Ape5 è una vecchia conoscenza di Digimag che ci ha fatto piacere “incontrare” in diversi momenti negli ultimi anni per farci raccontare i suoi lavori di video maker e vjing (intervista “Ape5 e Miki Ry”, di Bertram Niessen, Digimag 02, http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=115) insieme alle sue ricerche da producer con la netlabel Vidaux, che raccoglie molti dei nomi più interessanti della scena live media italiana (“Vidaux, Netlabel per vedere e ascoltare”, sempre di Bertram Niessen, Digimag 08, http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=221) .

Abbiamo intervistato nuovamente Ape5 insieme al musicista EraSer, per farci presentare il progetto di live audiovisivo Future suonds like past toys. Il progetto nasce nel 2009 con l’obiettivo di stabilire una sinergia tra i flussi di pixer corrotti di Ape5 e l’arte sonora del circuit bending praticata da EraSer su diversi giocattoli del passato.

Il live che ne risulta, ogni volta differente, vede nella ricerca dell’errore, nel riciclo di strumenti e manomissione del funzionamento della tecnologia, un punto di incontro perfetto tra le ricerche dei due autori: Ape5, da anni affronta infatti un’indagine estetica e concettuale sull’errore, lo scarto, la corruzione del dato visivo digitale, mentre EraSer concentra il suo lavoro di musicista sulla manomissione creativa di circuiti ed hardware di vecchi giocattoli, a cui dona nuove ed inaspettate voci.

Un détournement dello strumento tecnologico, caro a tutta la media art, che però nel tirare in ballo l’oggetto giocattolo aggiunge una particolarità fondamentale, la memoria: il ricordo di un uso infantile e inconsapevole della tecnologia radicata nella memoria di una generazione e che viene risvegliata e allo stesso tempo distorta in suoni e visioni nuove, in un cortocircuito tra il passato e il futuro delle nostre percezioni audiovisive.

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Claudia D’Alonzo: Vorrei iniziare parlando del vostro progetto Future sounds like past toys , come nasce questo lavoro e la vostra collaborazione?

Ape5: Personalmente quando ho ascoltato suonare Matteo (EraSer) ho subito “sentito” che dovevo fare un progetto con lui, che i miei video potevano essere un perfetto completamento del suo progetto dedicato al circuit bending e che la sua musica potesse essere la colonna sonora al mio immaginario visuale. Credo che l’estetica glitch , del malfunzionamento, dell’errore si fonda perfettamente con il suono che scaturisce dall’arte del circuit bending.

EraSer: La nostra collaborazione è nata esattamente a Capodanno del 2009 quando per la prima volta abbiamo avuto modo di realizzare una performance audio/video. C’è stata subito intesa e questa collaborazione è maturata, dopo qualche mese, nel progetto attuale, nel quale lavoriamo molto sulle sinergie tra le mie musiche e i visuals creati da Emanuele (Ape5).

Claudia D’Alonzo: Nel concept del progetto affermate che “la musica contemporanea suona di giocattolo del passato”, mi parlate di questo aspetto, del riferimento alla memoria, una memoria condivisa come quella dei giochi dell’infanzia e di che tipo di détournement andate a creare rispetto a questi ricordi audiovisivi?

Ape5: Il titolo del progetto Future suonds like past toys è anche esso un gioco, un gioco di parole. Ci piace leggerlo e tradurlo come “Il futuro suona come i giocattoli del passato” oppure “I suoni del futuro come giocattoli del passato” oppure “Ai suoni del futuro piacciono i giocattoli del passato” e in tutte e tre queste visioni vogliamo sottolineare come la musica contemporanea riecheggia suoni del passato, “suona di…” è “al sapore di…”. Il suono di un giocattolo del passato e il suo ricordo in quanto memoria condivisa, prende vita e nuova forma attraverso la sua modifica, il suo glitch , il suo errore. Suono retrò che investe la memoria, ma proiettato verso il futuro in un processo dinamico. La nostra sperimentazione è anche ricercare una audiovisualizzazione di questi suoni.

EraSer: I giocattoli del passato restano nella memoria di tutti noi come strumenti puri e indimenticabili, che sviluppano un ricordo. Un utilizzo musicale e quindi, una giustificazione nella musica di tali giocattoli, rende il ricordo presente e diventa una proiezione verso un futuro in cui, i suoni che ci hanno accompagnato nel nostro passato, diventano attuali. Lo stupore di sentir suonare (e di poter, perché no, suonare) un giocattolo memorabile come il Grillo Parlante della Texas Instruments risveglia un ricordo così lontano ma reso allo stesso tempo attuale e vivo all’interno di una performance. Rendere contemporaneo un suono del passato con i suoi errori e con la sua casualità è l’idea di base del progetto e, per esteso, del circuit bending.

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Claudia D’Alonzo: Che valore culturale e sociale pensate possa avere, rispetto all’uso della tecnologia, il fatto di riutilizzare strumenti di uso comune, riadattarli alle vostre esigenze creative. Il recupero e riadattamento di strumenti è un tipo di pratica che attraversa la storia delle arti ma che forse attualmente assume un valore particolare per il fatto che ora manipolare una tecnologia può dire manipolare anche il ricordo che abbiamo del suo utilizzo…

Ape5: Questo è un aspetto dell’arte connessa ai nuovi media che mi ha sempre affascinato. In un progetto, Scarti, realizzato nel 2004, iniziai proprio a ricercare questo aspetto: l’utilizzo di materiale di scarto/errore, in campo software e hardware per realizzare progetti audiovisivi. Per quanto mi riguarda in questo progetto vivo un continuum di quella ricerca e vedo anche nell’arte del circuit bending di EraSer una ricerca e  un “riciclaggio” di oggetti/gioco del passato che, come dicevo prima, prendono nuova vita, nuova forma e nuovo suono.

EraSer: La manipolazione che viene praticata mediante l’uso del circuit bending è basata su una sorta di “anti-teoria” che si esprime, nella pratica, come un’alterazione del modo in cui un circuito lavora. Tale processo da vita a sonorità sconosciute e affascinanti che di sicuro creano, nel ricordo di chi ha sentito suonare quel giocattolo del passato, con i suoi suoni “normali”, una sensazione di curiosità e mistero. Il “valore aggiunto” che si può dare ad uno strumento non creato per fare musica dà al circuit bending l’importanza di essere un’arte elettronica creativa, che si realizza in un oggettivo, quanto estetico, atto di riciclaggio che trasforma giocattoli e strumenti musicali, oramai abbandonati, in sorprendenti generatori di suoni e originali strumenti musicali.

Claudia D’Alonzo: Come si presenta il vostro set, che tipo di strumenti usate?

Ape5: Fondamentalmente mettiamo in evidenza EraSer, il performer, che suona/gioca con i suoi strumenti-gioco e sullo sfondo lasciamo i visuals. Ritengo che in questo progetto il performer e l’atto del suonare sia parte integrante del lavoro e dell’estetica del progetto.  L’utilizzo dei miei strumenti varia da live a live, da software di videosintesi a controller autocostruiti….

EraSer: Il mio live set è costituito esclusivamente da strumentazione elettronica circuit bent (giocattoli, keyboards , drum machines , effetti…sono tutti modificati). C’è molta interazione tra di noi durante la performance e tutto diventa ancora più interessante e misterioso quando decidiamo di improvvisare:.quello è il momento in cui ci divertiamo di più perché sono quelli i momenti in cui vengono fuori idee e combinazioni audio e video sorprendenti.

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Claudia D’Alonzo: In che modo avete lavorato sull’errore come parte caratterizzante del live e come poetica fondamentale sia per la parte audio che per il video? E che tipo di collegamento c’è, se c’è, tra il concetto di errore e la pratica del gioco?

EraSer: L’errore, il glitch , è una componente fondamentale del progetto e, come tale, voluto proprio per destrutturare la normale riproduzione di un suono o di un video. Nel mio caso la melodia musicale di un giocattolo modificato può diventare una sequenza di note random ; oppure la voce di un pupazzo parlante (Furby) può trasformarsi in puro noise.

Ape5: Come dice EraSer il circuit bending nasce proprio da un “piegare” un circuito e cercare un errore: sposare l’audio che ne viene fuori con un immaginario fatto di visualizzazioni di malfunzionamenti software e hardware, è stato un processo quasi naturale. Per quanto mi riguarda la ricerca di un’estetica glitch è sia una poetica fondamentale in questo progetto ma anche una poetica fondamentale della mia ricerca personale. Sicuramente inseguire e creare un bug , un cortocircuito, è un nuovo gioco per creare nuovi “giocattoli” da strumenti nati per giochi e usi differenti. Il gioco parte dal titolo del progetto ed è presente in tutto il nostro lavoro.

Claudia D’Alonzo: Che tipo d’interazione pensate venga a crearsi con il pubblico in un live come il vostro, nel quale mettete le mani sulle tecnologie? Quali differenze pensiate possano esserci, ad esempio, rispetto a set nei quali l’artista resta dietro al proprio laptop?

EraSer: La nostra performance audio/video rende il pubblico partecipe sicuramente dal punto di vista visivo ed emozionale. E’ combattuto tra le immagini ipnotiche, glitch e sognanti, i video realizzati da Ape5, e il mio continuo muovermi tra switch e manopole. Lo spettatore di sicuro è incuriosito dal cercare di capire cosa stia succedendo sul palco. E’ capitato anche di rendere partecipe qualcuno del pubblico, creando un’improvvisazione con i miei strumenti, affinché potessero provare l’emozione di suonare un giocattolo. Ritengo che l’utilizzo di tali macchine uniche, anche per loro “imprevisti”, renda tutto molto più intenso e diretto e coinvolga e stimoli maggiormente il pubblico, a differenza di un comune laptop che, ritengo, possa rendere tutto più statico.

Ape5: Proprio perchè l’aspetto del gioco ha un ruolo fondamentale nella vita delle persone, credo che la maggior parte del pubblico abbia bisogno di vedere un performer che manipola, che gioca con i suoi giocattoli. Credo che l’aspetto performativo in un live set sia fondamentale, anche perchè la maggior parte delle persone magari si annoia un po’ nel vedere una persona seduta d’avanti un computer che controlla il solo mouse. Se si vede come negli ultimi dieci anni siano proliferati i controller e hardware audio-video, sempre piu’ pieni di vistosi led e manopole, ci si rende conto come questa sia proprio una richiesta e necessità dei performer e del pubblico. Come dicevo prima il movimento del corpo del performer e il suo rapporto fisico con gli strumenti è parte integrante del nostro progetto è fa parte dell’estetica che vogliamo presentare… del resto “The medium is the message”…

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Claudia D’Alonzo: Ape5, fra i tuoi progetti c’è anche anche Vidauxs una netlabel che è allo stesso tempo un network di artisti e creativi dedicato ai progetti live di interazione tra audio e video. Nato nel 2005, giunge quest’anno al suo quarto anno di vita. Ti va di tracciare qualche bilancio sulle evoluzioni e gli sviluppi del progetto in questi anni? 

Ape5: Il progetto di netlabel è stato un azzardo di creare qualcosa che non esisteva, cioè una netlabel free dedicata specificatamente all’audiovisuals, che diffondesse i lavori dei videoartisti e che ne tracciasse una storia e uno stato dell’arte. In realtà quello che ne è venuto fuori è sopratutto un network di artisti ed una “raccolta” di ciò che c’è in giro in Italia oggi. L’idea adesso è far riprendere vita al progetto facendo diventare Vidauxs una specie di aggregatore di progetti sperimentali audiovisivi, già presenti suoi vari social network, blogs e siti di settore, uplodati automaticamente su vidauxs.net. Il nome di questo progetto sarà Vidauxs Revolution ed è in fase di elaborazione.

Claudia D’Alonzo: Parlando di progetti paralleli, una domanda per EraSer: hai fondato circuitbend.it, il primo sito italiano interamente dedicato al circuit bending . Mi parli di cosa contiene e con quali obbiettivi hai lavorato alla sua progettazione? Mi sembra particolarmente interessante la sezione “bent”, la presenza di un forum e di un glossario quindi il suo carattere molto divulgativo, di messa in comune di conoscenze ed esperienze…

EraSer: Il sito è nato per essere un mezzo divulgativo dell’arte creativa del circuit bending (arte che consiste nel creare corto circuiti all’interno del circuito di giocattoli e strumenti musicali elettronici per dare vita a nuovi generatori di suono) principalmente nel panorama artistico/musicale italiano. Il sito è diventato un punto di riferimento per musicisti, artisti, circuit bender alle prime armi interessati ad avvicinarsi a questo mondo per molti oscuro, misterioso ma di sicuro affascinante. Ritengo che il circuit bending sia un’arte di tutti e per tutti e come tale è giusto condividere le proprie esperienze, le proprie creazioni per permettere a chiunque di mettere per la prima volta le mani sul circuito di un giocattolo. 


http://www.ape5.it

http://www.myspace.com/mydataeraser

http://www.vidauxs.net

http://www.circuitbend.it

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