Sono quattro giovani realtà artistiche del “nostro vivaio”, per fortuna sempre in linea con i tempi, sempre abbondante di creatività ed originalità; una fucina di talenti inesorabile e continuativa seppur ben selezionata e scremata. La performing art, quella a 360 gradi, quella che riesce a contaminare e a rappresentare le più disparate arti visive, le danze e le drammaturgie, i suoni e gli effetti speciali, le installazioni e le visioni è diventata oramai il pane quotidiano dei giovani contemporanei.

Ed ecco che dalla Puglia alla Romagna passando per Roma c’è la grande necessità di esprimersi in qualsiasi modo e in qualsiasi posto pur di realizzare un sogno o meglio per realizzare se stessi e la propria identità. I’m teatro indipendente, Valentina Caggio, Hotel Nuclear e Keramik Papier hanno storie diverse per cultura e per geografia, per natura e prospettiva, ma conformi dal punto di vista del sentire e del tentare, dell’esprimersi e dello sperimentare, insomma sono artisti vogliosi e determinati che hanno saputo aspettare e mirare, sudare ed inciampare, rialzarsi e comunicare. E lo hanno fatto con onore, ricoprendosi già di ottime critiche nei vari Spazio Off di Trani, al Premio Scenari, nei teatri di Faenza e di Ravenna, al Riccione TTV o al Crisalide Festival, al Muv di Firenze fino a Santarcangelo dei Teatri e al Teatro Palladium di Roma. Il loro realismo moderno si presenta sotto forma di realtà nuda e cruda, trasfigurata o alienata, a volte contraddittoria, sfociando così in una serie di possibilità che si pongono come soluzioni possibili e risolutive illuminando e drammatizzando la realtà stessa. La loro etica e moralità si distingue per l’uso incantato di temi e linguaggi consapevoli ed interiori, sociali e a volte misteriosi, assunti come materiale con il quale elaborare autonomamente la rappresentazione.

Visione soddisfatta e crudele della realtà, straniamento e demistificazione, dialettiche moderne e motivazioni storiche; una nuova sensibilità estetica-gnoseologica enucleata da un proprio sentire ed un proprio essere dentro un mondo contemporaneo che sentono e che devono cambiare.

.

Il collettivo teatrale I’m teatro indipendente è già attivo come gruppo informale dal 2007 e lavora nella propria sede di Trani. È composto dalla regista Anna di Pinto che ricopre anche il ruolo di coautrice e attrice insieme a Maria Filograsso. Il drammaturgo e videomaker del collettivo è Domenico de Ceglia, già docente, il quale vanta numerose esperienze con seminari e laboratori anche all’interno di scuole e Università. Giuseppe Carbone è il tecnico di scena e stage action painter e Ignazio Leone ricopre il ruolo di light design e suono. La costumista infine è Stefania Occhionorelli senza dimenticare la collaborazione con Wanda Perrone Capano per quanto riguarda la fotografia. Già vincitori di Principi Attivi Regione Puglia con “Il teatro forum: bullismo” hanno poi realizzato lo spettacolo “Ione – dell’arte e del talento” di Platone per poi approdare alla semifinale del Premio Scenario ’09 come unico gruppo pugliese con il lavoro “Waiting for a dinner – W4AD”.

“…Acidalia, donna postmoderna dentro una perfetta solitudine, fa qualsiasi cosa per essere all’altezza del tempo che vive, tanto da creare nella sua testa la proiezione di sé perfetta che altro non è che il frutto della sua malattia, è bulimica. Amaturia come quella parte estraniata del sé che si materializza. Raccontiamo uno stato di alterazione perché viviamo nel tempo delle alterazioni in cui sempre meno si parla di bulimia poiché l’occidente delle copertine, delle sfilate, delle adolescenti senza ciccia e brufoli, con le donne dalla vita strettissima le tette come due palle e il culo come un agnellino, È BULIMICO. Acidalia ha bisogno di mangiare PER RIEMPIRE I VUOTI. Amaturia è la malattia stessa e ha bisogno di Acidalia per vivere e autopunirsi. C i interroghiamo su quel momento di dolore e solitudine astratto che porta alla grande abbuffata e conseguente vomitata come metafora dello svuotamento del dolore. Le due aspettano un uomo, non banalmente l’ amore ma piuttosto il confronto con “l ‘altro vero” e non proiezione di sé, non ci interessa raccontare della fine della malattia o della causa della malattia ma raccontare “della malattia”. Non c’è un happy ending e non è una tragedia ma ha il senso di una durevole attesa…. come tra i due personaggi di Godot, in un tempo che invece corre e da cui dipendiamo. .”

.

Valentina Caggio inivece è nata a Faenza. Danzatrice, coreografa ed insegnante di danza presso scuole di danza e centri psichiatrici in ospedali e carceri si forma con Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Studia anche fra gli altri con Carolyn Carlson, Simona Bucci, Larrio Ekson, Gillian Hobart, Teri Weikel, Virgilio Sieni, Mauro Bigonzetti, Nienke Reehorst, Inaki Azpillaga, Roberto Castello ed Emio Greco per poi avvicinarsi alla danza butoh con Ko Murobushi. Partecipa a Choreographic Collision, percorsi coreografici con la direzione artistica di Ismael Ivo alla Biennale Danza di Venezia 2007. Nel 2004 fonda la compagnia di teatrodanza IRIS, della quale è coreografa e danzatrice. Molte le produzioni fra le quali ricordiamo “Eros”, “Di quasi”, “Non mi lasciare, lasciami andare”, “Per l’amore e Alice nel buio delle meraviglie e Il salone delle meraviglie”; questi ultimi due spettacoli si presentano come percorsi di teatro sensoriale al buio. Vanta anche diverse produzioni nel circuito di teatro ragazzi come Pierino e il lupo…danzano e Chi la fa l’aspetti! Il cavaliere che diventò un fiore presentati in varie rassegne Nazionali.

Lo spettacolo “Di quasi” è liberamente ispirato ad Alice nel paese delle meraviglie di L. Carroll. L’inizio dalla ricerca parte dai laboratori di teatrodanza condotti da Valentina in un Centro Diurno Psichiatrico. “Nasce dalla lettura e rilettura di un testo, che è poesia, è incubo, è crescita e consapevolezza, è violenza e aggressività, ma soprattutto è un sogno, un desiderio di un giorno. Danzando o creando coreografie non ci sono più persone ammalate, non c’è più distinzione tra sano e non sano; facendo arte valorizzano i loro aspetti integri e vitali, dato che la creatività ha a che fare con la parte sana della persona e rafforza l’identità. Per questo, il mio lavoro è politico: vuole togliere almeno un po’ lo stigma intorno ad una realtà della nostra società; perché tutti noi abbiamo un po’ di insofferenza o di paura nei confronti di queste persone.”

“Sia” è una danza intorno ai misteri: “Misterioso è l’Angelo, che fa nascere tutta la storia, la narrazione drammatica e teatrale di una vita; qualcosa di aereo, forse l’inconscio, qualcosa che non c’è, ma lascia tracce indelebili. Misterioso è il venire al mondo, dal buio alla luce attraverso il corpo, il proprio e quello della madre. Misterioso è l’ Amore. Misterioso è il poter guardare morire il figlio. Misterioso è come il dio voglia unirsi agli uomini e far partecipare essi alla sua natura divina.” L’ultimo lavoro studiato come percorso sensoriale al buio è stato “Alice nel buio delle meraviglie” firmato anche da Damiano Folli e presentato al Teatro Rosaspina di Montescudo (RN) interrogandosi sulla condizione di cecità per scoprire il paese delle meraviglie che è dentro ognuno di noi.

.

Hotel Nuclear è un progetto nato in Emilia Romagna nel 2004, prodotto da arto-zat ed è composto da ricercatori/sperimentatori di musica e dell’immagine. Le loro opere si esprimono tra musica, video, installazioni e performance la libertà artistica degli operatori visivi, oggi più che mai, decisi a far convivere l’opera d’arte tra digitale e analogico, tra reale e virtuale, mescolando e rimettendo in gioco accanto alle poetiche elettroniche, le operazioni sperimentali della fine degli anni sessanta, omaggiando la ricerca sul movimento degli oggetti della cinematografia delle avanguardie rileggendola secondo i codici della progettazione grafica al computer, dagli environments alla performance, dal “film d’artista” alla videoperformances, dalla musica sperimentale analogica al suono elettronico creando uno spazio musicale parallelo allo spazio visivo sia esso presentato dal supporto digitale del video che espresso nell’azione performativa dello spazio.

H. N. è coordinato e diretto da Giancarlo Bianchini, attore, scenografo e compositore di musica elettronica, presenza attiva per quasi dieci anni nella prima fase del progetto teatrale Motus e attualmente collaboratore esterno del gruppo, con il quale si è reso e si rende protagonista della scena e della sua ideazione dall’ installazione alla performance dalla scultura scenica alla sonorizzazione di ambienti. Attualmente con la collaborazione di Mathilde M. M. Poirier , video artista e performer che cura personalmente tutte la produzioni video del gruppo. Da due anni H.N. ha sede anche a Berlino dove Martha Zapparoli con il progetto Penelope.x , lavora e collabora a stretto contatto con diversi ricercatori e sperimentatori di musica provenienti da diversi paesi dell’ Europa, del mediterraneo e d’oltreoceano.

Attualmente collabora con diverse realtà di ricerca teatrale, cinematografica e musicale quali Motus, CPAC contemporary performing art center di Novi Sad, Zapruder filmakersgroup, M.M label e Phil Ogison. “End game…” è il titolo del nuovo progetto installazione/performance/audio/video del collettivo ed è prevista per il 2009 la prima release cofanetto con dvdr/cdr su M.M label. ” Un violino messo in mostra su di un piedistallo in attesa di una violenza automatizzata, accompagna strumenti tecnologici, sintetizzatori, computer, giradischi, ma sopratutto l’ elettro-domestico per eccellenza in uso durante il periodo delle avanguardie: la radio. La varietà di radio poste su due ripiani va a comporre lo skyline metropolitano. L’ uso stratificato di distorsioni, onde radiofoniche, frequenze e voci, si rifà al pensiero artistico che nel 1915 esaltava “l’ abolizione totale della tecnica”. L’ accompagnamento ritmico stabilisce un “ordine architettonico, nel disordine mediatico”, di un’ era nucleare che appartiene ad uno scenario più attuale. La città, considerata con i suoi “non luoghi”, è spesso ritenuta causa del senso d’ isolamento, di un propendere all’ introspezione e all’ alienazione dell’individuo; qui si lascia mostrare non come luogo di perdita della propria identità, ma come luogo nel quale l’uomo può prendere coscienza del proprio individualismo.” La performance affronta il tema del “paesaggio dell’ anima”: il soggetto che affonda in uno “spazio interiore”, si ritrova ad affrontare lo specchio della realtà vera, che è poi la somma di tutti gli infiniti possibili, sintesi di tutte le contraddizioni, onnicomprensivo macrocosmo che soltanto la fantasia mitica è idonea a sondare.

.

Keramix Papier è invece un binomio artistico con base a Roma, che nasce nel 2003 da Danilo Morbidoni, classe ’75, e Sara Panucci, classe’80. Dal 2008 dirige il festival di eventi performativi BESTIARIo . Partecipa alla finale del Premio Scenario del 2007 e al Santarcangelo Festival con “Verranno a Prenderti”. Ha collaborato con Pathosformel, con la coreografa Annika Pannitto e Karas ( West/Mirage , ultima produzione, progetto finalista Premio Equilibrio ’09- con il sostegno di Dansateliers, Rotterdam; DE.MO) e in differenti modi con la rivista d’arte Drome Magazine (L’esecuzione , Short Theatre, Teatro India, Roma; Fede , Almadromestica, Roma; Gloomy Sunday , Mak Nite, Vienna). Una collaborazione attiva con una pluralità di linguaggi espressivi, che passa attraverso soluzioni dettate dal luogo. Per questo il binomio artistico ricerca anche spazi non teatrali che favoriscono l’incontro tra il quotidiano e lo stra-ordinario. Con un impatto emotivo che consenta allo spettatore di essere coinvolto (direttamente o indirettamente) nell’azione.

Sintatticamente “Verranno a prenderti” risponde ad un esigenza di codificazione rispetto alla riflessione sulla cultura di massa e del consumo che stiamo portando avanti. “Partiti dall’osservazione del lavoro di Erwin Wurm, artista minimalista e concettuale, per il suo approccio ironico alla cultura e alla società, sono poi entrati a far parte del processo creativo studi antropologici e sociali che hanno ampliato la nostra ricerca sull’uomo come residuo passivo. “La vetrinizzazione sociale ovvero il processo di spettacolarizzazione degli individui e della società” (di Vanni Codeluppi) identifica il fuoco dell’analisi, spostandola dai mass media. Il processo di improvvisazione che si costruisce durante le prove ha avviato un percorso intimo che passa per strade differenti: non più l’uomo all’interno di uno status sociale di cui è vittima, ma operando l’uomo che definisce la società. I performer costruiscono attraverso la loro presenza la struttura, aperta e riassemblata. Immagini di corpi in bilico tra disciplina e immaginazione, sopportazione fisica, esitazioni, gravitazione, coincidenza e libertà, possibilità. Controllo del corpo da un lato, dall’altro estrema fragilità. Lavorando sull’idea di superfetazione, approdiamo alla de-costruzione della struttura. Tutto il processo sottintende una sospensione, si fonda sull’ attesa e produce vuoto, sottrazione, fino alla nudità. Danza senza la forma della danza, poetica senza la poesia, emozioni senza emotività.”

.

West/Mirage coinvolge infine due diverse realtà di ricerca, una coreografica di Annika Pannitto e una che lavora sulla visione spazio/luce dei Keramik Papier. Questa collaborazione nasce in funzione di un progetto complesso in cui interagiscano differenti livelli di sperimentazione ognuno con il proprio linguaggio, e con la finalità di rendere gli spettatori termini ultimi di un’elaborazione stratificata: uno spazio assoluto, attraversato contemporaneamente dalla luce, dal suono e dal corpo. La forza del corpo come elemento drammaturgico si articola in un duplice percorso che indaga in direzioni differenti. ” Da un lato un corpo inquieto che quasi rifiuta le regole che lo governano, sia in senso motorio che comportamentale, che quasi ad istiga alla prevaricazione; dall’altro, un corpo che desidera perdersi in una condizione di precarietà legata alla percezione di uno spazio che non offre chiari punti di riferimento”. 


www.myspace.com/annadipinto

www.valentinacaggio.com

www.myspace.com/hotelnuclear

www.myspace.com/hnendgame

www.artozat.org

www.myspace.com/keramikpapier

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn