Quello che sta accadendo in Iran in questi giorni è stato ed è sotto gli occhi di tutti. In seguito a presunti brogli elettorali, il presidente Ahmadinejad è stato eletto nuovamente in Iran lo scorso metà Giugno, scatendando le proteste formali del candidato sconfitto Moussavi che hanno innescato poi moti di protesta ben più violenti e diffusi per le strade di Teheran e delle città principali del paese.

Come si temeva la polizia Iraniana non è stata a guardare e ha reagito con una violenza e una repressione senza eguali, arrestando decine di giovani, torturandoli e uccidendo un numero imprecisato di persone per le strade. Repressione che è proseguita anche sulla Rete, luogo deputato per alcuni coraggiosi blogger per diffondere notizie sull’evolversi degli eventi, utilizzando sapientemente anche i social networks come Twitter e Facebook. Le agenzie di stampa di tutto il mondo si sono interessate all’evento, per poi però distogliere gradualmente l’attenzione nel momento in cui il flusso di notizie dall’Iran è rallentato, a causa princpalmente della chiusura di alcuni blog nel timore di alcuni di loro di essere tracciati mediante Id ed essere così accusati di reato capitale (!!!).

Reazioni indignate si sono susseguite in Rete, petizioni e cause da seguire con la dinamica ormai conosciuta (e di cui ci si inizia a domandare la reale efficacia) dei social networks Penso sia inutile in questa sede aggiungere altre parole di commento che rischiano di suonare banali di fronte di una situazione che noi Occidentali (sicuamente noi Italiani) siamo ben lontani anche solo dal provare a comprendere, per non esserci mai, mai, trovati in situazioni di repressione simili o anche solo paragonabili.

Ciò che mi sono sentito di fare tramite Digicult, è stato di creare un corto circuito tra una notizia di carattere artistico e creativo, e un argomento di carattere politico così importante come la situazione Iraniana, per rendere Digicult un piccolo strumento di supporto, senza per questo sradicare le sue radici e il suo scopo edoiriale e culturale. Per questo motivo, scoperta l’esistenza del progetto Persepolis 2.0 (progetto di re-editing della graphic novel Persepolis dell’iraniana Marjane Satrapi, che ha riscosso grande successo a livello internazionale e che traccia un parallelo grafico ed editoriale tra la Rivoluzione Iraniana del 1979 narrata nella storia originale e ciò che sta accadendo in questi giorni in Iran), ho prima di tutto deciso di supportare il progetto come da loro richiesto incollando il codice Html delle tavole grafiche sulla home di Digicult (chi ci legge lo faccia, ndr), in secondo luogo di diffonderlo tramite Facebook e infine di provare a fare loro un’intervista per questa edizione di Digimag. Un’intervista fatta in 24 ore, all’ultimo momento utile prima della pubblicazione, ma che ci onora e che ci fa sperare possa essere un piccolo tassello ulteriore di aiuto per il popolo Iraniano in lotta.

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Marco Mancuso: Innanzitutto, vorrei sapere qualcosa di più riguardo la vostra idea e il vostro progetto Persepolis 2.0. Sò che è nato come forma di protesta e di denuncia in seguito alle fortissime repressioni della polizia Iraniana per reprimere le sommosse popolari di protesta contro i brogli alle ultime elezioni presidenziali, ma immagino che dietro ci sia anche un’idea precisa su come usare la rete e i social network, nonché l’impatto immediato di una graphic novel famosa in tutto il mondo come Persepolis. Volete raccontarmi qualcosa in più circa la genesi del progetto?

Sina & Payman: Sì, l’idea è scaturita da un intenso desiderio di fare QUALCOSA. Noi viviamo entrambi in un paese dove la protesta politica è illegale e siamo sempre un po’ cinici riguardo l’efficacia delle dimostrazioni o delle petizioni. Quindi, il giorno successivo al primo intensissimo giorno di repressioni (lo scorso 20 giugno), ci siamo interrogati su come aiutare in un modo efficace. Abbiamo subito capito che i nostri amici negli stati Uniti e in Belgio (dove siamo cresciuti) non capivano veramente cosa stesse succedendo in Iran in quei giorni, e abbiamo altresì compreso che avremmo dovuto colmare questo gap di comprensione. La decisione di usare le immagini di Marjane Satrapi, si è basata su due motivi principali: il primo, che Persepolis è un lavoro icona che è stato visto da milioni di persone, e questo avrebbe aumentato di molto l’efficacia del nostro lavoro. Ma il secondo motivo, il più importante, è che le immagini della rivoluzione del 1979 rispecchiano perfettamente ciò che sta succedendo nel 2009. In entrambi i casi, milioni di Iraniani hanno dimostrato in tutto il paese contro la repressione politica e sociale. Abbiamo quindi lavorato dalle sei di sera alle tre del mattino per una settimana, e abbiamo quindi lanciato il progetto il sabato successivo.

Marco Mancuso: Quale è il vostro background? Come avete lavorato tecnicamente sulla graphic novel originale, utilizzando gli stessi personaggi, la stessa iconografia, lo stesso tratto grafico?

Sina & Payman: Siamo entrambi dei marketing manager. Io in particolare lavoro sul marketing passaparola per le startups a livello globale, mentre Payman si focalizza sul global marketing per grandi marchi. Il lavoro tecnicamente è stato facile, abbiamo usato Photoshop per sostituire i testi originali con i nostri, e Illustrator per assemblare le immagini. La parte più difficile è stata scegliere le immagini che potessero riflettere fedelmente gli eventi della settimana: ma come ti dicevo c’è una grande corrispondenza tra le immagini che narrano la rivoluzione del 1979 e quello che sta succedendo oggi…

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Marco Mancuso: Avete per caso contattato anche l’autrice Marjane Satrapi? Lavorete in futuro su altri capitoli, focalizzandovi magari su altri momenti di una lotta che vi auguro alla fine vittoriosa?

Sina & Payman: Sì, abbiamo avuto il permesso da parte di Marjane di usare le sue immagini e sì, stiamo già lavorando anche in altri modi per educare le persone non Iraniane a una piena conoscenza di ciò che sta avvenendo nel nostro paese.

Marco Mancuso: Voi ovviamente chiedete sul sito di Persepolis 2.0 alla comunità in Rete, di diffondere quanto più possibile il progetto su Internet e tramite i Social Networks. So anche che state iniziando a registrare le statistiche sul dominio; quindi, quali riscontri avete ricevuto dalla Rete fino a questo momento e come vorrete utilizzare le statistiche che state raccogliendo?

Sina & Payman: Da quando abbiamo lanciato il sito 6 giorni fa, ci sono stati oltre 50.000 visitatori unici da oltre 150 paesi differenti. Questa propagazione è avvenuta quasi solo esclusivamente tramite Facebook. Sebbene ci siano stati ovviamente articoli relativi a Persepolis 2.0 nell’ambito dei mass media, hanno generato pochissimo traffico in confronto a quello che è successo tramite Facebook. Abbiamo ricevuto un numero enorme di email da tutto il mondo, che ci chiedevano come avrebbero potuto supportare al meglio il progetto, e abbiamo ricevuto anche moltissime email da Iraniani stessi all’interno dell’Iran che ci ringraziavano per l’aiuto che gli stavamo dando. Quello che vogliamo fare è andare oltre: vogliamo usare la notorietà del progetto Persepolis 2.0 per ispirare gente “normale” in tutto il mondo a produrre una propria espressione creativa di solidarietà: ci sarà pure una ragione per la quale gli artisti e gli scrittori sono considerati così “pericolosi” dall’estabilishment politico corrotto

Marco Mancuso: Ciò che sta accadendo in questi giorni in Iran è qualcosa di così atroce rispetto alla violazione dei normali diritti umani, che è qualcosa di veramente difficile da tollerare e accettare per noi Occidentali. Non oso immaginare cosa possa significare per voi Iraniani quindi. Quali sono i vostri sentimenti al momento e cosa può veramente accadere nel prossimo futuro in Iran? Quanto è forte la speranza che nutrite verso il grande sciopero nazionale che Moussavi ha indetto per la prossima settimana?

Sina & Payman: Gli Iraniani della mia generazione sono stati segnati da un grande evento, la Rivoluzione del ’79, che però non hanno vissuto sulla loro pelle. La classe dirigente in Iran ha represso fin a questo momento ogni tentativo di creare una società libera, e questo ha portato a uno stato mentale di generale apatia. In ogni caso, la speranza che precedeva queste elezioni e le dimostrazioni di massa che ne sono seguite, hanno infuso in tutti noi un senso di speranza che si è diffuso molto più velocemente di quello che avremmo mai pensato. Penso che la maggioranza degli Iraniani non volessero un vero cambiamento del regime, ma solo maggiore libertà sociale, economica e politica, con un minor grado di corruzione in giro. Quindi, anche se le proteste sono state duramente colpite dall’azione della polizia, con arresti e torture continue, la fiducia e la credibilità nel regime sono largamente crollate a livello generale nel paese. Tutto questo per dire che lo sciopero nazionale e altre misure di questo tipo, saranno tutte iniziative per indebolire il regime e portare eventualmente verso un Iran più libero. Quanti anni ci sono voluti per avere un Afro-Americano di nome Hussein alla Casa Bianca? Molti meno di quanti si preventivavano. Credo quindi che la stessa cosa possa accadere in Iran, ed è per questo che se il regime vuole mantenere il potere dovrà prima o poi rispettare i desideri di una popolazione che per il 70% è al di sotto dei 30 anni.

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Marco Mancuso: Nel corso degli ultimi giorni, abbiamo apprezzato ancora una volta l’efficacia dei Social Networks e delle tecnologie Internet. Alcuni blogs sono stati l’unica fonte di informazione non filtrata proveniente da dentro l’Iran, mentre Twitter o Facebook come detto hanno consentito alle persone di comunicare con il mondo al di fuori del loro paese. Allo stesso tempo, pare che ora il governo Iraniano abbia chiuso molti di questi blog, abbia bloccato l’accesso a Internet e infatti ci sono molte meno notizie di quello che sta accadendo rispetto a qualche giorno fa. Si legge anche del rischio capitale che corrono coloro che hanno postato notizie nei giorni scorsi e che non si sono protetti sufficientemente dal tracking del loro Id. Siete in contatto con alcuni di questi blogger in Iran e c’è il richio concreto che il paese venga chiuso completamente a Internet in modo tale che non si possa più sapere cosa accade a Teheran?

Sina & Payman: Non penso francamente che l’Iran diventerà mai come la Corea del Nord. La popolazione in Iran è incredibilmente avanzata da un punto di vista tecnologico, è liberale, ha forti connessioni con i paesi di tutto il mondo (dove viviamo in California per esempio, ci sono oltre 2 milioni di Iraniani, molti dei quali viaggiano regolarmente da e verso l’Iran). E quindi, se il governo chiudesse completamente Internet, loro stessi non sarebbero in grado di comunicare e fare affari con il resto del mondo. Credo quindi che la cosa migliore che io possa fare per aiutare il mio paese sia di educare i miei amici non Iraniani, nonchè di provocare un movimento di solidarietà diffuso verso il popolo Iraniano, perché vedere che il mondo li sta supportando ha un profondo effetto sulla loro capacità di organizzare proteste, scontri, etc…Noi siamo gente molto emotiva, facili alla gioia e alla disperazione. Questo è il motivo per cui milione di persone si sono riversate nelle strade nel 1979 e lo stanno facendo ancora oggi. Questo è anche il motivo per cui Internet e gli strumenti di comunicazione sociale continueranno a fornirci informazioni, anche se saranno allo stesso tempo strumenti di disinforazione da parte del governo, come si inizia già a vedere purtroppo su Twitter.

Marco Mancuso: Ciò che personalmente odio è la grande ipocrisia del mondo Occidentale, il suo sistema di fare giornalismo e comunicazione di massa, nonché il suo sistema di siti web e di social networks presettati che alla fin fine si interessano solo di alcune notizie, coprono determinati eventi, solo quando i fatti sono veramente nuovi e attirano quindi attenzione e lettori. Dopo pochi giorni, l’interesse verso determinati temi scema, e i siti web o anche i social networks smettono di parlarne. Come si potrebbero utilizzare Internet, le tecnologie free e peer to peer, i codici open source, i free softwares, per essere veramente strumenti utili in questo tipo di situazioni repressive e come le piattaforme web o i social networks potrebbero essere usati in modo efficace al di fuori del sistema/mercato di comunicazione di massa?

Sina & Payman: Guarda, sono completamente d’accordo con te. Gli eventi che stanno accadendo in Iran, hanno mostrato al mondo il flusso interno dei sistemi tradizionali di comunicazione di massa: è stato deprimente per gli Iraniani vedere come la notizia della morte di Michael Jackson abbia dominato le prime pagine dei giornali. Tutto ciò indica che c’è un ruolo per i mass media: servono semplicemente come fonte per il passaparola. Ed è stato lo stesso passaparola che però ha ispirato i mass media a occuparsi della situazione delle proteste in Iran: più persone parlano dell’Iran (o di altre situazioni di repressione), maggiori sono le possibilità che i mass media ne parlino. Dopo tutto, dobbiamo tenere presente che i massmedia fanno affari, quindi li possiamo coinvolgere solo innescando un interesse genuino tra le persone per mezzo dei social networks, dei blog, etc….

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Marco Mancuso: Un’ultima domanda che non vuole essere una domanda. Vorrei semplicemente che usaste questo spazio per dire quello che volete, per lasciare semplicemente un messaggio a coloro che leggeranno questa intervista.

Sina & Payman: Vorremmo solo ringraziare tutte le persone che hanno scritto ed espresso solidarietà verso il popolo Iraniano e che ci hanno chiesto come avrebbero potuto dare una mano. Il popolo Italiano è stato speciale nell’offrirci solidarietà e assistenza, per esempio. Ma ritorno a quello che dicevo prima: pensate anche voi a un modo creativo per suportare espressamente il popolo Iraniano. Tanto più sarà creativo, maggiore sarà la possibilità per renderlo “virale”, perché anche solo educare una persona e ispirarla all’azione sarà di grande aiuto. Dopo tutto, ciò che accade in Iran ha un effetto devastante su tutto il Medio Oriente, e ciò che accade in questa regione ha effetto su tutto il mondo. La Rivoluzione Iraniano del 1979 aveva scatenato il supporto di dozzine di movimenti Islamici, per esempio. Immagina se lo stesso regime Iraniano fosse motivato ad essere più aperto e più libero a causa della protesta della gente in tutto il mondo, immagina che effetto potrebbe avere su altri regimi repressivi dello stesso tipo…. 


http://www.spreadpersepolis.com/

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