Forse non tutti sanno che la città della Spezia ha ospitato un nutrito gruppo di artisti e di eventi futuristi: oltre all’Aereopoema marinettiano infatti la città ligure ha dato i natali al poeta, intellettuale e letterato Ettore Cozzani, formatosi culturalmente agli ideali postrisorgimentali e fondatore della rivista futurista “L”Eroica” che ebbe vita lunga (fino al 1944) e che ospitò tra gli altri, testi originali di D’Annunzio e dello stesso Marinetti.

Tracce di architetture civili e di opere visive futuriste (mosaici, sculture, oggetti d’arredo) sono sparse nella città, contribuendo a un itinerario originale purtroppo ancora non sfruttato in pieno dall’amministrazione comunale. In epoca di celebrazioni per il centenario del manifesto futurista (pubblicato sul quotidiano francese “Le Figaro” il 20 febbraio del 1909) La Spezia accoglie una nuova produzione dell’associazione Xlab da un’idea del giornalista Corrado Ricci ispirata a “La vista del mondo” di Ettore Cozzani e interpretato da Jole Rosa per la regia di Memé Perlini.

Il poema verrà ricreato all’interno di due suggestive location: la prima all’interno dell’ Arsenale della Marina Militare il 19 marzo, festa del patrono della città, San Giuseppe unico giorno in cui i civili possono visitare la città “nascosta”, il luogo dove vengono riparate e dove trovano ricovero temporaneo le navi militari e la nave scuola Amerigo Vespucci. In questo caso è stata scelta l’area denominata “andana dei bacini di carenaggio”, una sorta di passerella tra i bacini in muratura dove vengono riparate le navi una volta svuotata l’acqua di contenimento. La seconda location è la torre dell’orologio del Palazzo delle Poste della Spezia, progettato nel 1933 da Angiolo Mazzoni secondo i dettami Manifesto dell’Architettura aerea futurista e rivestito internamente dei mosaici di Prampolini e Fillia aventi come tema le comunicazioni marittime, terrestri, aeree e telegrafiche ( la performance avverrà in occasione della Notte Bianca il 21 marzo). Si tratta in entrambi i casi di un percorso teatrale volto alla riscoperta di territori nascosti della città, dei volti sconosciuti ma grondanti di storia e memoria di una città di mare che sta vivendo un momento di crisi industriale e sta pensando a nuovi futuribili economie da sviluppare attraverso percorsi d’arte e di storia e a nuovi progetti di riconversione di aree militare anche a fini turistici.

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Il teatro si inserisce quindi in un dibattito attualissimo, volto a ridonare l’area militare dell’Arsenale -che quest’anno celebra i 140 di fondazione- alla città quale possibile fonte di ricchezza e di nuova occupazione. L’Arsenale potrà diventare una sorta di “museo a cielo aperto” mettendo in mostra i luoghi degli antichi mestieri marinari che stanno scomparendo insieme alle architetture e alle fortificazioni militari di fine Ottocento, ai capannoni delle velerie. Le rappresentazioni di marzo alle Poste e all’Arsenale anticipano un grandioso e ambizioso progetto di produzione teatrale sempre a firma di Memé Perlini con Jole Rosa e un numeroso cast di attori, che verrà svolto interamente dentro l’Arsenale Militare in occasione della 1° Festa della Marineria a giugno e che espanderà la tematica futurista alla riflessione sulla macchina ad opera di Luigi Pirandello (il riferimento è al romanzo I Quaderni di Serafino Gubbio operatore con la riscrittura di Nico Garrone – a cui lo spettacolo è dedicato in memoria – e Andrea Balzola).

Memé Perlini è uno dei protagonisti della stagione della ricerca teatrale italiana degli anni Settanta e Ottanta; per i suoi spettacoli onirici e evocativi e per la sua sapienza nell’uso della luce, il critico Giuseppe “Beppe” Bartolucci coniò il termine “teatro-immagine”. Come è stato ampiamente riconosciuto, Perlini anticipa il fenomeno media-teatrale utilizzando per il teatro anche il linguaggio cinematografico, creando un corto circuito fecondo e insieme sovversivo tra linguaggi e codici. Memé Perlini arriva alla Spezia invitato dall’attrice Jole Rosa , interprete di alcuni suoi spettacoli storici tra cui Eliogabalo (dove recitava anche un giovane Tony Servillo); Jole Rosa, conturbante musa del Teatro di ricerca romano degli anni Ottanta e del cinema, ha lavorato con Carmelo Bene (La cena delle beffe), con Fellini (La città delle donne) e da qualche tempo, trasferitasi alla Spezia è impegnata in un personale progetto di valorizzazione territoriale del Golfo dei Poeti attraverso originali trekking poetici e ispirati quadri teatrali connessi con ambientazioni marine.

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Lo spettacolo

Si parte dall’evocazione del mare da parte del pellegrino e della vista del Golfo dal Monte Castellana di Ettore Cozzani. La vista pian piano si perde oltre l’isola Palmaria e come in un crescendo onirico la visione si estende a aree geografiche lontanissime, fino alla Groenlandia e oltrepassando sempre di più i dati sensibili, arriva a Dio in un movimento ascensionale metaforico descritto sinesteticamente con grande pathos. Davide Marcesini ha interpretato per la locandina e la cartolina-invito il senso del movimento futurista immortalando Jole Rosa in diverse pose del volto e del corpo montate insieme. La vista del mondo secondo Perlini perde la connotazione tardo romantica (più che futurista) del testo per diventare una macchina di visione “cinematica”-cinematografica. Che i futuristi fossero attratti dalla magia del cinema è cosa nota, diceva Marinetti: “Il cinematografo ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza l’intervento umano”. Nelle due versioni all’aperto e al chiuso, Jole Rosa scenderà e successivamente ascenderà al cielo traghettata da funi, gru, barche volanti.

La visione del mondo dal Golfo della Spezia diventa un sogno a occhi aperti, un quadro surrealista o forse una realtà fisico-geografica possibile, come sosteneva lo scienziato Trafford da cui Cozzani pare abbia tratto ispirazione per il suo poema. Trafford ebbe infatti la visione del mondo dal monte Castellana davanti all’Isola Palmaria prospiciente Portovenere e lo documentò in alcuni scritti. Realtà o sogno non importa: con l’arte, l’immaginazione e le macchinerie tutto è possibile. All’interno del Palazzo delle Poste Jole Rosa danzerà in un acrobatico e insieme mistico volo aereo-pittorico tra i 200 metri quadrati di decorazione polimaterica e coloratissima all’interno della Torre dell’orologio. Così l’Isola Palmaria evocata dalle parole di Cozzani, tra le musiche dal vivo di Eddy De Matheis, si manifesta come un tassello luccicante del mosaico prampoliniano, che brilla tra le scenogra fie e i costumi argentati e specchianti realizzati da Mario Sturlese con lo sguardo sottoinsù del pubblico messo tutt’intorno alle scale.

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Con i capelli rossi vaporosi e ricci, con indosso una stoffa che la fa diventare alta e solenne come una metopa del Partenone e con ai piedi gli scarponi da camminatore dei cieli, tagliata da lame di luce, Jole Rosa diventa il folletto buono Ariel della Tempesta, la contadina che ascende al cielo in Teorema di Pasolini o la Santa che si stacca dal quadretto di un ex voto devozionale. Lei è lassù che ci racconta una storia di mare, di navigazioni e di approdi fortunati, tra tiraggi di corde, imbragature e sartiame; racconta di coste avvistate dal pennone dell’albero maestro e come in un zoom di un film –o come da una schermata da Google Earth- effettivamente, vediamo dispiegarsi intorno a noi il cosmo, in un simbolico abbraccio marino che non conosce fine.

Il teatro è macchina, il teatro è luce, il teatro è sogno.

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