La capacità divinatoria del direttore della Science Gallery, prende corpo nella mostra Infectious: Stay Away, se è vero che la sua inaugurazione precede di pochi giorni l’allarme globale legato alla diffusione dell’influenza suina.

Non sappiamo se questa correlazione porterà luci od ombre sull’esposizione allestita nell’affascinante spazio in centro a Dublino. Quel che è certo è che vedere un intero edificio sbarrato da una traversa gialla e nera, mascherine, camere iperbariche e controlli all’entrata, fa una grande effetto. Oggi più di ieri. E d’improvviso, un vero assassino s’aggira nella casa degli orrori del parco giochi di periferia.

La Science Gallery rimane, per chi scrive, ancora un enigma. La sua identità, seppur ben percepibile, sfugge. Non è un parco scientifico, non è interessata alla divulgazione puramente didattica della scienza, non è un museo o una galleria d’arte contemporanea. Probabilmente la Science Gallery è il paradosso del buon senso, la valle incantata verso la quale confluiscono fiumi e finanziamenti pubblici e privati. Il gioco vietato ai minori. La Science Gallery è la terra di mezzo tra arte, scienza e intrattenimento, nata grazie all’intuizione del Professor Mike Coey, desideroso di realizzare, in parallelo con lo sviluppo dell’area di ricerca legata alle nanotecnologie, un progetto capace di avvicinare il pubblico alla scienza e alle nuove tecnologie. Per questo, camminando alla Science Gallery si trova di tutto: un designer che parla di scienza, un direttore d’orchestra che compone musica virale, una barista di Bassano del Grappa.

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Durante la visita alla mostra vengo accompagnato da Michael John Gorman, direttore della galleria situata all’interno del Trinity College di Dublino, un campus capace di convogliare oltre 15.000 persone. La mostra Infectius si apre col richiamo della modernità: stay away.

La sede ha subito, come detto, un’appariscente “impacchettamento” ed è stata messa sottosopra da una quarantena virtuale. All’entrata, dopo una visita medica approfondita, viene fornito un chip che traccia la posizione del visitatore durante gli spostamenti nella galleria. Il contatto con persone “infette” sarà successivamente segnalato da questo dispositivo di visualizzazione del contagio.

Infectious è una mostra che esplora i meccanismi sociali, culturali e virtuali del contagio e le strategie di contenimento attraverso la scienza e l’arte. Queste strategie comprendono la simulazione di un’epidemia fittizia in tempo reale e, per la gioia del reparto di comunicazione, anche il monitoraggio in tempo virtuale di una epidemia reale.

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Dalla scienza alla moda: Susie Freeman e Liz Lee hanno realizzato un vestito composto dai frammenti di un libro che illustra le difese che abbiamo sviluppato per difenderci contro le infezioni. Alo Allik, Annika Koski e Simon Jermyn hanno tentato di sviluppare un progetto artistico che esplora le possibilità di creare un’opera d’arte continuamente mutevole.

Il lavoro di Vittoria Colizza, Wouter Van den Broeck, D. Balcan, B Goncalves, H. Hu J.J. Ramasco e A Vespignani è invece legato alla società della comunicazione, ed esplora come la facilità di spostamento generata dal trasporto aereo è in grado di portare un’influenza in tutto il globo. L’opera di Gordana Novakovic decodifica in immagini e suoni i cambiamenti che avvengono nel sistema immunitario durante il contagio. Moda, trasporti, musica ma anche mitologia: il lavoro di David Bickley, Tom Green e John Mac Sharry trasforma in un sistema audio ispirato allo stile dell’epica mitologica irlandese, il lavoro del sistema immunitario.

Il più grande merito della mostra è quindi allo stesso tempo il più grande merito della Science Gallery; presentare idee difficili in modo semplice, tracciare un’istantanea della ricerca, proporre un modello nuovo di dialogo tra le arti e la scienza.

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Rimane però alla fine della visita la sensazione di una bulimia del fare e la consapevolezza che il rapporto tra arte, scienza e nuove tecnologie ha intrapreso un percorso affascinante, anche se l’area di intersezione tra i tre territori è ancora piena di erbacce. La ricerca di multidisciplinarietà aumenta l’appeal, ma sotto il pesante make-up della ricerca, l’ombretto artistico e il rossetto ludico, c’è ancora una ragazzina troppo giovane che prova a infiltrarsi a una festa per maggiorenni. Nella confusione, nessuno all’entrata l’ha però avvertita che la mostra è sconsigliata ai minori di 15 anni.


 http://sciencegallery.com/

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