YouTube ha cambiato radicalmente non solo il modo in cui fruiamo i video, ma anche il ruolo del fruitore e i linguaggi del video. Non più un semplice spettatore di immagini create da un Artista, l’utente di YouTube diventa sempre più coinvolto nella creazione di video dalle caratteristiche uniche e peculiari, di tendenze “virali” inaspettate, che generano a loro volta nuove “correnti” – il tutto condiviso in Rete.

Certamente YouTube è il frutto di una rivoluzione tecnologica che permette virtualmente a chiunque di registrare, riprendere, montare e postprodurre con mezzi basilari, ormai quasi intuitivi. Ma la creatività e varietà dei prodotti che circolano sui portali video (Youtube, ma anche Vimeo o il più recente Seesmic) ha superato qualunque aspettativa. Da segmenti assolutamente basilari come i “long portraits” – il soggetto fissa la camera, alle catene di messaggi – come quella iniziata da MadV, dai video allucinati di fans – come quello di Chris Crocker che in lacrime intima al mondo di lasciare in pace Britney Spears, a veri e propri video musicali che, alle volte, hanno portato al successo commerciale – come nel caso della band OK Go.

E la vita di un video in Rete non finisce qui: una volta postato e condiviso, può essere rimaneggiato, aggregato, mixato per creare a sua volta un nuovo prodotto artistico in cui le immagini e gli intenti dell’autore originale si mescolano agli intenti e ai mezzi di altri autori (che siano altre immagini, associazioni tematiche, o addirittura programmi).

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Un esempio, fra tanti, degli effetti artistici e sociali del “fenomeno YouTube” è la serata dedicata ai trittici video che si è tenuta alla Postmasters Gallery di New York. Organizzata dal gruppo “Artists Meeting” e curata da Thomas Hutchison, Maria Joao Salema e James Andrews, la serata ha presentato una raccolta di “videoarte accidentale”: trittici video in cui i più disparati prodotti della Rete sono stati aggregati grazie a un programma ad hoc, You3b, sviluppato da Jeff Crouse and Andrew Mahon all’interno del centro culturale Eyebeam.

Questi video a tre canali, dalle caratteristiche e dai temi più diversi, sono prodotti della “miniera” YouTube: “Il progetto prende spunto dalla libertà che trovi su YuoTube, da questa raccolta eclettica di video. Questi video sono un a sorta di narrativa moderna, realizzata non più attraverso le parole, ma attraverso le immagini. C’è una “fame” di informazione, di immagini, di storie e l’archivio di immagini a nostra disposizione è in continua espansione”, spiega Raphaele Shirley, una degli organizzatori.

“Quello che mi interessa di YouTube sono i contenuti folli e affascinanti allo stesso tempo che la gente comune pubblica – commenta James Andrews – E’ una sorta di TV ad accesso pubblico, un medium personale, ad hoc, che può essere serio e profondo, o assurdo e casuale. La mia scoperta preferita su YouTube è la subcultura di chi ha filmato la propria lavatrice – una comunità molto estesa a questo punto – sia per motivi estetici che tecnici… Uno dei trittici che ho realizzato è proprio fatto di lavatrici e sono convinto che a livello sociale sia collegato col fenomeno tutta americano di manomettere la propria macchina o moto…”.

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Un aspetto interessante della serata è sicuramente lo “spostamento” autoriale dei prodotti finali: “Questa operazione mutila completamente il concetto di proprietà – nota ancora James Andrews – Non si riesce a determinare chi sia il vero proprietario di questi trittici: c’è un gruppo di persone che ha realizzato il software per produrre i trittici, tre gruppi di persone che hanno creato i video (per ciascun trittico), tre accounts differenti su YouTube che pubblicano il video (che possono o non possono essere le stesse persone che hanno creato il video), e infine i curatori, che selezionano i video, il collettivo Artists Meeting e lo spazio in cui vengono proiettati, Postmasters Gallery. E ognuno dei video originali può essere potenzialmente tolto dalla Rete in qualsiasi momento…”.

In un certo senso, questo progetto porta agli estremi non solo l’autorialità, e il fatto che la new media art necessita spesso di un gruppo di persone per essere realizzata, ma, dice infine Andrews “può anche, semplicemente cancellare, far dimenticare il fattore umano, che pensi sia un aspetto ancor più interessante. I lavori non erano accreditati a nessuno in particolare – è stato semplicemente un evento…”

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Un evento in cui ogni spettatore, l’ultimo anello di questa lunga catena, fruisce dei trittici, ricavandone una propria, personalissima narrativa. Ancora per Raphaele Shirley: “Questo tipo di trittici si presta sicuramente alla non-linearità: non ci si può fissare su un singolo video, seguire una singola storia dall’inizio alla fine. E’ davvero un confluenza di idee, connessioni, un’impollinazione incrociata simile al funzionamento del nostro inconscio, a come si creano i sogni o come connettiamo dati…”. 


www.postmastersart.com/

www.artistsmeeting.org

www.you3b.com

www.raphaeleshirley.com/

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