Verso la fine degli anni ’90, quindi ben prima che il mondo intero scoprisse il web 2.0, il social networking e la co-creation online, Furthernoise/Furtherfield, collettivo di attivisti e artisti radicali fondato in UK da Marc Garret e Ruth Catlow, basava la propria attivita’ su concetti come collaborazione orizzontale, condivisione, coinvolgimento, apertura, co-creazione. In sintesi, trasformava la cultura dell’individualismo e del D.I.Y. (do it yourself) in quella di comunita’ e di D.I.W.O. (do it with others), e la collaborazione artistica da contestuale in relazionale.

La tecnologia era ancora limitata ma in rapida evoluzione, la determinazione infinita e il fine chiaro: provocare e facilitare il superamento di limiti e barriere politiche, sociali, culturali, geografiche, reali o immaginarie, attraverso l’esperienza diretta e condivisa dell’arte, inclusa quella digitale.

Sono passati piu’ di 10 anni e il concetto della collaborazione e dell’universalita’ e condivisione di temi e linguaggi non potrebbe essere piu’ attuale, mentre quei bravi di Furthernoise/Furtherfield non potrebbero essere piu’ attivi. Per questo Digicult li ha intervistati da poco (Digimag 35http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1183) ed e’ ora tornato a trovarli in occasione della mostra/evento in corso fino a qualche settimana fa nella loro galleria/officina londinese dedicata alla media art, HTTP. Il titolo della rassegna: “Whereof one cannot speak, thereof one must be silent”. Gli artisti invitati: il videoartista americano/israeliano Doron Golan, l’artista multimediale ed educatore inglese Michael Szpakowski. Le opere esposte: video digitali di entrambi gli autori, alcuni personali, altri nati dalla lunga e articolata collaborazione online tra i due…

Che si sono poi incontrati fisicamente per la prima volta solo all’inaugurazione di questa exhibition.

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La materia dei due artisti e’ quella dei video e film digitali. Iper-realistici eppure irreali e psichedelici, perche’ rarefatti e sgranati, rallentati o velocizzati, sempre trasformati in altro da se’. Entrambi sperimentano con linguaggi e tecniche, utilizzando programmi come QuickTime e Shockwave. Doron Golan riprende scene di vita quotidiana in Medio Oriente (spesso scegliendo soggetti apparentemente neutri per lanciare chiari messaggi politici) e ne riproietta brevi passaggi, in loop e con l’audio in presa diretta, trasformando l’apparente assenza di un focus nel piu’ coinvolgente dei focus.

Michael Szpakowski riprende scene di vita quotidiana, come dettagli del suo back garden, trasformando le forme, i pieni e i vuoti, le superfici, i colori e le sfumature, i chiari e gli scuri, in materia pittorica originale, accompagnata da musiche minimali ripetitive, ipnotiche, di sua composizione. Qui, proiettati contemporaneamente su pareti opposte, i loro lavori creano un ambiente allo stesso tempo intimo e straniante, accogliente e desolante… Sono distanti ma comunicanti. Del resto, e’ cosi’ che collaborano da anni: a distanza, ma in costante contatto creativo.

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Poiche’ oltre alla condivisione, la comunicazione e’ un altro elemento chiave della filosofia del gruppo dietro HTTP, l’installazione e’ accompagnata da un breve (e chiaro) saggio del critico di arte elettronica e hyperletteratura – nonche’ creatore del sito/hub hyperex.co.uk – Edward Picot. In sintesi, Picot sottolinea come l’arte di Golan e Szpakowski sia evidentemente un prodotto della rivoluzione digitale. Senza questa rivoluzione, infatti, la loro espressivita’ non avrebbe potuto trovare forma. Ma Picot chiarisce anche come, a questa rivoluzione, i due autori hanno contribuito significativamente.

Se hanno iniziato sperimentando film digitali, in cui alla pellicola si sostituivano files, hanno poi proseguito condividendoli online e creando dvblog.org, una community (sempre online) di artisti dediti al genere. L’attivita’ sul sito/blog si e’ poi rivelata determinante nella diffusione del concetto stesso di collaborazione via file, e di quello di ‘push and pull’, cioe’ di spingere e tirare, diffondere il proprio e parallelamente accogliere il contenuto creato da altri, vs l’idea precedente di ‘push’, spingere attivamente il proprio contenuto verso il pubblico passivo.

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E se Youtube e le altre piattaforme di videofiles sharing sono la realizzazione di questa possibilita’, nei suo aspetti positivi e negativi, la collaborazione ideale e pratica tra Doran e Michael ne rimane una tra le prime e piu’ complete espressioni possibili. 


www.http.uk.net/

www.the9th.com/

www.somedancersandmusicians.com/

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