Christina Kubisch, sound artist tra le più eminenti a livello europeo, nel 2003 ha dato il via a un progetto chiamato Passeggiate Elettriche (“Electrical Walks”). Questo progetto si avvale di cuffie appositamente costruite dall’artista che ricevono segnali elettromagnetici e li trasformano in segnali audio, attraverso un’interazione tra campi di forze che consentono la fruizione di un concerto sonoro ambientale presso spazi e luoghi pubblici appositamente progettati

L’attività di Christina Kubisch consiste quindi nel mappare un determinato territorio, rilevando “hot spot” dove i segnali sonori sono particolarmente forti o interessanti. Il pubblico che indossa le cuffie, partecipa così alla scoperta di nuovi spazi acustici, mediante un percorso uditivo attraverso una fitta rete di informazioni elettromagnetiche invisibili, onnipresenti. In realtà, l’attività della sound artist tedesca è anche molto più varia e viene portata avanti da moltissimi anni: negli anni Settanta per esempio, ha fatto tante performances, anche se si dichiara da sempre ” scontenta del tempo prestabilito o limitato a disposizione per la fruzione del pubblico con ‘l’opera”.

Anche per questo motivo, Christina Kubisch ha sempre desiderato fare qualcosa di molto più aperto, dove la gente potesse gestire il proprio tempo di permanenza, senza fermarsi troppo davanti all’opera o all’artista. Ancora oggi, il suo lavoro è legato a elementi diversi e riprende alcuni interessi relativi al lavoro con la luce che derivano dalle sue esperienze nel teatro e nella danza. La luce ha infatti per Christina Kubisch le stesse qualità del suono, essendo un fenomeno immateriale che può e deve essere utilizzato come elemento narrativo; suono e luce sono per l’artista due elementi interlacciati, tanto che il primo può essere utlizzato per la visualizzazione del secondo (come nel caso della luce Ultravioletta, normalmente non visibile) e viceversa (come nella sua opera più conosciuta, “Licht Himmel”, 2006, realizzata per il maestoso ex-gasometro della città di Berlino)

Christina Kubisch ha vissuto a Milano dal 1973 fino al 1987 e l’incontro con lei è avvenuto proprio al Palazzo della Triennale, in occasione della tappa milanese del suo progetto itinerante “Electrical Walks“, invitata dalla galleria O’ e da Die Schachtel, nell’ambito del progetto realizzato per InContemporanea e Uovo performing arts festival, e che ringrazio per la collaborazione nella realizzazione di questa intervista.

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Matteo Milani: Christina, ci puoi parlare del tuo background e come sei arrivata, nel corso della tua carriera, a concepire un progetto come le “Electrical Walks”?

Christina Kubisch: Quando la gente mi chiede che cosa sono, faccio sempre fatica a rispondere. Sono un artista, compositrice, lavoro con l’induttanza magnetica, ma scrivo anche pezzi per altri musicisti. Sono performer, faccio disegni. Non è facile definirmi . Ero flautista, ho studiato Composizione con Franco Donatoni presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano e anche musica elettronica con Angelo Paccagnini. Dopo la fine dei miei studi al Conservatorio di Milano, ho iniziato una ricerca molto più efficace e personale, frequentando per due anni dei corsi serali di elettronica. Durante questi corsi, ho scoperto un amplificatore telefonico, un piccolo cubetto, dal quale uscivano dei suoni curiosi. Questo cubetto aveva al suo interno delle bobine e amplificava suoni magnetici nelle vicinanze. Affascinata da questo sistema, ho fatto costruire una cinquantina di cubi speciali con i quali ho creato le mie prime installazioni.

Talvolta la sera sfoglio dei cataloghi di elettronica e mi chiedo cosa posso cambiare, sovvertire, utilizzando dei componenti in modo improprio. Poi ho scoperto le cuffie. Le ho fatte costruire a Bologna, dopo averle progettate con un ingegnere. Le uso ancora oggi, solo i componenti interni sono differenti, ma esternamente le cuffie sono autentiche, risalgono all’inizio degli anni ’80. Ovviamente rispetto ai cubetti, l’ascolto è facilitato: ora è più comodo girare con le cuffie senza filo. E’ interessante vedere come le persone si muovono, alcuni correndo nello spazio, altre invece muovendosi molto più lentamente: più una persona si muove, più sente cose interessanti. Ogni movimento della testa produce grossi cambiamenti timbrici e di volume, nel suono che si ascolta in cuffia.

Matteo Milani: Il progetto è un documento importante per comprendere lo stato di saturazione a livello elettromagnetico del nostro pianeta, uno studio sull’inquinamento acustico “invisibile”.

Christina Kubisch: In tutte le città, soprattutto in quelle più grandi, sono nascoste un numero incredibile di onde magnetiche; sono dappertutto, non le vediamo, non le sentiamo, ma ci sono! C’è sempre più comunicazione digitale da un lato e ci sono tutti i sistemi di sicurezza dall’altro, e hanno tutti dei campi magnetici piuttosto consistenti. Ho iniziato a progettare dei percorsi in grandi città, proprio da quando ho cominciato ad avere in cuffia sempre più disturbi che non sapevo analizzare (ronzi, ritmi, veramente strani): infatti, per un periodo di alcuni anni (all’inizio degli anni Novanta) avevo interrotto le “passeggiate” perchè il materiale era rotto e potevo ricostruirlo soltanto grazie ad uno sponsor. Nel 1999 trovai questo sponsor, ma in quei pochi anni di interruzione, il mondo dei campi magnetici era aumentato enormemente! Per questo ho deciso di utilizzare proprio quel tipo di disturbi come dei suoni da esplorare: una delle prime città per le mie esplorazioni è stata Tokyo. Ho dato la mia cuffia anche a Alvin Lucier, che era lì per un festival e lui ha fatto un lungo giro per poi dirmi “ma questo è un concerto!”

La città è un elemento che da una parte è individuale, dall’altra è globalizzato, e con questa esperienza ho potuto approfondire entrambi gli aspetti, documentando anche per mezzo di fotografie e video: impianti luminosi, trasformatori, bancomat, sistemi di sicurezza elettronici, telecamere di sorveglianza, computer, antenne, sistemi di navigazione, registratori di cassa…la città stessa può diventare un concerto.

I suoni più vecchi (tram, stazioni), risalenti al secolo scorso, sono anche quelli più musicali. Questo è ciò che definisco ‘Antropologia Elettromagnetica’, nel senso che ogni stazione ha un proprio suono distintivo che è legato spesso alla data della costruzione della stazione stessa. In Stazione Centrale a Milano, per esempio è fantastico, sono quasi impazzita quando ci sono andata e ci tornerò presto per fare altre registrazioni! A Milano si riescono a sentire i tram persino da lontano, non soltanto quando sono in prossimità dell’ascoltatore.

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Matteo Milani: Ci sono luoghi in cui cerchi attivamente i suoni “nascosti” e altri dove invece li aspetti attendi informazioni aurali che si rinnovano periodicamente?

Christina Kubisch: Certo ci sono certi suoni che so esattamente dove trovare, in luoghi come banche, o nei pressi di insegne pubblicitarie luminose. Le luci infatti fanno dei suoni curiosi, così come i televisori LCD o i plasma. I ripetitori per Internet o Bluetooth hanno dei suoni fortissimi e disturbanti, però fanno parte della nostra vita. E’ sempre piacevole scoprire qualcosa di nuovo, suoni stranissimi, dove la sorgente rimane ignota. In certi Paesi, soprattutto nel Nord Europa e negli Stati Uniti, nelle stazioni è obbligatorio avere dei sistemi di induzione per le persone che portano apparecchi acustici, per diffondere ogni tipo di servizio. Spesso si trovano anche in posti dove non dovrebbero esserci. Per esempio, mi è capitato di camminare per una strada e sentire tutto quello che stava avvenendo in un ufficio, comprese voci e attività al computer. Ho una collezione di centinaia di ore di registrazioni in archivio: non so se si tratti di musica o semplice rumore, ma rimango sempre affascinata da questo universo sonoro a cavallo tra l’heavy metal e la canzone!

Matto Milani: Quali sono i tuoi strumenti di lavoro analogici e digitali?

Christina Kubisch: Tutti i suoni che registro con le cuffie sono talmente interessanti, che non ho bisogno di trasformarli troppo. Lavoro principalmente con Pro Tools per l’editing e il pitch-shifting. Inoltre utilizzo filtri nel dominio spettrale, con i quali posso fare molte cose, trovando suoni nascosti dietro altri suoni. Ho sempre avuto un grande fascino per certi strumenti che non sono immediatamente riconoscibili. Ho pubblicato in tal senso una serie di dischi dove ho utilizzato la Glassharmonica, uno strumento inventato da Benjamin Franklin nel 1761 e dei Diapason. Alcuni di questi strumenti sono molto grandi e raggiungono frequenze molto basse, fino ai 40 Hz. Ho usato anche delle campane di segnaletica per gli scavi sotterranei: sono campane in parte elettriche, in parte acustiche.

Mi piace inoltre lavorare su sistemi spaziali, su quattro canali (quadrifonia), con cui si possono ottenere risultati notevoli. Oggi pensiamo di avere a disposizione ogni suono attraverso Internet: i mie studenti per esempio non registrano quasi più niente, cercano i sound files direttamente online. Non si accorgono che l’offerta è limitata, pre-selezionata. Per questo tutt’oggi inserisco molti field-recordings nelle mie composizioni, per far sentire un mondo che esiste ancora e lavorare con i field recordings è diventato più intenso ultimamente.

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Matteo Milani: Quali città ti hanno più sorpreso a livello elettromagnetico?

Christina Kubisch: Nella città di Oslo ho trovato cose bellissime, strane, che non ho trovato da nessun’altra parte. E’ questo il vero piacere di girare come in un safari, soprattutto di notte. Sembra uno scherzo, ma un tipo di suono che preferisco è quello dell’illuminazione dei negozi di cosmetici (come per esempio in via Dante, Milano). Le banche invece hanno dei suoni molto acuti, sinusoidali. Mai sentiti suoni così alti e stridenti! La mappa di Electrical Walks per me è come uno spartito: finora ho fatto 23 passeggiate e le prossime tappe saranno Copenaghen e Leeds. Nel 2010 ho un invito per mappare la Regione della Ruhr, una delle più grandi aree urbane europee, che sarà anche città europea della cultura nel 2010. Farò un percorso in diverse città, ma anche via macchina, treno e persino bicicletta.

A questo scopo sto cercando di migliorare le cuffie, costruendo uno strumento che si possa portare nello zainetto per ascoltare le linee ad alta tensione in campagna, una specie di forma di Land Art elettromagnetica. Con delle bobine molto forti e pesanti potrei ricevere tantissimi campi magnetici, superando i limiti dei ricevitori attuali.

Matteo Milani: Quali sono le tue considerazioni sulla situazione attuale della Sound Art?

Christina Kubisch: Oggi di veramente nuovo c’é il desiderio di fare un arte che non sia soltanto un oggetto da mettere sul muro, ma che sia una vera esperienza personale. La Sound Art, quando è ‘buona’, permette questa esperienza attraverso un ascolto individuale, che suscita idee e memorie, diverse per ciascuno. La Sound Art inoltre si muove nel tempo, ed quindi è piú difficile usarla come oggetto da collezione come si cerca di fare oggi sempre più spesso.


http://www.christinakubisch.de/index_en.htm

http://www.soundohm.com/christina-kubisch-2/

http://www.dieschachtel.com/editions/ds3.htm

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