Passeggiando su SL, per caso…

Costituzioni virtuali, nazioni virtuali, ambienti 3D, democrazia, censura: queste sono alcune delle parole chiave contenute in un progetto di realtà virtuale ‘alla Second Life’, finanziato dall’Unione Europea. Progetto triennale da 3,3 milioni di Euro, Virtual Life, questo il nome del progetto, è un ambiente 3D che si pone alla base di un’infrastruttura sicura e affidabile per comunicare, sviluppare commercio, fare formazione e intrattenimento.

Lo studio è affidato a un consorzio europeo che vede francesi, italiani, tedeschi, estoni, rumeni e lituani lavorare insieme. Sia aziende che università, per una somma di competenze tra le più varie: dalle società di progettazione di ambienti 3D alle facoltà di diritto, fino alle aziende che trattano l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese.

L’idea è stata messa nero su bianco da un’azienda ravennate, la Panebarco & C., insieme alla romana Nergal. «Nel gennaio 2007 entrai su SecondLife per vedere se era possibile allargare lì business dell’azienda», ricorda Marianna Panebarco, exploitation manager, «e per caso incontrai il presidente della società romana Nergal». Nel giro di un mese buttiamo giù il progetto e otteniamo il finanziamento tramite il settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico della Commissione Europea.

.

Costituzioni virtuali

Uno degli scopi del progetto è realizzare – si legge nella mission – la prima Costituzione Virtuale, finalizzata alla creazione e amministrazione delle nuove Nazioni Virtuali che si verranno a costituire e assolutamente necessaria per la tutela degli interessi comuni e privati dei cittadini virtuali, in un’organizzazione regolata da una comune “jus gentium”. E quando si parla di costituzione, tutto va preso seriamente poiché nel consorzio, come in una sorta di compagnia dell’anello che raggruppa le competenze più varie, c’è anche l’Università di diritto di Göttingen.

Di cosa si tratta in concreto? Più sicurezza nella comunicazione 3D immersiva, cioè quella relativa agli uteti che, sotto forma di avatar tridimensional, si muovono in un mondo virtuale. Niente più social network centralizzati alla Facebook che immagazzinano tutti i dati personali per creare un immenso database da usare non si sa come in futuro, perché saremo noi, con il nostro computer, a fare da base reale per la nostra nazione virtuale.

.

Stop alla rete server-centrica

Guardiamo un recente caso di cronaca di censura operata da sistemi basati su un unico server padrone. Ben Heine è un giornalista, insegnante e illustratore belga: i spirato dall’esternazione del Papa che sconsiglia l’uso dei preservativi, pubblica nel suo profilo Deviant Art un’illustrazione che vede un Cristo crocefisso che indossa un preservativo sormontato dalla scritta ‘Dio è amore-Usate i profilattici’. Nel giro di breve Ben è cancellato senza nessun preavviso dal sito, di lui rimane solo la sua ex pagina con la scritta “bannato a vita”.

Il tam tam della vicenda corre veloce nella rete, molti protestano e dimostrano solidarietà; Ben chiede risposte ma non ne ottiene. Tutti i suoi contatti di lavoro persi, o meglio archiviati sul server centrale e inaccessibili. Censurato, forse, vista l’assenza di comunicazioni ufficiali, per “oscenità”, come previsto in caso di violazione di un “term of use” simile a tanti altri, che tutti noi accettiamo quotidianamente senza pensarci troppo.

«Nel momento in cui entra in questi mondi proprietari, ognuno di noi perde i propri diritti», commenta Mario Gerosa. il quale pensa sia giusto che il pubblico finanzi un progetto che affronta il tema della democratizzazione della rete. «Sono per un approccio umanistico alla tecnologia» osserva ancora, apprezzando la presenza nel team di VitualLife di competenze diverse, compresa un’università del diritto.

.

Avremo un solo Avatar?

«In futuro sarà così,», ne è certo Mario Gerosa nelle sue visioni, e l’opinione è ricorrente nella rete. Uno dei punti allo studio è infatti la cosiddetta interoperabilità tra diversi sistemi, con la possibilità di trasmigrare tra diverse piattaforme mantenendo un unico avatar. Sebbene non sia il cuore della ricerca del progetto, potrebbe avverarsi quello che Liz Solo (musicista, SL performer e ricercatrice per il Canada Council for the Arts) immagina in uno dei suoi machinima girati su World of Warcraft e Second Life. in cui il suo personaggio elfico, caduto in un sonno profondo, sogna la sua controparte sulle due piattaforme. Al di là delle suggestioni, rimane che l’Unione Europea ha investito milioni di euro in un progetto dove, nelle parole di Marianna Panebarco «Virtual Constitutions (and democracy) will be the pillars of Virtual Nations, […] for guaranteeing a transparent and fair system».


http://www.ict-virtuallife.eu

http://cordis.europa.eu/home_en.htm

http://about.deviantart.com/policy/service

http://mariogerosa.blogspot.com

http://benjaminheine.blogspot.com/2009/04/what-is-deviantart-afraid-of.html 

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn