Darwin compie 200 anni e dobbiamo ammettere che se dovessimo valutare questo periodo di tempo dall’attualità della sua opera scientifica, non li dimostra affatto. Sebbene in Italia non si festeggi se non per piccole manifestazioni (uno stato a libertà scientifica cattolicamente limitata) c’è qualcuno come il CNR che con un numero dell’Almanacco della Scienza ha pensato perlomeno di ricordarne l’anniversario. http://www.almanacco.cnr.it/base_tutto_cnr.asp?ID_rubrica=1

Non voglio soffermarmi sulla diatriba creazionisti-evoluzionisti, sia perché non mancano ottimi articoli che animano il dibattito, sia perché non mi sembra questa una direzione che possa arricchire ulteriormente l’enorme patrimonio scientifico che Darwin ci ha lasciato. Se uno degli aspetti più interessanti della teoria darwiniana è la sua contemporaneità, vale però la pena soffermarsi sugli aspetti che ne rivelano l’impatto sulla società odierna, come ad esempio i modi in cui viene accettata o rifiutata.

E’ stata questa la principale preoccupazione di Venla Oikkonen, ricercatrice presso il Christina Institute for Women’s Studies dell’University di Helsinki. Nel suo contributo Narrating Descent: Popular Science, Evolutionary Theory and Gender Politics (Journal Science as Culture, V.18, n.1 marzo 2009) ha approfondito e reso più complesso il tema della popolarizzazione della scienza.

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Infatti uno dei modi che i temi scientifici, anche quelli più complessi, hanno per essere compresi e, per così dire, riuscire a circolare, è assumere la forma di una storia: lo dimostrano i documentari, gli articoli giornalistici, le trasmissioni radiofoniche che sono infarcite di aneddoti di scienziati eroici, di lotte molecolari, di cavallucci marini gay, ecc.

Per quanto riguarda il discorso scientifico darwiniano, alcuni autori hanno già focalizzato la loro attenzione alle forme narrative attraverso le quali è diventato popolare e come più in generale ha influenzato i valori culturali ad esso associato (cfr. ad es. Myers,1990, Writing Biology: Texts in the Social Construction of Scientific Knowledge e Mellor,2003, “Between fact and fiction: demarcating science from non-science in popular physics books”. Social Studies of Science 33:4).

Secondo Curtis (Curtis, R.,1994, “Narrative form and normative force: baconian story-telling in popular science”, Social Studies of Science 24:3 , pp. 419-461) il discorso scientifico popolare che segue schemi narrativi è uno strumento potente per promuovere una visione normativa della scienza e allo stesso tempo per immunizarla dalle critiche, un modo di moralizzare il pubblico di destinazione mentre apparentemente sembra solo descrivere “fatti” (e questo la dice lunga sul perché dell’acrimonia creazionista).

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H. Porter Abbott ha però descritto approfonditamente i motivi dell’inenarrabilità della teoria darwiniana: innanzitutto l’evoluzione non è una “buona storia”, meglio ancora, non è una storia tout court, perché gli attori, cioè le specie non esistono come racconto se non a posteriori, quando si sono estinte o sono in estinzione; lo stesso vale per gli eventi evolutivi, che, oltre ad essere anch’essi identificabili, solo a posteriori consistono in una strana combinazione di interdipendenza (le variazioni su di un livello evolutivo sortiscono un effetto sugli altri livelli) e di indipendenza (relazioni di causalità indiretta e la mancanza intenzionalità). Sono questi i due cardini del famoso modello degli ‘equilibri punteggiati’ proposta da Stephen Jay Gould e Niles Eldredge, tuttora uno dei principali punti a sostegno della teoria darwiniana.

In altre parole i protagonisti della storia cambiano continuamente, inoltre sono numerosi, e questa moltitudine è dominata da un meccanismo cieco di vita, amore e morte senza un disegno intelligente (al quale i creazionisti tuttavia credono).

La Oikkonen ha spinto queste considerazioni verso nuove mete e ha collocato il suo oggetto d’analisi principalmente sui binari dei gender studies. In particolare si è soffermata sulle pressioni alle quali è sottoposta la teoria evoluzionistica quando viene resa più narrativa: da un lato si è interessata alle convenzioni della scrittura popolare che privilegiano le storie che hanno a che fare con la scienza e la natura, (tali convenzioni si realizzano grazie a strutture narrative definite “familiari”, come trame di avventura, di scoperta e conflitto), dall’altro lato ha voluto porre in conflitto questi dispositivi narrativi “popolarizzanti” con i risultati più produttivi della ricerca testuale sul discorso scientifico darwiniano. Uno degli studi più famosi in questo senso è senz’altro quello di Herman H. P Abbott (cfr. Abbott H. P. Herman, D., (2003) Unnarratable knowledge: the difficulty of understanding evolution by natural selection. Narrative Theory and the Cognitive Sciences).

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Tuttavia Oikkinen non si è soffermata, come Abbott, sui concetti che sono stati maggiormente impoveriti della teoria darwiniana, ma ha approfondito più che altro l’aspetto opposto, come quello dei dispositivi narrativi che hanno permesso la negoziazione dell’inenarrabilità per renderla popolarmente coerente e riconoscibile.

Per fare ciò ha avviato un’analisi semantica approfondita di due testi di scienza popolare molto conosciuti come quello di Bryan Sykes e Adam Curse: A Future without Men e di Natalie Angier Woman: An Intimate Geography che hanno in comune l’attribuzione di un ruolo cruciale alla “micro-narrazione”, ovvero al mondo delle entità microscopiche (che forse potremmo definire meglio come “narrazione microscopica”), dei geni, dei cromosomi e dei gameti. Con questi due testi, Oikkonen ha voluto suggerire la possibilità di una ulteriore dimensione d’analisi per la teoria evoluzionista, uno spazio che va oltre a quello delle specie e degli organismi.

Oikkonen ha distinto principalmente quattro livelli d’efficacia della micro-narrazione, grazie ad essi la teoria evoluzionista è giustificata e accettata con una popolarità rilevante; riassumendo sommariamente, il primo livello consiste in una sorta di coerenza e completezza del mondo microscopico dei geni e della chimica organica, una sorta di carattere di immortalità che le specie e gli organismi non hanno perché governati dalla legge visibile della mortalità.

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Il secondo livello ha più a che fare con una cultura mediale contemporanea: il fascino visuale delle sequenze genetiche, la cui visione è stata permessa dalle tecnologie microscopiche e ha reso il DNA un’affascinante icona culturale del nostro tempo, favorendone la diffusione e l’interesse fin dalla prima età scolare.

Terzo, così come hanno sottolineato Lancaster e Roof (Lancaster, R. N. (2003) The Trouble with Nature: Sex in Science and Popular Culture ; Roof, J. (1996) Come as You Are: Sexuality and Narrative ), i discorsi popolari contemporanei sull’evoluzionismo – soprattutto quelli di natura psicologica – hanno utilizzato un forte antropomorfismo microscopico legato alla sessualità, che a volte ha raggiunto il parossismo di associare i cromosomi X e Y direttamente a miniature di genere maschile/femminile (emblematici in questo senso i lavori di B. Sykes, oltre a quello analizzato da Oikkonen anche Blood of the Isles: Exploring the Genetic Roots of Our Tribal History ). Questi attribuiti sessuali associati ai cromosomi hanno soddisfatto una certa nostalgia per una sessualità binaria che quotidianamente viene messa in discussione. In questo senso, il mantenimento di precisi confini tra sessualità e comportamento ha concesso alla micro-narrazione un senso di sicurezza a convinzioni di genere che negano la moltiplicazione e la volatilità della sessualità nell’attuale società tardo-moderna o postmoderna.

Infine, il quarto livello è funzionale al discorso scientifico stesso, in quanto è autolegittimante: la micro-narrazione è più popolare perché valorizza in sé la scienza, ma per fare ciò deve stimolare sentimenti, deve fornire certezze e tutto ciò proviene dalla dimensione spaziale in cui ci troviamo. Grazie alla micro-narrazione, al “dentro gli organismi” in cui ci troviamo, la vastità della scienza può apparire “contenuta” perché riferita a un’interiorità, a un dentro delle specie e degli organismi, quindi a una certa idea popolare di “finitezza” che si oppone alla complessità delle maggiori teorie scientifiche attuali, e grazie a questa finitezza favorire la sua accettabilità con sentimenti di sicurezza e di fiducia nella ricerca scientifica.

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Il lavoro di Oikkonen, sebbene non sia scevro da sovrainterpretazioni, ha dimostrato come l’analisi semantica di opere popolari di micronarrazione, possa rivelare meccanismi di legittimazione della scienza. Una teoria complessa e per nulla lineare come quella evoluzionista può diventare popolare attraverso schemi assertivi di fiducia, di speranza, di sessualità patriarcale. L’analisi semantica dei testi scientifici popolari si rivela quindi uno strumento estremamente interessante per la comprensione della cultura contemporanea.

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