Quando entro nell’atrio di Palazzo Strozzi per l’inaugurazione di ” Green Platform”, ultima esposizione allestita dal Centro di Cultura Contemporanea di Firenze, mi trovo davanti inaspettatamente una lunghissima fila di persone in attesa di entrare. Non ci sono abituata. Difficilmente l’arte contemporanea fuori dai grossi circuiti e senza nomi altisonanti ha la capacità di attirare grandi folle.

Il CCCS ci è riuscito e a distanza di poco più di un anno dalla sua apertura si conferma un polo tra i più attivi e interessanti nel panorama italiano. Non solo per le scelte artistiche e curatoriali, ma anche per le modalità e le pratiche che mette in atto, nella convinzione che l’arte sia prima di tutto uno sguardo creativo sul mondo e sulle cose e come tale appartenga ai cittadini, oltre che agli addetti ai lavori.

Per questo i temi scelti per le esposizioni, che potremmo chiamare più propriamente “piattaforme” di riflessione e discussione collettiva, sono sempre fortemente attuali e connessi ad urgenze sociali e politiche, con il rischio, a volte, di muoversi su un terreno difficile e scivoloso. Così è stato sicuramente per Green Platform, esposizione curata da Lorenzo Giusti e Valentina Gensini e tutta dedicata al grande e ormai onnipresente tema dell’ecologia.

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Dal mercato automobilistico a quello della moda, non c’è azienda che in questo periodo dimentichi di inserire il magico prefisso eco nelle proprie campagne di comunicazione. Eco-auto, eco-abiti, eco-cibi, eco-arredi, eco-qualsiasi-cosa-basta-far-ripartire-l’economia. E l’arte? Sappiamo bene quanto questa sia capace, talvolta, di diventare propaggine pseudo-innovativa di strategie di mercato che ne svuotano l’originaria carica sovversiva. Scegliere di dedicare una mostra all’ecologia in questo periodo inaugurandola, peraltro, appena un giorno dopo la pluricitata Giornata della Terra, era in questo senso un’operazione ad alto rischio banalizzazione. I due curatori lo sapevano e per ovviare al problema e rilanciare invece un dibattito fecondo e stimolante sul tema hanno puntato tutto sulla più semplice delle domande: che cos’è l’ecologia? E’ davvero la salvaguardia dell’ambiente o è qualcosa di più?

Ampliando i confini del termine a partire dal pensiero olistico di Gregory Bateson e dall’approccio ecosofico del filosofo e psicoanalista francese Felix Guattari , Lorenzo Giusti e Valentina Gensini allargano il campo dell’ecologia dal solo rapporto uomo-natura alle pratiche relazionali che investono l’umanità in ogni suo aspetto, dai rapporti sociali all’esperienze cognitive. Ecologia significa quindi ridefinire il mondo a partire da uno sguardo che metta al centro la relazione in ogni sua forma. Relazione tra uomo e natura, ma anche relazione tra i media, tra le idee, tra le discipline, tra gli esseri umani. L’osservazione della natura diventa così solo un punto di partenza per sviluppare strategie creative in grado di sovvertire le logiche distruttive dei nostri modelli economico-sociali basati sullo scarto che diventa rifiuto.

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Il risultato è una mostra che raccoglie i lavori di artisti con pratiche tra loro molto differenti, il cui punto comune è forse, come sottolinea Gensini nel suo testo critico all’interno del catalogo, “l’aver declinato ogni mimesis poetica ed emotiva per guardare al mondo naturale con atteggiamento analitico”.

Dagli esperimenti visionari di Nicola Uzunovski, all’attivismo di Futurefarmers e Superflex, alle inchieste video giornalistiche di Amy Balkin, Michele Dantini e Alterazioni Video, alle seducenti immagini di Carlotta Ruggieri e Christiane Lohr, all’indagine scientifica portata avanti della coppia Andrea Caretto/Raffaella Spagna e da Nicola Toffolini, fino all’ utopia realistica del paesaggista Gilles Clément intervistato nel documentario di Ettore Favini .

Tra tecnologia e natura, tra denuncia sociale e metafore esistenziali, “Green Platform” ci aiuta a ricordare che l’arte è soprattutto capacità di attivare collegamenti creativi in grado di immaginare e “costruire mondi”. Mondi ecologici perché privi di rifiuti, perché capaci di sostenere differenze e marginalità oltre ogni tipo di evoluzionismo. Mondi ecologici perché in grado di sfuggire al controllo sistematico e capillare della società tardo-capitalista, sviluppando aree di libertà, imprevedibili e resistenti, proprio come le piante cresciute sui cigli della strada o sugli edifici abbandonati che Clément descrive nel suo ” Manifesto del Terzo paesaggio”: “spazi indecisi, privi di funzione, sui quali è difficile posare un nome” . Mondi ecologici perché essenzialmente basati sulla rete tra esseri viventi e cose, dove l’arte è trama sotterranea ma irrinunciabile.

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Dimentichiamo quindi gli eco-incentivi e ripartiamo dalla creatività e dall’immaginazione per dare una forma abitabile all’unico mondo che abbiamo.


www.strozzina.org/greenplatform

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