Sperimentazione. La produzione artistica di Carsten Nicolai (aka alva noto), uno dei pochi artisti nell’ambito del l’arte digitale che non ha bisogno di alcuna presentazione, è da sempre caratterizzata da un elemento di costante ricerca: dalle frequenze sonore ai visuals, l’estetica digitale e minimale, in cui noise e glitch si legano alla matematica e a forme geometriche, ha attraversato un’evoluzione che lo ha reso uno degli artisti più importanti, longevi e affermati del panorama elettronico internazionale.

La linearità e la costante investigazione verso nuove forme espressive e multimediali ha segnato anche le realizzazioni della sua etichetta di produzione audiovisiva Raster-Noton (o meglio: raster-noton . archiv für ton und nichtton ), che Cartsen Nicolai ha fondato e tutt’ora cura con Olaf Bender (aka Byetone), musicista anch’egli e parte del roster della label Berlinese. Una piattaforma e un network che non si ferma alla sola produzione musicale in quanto etichetta “classica”, ma che tende ad un modello di produzione multidisciplinare che fa della cura nella produzione dell’oggetto, visto come feticcio elegante e minimale da collezione, vera e propria oggettiviazzazione materiale dell’estetica audiovisiva dei suoi fondatori e degli artisti coinvolti nel progetto.

Raster Noton ha fatto scuola in questo, indicando la strada a tantissime altre label a livello internazionale, segnando probabilmente il terreno per l’unica modalità di sopravvivenza economica di una etichetta musicale nell’epoca di Internet e del peer-to-peer: seguire un filone musicale d’eccezione ed esteticamente ben connotato, curare in modo maniacale la produzione dell’oggetto CD, fare network trai propri artisti e diffondere il nome della label attraverso concerti ed esibizioni nei principali festival e nelle più importanti gallerie internazionali, emergere rispetto alla produzione elettronica di massa ed “elevarsi” ad uno stato quasi “mitico”.

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Nata dalla fusione delle due etichette Rastermusic e Noton, Raster-Noton ha raccolto attorno a se e ha quindi prodotto artisti molto diversi tra loro ma accomunati dalla medesima ricerca sul suono e sulla sua traduzione in termini grafici e visuali: oltre ad Alva Noto e Byetone, tra gli altri è impossibile dimenticare William Basinski, Ivan Pavlov aka CoH , Ryoji Ikeda, Ryuichi Sakamoto, Nibo, Richard Chartier e Carl Michael von Hausswolff.

e-flux, network internazionale che collega artisti, curatori e varie istituzioni attraverso il proprio sito, ha presentato lo scorso 28 Maggio, presso il proprio spazio espositivo a New York la mostra “Raster Noton: The Shop”, in cui l’attività dell’etichetta viene presentata sotto forma di un ideale negozio, privato però del fattore commerciale. L’intero spazio espositivo è stato trasformato in un archivio attivo della vita e della filosofia della label, con i cd, le copertine, le pubblicazioni, le sonorità e l’installazione “White Line Light”. Opera di Bender e Nicolai, costituita da due tubi al neon la cui luminosità varia e reagisce alle sonorità create dal duo, l’opera segue con grande coerenza la ricerca sulla fisicità del suono, sulle varie modalità di visualizzazione di esso tramite elementi non solo digitali ma anche materici e fisici, seguita da Carsten Nicolai sin dagli inizi della sua carriera e che vanta capitoli importanti come Telefunken (2000), Infinite (1997), Mikro Makro (1997), Polar (2000), Spray (2004), Sonic Lumiere (2003), Logic Licht (2001), Snow Noise (2002) e Syn Chron (2004)

Per l’occasione, Olaf Bender e Cartsen Nicolai si sono anche esibiti in una performance audio-video raccolta e intimistica, in un crescendo graduale di elementi sonori e visivi. Abbiamo incontrato brevemente Carsten Nicolai poco prima dell’inaugurazione della mostra, non tanto per parlare della sua attività in senso ampio (di questo ci eravamo già occupati precedentemente nell’articolo “Carsten Nicolai: l’estetica dell’errore“, su Digimag 18 dell’Ottobre 2006, in occasione della prima del suo nuovo progetto Xerroxhttp://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=423) ma per discutere espressamente della mostra “The Shop”. E’ quindi grande l’onore di poterlo ospitare nuovamente sulle pagine di Digimag

Monica Ponzini: Questa mostra offre una visione d’insieme dell’attività della raster-noton. Come la definiresti?

Cartsen Nicolai: Non facciamo questo tipo di mostra (“The Shop“) così spesso, ma devo dire che abbiamo fatto parecchio fino ad ora, dato che abbiamo realizzato già più di 100 lavori. In un certo senso, è bello vedere come dai primissimi lavori che abbiamo lanciato ad adesso, ci sia sicuramente una sorta di continuità. Si può vedere come abbiamo seguito una linea particolare, in termini musicali e della qualità estetica, parlando di packaging e design.

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Monica Ponzini: D’altra parte, invece, il tuo metodo di lavoro è stato definito “frammentato”: sei d’accordo con questa definizione?

Cartsen Nicolai: Sì, e mi fa piacere: considero la parola “frammentazione” come un termine positivo. In termini di suono, usiamo frammenti di suoni piuttosto che suoni “finiti” e gia pronti. Forse perché abbiamo una visone molto “microscopica” dei suoni e lavoriamo molto sui dettagli. Frammentazione è probabilmente un aspetto, ma se vedi la mostra, noti che non è poi così frammentaria, c’ è come detto questa sorta di continuità. L’abbiamo chiamata “The Shop” perché ha a che fare con l’idea di archivio, che è uno dei sottotitoli della nostra etichetta.

Monica Ponzini: Ci puoi parlare dell’installazione “White Line Light” , che hai creato con Olaf Bender?

Cartsen Nicolai: “White Line Light” e’ nata con l’intenzione di essere sia una installazione a se stante, che parte di un “negozio” non-commerciale, come accade appunto in questa mostra. Ogni volta la usiamo in maniera un po’ diversa e la installiamo a seconda dello spazio. Essenzialmente, connette pochi e semplici elementi, ma a cui siamo veramente interessati. E’ molto pura nella sua semplicità. Noi cerchiamo la connessione tra suono e luce e ci piace quindi un’estetica industriale molto semplice: ci sono al suo interno, una serie di elementi tipici non solo della Raster Noton, ma anche di noi stessi come artisti.

Monica Ponzini: E l’aspetto visivo? Nei tuoi lavori è spesso collegato alle tue sonorità…

Cartsen Nicolai: Uso questa tipologia di connessione quasi sempre nei miei lavori. Se consideri il package design come qualcosa di grafico, vedi che siamo interessati a questa connessione fin dall’inizio della nostra produzione come Raster Noton. Più tardi negli anni, soprattutto durante le nostre performance, abbiamo cominciato ad introdurre visuals in accompagnamento al suono, ed ora questo e’ un elemento molto forte della nostra produzione live.

Monica Ponzini: E in questo caso sembra che tendiate ad usare la linearità, la matematica e le “griglie” in maniera preponderante…

Cartsen Nicolai: Penso che ogni artista abbia “strategie” molto semplici. Di base usiamo semplici forme geometriche, un’estetica 2D, molto grafica, che probabilmente nasce da un approccio geometrico che riflette il nostro background basato sulla matematica e l’ottica, che sono forti elementi d’ispirazione. Ma allo stesso tempo anche elementi con cui abbiamo a che fare tutti i giorni e che quindi pervadono la nostra quotidianità.

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Monica Ponzini: Qual è il tuo rapporto con Internet? Qualche anno fa, mi avevi detto che il fattore interattivo applicato all’arte non ti interessava. Hai cambiato opinione? E dal punto di vista della tua etichetta, che ruolo gioca Internet nella distribuzione, nel raggiungere il vostro pubblico?

Cartsen Nicolai: Sono ancora convinto che sia difficile lavorare su Internet come un medium artistico e interattivo, non sono un grande fan della Rete in questo senso. Ma sono convinto che Internet sia un fantastico strumento di comunicazione e distribuzione. Tutti noi lo usiamo ormai nella nostra vita di tutti i giorni: certe volte funge da biblioteca o archivio, oppure da mezzo di comunicazione o di scambio. Lo vedo più come un mezzo di informazione e comunicazione, ma non come piattaforma artistica. Lavoro talmente tanto con Internet, che ho più desiderio di lavorare con prodotti “fisici”, oggetti stampati piuttosto che sempre e solo sullo schermo di un computer. 


http://www.raster-noton.net/

http://www.alvanoto.com/

http://www.carstennicolai.com/

http://www.myspace.com/benderbyetone

http://www.e-flux.com/

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