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Hangar + Laboral = Summerlab

Nella nostra epoca storica stiamo assistendo a un’evoluzione sempre più rapida della tecnologia, che favorisce lo sviluppo e la ricerca nelle vare aree scientifiche e rende la nostra vita quotidiana sempre più facile. Ma come sempre, l’ambito in cui la tecnologia viene catturata, manipolata e usata scopi diversi a quelli per cui è stata pensata fino a suggerirne ulteriori evoluzioni è l’arte. La sperimentazione delle arti che fanno uso di tecnologia è oggi sempre più visibile in mostre e musei di tutto il mondo e su Internet, mentre sempre più forte si sta sentendo l’esigenza di creare spazi dove questo incontro possa celebrarsi liberamente grazie alla disponibilità di spazi e risorse. Forse ancora più importante, l’obiettivo di questi centri vuole essere la diffusione di questa mutua contaminazione di discipline presso il pubblico, per invitarlo a sperimentarle, a capirle ed apprezzarle, a contribuirvi con la creatività nascosta nei singoli e che trova la sua migliore espressione quando si unisce a quella di altri e ha dove e come liberarsi, a pretendere l’accesso alla cultura del nostro tempo, perché è un diritto.

Un obiettivo non certo facile, dato che stiamo ancora attraversando un’epoca di forte contraddizione, dove le istituzioni e la società non sono ancora sufficientemente sensibilizzati ed è necessario innanzitutto formare formatori adeguati. Ecco la sfida di uno dei pochi centri in Europa che si stanno preoccupando di questo, il centro d’arte LABoral de Gijón, e della sua direttrice Rosina Gómez-Baeza Tinturé. Tra le varie attività di questa coraggiosa signora possiamo aggiungere che fu fondatrice e responsabile della Fondazione Arco, dell’associazione Amigos de Arco e della pubblicazione trimestrale ARCO, Arte Contemporáneo e che dal 1986 al 2006 fu direttrice della Fiera d’arte contemporanea di Madrid.

Il centro d’arte LABoral de Gijón ha 2 anni di vita ed è già un centro molto attivo con spazi bellissimi e in continua crescita. Il suo team è composto da dieci persone fisse e otto assistenti e si propone come centro espositivo dedicato ad arte, scienza, tecnologia e industrie visive avanzate. Inoltre si occupa di ricerca, formazione, produzione e grazie a una convocatoria permanente si propone di aiutare gli artisti a inserirsi nei circuiti dei festival e delle mostre. Ed è proprio principalmente agli artisti locali che il centro si propone di offrire supporto per trovare contatti, sovvenzioni, residenze. Come ci ha spiegato la direttrice, si tratta di uno sforzo notevole, specie in territorio asturiano. L’obiettivo principale del LABoral è ora la fondazione di una mediateca estesa, il cui spazio si inaugurerà il 18 dicembre con una mostra curata da José Luis de Vicente.

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Tra le attività estive, il centro ha ospitato la settimana del SummerLab organizzata con il centro Hangar di Barcellona, un incontro di appassionati di arti digitali che lavorano con software e hardware liberi per produrre progetti di arte elettronica di ogni tipo. Le attività del laboratorio estivo si sono innestate nei vari ambiti di ricerca del centro, includendo la sostenibilità, l’ecologia, la gratuità dei mezzi, la collaborazione, la distribuzione, la sicurezza, l’elettronica e l’arte di inventare. La responsabile dei programmi educativi del LABoral, Mónica Bello, con l’aiuto di altri componenti del team del centro, si è premurata di assistere i partecipanti fornendo aiuto e strumenti, oltre che di accompagnarli a visitare il centro e le mostre in corso.

Quando, sotto l’egida dell’Hangar di Barcellona e il centro d’arte LABoral de Gijón, decine di creativi si riuniscono per una settimana colonizzando un camping e un grande spazio lasciato a loro totale disposizione, i risultati sono imprevedibili, ma non possono che suscitare un’irresistibile curiosità. La partecipazione alla seconda edizione laboratorio estivo, tenutosi dal 3 al 9 agosto 2009, libera e gratuita, ha visto un afflusso per la maggior parte di persone provenienti da Barcellona e per una buona metà di sesso femminile, per sfatare il mito che il mondo dell’elettronica è una lobby per soli uomini. Le attività sono state articolate in diversi nodi, ciascuno dei quali gestiti da uno o più coordinatori e aperti a chi volesse partecipare, durante tutta la settimana o curiosando un po’ in tutti. Inoltre c’erano gruppi e singoli che sviluppavano progetti personali, collaboravano con diversi nodi, proseguivano le loro attività abituali approfittando dell’aiuto e dell’esperienza di altri partecipanti.

Ogni giornata veniva inaugurata con un’assemblea coordinata dal direttore dell’evento e dell’Hangar, Pedro Soler, per presentare il programma del giorno e fornire le informazioni necessarie per la gestione delle biciclette con cui ci si spostava dal centro al camping, per la distribuzione dei pasti (la colazione e il pranzo venivano preparati da membri dell’organizzazione incaricati solo di questo in una cucina allestita presso lo stesso spazio) e per l’organizzazione del lavoro. Nel tardo pomeriggio, dopo alcune ore dedicate a lavorare in maniera totalmente autonoma, veniva avviata una serie di presentazioni sulle varie attività dei partecipanti, che riguardavano arte e tecnologia.

Tra i molti interventi interessanti, possiamo citare le case di paglia dell’architetto italiano Michele Pecoraro; le visualizzazioni di dati e i progetti di ecologia e sostenibilità di Hernani Silva ((re:farm the city) ; le presentazioni di software libero per video e 3D, come Qeve, Processing for VJs di Lot e Blender; le opere e le invenzioni dell’eclettico artista Julio Lucio; le installazioni multimediali e sonore dall’egiziano Magdi Mustafa, attualmente artista in residenza presso l’Hangar; il sistema operativo puredyne dei GOTO10, un collettivo internazionale di artisti e programmatori dedicati al software libero; il lavoro di Shady El Noshokaty, anche lui egiziano; e quello di Andy Gracie, che coniuga robotica, biologia, ecosistemi e software. L’evento è stato onorato anche dalla presenza di due orientali di grosso calibro: Shu Lea Cheang, figura preminente della new media art già da diversi anni, e Marc Chia, alias One Man Nation.

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Nel corso di tutta la settimana, un attivo gruppo dedicato allo streaming e alla documentazione dell’evento, gestito da minipimer.tv con la collaborazione di Surt.tv e Neokinok, tra il resto si è occupato di trasmettere in diretta su Internet interviste, i dibattiti coordinati da Marcos García del Medialab Prado di Madrid, le presentazioni e i momenti più ameni del laboratorio.

Sabato 8 agosto, l’ultimo giorno di SummerLab, nel corso di una densa giornata aperta al pubblico sono stati presentati i risultati dei lavori, performance e concerti, presso lo spazio del LABoral dove si era lavorato durante tutta la settimana e, più tardi, presso il bar XYZ di Gijón.

Tra queste, forse quella che ha riscosso il maggiore successo è stata la Macchina assurda creata dal nodo di OpenFrameworks, diretto da Arturo Castro e Chris Sugrue. Grazie a questo strumento e altri software e hardware liberi come Processing e Arduino, il gruppo ha creato una circolo chiuso di computer che si inviavano in sequenza messaggi nelle forme più disparate (laser, movimenti rilevati da webcam, calzini stesi, lenticchie, asciugacapelli, invenzioni di ogni genere e così via), creando effetti suggestivi e divertendo soprattutto per la sua inutilità, dove ampio spazio era dato all’errore delle macchine.

Divertenti anche le performance musicali eseguite grazie a strumenti più o meno canonici creati presso diversi nodi nel corso della settimana: come gli Arduinome, controller audiovisivi ispirati dalla piattaforma monome e realizzati presso il gruppo diretto da Alex Posada, direttore del laboratorio di interazione dell’Hangar; o gli oggetti sonori montati dal nodo “Cacharreo fai-da-te” (diretto da Jano, Víctor Mazón e Diego de León), dove si divulgava la costruzione di progetti elettronici sonori a partire per lo più da da materiali riciclati e comunque low-fi (la prima attività del nodo è stata quindi quella di andare a procurarsi una carriola piena di rifiuti elettronici, da smontare e riassemblare in forma di nuovi oggetti con cui produrre dei suoni).

Tra le documentazioni video presentate a fine lavori, citiamo quella degli interventi urbani del nodo Su última voluntad, che hanno visto diverse persone girare in bicicletta per Gijón a caccia di luoghi abbandonati o non usati nella città, di cui creare una mappa, da identificare con cartelli che ne notificassero lo stato e sui quali hanno creato un documento video intervistando gli abitanti del luogo; e quello dei Frikikids, il nodo dedicato all’introduzione all’arte digitale per bambini, uno spazio dove si proponevano attività tecnologiche e si insegnavano ai più piccoli un consumo critico e un uso creativo della tecnologia.

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In quanto a ecologia e sostenibilità, Hernani Silva (re:farm the city), con la collaborazione di alcuni dei responsabili dei laboratori Huerta Guerrilla tenuti al LABoral poco tempo prima e dei partecipanti al suo nodo, hanno creato un piccolo orto in grado di irrigarsi da solo riconoscendo il livello di umidità delle piante e la temperatura dell’ambiente. Con l’occasione si sono anche create delle piccole bombe di semi da andare a lanciare per la città, per divertirsi con un’azione di guerriglia: l’idea è ricreare orti e giardini, talvolta abusivi, usando o meno la tecnologia, come segno di protesta per il loro maltrattamento o la loro assenza negli spazi urbani.

Insomma, una settimana molto attiva all’insegna della produttività, dell’interscambio e del divertimento, come vuole la filosofia che sta alla base di queste discipline e degli strumenti e le comunità che ne permettono la diffusione. Online si può accedere ai video di alcuni momenti del laboratorio. Le attività continueranno presso l’Hangar e il LABoral, speriamo con occasioni più frequenti di intersezioni, dato l’altissimo livello di compatibilità. 


 

http://www.laboralcentrodearte.org/

http://www.hangar.org/

http://summerlab.hangar.org/

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  • Barbara Sansone Barbara Sansone

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