Lui non vuole, non gli piace proprio che io lo chiami “maestro”. Peppo Lasagna di base è una persona modesta, assolutamente coerente nel suo modo “ecologico” di rapportarsi al mondo, all’ambiente, alla tecnologia che ci circonda. Di base, una di quelle persone che non si crogiolano abbracciate ai complimenti o alla consapevolezza della propria conoscenza, ma che preferiscono fare, agire, creare.

Peppo Lasagna è uno degli elementi chiave dei rapporti e della storia del movimento hacker della scena milanese degli ultimi dieci anni: un hacker atipico però, perchè di base poco interessato alle tecnologie digitali o alle potenzialità dei codici, quanto più alla salvaguardia (e diffusione) di tecnologie analogiche, elettroniche, elettriche, radio (e se codice deve essere, che sia dos: per tutto il resto rivolgetevi altrove). Il workshop che Peppo Lasagna ha tenuto insieme a Tonylight come Laboratorio Elettronico Popolare lo scorso 18 Aprile presso l’Archivio Calusca del C.S.O.A Cox18 all’interno dell’evento di sperimentazione e ricerca audiovisiva Exploding Cave, si è rilevato un successo di pubblico quasi inaspettato, nell’epoca dell’interattività digitale, dell’hardware open source, dei software generativi.

Creare suoni (e luci) modulando segnali audio provenienti dalla sovrapposizione di più apparecchi radio, giocare con le onde elettromagnetiche, esplorare gli effetti determinati da varie tipologie di circuiti elettrici, comprendere i fenomeni fisici che stanno alla base della modulazione di un segnale, ricalibrare secondo le proprie esigenze creative le schede prestampate di vecchi apparecchi elettronici: questo e moltissimo altro ancora è stato il workshop tenuto dal LEP all’interno di Exploding Cave. Un tipo di conoscenza per la quale non esiste un manuale aggiornato alle esigenze creative del contemporaneo. Una tecnologia la cui comprensione e conoscenza critica, comporterebbe capacità di azione, politica e creativa, paragonabili oggi solo a quelle dei grandi cultori dei codici. Nonchè un impatto ambientale ed economico considerevole, pensando al riuso possibile di tecnologie inquinanti che tutti noi normalmente buttiamo via. Una scienza che appartiene ormai a pochi, e che senza alcun dubbio dovrebbe essere diffusa maggiormente, come quelle ricette che si tramandano di generazione in generazione.

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Peppo Lasagna, tramite il Laboratorio Elettrico Popolare e alla collaborazione con Tonylight , tutto questo lo sta facendo da anni, in modo indipendente: dal LOA Hacklab del Bulk la Cascina Autogestita Torchiera senzacqua, dagli Hackmeeting al collettivo otolab (sue, per esempio, le strumentazioni meccaniche ed elettroniche usate dal collettivo nell’apprezzatissimo progetto Circo Ipnotico), fino appunto all’ultima tappa al Cox18. Per tutto questo Peppo Lasagna è, per quanto non gli piaccia, a mio avviso un “maestro”. Per la sua capacità di trasmettere conoscenza, per il suo potete innato (e chi insegna sa cosa intendo dire) di catalizzare l’attenzione delle persone sul suo operato, per suo essere custode di una delle ultime magie rimaste ancora in circolazione.

Marco Mancuso: Peppo, come è andata l’esperienza del workshop in Cox? Come vi siete trovati e che feedback avete ricevuto? Potete riassumere, per chi non c’era, cosa avete fatto e quali progetti avete mostrato al pubblico che è venuto?

Peppo Lasagna: Beh, l’esperienza è stata ottima! c’e’ stato un grande coinvolgimento dei partecipanti e nonostante la quantita’ di persone siamo riusciti a riempire un paio di tavoli con alcuni dei nostri progetti. Abbiamo scelto apposta alcuni esperimenti “incompleti”  per poter intervenire direttamente sui circuiti utilizzando cavetti a coccodrillo per effettuare i collegamenti: avevamo un sequencer a rele’ e alcuni moduli del “synth passivo” (una macchina che produce suoni senza usare dispositivi semiconduttori, ma solo componenti “passivi” cioe resistenze, condensatori e induttanze, insomma il synth che si sarebbe potuto costruire nell’800). Poi c’era il “Tappetofono”, basato su una vecchia scheda di organo elettronico anni Settanta che si suona toccando con le dita i contatti, il RDS (ritardo digitale sporco) un effetto audio che usa un PIC e una vecchia scheda simm da 256K ricuperata da una vecchio PC. Il tutto realizzato quasi esclusivamente con materiali di recupero. I nostri ultimi progetti sono stati realizzati in piccola serie e sono il Leploop, macchinetta analogica, sintetizzatore-drum machine-sequencer e il Videomoog, giunto ormai alla sua versione 5. Avevamo poi alcuni apparecchi radio con cui abbiamo generato onde facendo battimento tra gli oscillatori locali, che sono serviti in genere come fonte sonora immediata per gli esperimenti.

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Marco Mancuso: L.E.P. è, per definizione, “hardware di recupero, programmazione sul nudo metallo, tecnologie desuete dall’apriscatole alla radio al televisore al supercomputer”. Penso che il successo del workshop in Cox e la fascinazione esercitata sul pubblico presente siano abbastanza esplicativi di una generale tendenza alla “riscoperta” delle tecnologie elettriche ed elettroniche. Quale è il tuo pensiero a riguardo: in altri termini, tu che hai visto le ultime stagioni di sviluppo tecnologico, hardware e software, che pensiero hai nei confronti di questo atteggiamento di compenetrazione tra tecnologie?

Peppo Lasagna: La diffusione della conoscenza tecnologica e l’autocostruzione hanno avuto il loro periodo di punta negli anni ’50 ’60 per quando riguarda  l’elettronica: allora il mercato era pieno di scatole di montaggio e riviste amatoriali che portavano la conoscenza tecnologica (con meno filtri rispetto a oggi) a portata di molti. Allora le risorse erano piu scarse ma c’era piu facilita’ di trasmissione dei saperi. Poi con l’evolversi della complessita’ dei circuiti e del crescente consumo di elettronica, le conoscenze dei fenomeni base si sono andate sempre piu affievolendo e ormai il livello di “smanettamento” si e’ alzato a strati che non implicano piu il contatto col “nudo metallo”, bencì con mouse e tastiera, reti e wi-fi. Si tratta difatto di un altro universo di conoscenza, che ha pochi o nessun punto di contatto con quello che lo sottende e senza il quale però non potrebbe esistere.

Marco Mancuso: Una sensazione chiara che si è avuta nel pubblico è questa fortissimo distacco tra le forme di conoscenza: sebbene nel pubblico ci fossero “smanettoni” e programmatori, il tuo livello di conoscenza hardware, elettronico ed elettronico è enorme. Viene percepito quasi come un retaggio per pochi, una sorta di arte che rischia l’estinzione di fronte allo sviluppo delle potenzialità dei computer. Tu che sensazioni hai in questo senso: ti piace insegnare la tua conoscenza, la metti volentieri a disposizone degli altri, e come la trasporti eventualmente dentro Otolab?

Peppo Lasagna: Io vorrei che certi tipi di conoscenza non rimanessero confinati nei laboratori r&d delle multinazionali ma si diffondessero il piu possibile, in contesti anche molto diversi. Per quanto riguarda la progettazione hardware, gli scogli da superare sono tanti e i successi immediati  pochi e questo in genere scoraggia molta gente: ovviamente in un pomeriggio di workshop non e’ possibile iniziare un nuovo progetto e portarlo a termine, specialmente se si tratta di coordinare cosi’ tante persone. Speriamo quindi in futuro di poter avere un lab permanente dove sperimentare e realizzare collettivamente nuovi progetti.

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Marco Mancuso: L.E.P. ha sempre avuto un approccio politico anarchico piuttosto evidente. Il Laboratorio traduce infatti la sua conoscenza in applicativi che siano utili non solo in ambito creativo ma anche e soprattutto in ambito politico, sociale, di classe. Come hai visto cambiare Milano in questi anni nei termini degli spazi laboratoriali, dell’energia condivisa, della volontà di valorizzare le tecnologie da te fornite? E cosa pensi che stia accadendo oggi, mi pare che ci sia un nuovo fermento in città, no?

Peppo Lasagna: L’esperienza negli spazi sociali a Milano ha seguito l’evolversi della tecnologia allo stesso modo che fuori. La forbice tra stato dell’arte e livello delle risorse utilizzate si e’ ridotta e se prima era facile trovare vecchi PC scassati ora si punta in alto, ad essere sempre al massimo del nuovo. Questo causa gli stessi problemi, gli stessi vantaggi e gli stessi rischi che in qualsiasi altro posto: se Internet ci ha permesso di cambiare il nostro modo di affrontare la tecnologia, di aumentare il livello di comunicazione e visibilita’ di realta’ altrimenti marginali, ci ha anche fatto abbandonare tutto quello che prima era sufficiente a buona parte dei bisogni, piu sicuro dal punto di vista del controllo e della repressione, piu mirato alla risoluzione dei problemi. Ci ha intontito di informazioni ridondanti e spesso inutili.

Marco Mancuso: Con il progetto “Eterete” l’idea era quella di costruire una rete di radio decentalizzata e partecipativa, che proseguisse il discorso della TazTv. Come affermate nel vostro testo introduttivo, l’idea e’ di riuscire a facilitare e costruire insieme una rete di radio trasmettitori ad alta frequenza che coprano un area relativamente ristretta e che si basino su una cooperazione trasversale tra associazioni, movimenti, collettivi, singoli individui. Avete mai messo in pratica il progetto e se sì, quanto è durato e come si è sviluppato? Oppure, se non lo avete mai sviluppato, come mai secondo voi? E potrebbe essere riproposto oggi?

Peppo Lasagna: Qualche esperimento sporadico e’ stato fatto, anche se e’ difficile valutare un riscontro effettivo. Ci sono stati problemi tecnici e legali oltre al graduale e inesorabile passaggio al digitale terrestre. Penso che più passa il tempo, più sara’ difficile riproporre un esperimento simile se non su scala molto piccola. Mi sembra che poi l’interesse si sia un po’ perso, complice la crescente diffusione delle reti wi-fi e cellulari su cui si e’ trasferita l’attenzione.

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Marco Mancuso: Nel tuo manifesto scritto per il L.E.P., affermi: “le prospettive che ci troviamo davanti sono a dir poco catastrofiche, la tecnologia insegue se stessa avvicinandosi a quella voragine frattale che sta a un buco nero come un baratro a una cascata, prima di addentrarci oltre l’orizzonte sara’ bene mettersi in salvo, quando l’ultimo hard disk sara’ pieno di quella merda che osano chiamare software come ci libereremo di tutti i rifiuti che abbiamo lasciato sulla nostra strada? quando i mercati sfigati saranno saturi di multimedialita’ e motori 3d, quando la rete mangiareti inondera’ l’universo come una fogna impazzita, quando il cervello dell’ultimo ingegnere sara’ definitivamente spappolato dagli ingranaggi della logica chi si salvera’?”…..mi sembra che nel tuo proclama, ci sia un discorso di fondo ecologico molto interessante, sia da un punto di vista di puro hardware da riciclare, sia nei termini di inquinamento di software, di dati, di informazioni. Pensi che sia un problema che ci troveremo presto ad affrontare?

Peppo Lasagna: Il testo del proclama suona vagamente apocalittico, ma è vero che io non credo alla sostenibilita della situazione che si e’ creata. Penso che piu si sale piu ci si fara’ male cadendo. La crisi attuale, l’allarme riscaldamento, una maggiore attenzione all’impatto ambientale delle nostre attivita’ stanno forse cambiando un po’ questa situazione. Ora circolano concetti come energia verde, chilometro zero, emissioni di co2 che prima non venivano neanche presi in considerazione, anche se ancora un troppo poco, comunque. Nel frattempo le ultime versioni di hardware e software si inseguono tra loro e ci costringono a sfruttare le risorse a ritmo sempre piu elevato: questo porta effettivamente alla creqzione di pattume molto interessante, ma che un giorno potrebbe soffocarci… 


www.autistici.org/loa/lep/

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