I don’t think geometric art is… I don’t like to call it that. I don’t think it’s any more pure than pop art or anything else. It doesn’t have anything to do with purity. – Donald Judd

Come spiegato da Donald Judd nella citazione sopra riportata, l’astrazione e il minimale non hanno niente a che fare con la purezza. Seguendo il suo pensiero, potremmo dire che la purezza, non potendosi basare sull’astrazione, non può nemmeno affermarsi grazie ad una presunta immaterialità. Ma allora cosa è la purezza e soprattutto perché occupa una posizione talmente onnipresente nel pensiero te(cno-fil)o-logico?

Questo articolo non può e non vuole dare risposta ad una domanda così complessa, perciò più che risolvere la questione della purezza, cercherà di stratificare e rimescolare la sua posizione tramite un aggiramento del tema quasi completo.

La presenza è normalmente legata alla materia, mentre l’assenza vuol’essere attribuita alla dimensione del virtuale. Superando l’eterna dicotomia tra “presenza” e “assenza”, tra reale e immaginario, si potrebbe concludere dicendo che ogni cosa (consciamente percettibile o non, figurale o astratta) che suscita reazioni, provocando delle conseguenze Reali, si potrebbe definire come Concreta, indipendentemente dal fatto di quale materia è composta (solida / astratta / energetica / chimica / bio-logica, …). Recuperando la visione hegeliana del et et , notiamo che tra il + e il – esiste una terza dimensione, quella del “In-Between” [1] che si realizza nell’ambiguo abisso del “Moist” [2] dove l’Essere (tesi) non è più concepito come statico e autonomo ma trapassa nel divenire, diventando Non-Essere (antitesi), e vice versa.

.

Ogni nuova alteRealtà ha bisogno di essere comunicata attraverso un proprio linguaggio, lo strumento simbolico per antonomasia. Che tipo di mutazione potrebbero perciò subire la forma linguistica e dialettica nell’incomunicabile dimensione “moist”? Visto che l'”In-Between” si presenta come spazio intermedio tra due poli, propongo di prendere come basi di partenza la scrittura della presenza e dell’assenza per eccellenza.

Il linguaggio della materia è senza dubbio il linguaggio della carne di Artaud: “Perché la scienza e il sapere che nasce dalla pratica di questa scrittura e dalle grida di questa lingua …è l’esperienza interiore portata ai limiti della sua esprimibilità. La scrittura psico-corporale è una lingua che fa e non che dice, che quindi crea e non rappresenta.” [3]

Il linguaggio dell’assenza potrebbe essere invece il linguaggio delle scienze logiche: Il matema (franc. mathème ) è un termine lacaniano usato per denotare un tipo di “scrittura che assomiglia alle forme algebriche e formali esistenti in matematica”, la cui permette “una trasmissione del sapere … che riguarda la struttura al di fuori delle variazioni proprie dell’immaginario e che sfugge alla necessità del supporto della parola dell’autore.” [4]

.

La fusione dei due opposti ci porterebbe alla creazione del “linguaggio della demi-vérité inteso come prassi flessibile che oscilla tra decostruzione e riasseblaggio. Attraverso una continua rigenerazione, svolta a ritmo parallelo alla legge di Moore [5] , dei suoi tessuti degradati (parole sbiadite che hanno perso col tempo il loro significato originale), esso comincia a sostituire la forma che convenzionalmente “si deve assumere” con neologismi aggiornati. Termini come “semi”, “pseudo”, “quasi”, “trans” e segni matematici rimpiazzano quelle che erano considerate le tradizionali concezioni e verità (linguistiche) universali.

L’unione paradossale tra matematica e carne ci appare meno contraddittoria dopo che individuiamo il legame che gli unisce – la poesia. Un’intuizione questa pervenuta già a Lacan, il cui “ebbe la grandiosa idea che la poesia rappresentava la forma linguistica più vicina alla matematica.” [6]

Sintetizzo perciò la mia riflessione sul tema del titolo con frammenti poetici:
electrical impulses extend the body
elongating it in knots
they murmur
//noiZily
the into-meat-phagocytised
Pure Data.

.

Sezionare, ri-formulare, de-comporre, atttttorcigliare la lingua! Rivolgere violenza fisica sul linguaggio per non trasportarla sulla materia viva del corpo; del corpo esteso e (trans)personale, il cui avverte la necessità di “rifare il linguaggio” per “rifare la cultura”; in modo che essa possa comprendere e sentire, in superficie e in profondità, quello che la caduta dei confini ci comunica realmente.

“Siamo tutti contaminati, impuri e malcostruiti” ma proprio per questo assolutamente “perfetti” nel nostro essere mutévole e imprevedibile che si chiama Vi(d)e. Questo nulla non residua però al di fuori, ma dentro il succo virale che trasporta il solvente vitale oltre i confini; in un flusso perpetuo che, attraversando liberamente la membrana porosa tra virtuale (inteso nel suo senso più ampio del termine; fantomatico/inconscio/digitale) e bio-logico (materico/conscio/organico), produce osmosi, la spontanea diffusione del Concreto.

//E pure il puro …

RESET.

.

[1] Per il concetto dell’In-Between, guarda Jens Hauser: Who’s afraid of the In-Between?, pubblicato nel libro sk-interfaces , Fact & Liverpool University press, 2008

[2] Per il concetto di moist, guarda Roy Ascott, Edward A. Shanken: Telematic Embrace, Visionary Theories of Art, Technology, and Consciousness, University of California Press , 2007, p. 363-375

[3] Francesco Cappa: La materia invisibile, Corpo e carne in Antonin Artaud , Edizione Ghibli, 2004, p.72-73

[4] R. Chemama, B. Vandermersch, C. Albarello : Dizionario di psicanalisi , Gremese Editore, 2002, p. 200

[5] La legge di Moore connota la tendenza di crescita esponenziale dello sviluppo tecnologico. Per maggiori informazioni, guarda http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Moore

[6] Alan Badiou : Lacan and the Pre-Socratics , pubblicato nel libro S.Žižek: Lacan,The silent partners , Verso, 2006, p. 9

SHARE ONShare on FacebookGoogle+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn