Per quanto Digimag sia una rivista dedicata alla cultura digitale, questo mese vogliamo dedicare un meritato spazio a un artista la cui opera non rientra propriamente in questa categoria e che si colloca perfettamente in quel campo di ricerca della nostra rivista nell’ambito della tecnologia (applicata e riutilizzata), della meccanica, a cavallo con l’arte. In fondo la tendenza generale finalmente non è più quella di celebrare la tecnologia fine a se stessa, ma quella di riportare in primo piano il concetto e la tangibilità, anche quando per ottenerli si possono usare tecniche e materiali non esattamente all’ultimo grido.

Abbiamo conosciuto Raúl Martinez durante l’edizione estiva del Dorkbot di Barcellona e, come tutti coloro che si imbattono nelle sue creature, ci siamo innamorati della loro simpatia, della loro tenerezza e della loro semplicità. Raul, con un background sia nel campo dell’Arte classica che dell’Ingegneria Industriale, lavora alla creazione di vere e proprie sculture robotizzate, meccaniche, pneumatiche, cinetiche attraverso il riutilizzo di materiali di riciclo. Sculture che hanno un aspetto vivo, organico, morfologicamente simile a quello di pesci, cavallucci marini, rane, alghe, granchi, al punto da poter ricreare dei veri e propri ecosistemi marini ingegnerizzati, come accaduto nel 2007 per la mostra Vida Aquatica a Igualada.

La semplicità e la vitalità sono pregi degli animali marini creati da Raul, virtù di cui manifesta di essere dotato anche il loro creatore, che siamo andati a trovare nella sua officina proprio a Igualada, in Catalogna. Apparentemente, appena si mette piede nell’enorme spazio in cui trascorre le sue giornate, si entra in una normale officina meccanica, dove si costruiscono macchine industriali e si deve camminare prestando molta attenzione, perché, come avvisa lo stesso Raúl, lì “tutto macchia o taglia”. Al mattino, insieme al padre e al fratello, Raúl lavora nella costruzione o nella riparazione di questo genere di macchine, da 10 anni. Attualmente, per esempio, i tre sono occupati nella progettazione e costruzione di macchine in grado di inghiottire le macerie provenienti dalla demolizione degli edifici e di separare le pietre dall’immondizia, in modo da poterle riutilizzare.

Ma un paio d’anni fa questa attività cominciò a non bastargli più. Riciclando i ritagli che rimanevano al suolo a fine giornata, sperimentando con le macchine per tagliare e piegare i metalli, aggiungendo altri elementi, cominciò ad assemblare creature marine che solo un anno più tardi cominciò a dotare di movimento. Ed è così che, avanzando nell’officina, grazie ai sensori che ne controllano il movimento, si cominciano ad animare gli animaletti inizialmente mimetizzati tra gli altri oggetti metallici e ai quali Raúl dedica i suoi pomeriggi solitari nel suo spazio di lavoro.

Ma lasciamo la parola a lui, che abbiamo avuto il piacere di intervistare. 


Barbara Sansone: Il cavalluccio marino è bellissimo!

Raùl Martinez: È fatto con una protezione per cavi che trovai per strada e con il motore di un tergicristalli, che si limita a tirare il filo metallico che gli fa arrotolare la coda. Il meccanismo è molto semplice e il corpo è realizzato con materiali metallici riciclati. Certo, queste creature rendono meglio nell’ambito di una mostra, dove si crea un ambiente illuminato di azzurro, come se ci si trovasse sott’acqua, e se ne orchestra l’apparizione in modo più studiato.

Barbara Sansone: Il movimento è molto sensuale, organico, in contrasto con la freddezza che normalmente caratterizzerebbe il metallo di cui sono fatte queste creature…

Raùl Martinez: È esattamente quello che cerco. Provo più volte, finché non riesco a ottenere un movimento dolce e morbido, che trasfiguri la durezza del materiale. All’inizio cercavo di ottenere cose più sofisticate, ma poi mi resi conto che con la semplicità tutto diventava più interessante e la gente ne veniva attratta maggiormente. Quando vedi un oggetto meccanico è bello non sentirtene sopraffatto e riuscire a comprenderne il funzionamento

Barbara Sansone: Com’è il tuo processo creativo? Prima pensi a cosa vuoi fare e cerchi il materiale o le idee sorgono a seconda di cosa trovi?

Raùl Martinez: Generalmente prima penso l’animale, comincio a costruirlo e vado in cerca del materiale adatto, ma capita di non trovarlo. In questo caso a volte trovo qualcosa che mi suggerisce un’altra idea e comincio a costruire un altro animale senza aver completato il precedente. Altre volte l’animale di partenza finisce per diventare molto diverso da come lo avevo pensato. Si tratta di sperimentare parti, composizioni e movimenti, procedendo per tentativi. Per esempio quando concepii le stelle marine non sapevo che avrei risolto il movimento usando esattamente questi componenti. Vedi: sono fatte di molle, parti di metallo, spugne da bagno e il motore che usano è estratto da vecchie macchine da cucire. Ne trovai uno e decisi di sfruttarlo, senza averlo previsto con un progetto già definito. Non lavoro con bozzetti né con modellini in miniatura: mi butto subito nella costruzione dell’animale, che generalmente nasce in modo naturale e quindi cerco di modificarlo il meno possibile, solo apportandone miglioramenti come rinforzi, protezioni e sistemi per rendere più organico il movimento.

Barbara Sansone: Lo stesso vale per l’estetica?

Raùl Martinez: Sì, di solito lucido i pezzi o li tratto con acidi per arrugginirli, in modo che si adattino all’immagine che mi sono fatto della creatura. Mi piace anche lasciarli in un certo senso incompleti, per lasciare spazio all’immaginazione, permettere di intravedere i meccanismi e le articolazioni e valorizzarle il movimento. 

Barbara Sansone: Gli occhi di queste creature conferiscono loro molta espressione: di cosa sono fatti?

Raùl Martinez: Spesso sono cuscinetti a sfera, ma non sempre. Nel caso della rana, per esempio, mi trovavo in una ferramenta e vidi questi due blocchi per porte di plastica nera. Immediatamente li immaginai sul suo muso.

Barbara Sansone: Anche i supporti delle creature sono molto belli, curati in ogni dettaglio e ben integrati con l’opera.

Raùl Martinez: Sì, mi piace che tutto sia coerente: quando installo gli animali nelle mostre cerco di creare l’ambiente più adatto a loro e di creare una sorta di percorso, leggermente labirintico, che permetta di scoprirli a poco a poco. La rana pescatrice, per esempio, non si muove ma ha un LED luminoso che attira i visitatori mentre si nasconde nell’oscurità. Quando qualcuno si avvicina, un sensore se ne accorge e illumina improvvisamente la creatura, creando un effetto sorpresa.

Barbara Sansone: Perché hai scelto che le tue creature si attivino con sensori di prossimità e altri meccanismi “interattivi”? Perché non usi interruttori o non le lasci sempre in movimento durante le esposizioni?

Raùl Martinez: Mi disturba molto l’idea che in un museo si debba entrare con le mani dietro la schiena senza la possibilità di toccare le opere. Mi piace che la gente si senta coinvolta, provocata e ho notato che in questo modo si stimola anche l’interazione tra la gente stessa. Quando esce dalle mie mostre ne parla, durante la visita le persone si suggeriscono come attivare le creature, per esempio questo pesce richiede che si gonfi il palloncino che nasconde nella bocca con una pompa. La maggior parte delle volte uso semplici sensori di quelli che si trovano nei garage.

Barbara Sansone: Hai fatto altre mostre a parte le cinque edizioni di Vida Aquàtica?

Raùl Martinez: Per ora no ma ultimamente per esempio mi ha contattato una compagnia teatrale che mi ha incaricato di costruire alcuni mostriciattoli per un nuovo spettacolo, che si inaugurerà il 3 ottobre. Ho già consegnato tutti i pezzi ma posso mostrarveli in video. E poi vi inviterò alla prima.

Barbara Sansone: Ah, qui dentro c’è anche un computer…

Raùl Martinez: Sì, ma non lo uso per lavorare e ti confesso che dopo mezz’ora che ci sto davanti ho già mal di testa. Per questo sono così lento a rispondere alle tue email. 

Barbara Sansone: Ecco i due piccolini che ho visto al Dorkbot: il paguro e la lumaca. La lumaca in particolare presenta un movimento incredibilmente elegante e sensuale… Quando decidi di creare l’animale, come riesci a riprodurne in modo così fedele il movimento, oltretutto con meccanismi così semplici e materiali metallici?

Raùl Martinez: Normalmente osservo a lungo l’animale vero, dal vivo o guardando documentari, e cerco di semplificarne il movimento, per cercare il sistema con cui generarlo. Come si nota nelle stelle marine e nella lumaca, spesso il movimento diventa più organico molto semplicemente usando molle. E anche la scelta degli animali da creare la opero così. Per esempio recentemente ho visto un documentario in cui si vedevano delle tartarughine marine uscire dall’uovo. Sono estremamente tenere e goffe e mi venne voglia di riprodurne il movimento scoordinato che fanno con le pinne con due motori non sempre allineati. Ora vi mostro il prototipo, perché non l’ho ancora terminato.

Barbara Sansone: Costruisci solo animali marini?

Raùl Martinez: Finora sì, ma qui potete vedere un lupo, anche lui ancora in fase di prototipo. All’inizio è accucciato, ma poi si alza in piedi: ora vi mostro il movimento manualmente, perché non ho ancora montato i sensori. Vedete che alla fine alza anche la testa. L’idea è che, quando qualcuno si avvicina, alzi la testa e ululi, grazie a una piccola scheda che ho trovato nella quale si possono registrare circa 20 secondi di suono. Inoltre, sto cominciando a pensare che anche gli insetti possono essere molto interessanti da ricreare

Barbara Sansone: Come funziona la rana?

Raùl Martinez: È composta con la barra di una porta a scorrimento e un motore di tergicristalli. Le zampe e la pancia poggiano su basi di polistirolo che ho dipinto per permetterle di galleggiare. Ora la porteremo a nuotare in una vasca che c’è in un parco al centro della città. Dovrò legarla con un filo trasparente, se no poi mi toccherebbe entrare nella fontana per recuperarla. Ogni tanto ci vado: è divertente, è come portare una rana al guinzaglio. E vedrete come si avvicinerà la gente, per toccarla, commentarla e farmi domande. Una volta la portavo seduta accanto a me in macchina, legata con la cintura la sicurezza, e sono passato accanto a due poliziotti. Hanno guardato dentro incuriositi e mi hanno segnalato di procedere, ma dalle facce che facevano si vedeva che mi avevano preso per matto. 

Barbara Sansone: Come ti promuovi, come fai in modo che la gente ti conosca e ti chiami?

Raùl Martinez: Sono piuttosto timido, pigro per mettere i miei progetti su carta per partecipare a concorsi e, come ti dicevo, uso il computer il meno possibile. Ho un sito web piuttosto improvvisato e poco tempo libero. Di solito mi chiama chi mi ha visto in qualche mostra che ho avuto modo di organizzare. Altre volte mi presento direttamente presso le istituzioni con qualcuno dei miei animaletti e dico che ho appuntamento con il responsabile dei programmi culturali; nonostante mi dicano che non è vero e cerchino di cacciarmi, poi gli impiegati cominciano a riunirsi incuriositi intorno alla creatura e alla fine si accorgono che quello che faccio è interessante. Per esempio ho fatto così all’Hangar di Barcellona e alla fine mi hanno inserito nel Dorkbot, dove per esempio mi avete visto voi

Barbara Sansone: E siamo molto felici di averti scoperto! Bene, portiamo la rana a nuotare?

Raùl Martinez: Volentieri! Dopo vi offro qualcosa al bar, per ricompensarvi del viaggio che avete fatto oggi per venirmi a trovare, e infine vi riaccompagno alla stazione.


http://www.ferroluar.com/

http://www.youtube.com/watch?v=-AVjVJsU0Zc

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