Nell’ambito della new media art ha già sperimentato molto: animazione, videoinstallazioni, internet-art, progetti site-specific di architettura digitale legati al suono ed alla performatività. È Chiara Passa (Roma, 1973) l’artista italianissima, con una carriera però ben avviata a livello internazionale, che abbiamo voluto intervistare per questo doppio numero di Digimag, a cavallo tra il vecchio ed il nuovo anno.

Le opere di Chiara Passa sono realizzate con una prospettiva di apertura, di flessibilità, come dei veri work in progress; sono dei veri e propri progetti, che prendono forma attraverso uno spazio virtuale dinamico, in contatto con il corpo del performer e dello spettatore. Nei lavori legati alla net art, in particolar modo il blog ideasonair emerge la fluidità, la struttura definita “opera d’arte aperta”. Nelle opere strutturate architettonicamente, nelle videoinstallazioni, questa realtà si svela in maniera evidente nella definizione delle dimensioni di spazio e tempo. In questa direzione, i progetti recenti Speaking at the wall (2008) e Landspace (2008) sono quelli che definiscono in modo più efficace lo scambio che si realizza tra spazio e tempo grazie al suono e alla musica.

Lo spazio è riprogettato sinteticamente in un’architettura definita Live Architecture, ad indicare la natura dello spazio, che si muove autonomamente oltre la propria funzionalità. Per conoscere il percorso di Chiara Passa e focalizzare l’attenzione sui questi suoi ultimi progetti, le abbiamo rivolto alcune domande….

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Silvia Scaravaggi: Chiara, alla luce della tua carriera artistica, puoi tracciare un percorso sulla tua recente attività per temi, parlando delle varie tematiche a cui fanno riferimento i tuoi singoli progetti – Digital art in public space, Replicating Architecture, Street Net-Art, Live Architecture, Art Calling Digital Stories?

Chiara Passa: Ho sempre progettato le mie opere combinando vari mezzi: l’animazione e la video installazione interattiva, i progetti d’internet-art e gli spazi pubblici in cui installo opere site-specific. Penso che non esista un tema specifico che caratterizzi la mia ricerca artistica in un solo senso. Porto avanti diversi progetti servendomi anche di eteronomi. “Ideasonair.net” (blogging as an open art project), è l’esempio di un’opera di blog-art (in progress) che ho ideato con il fine di servire gli artisti. Il sito produce e promuove idee da me create per la realizzazione di opere di new media art . Ideasonair è una factory virtuale, dove le idee vengono messe a disposizione di chi voglia realizzarle. Per quanto riguarda le animazioni digitali, sono caratterizzate da uno studio costante sulla forma geometrica ed essenziale e da una visione dinamica e tridimensionale dello spazio virtuale. Le video installazioni interattive come “Speaking at the wall” e “Landspace”, coinvolgono lo spettatore spingendolo a confrontarsi con una spazialità digitale, che è ormai la nostra quarta dimensione, impossibile da ignorare.

“Speaking at the wall” cattura, trasforma e sintetizza la voce in architettura. Quando lo spettatore si avvicina alla parete e parla,

modifica con il volume e lo spettro della voce l’intero ambiente, ridisegnando una sorta di deserto tridimensionale virtuale attorno a lui, dove, in una dimensione illusoria, infinite linee generando distanze e vuoti, si sfiorano “attratte”, per poi svanire in strutture essenziali e forme primordiali.

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Il progetto “Landspace” è costituito invece da una serie di paesaggi sintetici ed essenziali che si modificano a ritmo della musica isolazionista. Essi sono stati pensati per essere proiettati in ampi spazi aperti proprio con il fine di riprogettare artificialmente l’architettura e l’ambiente circostante. La video installazione interattiva mostra una sorta di ‘natura naturans-artificiale’, costituita da ampi spazi sempre in trasformazione; Una Land-Art virtuale e interattiva che ridisegna atmosfere surreali in luoghi reali.

La mia ricerca artistica si propone inoltre di connettere e di installare l’arte digitale in spazi pubblici. La proiezione interattiva su di un obelisco, “Replicating architecture” cattura dal web i feeds relativi alle notizie di net-art e mostra come tali notizie di arte digitale ricevute da internet possano influenzare e rimodellare l’architettura dell’obelisco, scelto da me per la proiezione. Le informazioni ricevute dal web sono decodificate e trasformate in una texture a forma di DNA, che muta a ogni aggiornamento che riceve dal web. La struttura, proiettata sull’architettura reale, è costituita da linee colorate che s’intrecciano e a loro volta formano una scaletta verticale in continua trasformazione, proprio come avviene per la configurazione del DNA.

Un’altra opera di arte digitale che ho pensato di installare in spazi pubblici è: “Art Calling Digital Stories”. In questo caso, l’obiettivo del progetto è di avvicinare la gente all’arte digitale in maniera semplice e diretta. Art Calling-Digital Stories” propone alle persone di ascoltare storie di new media art attraverso telefoni pubblici. Le storie scritte e registrate da me raccontano i più interessanti artisti, eventi e opere sull’arte interattiva dagli esordi ai giorni nostri. Un po’ diversa è “Street Art-Net” , azione psico-geografica che mira a sostituire tutti i nomi delle principali strade cittadine con indirizzi web di opere di Net-Art. Semplicemente affiggendo fogli di carta sulle targhe delle strade, “Street Art-Net” vuole promuovere e avvicinare l’arte digitale alla gente, unendo il mondo reale con quello virtuale attraverso una esperienza psico-geografica. Infatti, comodamente in taxi, lo spettatore, attraversa la città leggendo gli indirizzi web sulle targhe stradali e attraverso il pc installato nel taxi scopre e visita le opere di net-art strada facendo.

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Silvia Scaravaggi: Componenti fondamentali delle tue installazioni sono l’interattività, la visione dell’architettura e dello spazio come concetti dinamici, vivi, attivi. Puoi parlarmi di questi punti chiave, di come li hai sviluppati e di come si riflettono nelle tue opere?

Chiara Passa: Un’idea di performance è alla base delle mie video-installazioni, che trasforma il luogo in autonomo e si muove oltre la propria funzionalità. Il “Super-luogo” da me creato, quindi, è il contrario del “non-luogo” che si caratterizza come statica presenza e ha solamente la funzione di accogliere momentaneamente. Il “Super-luogo”, dinamico, evade i limiti corporali dello spettatore per innescare quelli sensoriali, emotivi e percettivi, coinvolgendolo e trasportandolo verso un’altrove virtuale, un nuovo scenario, che non si afferma perché in continua trasformazione. Insomma, se lo spazio è l’estensione in tutte le direzioni, secondo le nostre intuizioni, del mondo reale dove si collocano corpi materiali, le mie installazioni interattive intendono dilatare queste possibilità di percezione.

Silvia Scaravaggi: Uno dei tuoi ultimi lavori Speaking at the wall (2008), presentato ad Artech in Portogallo e al festival Electrofringe di Newcastle, combina questi nuclei fondamentali con un altro punto chiave: il suono legato all’idea di spazio e di tempo nell’esperienza percettiva. Come hai unito questi aspetti (architettura-suono-spazio-tempo) in una tua visione/proposta personale?

Chiara Passa: Ho sempre sognato di creare spazi attorno a me, utilizzando la sola voce, grazie alle nuove tecnologie è possibile. Speaking at the wall è una video-installazione interattiva che si sviluppa su due pareti più il pavimento, ed è un ambiente totalmente avvolgente che si modifica attraverso il parlare degli spettatori. Gli ambienti in regolare movimento, al vociferare, generano distanze, vuoti e linee che si sfiorano continuamente e costruiscono un ‘trompe l’oeil’ animato sugli assi cartesiani x,y, e z, che offre allo spettatore di ridisegnare lo spazio in cui si trova. Attraverso questa nuova estensione si allestisce un ambiente dinamico, una sorta di landa tridimensionale virtuale dove lo spettatore ha l’impressione di trovarsi immerso come se stesse in un software 3-D, esso stesso diviene parte del progetto in quanto ormai entrato nello scenario del programma.

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Silvia Scaravaggi: Com’è costruita l’installazione Speaking at the wall ? Che significati vuol far emergere?

Chiara Passa: Tecnicamente ho costruito “Speaking at the wall” adoperando Quartz Composer e Isadora. Ho creato varie patchs che generano e usano migliaia di linee che a loro volta formano griglie virtuali e piani infiniti. La voce degli spettatori è catturata dal microfono interno e real-time processata implementando e connettendo le differenti patchs tra loro. Speaking at the wall sonda la nozione di spazio o meglio di luogo, al fine di far emergere nuove possibilità e dimensioni che il mondo digitale, non tanto separato da quello reale, offre. In Speaking at the wall lo spazio si percepisce come pura forma dell’intuizione.

Silvia Scaravaggi: Anche nella recente opera Landscape (2008) hai lavorato su questi temi nel territorio dell’Audio-Video. In che modo si configurano un nuovo tempo ed un nuovo spazio digitale? Che riflessioni generano nel lavoro di un’artista questi processi (o risultati)?

Chiara Passa: La videoinstallazione interattiva “Landspace” fa parte di un progetto più ampio che ho intitolato “Live Architecture” e consiste in una serie di installazioni interattive site-specific pensate per riprogettare sinteticamente spazi architettonici esterni. “Live Architecture”, mostra luoghi dinamici che reagiscono ad atmosfere musicali. Landspace è formata da una serie di paesaggi sintetici ed essenziali che si modificano lentamente, attraverso la musica isolazionista, creata per l’occasione dal musicista Netherworld.

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Tali paesaggi li ho pensati per essere proiettati in ampi spazi aperti proprio con il fine di riprogettare artificialmente l’architettura e l’ambiente circostante. I paesaggi sono un’estensione virtuale, uno studio sul concetto della nostra seconda natura, ossia quella che viviamo attraverso le nuove tecnologie ed il nostro tempo digitale. La video installazione interattiva mostra una sorta di ‘natura naturans-artificiale’, costituita da ampi spazi che mutano lentamente trasformando radicalmente il nostro ambiente reale. 


www.chiarapassa.it

www.ideasonair.net

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