Francoise Truffaut scrisse nel 1956 come “il film di domani sarà ancora più personale di un romanzo, individuale e autobiografico come una confessione o un diario intimo (…). Il cinema del futuro sarà un atto d’amore”. Trimpin: The Sound of Invention è esattamente questo: un puro atto d’amore.

Il film, che ho avuto il piacere di vedere durante l’appena conclusa 53ma edizione del London Film Festival, è infatti un omaggio del regista Peter Esmonde al genio creativo, artista, inventore e musicista, Trimpin. Girato con un approccio alla cinéma-verité, il film nasce dalle riprese effettuate lungo il corso di due anni, con ripetuti viaggi del regista a Seattle (dove Trimpin vive e lavora dal 1979) ed uno in Germania, nel luogo di origine dell’artista. Esmonde ha dovuto, col tempo, guadagnare la fiducia di Trimpin, restìo a farsi filmare e reduce, purtroppo, da esperienze poco gratificanti con altre produzioni, che miravano piuttosto a mettere l’accento sulla follia e la stravaganza della sua persona, quasi a ridicolizzarlo.

Il film non ha assolutamente seguito uno sceneggiatura rigorosa o delle date di riprese prefissate, che può senz’altro essere un metodo più rischioso ma che, in questo caso, ha regalato un ottimo respiro alla relazione che si è venuta ad instaurare fra regista ed artista, rispettando i tempi di creazione e messa in atto di alcuni dei progetti, come per esempio la collaborazione con i Kronos Quartet.

Devo ammettere che questo film mi ha introdotto al lavoro e alla figura di questo artista che mi era ancora sconosciuto, ma al quale mi sono appassionata, già dopo pochi minuti dall’inizio della proiezione. Del resto, come si fa a non amare chi afferma di aver lasciato l’Europa alla ricerca di cianfrusaglie e dice, in una delle prime frasi del film: “America has a lot of junk!”.


Trimpin, originario di Istein, Efringen-Kirchen, un paesino in Germania vicino al confine con Francia e Svizzera, emigrò negli Stati Uniti nel 1979 . Racconta lui stesso di come durante uno dei suoi numerosi viaggi in America (era solito passare le sue estati facendo l’autostop nel paese), venne derubato di zaino, portafogli e passaporto. La polizia, che lo prese in custodia, lo accompagnò in uno dei numerosi negozi dell’esercito della salvezza per offrirgli un cambio. È in questo momento che l’artista, sorpreso e stimolato dall’enorme quantità di cianfrusaglie disponibile in America, decise di andarci a vivere.

L’iniziazione di Trimpin, se così possiamo definirla, ad un diverso approccio al suono, avvenne quando era ancora un bambino. Nel film ricorda di come all’età di otto o nove anni, il padre (un ebanista ed insegnante di musica) lo portò di mattina presto nella Foresta Nera. In quell’occasione Trimpin aprì le sue orecchie in maniera differente e riuscì a percepire suoni che non aveva mai udito prima.

Unita a questa particolare capacità uditiva, c’è anche una incredibile curiosità e facoltà inventiva, che lo accompagna sin da bambino. L’interesse suscitato da un libro scoperto nella libreria del nonno Elektrotechnisches Bastelbuch (libro per bambini per costruire elementi elettronici), dove in uno dei capitoli spiega come costruire una tromba elettrica, ricombinando insieme elementi di strumenti musicali e oggetti, porterà Trimpin sulla strada che poi sarà una costante della sua vita e che si trasformerà pian piano nel suo lavoro.

In quella prima fase del processo di crescita creativa, l’artista di origine tedesca imparava come funziona l’elettricità e come metterla in pratica sugli strumenti. Il nonno stesso costruì delle radioline rudimentali che emettevano suoni elettronici, che lui ritrovò in un cassetto. Questa è stata la sua prima esperienza di musica elettronica e di ingegneria. Trimpin ha suonato poi per qualche tempo strumenti ad ottoni, fino a quando una violenta reazione allergica al metallo, che colpì bocca e gola, lo costrinse a smettere. Questo però non ha demoralizzato l’artista e l’inventore dal trovare strade alternative; il bambino promise a se stesso di proseguire nella vita a sperimentare e realizzare gli stessi sogni ed interessi che aveva da bambino.

.

L’ artista/inventore ama passare il tempo nel proprio studio, alla ricerca di nuovi modi ed idee per combinare strumenti e altri oggetti o per creare nuove macchine sonore. Ed è così che lo vediamo spesso nel film, intento a creare all’interno di uno studio stracolmo di oggetti e cassetti pieni di pezzi elettronici e cartelle con spartiti grafici. Il punto di partenza della sua ricerca è sempre il suono prodotto da uno strumento tradizionale, per esplorare da qui come il suono si diffonde nello spazio e nel tempo. Peter Esmondeafferma che entrare nel suo studio è come accedere al suo cervello. Trimpin è un vulcano di idee.

L’artista ha realizzato nel corso degli anni, numerose installazioni e progetti, esibiti in musei intorno al mondo; ha ricevuto il MacArthur ‘Genius’ Award e una Fellowship al Guggenheim; è riuscito con un sofisticato metodo Midi a salvare la musica del compositore americano Conlon Nancarrow, ha collaborato con artisti come il leggendario coreografo Merce Cunningham o, come detto, i Kronos Quartet. I suoi spartiti grafici sono di per se stessi dei meravigliosi pezzi d’arte che probabilmente solo lui riesce a leggere.

Fra alcuni dei suoi lavori, voglio menzionare Sheng High, un’istallazione realizzata nel 2009 per l’Ojai Music Festival, in cui si serve di un principio usato migliaia di anni fa in Cina. Si tratta di una scultura sonora che interagisce con un elemento naturale, in questo caso l’acqua e che vede come protagonista un sofisticato sistema di bamboo in movimento sussultorio. Un altro progetto, Klompen, per The Nora Eccles Harrison Museum of Art, vede una serie di 96 zoccoli olandesi dotati di un martelletto all’interno e sospesi a mezz’aria tramite un filo, che emanano una sinfonia ritmica controllata da un computer.

Trimpin Investiga creativamente la musica acustica in relazione con lo spazio. Si è per esempio chiesto come poter muovere l’ascolto da una situazione orizzontale (vedi l’orchestra che è sempre di fronte al pubblico) ad un ascolto verticale. Tutto può essere per lui oggetto di una nuova invenzione. Vediamo nel film come su degli scaffali abbia accumulato una serie di proiettori di diapositive: spiega Trimpin come ha voluto che le persone potessero ondividere la sua stessa esperienza e potessero sentire con lui le diapositive, non solo guardarle.

.

Entrare nel mondo di Trimpin è come entrare in un vero e proprio laboratorio magico, dove gli esperimenti si concludono con una nuova creazione acustica. L’ingresso ci è permesso grazie al lavoro di Esmonde, poi credo stia allo spettatore lasciarsi andare alla fantasia. Io stessa rimango affascinata dall’approccio infantile, ma allo stesso tempo serio e professionale del compositore. Nella mia mente faccio un’immediata associazione mentale con quello che è invece Michel Gondry nel cinema. Entrambi estremamente creativi, con un cervello pieno di risorse ed un’immaginazione che corre veloce senza freni, come quella dei bambini, appunto.

Il film è stato quindi molto stimolante, al punto che dopo aver lasciato il BFI mi sono ritrovata ad aspettare il bus sul Waterloo Bridge e nell’attesa mi sono scoperta a scoprire i multipli suoni della città. E’ stata un’esperienza nuova, per la prima volta lo stridio dei freni del bus alla fermata si sono trasformati in un suono nuovo per le mie orecchie, l’aprirsi delle porte accoglieva il mio ingresso e tutto mi circondava come una nuova sinfonia appena scritta. Ho lasciato il south bank di Londra con il sorriso sulle labbra e con una orchestrazione di suoni mai sentiti prima.

Note:

[1] ‘Le film de demain m’apparaît donc plus personnel encore qu’un roman, individuel et autobiographique comme une confession ou comme un journal intime (…). Le film de domain sera un acte d’amour’ – François Truffaut, pubblicato nella rivista Arts, maggio 1957.


http://www.trimpinmovie.com/

http://www.bfi.org.uk/lff/node/519

http://trimpin.blogspot.com/

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn