopica e immaginativa. Come sempre, da vent’anni, nel costante tentativo di supere la dicotomia, di indagare lo spazio che separa gli opposti e che è quello dove pullulano i germi dell’innovazione o, per usare le parole di Stelarc “dove risiede l’intelligenza”. 

Img: courtesy by Imrove Everywhere

Fedele al suo schema, il festival si è articolato in conferenze, esposizioni, proiezioni audiovisive, concorsi (Siggraph, Vida, 3D ArsFutura), cerimonie ed eventi paralleli, anche se quest’anno separati tra l’edificio IMAGINA e il centro d’arte Santa Monica. L’evento si è aperto con un FlashMob di Improv Everywhere, coordinato da un file mp3 che si scaricava dal Web e che si è svolto in contemporanea in quattro città spagnole: Barcellona, Madrid, Murcia e Vigo. In totale hanno partecipato più di 1800 persone, ballando, congelandosi, eseguendo una performance collettiva in mezzo alle strade più affollate per 45 minuti.

Di seguito nel centro d’arte Santa Monica si è brindato all’inizio dei lavori e all’apertura del giardino di sculture di Sachiko Kodama. L’avevamo già vista a Máquinas & Almas, ma le sue opere, sculture cinetiche animate dalla magia del ferrofluido, non riescono a stancarci. La mostra chiuderà il 15 di novembre e per chi passi a Barcellona prima di quella data è un appuntamento caldamente raccomandato, oltre che gratuito.

E gratuito è stato anche il primo giorno di conferenze. Per motivi di capienza era necessario prenotare l’entrata, ma grazie all’atteggiamento di molti probabilmente questo è un favore che non si ripeterà, per via del fatto che la sala è rimasta mezza vuota, nonostante le entrate fossero esaurite già alcuni giorni prima dell’inizio dei lavori. Si vede che anche quando si tratta di arte i più danno valore solo a quello che pagano e non si preoccupano di chi potrebbe essere tagliato fuori per colpa loro. I tre giorni di intense conferenze, ampiamente documentate sul sito web del festival e dei rispettivi oratori, hanno ospitato tre incontri particolarmente interessanti e ispiratori.

Il primo, leggero e spiritoso, per quanto concettualmente profondo, è stato con gli scanzonati Multitouch Barcelona, già visti all’OFFF e pupilli del suo direttore Héctor Hayuso, intervistati da Marvin Milanese lo scorso Digimag 46 di Luglio-Agosto 2009 (http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1519) . Il loro lavoro è totalmente diretto all’umanizzazione delle tecnologie. Non amano dire “utente”, preferiscono la parola “persona”. Non amano dire “interfaccia”, preferiscono la parola “esperienza”. Quello che cercano di fare è evitare che le tecnologie raffreddino la gente e anzi fare in modo che le persone scaldino la tecnologia, pervadendola di sensazioni, emozioni, chiamando in causa i sensi e la partecipazione fisica. 

Img: courtesy by Multitouch Barcelona

Ecco il perché della loro interfaccia umana (Hi, am a real human interface), dei loro schermi tattili dove è importante che i partecipanti interagiscano anche tra loro per fomentare le relazioni umane, a dispetto delle reti sociali che invece creano legami virtuali che il più delle volte non si concretizzano e che non sono comparabili con quelle reali: un abbraccio inviato su Facebook è davvero come un abbraccio fisico? Per loro assolutamente no.

E per sottolineare la loro posizione, dopo la loro simpatica presentazione hanno voluto regalare al pubblico dell’ArtFutura l’esperienza delle loro opere. Hanno distribuito alcune delle 1000 palle che sono avanzate da un esperimento fallito a Lisbona e Dani (esperto di design e multimedia ma anche ottimo attore), travestito da Space Invader, ha lasciato che il pubblico lo “uccidesse” con una pioggia di palle di gomma. Un’ottima dimostrazione di come si può fare molto con poco, offrendo un’esperienza interattiva e umana allo stesso tempo.

Il primo giorno di conferenze si è concluso in modo affascinate con l’intervento di Enric Ruíz Geli di Cloud9, un architetto sensibile e preparato. La sua presentazione in alcuni momenti ha rasentato la performance, quando accompagnava con commenti quasi di poesia sonora i video di cui le musiche erano state scelte attentamente. Anche le immagini di una macchina digitale che scolpiva un pezzo di marmo diventavano così fortemente emozionanti, per non parlare della sua ricerca sulle bolle, assistito dall’artista Pep Bou.

E così, come bolle di sapone, Enric vuole che siano i prodotti dell’architettura. Effimeri, per non sacrificare le generazioni successive di architetti, per non immobilizzarsi sotto il peso della storia, come accade in Italia. Questa affermazione solleva interrogativi importanti e che spesso affliggono chi rispetta e ama la storia e l’archeologia ma allo stesso tempo non vuole fermare l’evoluzione dei tempi e l’avanzare delle tecnologie. La convivenza di queste due dimensioni della cultura umana non sempre è facile e richiede rinunce significative. 

Img: courtesy by Enric Ruìz Geli

Le opere di Enric sono costruite con materiali leggeri, intelligenti, autonomi, capaci di generare energia, di catturare e restituire la luce e il calore, di creare paesaggi in continua rinnovazione. Come il padiglione di sale Sed presentato alla Expo di Saragozza, l’unico privo di aria condizionata; o il MediaTIC di Barcellona, ancora in costruzione, rivestito di cuscini che si deformano da soli per mantenere il microclima.

Sulla scia di Gaudí, ciò che muove Cloud9 nelle sue battaglie sono il rispetto della natura e della biomassa, l’ecologia, la sostenibiltà, l’autonomia, il tentativo di arrivare al 2020 con il 20% del consumo di energia proveniente da risorse pulite, come impone la legge europea, pena la ridicola soluzione di comprare emissioni di CO2 dall’Africa, per esempio.

E, last but not least, il festival ha permesso al suo pubblico di ammirare i lavori di Boolab, commentati da Coke Ferreiro e Lucas Elliot. Questa agenzia di produzioni, fortemente contaminata (nel senso più positivo del termine) e nata come costola di Booker nel 2004, è l’esempio di quanto sia importante e intelligente da parte delle imprese al giorno d’oggi investire in ricerca & sviluppo. Nell’arco di pochissimo, il figlio ha divorato il padre, diventando uno studio di produzione pluripremiato, decisamente più richiesto e rappresentato ormai a livello internazionale e citato tra i 20 migliori del mondo. Recentemente, nei loro studi si sono incorporati grandi nomi del calibro di Joshua Davis e lo studio di animazione olandese One Size.

L’ambito d’azione iniziale dei ragazzi di Boolab, spaziando dall’artigiano all’ipertecnologico, è stata la pubblicità, dove si sono immediatamente distinti per la loro capacità di manipolazione emozionale, l’eleganza, la sensibilità estetica. I loro spot sono originali, dinamici, bellissimi, permeati di arte e cultura (fanno l’occhiolino a Escher, Hitchcock, Wharol, Cervantes…). Nonostante coinvolgano personaggi sempre diversi (animatori, registi, montatori, sempre i migliori professionisti del campo), presentano la loro impronta inconfondibile.

Attualmente Boolab sta uscendo dal mero ambito pubblicitario, per la volontà di estrarre la dimensione audiovisiva dallo schermo, cosa resa oggi possibile dalle tecnologie sempre più interattive e partecipative. E così, oltre alle loro sperimentazioni nel campo del broadcast televisivo, dell’industria musicale e cinematografica, della moda e della cultura, sono autori per esempio dell’impressionante show-room di Roca (nota marca di sanitari e arredi da bagno) a Barcellona. 

Img: courtesy by Boolab

Si tratta di uno spazio estremamente avanguardista, dove si è dato più peso all’estetica che alla comunicazione, per esplicito desiderio del cliente. Qui, dove ovviamente l’acqua è protagonista assoluta, si vivono le esperienze di pioggia, gelo, rituali del bagno da scoprire avvicinandosi a maxischermi appannati dal vapore; si consulta il catalogo con una modernissima interfaccia touchless; si vedono i prodotti come se fossero sculture. Per chi non avesse ancora chiaro il concetto di “esperienza”, vale la pena una visita.


http://www.artfutura.org

http://improveverywhere.com/

http://www.multitouch-barcelona.com/

http://www.ruiz-geli.com/

http://www.themakingofcloud9projects.com/

http://www.boolab.tv

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  • Barbara Sansone Barbara Sansone

    Dopo una formazione classica ed esotico-­linguistica, Barbara Sansone ha affondato le mani nella materia elettronica partecipando della crescente importanza assunta da Internet e dai media digitali nel corso degli ultimi anni. Mentre in ambito commerciale [...]

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